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La vita interiore di F. Pollien introduzione II

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

II

SEMPLIFICATA E RICONDOTTA AL SUO FONDAMENTO

  1. L’unità. – 7. Il fondamento. – 8. Costruire sul Cristo. – 9. Gli elementi della parola di Dio. – 10.Nelle nozioni di ragione.
  1. L’unità. – Ecco dunque la vera vita, piena di im­mortalità (cf. Sap 3, 4), capace di svilupparsi attraverso tutto e malgrado tutto e di raggiungere destinazioni im­periture. E’ la vita dello spirito nella carne; chiamata spirituale, perché utilizza tutte le cose, anche quelle materiali, per l’esaltazione dell’anima in Dio; chiamata interiore, perché i suoi progressi riducono tutte le azio­ni, anche quelle esterne, a profitto di quelle interiori. È dunque una vita superiore, perché si eleva al diso­pra di tutto, anche delle miserie della natura; determi­na l’elevazione di ciò che in noi v’è di più nobile e ci consuma nell’Essere Supremo. L’anima allora conclude che questa vita dev’essere tanto più una quanto più è superiore. Perciò ella ne cerca l’unità, persuasa che la sua universalità non potrà essere percepita nella diver­sità dei particolari, troppo numerosi perché li abbracci tutti. Semplifica allora le sue vedute, per quanto glielo permette la debolezza della ragione, e considera solo le grandi linee che si ricollegano immediatamente all’uni­tà. Ecco il motivo del termine « semplificata » intro­dotto nel titolo.

 

  1. Il fondamento. – Non vi è unità di costruzione se non sopra un fondamento. Senza fondamento, si potrà accumulare del materiale, ma non unirlo, né edificare. La vita interiore, che vuol essere totalmente unificata per giungere fino a Dio, ha bisogno di un fondamento. Per trovare la sua vetta bisogna innanzitutto cercarne la base; da questa si giungerà a quella e non vi si potrà arrivare diversamente. Ecco il motivo delle altre parole del titolo « ricondotta al suo fondamento ». La vista si estenderà a tutta la vita, dalle infime profondità alle più alte vette; si estenderà, ma senza dividersi, intenta a mantenere l’unità da un estremo all’altro. Si applicherà a non perdersi nei particolari, ma a concentrarsi sul fine generale della vita, sul suo progresso, sui suoi mezzi. Saggio di sintesi, che dovrebbe essere talmente lumino­so nei suoi schemi, da offrire il significato pieno e som­mamente unico della vita. Pienezza nell’unità, unità nel­la pienezza: non è ciò che vuol essere la vita? e non è forse questo che bisogna approfondire per compren­derla appieno?

 

  1. Costruire sul Cristo. – Ma, se la cima si raggiunge solo nell’unità e per l’unità; se l’unità non si edifica che sopra un fondamento, ne segue, in pratica, che questa è la prima cosa necessaria di cui bisogna occuparsi. Qual è il nostro fondamento? E’ ancora san Paolo che ce lo indica e ci mostra, nello stesso tempo, la necessità di edificare tutto su di esso. « Secondo la grazia di Dio che mi è stata concessa, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento come costruisce. Infatti nessu­no può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fon­damento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibi­le: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di cia­scuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però co­me attraverso il fuoco. Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno di­strugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi » (1Cor 3, 10-17).

 

  1. Gli elementi della parola di Dio. – Ecco dunque conosciuto il fondamento e la necessità di costruire su di esso; indicate le varie specie del materiale che si può usare; accennato alla prova decisiva riguardante il valo­re delle opere compiute; segnalata l’importanza di radu­nare solo ciò che è eterno, capace di resistere alla di­struzione del fuoco. Il fondamento è Gesù Cristo; la nostra vita dev’essere fondata in lui con vari materiali di eternità. È lui che bisogna riconoscere innanzi tutto, come la pietra angolare, sopra di cui tutto l’edificio, ben ordinato, s’innalza per formare il tempio santo del Si­gnore, sopra del quale anche noi siamo insieme edificati, per divenire, mediante lo Spirito, dimora di Dio (cf. Ef 2, 20-22). E con lui, bisogna conoscere ciò che si vuole costruire sopra di lui, cioè: conoscere se stessi, la pro­pria vita, il modo di organizzarla e gli elementi da for­nirle. Ma, seguendo ancora il detto del grande apostolo, quante cose da dire a proposito di questo soggetto! Cose difficili a spiegare, perché siamo diventati deboli a com­prendere: noi abbiamo ancora bisogno che ci insegnino i primi rudimenti della parola di Dio e siamo ridotti ad aver bisogno di latte e non di cibo solido. Or, chi è al latte, non può aver esperienza della parola di perfezio­ne, perché appunto è bambino. Il cibo solido è per gli uomini fatti, per quelli che hanno, con la pratica, adde­strato le facoltà al discernimento del bene e del male (cf. Eb 5, 11-14).

 

  1. Nelle nozioni di ragione. – Noi siamo dei bam­bini; avvolti nei sensi e nella sensibilità, abbiamo ab­bassato le nostre vedute e i nostri sentimenti religiosi nel sentimentalismo e nella pratica di un culto troppo puerile. Eccoci, perciò, obbligati a ritornare ai primi elementi della parola di Dio. Non possiamo elevarci subito alle sublimità dell’Incarnazione, che è il grande mistero del Cristo e di noi in Lui; non ne siamo capaci. Dobbiamo incominciare umilmente i nostri primi passi nella scienza di Dio. In questo piano, ricerchiamo nei dati essenziali della creazione e nelle sue nozioni razio­nali, i primi elementi delle nostre relazioni con Dio, con Gesù Cristo, con noi, con i nostri simili, con gli altri esseri. Essendoci proposti di seguire solo le linee prin­cipali, lasciamo da parte ciò che è immaginazione e sen­sibilità; gli ornamenti di rifinitura sono facilmente mes­si al loro posto da chi ha l’idea maestra del suo edificio. Rispettiamo, d’altra parte, le grandi vedute della fede, alle quali prepareremo le solide pietre di costruzione.

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