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Un omelia per Ognissanti

Un omelia per Ognissanti

copertina Palavras do silencio

Creati per conoscere e amare Dio

Creati per la contemplazione di Dio

Cari amici, ho scelto per voi oggi nella ricorrenza liturgica di “Ognissanti”, un’omelia di un certosino, della certosa brasiliana di Medianeira ed estratta dal libro “Palavras do Deserto”.

A voi questa splendido testo in questo giorno di festa.

Dopo ciò apparve una gran folla, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua; stava ritta davanti al trono e davanti all’Agnello; indossavano vesti bianche e avevano palme nelle loro mani.

Tutti gridavano a gran voce: “La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono e all’Agnello!”. (Apo 7, 9-10)

Con queste parole, San Giovanni ci fa partecipare, attraverso una descrizione molto limitata e, in effetti ridotta, la visione che ha avuto dell’assemblea dei santi che celebriamo oggi. E l’evangelista continua poco dopo: “Si prostravano davanti al trono per adorare Dio dicendo: Amen! Lode e gloria, sapienza e grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio, per i secoli dei secoli. Amen!” (Apo 7, 12).

È così che la celebrazione liturgica di oggi ci invita a sollevare la mente ed il cuore a questa folla di uomini e donne che hanno seguito il Signore qui sulla terra e hanno lavato le loro anime nel Sangue di Gesù. E la Chiesa ci dice oggi: “Rallegriamoci tutti nel Signore, celebrando la festa di Tutti i Santi” (Introito della Messa).

Il punto chiave della festa di oggi è la gioia. Gioia, perché vediamo uomini e donne come noi, che sono passati per questo mondo alle prese con le difficoltà e le tentazioni simili alle nostre, hanno partecipato della fonte di ogni santità, che è il Dio Altissimo stesso: la Santità divina, attraverso il sangue di Cristo.

Il grande panorama che San Giovanni offre alla nostra ammirazione è composto da persone come noi, che hanno dovuto lottare contro le passioni e le tendenze disordinate come le nostre, prima di raggiungere la pienezza della carità, cui germe è stato dato anche a noi, nel santo battesimo.

È confortante pensare che in cielo, in questa folla gioiosa, impregnata nell’amore divino e nella lode, contemplando il volto divino, ci sono persone con cui conviviamo da qualche tempo qui sulla terra e alle quale continuiamo uniti in una profonda amicizia, o uniti dal vincolo di sangue o d’affetto. Siamo tutti – come loro – chiamati alla pienezza della vita in Cristo. La vocazione monastica è una conferma e approfondimento della grazia del battesimo (Giovanni Paolo II, Vita Consacrata n.30). La nostra vocazione ci offre una maggiore urgenza di cercare qui sulla terra il volto divino, che un giorno vedremo faccia a faccia, come i Santi Lo contemplano oggi nella gioia, nella lode, nell’esultanza raggiante e beatificante. Vedere Dio significa essenzialmente trovare e sperimentare l’amore divino nello strato più profondo del nostro essere umano, dove l’amore e la conoscenza sono un solo atto, una solo esperienza, una partecipazione ineffabile nella vita divina attraverso la visione immediata delle Persone divine della Santissima Trinità, senza confusione. Questa intimità con Dio e la partecipazione nella Sua vita si diventano possibili agli esseri umani, per la misericordia di Dio che perdona il peccato e purifica l’anima sicuramente nell’amore. E così il cielo è, prima di tutto, uno stato, nonostante se va detto, è anche un luogo. Ammirevole vocazione dell’uomo! “Cosa che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore di uomo, ciò che Dio ha preparato per quelli che lo amano” (I Cor 2,9).

Tale “vocazione” (chiamato a vedere Dio) rivela e risplende il mistero e la grandezza dell’uomo. Con questo in mente e alle vigilie di essere martirizzato – cioè, completare il suo percorso pasquale con Cristo nella sequela di Cristo – S. Ignazio di Antiochia

scriveva ai Romani (6): “Quando arrivare lassù è che allora sarò veramente uomo.” Sì, la vita eterna dà all’uomo la realizzazione delle possibilità ricevute gratuitamente nel santo battesimo: perfetta felicità nell’amore e azione, realizzazione del piano divino della Creazione che è la glorificazione di Dio, come una immagine viva e come figli adottivi in Cristo, nell’amore dello Spirito Santo.

Torniamo a coloro che hanno già ricevuto questo dono completamente gratuito e gratificante. A un certo momento della sua visione sublime della liturgia celeste, un anziano, che accompagnava Giovanni, gli disse: “Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?” (Apo 7, 13). Risposta: “Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello” (7, 14).

Carissimi fratelli, molti dei quali che ora veneriamo, che contemplano la faccia di Dio nell’amore, non hanno avuto l’opportunità di realizzare grandi opere, ma hanno compiuto il meglio possibile, e con amore, i doveri della loro vocazione. Hanno avuto errori e colpe, furono sconfitti qua e là dalla pigrizia, hanno avuto reazioni superbe, d’autogiustificazione e d’amore di sé, forse hanno commesso peccati gravi, hanno mai avuto l’illusione di essere santi o meglio degli altri, ma si hanno fidato della misericordia di Dio. Tutti hanno conosciuto, in maggiore o minore grado, la malattia, la tribolazione, l’umiliazione dei proprie difetti e peccati, momenti difficili in cui tutto gli costavano. Hanno sofferto fallimenti e hanno avuto dei successi per la grazia di Dio. Hanno pianto, forse, ma hanno sperimentato, come noi, le parole di Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi, e io vi darò sollievo” (Mat 11, 28)

I beati, che hanno già raggiunto la visione di Dio sono molto diversi tra loro, sicuramente; ma possiamo raccogliere dalla loro vita um insegnamento essenziale per noi: l’importanza della preghiera nella vita. Tutti i Santi sono persone che hanno pregato molto e hanno perseverato nella preghiera. Nella loro perseveranza nella preghiera e, come risultato da questa, Dio gli apparve – nella fede, nell’aridità, nel buio – come l’unica realtà ad essere conosciuta, voluta, amata e servita. Questa luce su Dio, che è il dono dell’intelligenza e della saggezza, è sicuramente il punto in comune fra tutti i Santi. Continuiamo lo stesso cammino di fede e sappiamo dove ci porta. Le verità conosciute sono le stesse di loro e costituiscono la nostra gioia: di loro, nella visione; la nostra, nella fede; di loro, nel godimento; la nostra, nella speranza. “Tutto è grazia”, diceva Santa Teresinha, riferendosi al suo quotidiano umile ed insignificante come carmelitana. Questo serve anche a noi. Tutto è grazia! Dagli eventi più banali a quelli che scuotono e scrollano, da quelli che ci allietano a quelli che ci rattristano, dobbiamo – come i Santi – vedere un’opportunità, una chiamata, un segno della grazia, una offerta divina.

Ai Santi certamente tutto si presentava con il suo vero significato, cioè, manifestazione dell’amore divino, l’opera della sua misericordia, la parola di Dio che ci dice: Figlio mio, dammi il tuo cuore, come io ti do il mio amore. Sì, la preghiera e l’amore divino sono sicuramente la grande luce che ha illuminato la vita, il percorso e il cuore dei Santi. Molti diversi tra loro, hanno avuto in questa terra una caratteristica in comune: alla luce della fede, hanno vissuto nella carità e nella fedeltà alla preghiera. È anche questa luce e questa fede nell’amore che ci fa vivere e perseverare nella preghiera, come è la nostra vocazione.

Pertanto, rallegriamoci ed esultiamo nella celebrazione dei Santi, meravigliati della visione e della gioia divina! Siamo chiamati a condividere la stessa gioia, la stessa pienezza. Il segreto di questa gustosa conoscenza del nostro destino si trova nello stesso amore che ci unisce tra noi e ci unisce a loro. È Dio stesso! È solo Dio che ci ha creato solo per questo: conoscerLa ed amarLo.

Insiste la Scrittura nel dire che Dio è un Dio nascosto, un Dio velato alla nostra intelligenza, un Dio che non si offre completamente alla nostra conoscenza; solo l’amore può avvicinarci a Dio, dissipare le tenebre e illumina il cuore, come illumina la visione dei Santi nella Gerusalemme celeste.

Che il Nostro Signore, nella sua infinita misericordia, illumini anche il nostro cuore con la stessa luce d’amore, una luce che riscalda e conforta, una luce che indica la strada e solleva i sentimenti sempre più generosi, una luce, infine, che ci fa scoprire – anche da lontano – la bellezza della nostra vocazione alla santità e la bellezza della nostra destinazione finale. Conoscere e amare Dio come Egli è. Solo la luce dell’amore, che è lo Spirito Santo, è in grado di creare in noi le capacità e lo spazio per conoscere le profondità di Dio. La conoscenza piena di luce e d’amore, riservata a coloro che hanno perseverato nella fede e nella preghiera, come i Santi.

Amen.

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