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La vita interiore di F. Pollien introduzione III

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

III

OGGETTO E DIVISIONE DEL LIBRO

  1. Oggetto del libro. – 12. Duplice nozione nell’Incarnazio­ne. – 13. Dominio del divino sull’umano. – 14. Divisione del libro.
  1. Oggetto del libro. – Il contenuto di questo libro è così precisato. Al disopra delle piccolezze del senti­mentalismo e al disotto delle contemplazioni della rive­lazione, esso si occupa soprattutto dei fondamenti di ragione rischiarati dalle luci elementari della fede. Della Persona adorabile del Salvatore, non intravvederemo che un primo raggio, sufficiente, speriamo, per farcene desiderare una conoscenza più completa. Di noi stessi e della nostra vita, non conosceremo che i punti fonda­mentali, sufficienti, tuttavia, per accendere in noi la fiamma delle sante ambizioni, e farci penetrare, in se­guito, nelle sublimità della vita cristiana. Della Chiesa, disegneremo solo un abbozzo preparatorio, suscettibile di aprirci i segreti della sua ineffabile grandezza. Degli esseri creati, infine, guarderemo solo gli elementi essen­ziali, in quanto entrano nella nostra vita, e ci introdu­cono nella magnificenza dell’idea creatrice, con la quale desideriamo comunicare più intimamente.
  1. Duplice nozione nell’Incarnazione. – Essendo Gesù Cristo il fondamento, l’Incarnazione è il vero cen­tro delle opere di Dio. La Creazione è stata ordinata ad essa e la Redenzione non è che la liberazione dal peccato in noi. Ma nell’Incarnazione si possono distinguere due nozioni essenziali: l’una, di ragione; l’altra, di fede; l’una, richiesta assolutamente dalla natura stessa del fatto creativo; l’altra, interamente gratuita. L’Incarna­zione, infatti, indica una relazione dell’uomo con Dio. Ora, l’atto stesso dell’esistenza stabilisce, fra l’uno e l’altro, un rapporto necessario di subordinazione del creato all’Increato. Questo, per natura, è anteriore e superiore a quello. L’uomo, creato da Dio, deve vivere in dipendenza da lui. Questo è riconosciuto dalla ra­gione in modo irrefutabile. Ma ciò che la ragione non può né conoscere da sé, né dedurre da alcun’altra co­gnizione propria, né supporre per intuizione, è che la vita della creatura sia unita alla vita personale di Dio; che si stabilisca un legame d’amore ineffabile per cui l’uomo diviene partecipe della vita divina (cf. 2Pt 1, 4); che, infine, l’uomo possa essere e chiamarsi figlio di Dio. Tutto questo è dono gratuito del Padre, che volle ono­rarci della sua vita e dei beni della sua eredità (cf. 1Gv 3, 1).
  1. Dominio del divino sull’umano. – Questa unione costituisce la sublimità propria del cristiano, della sua vita presente e delle sue immortali speranze. In essa so­no compendiati i misteri che san Paolo dichiara troppo elevati per essere esposti a quelli che si nutrono ancora solo di latte. Noi non pretenderemo di salire così in alto. Ci atterremo specialmente alle prove di ragione più ac­cessibili alla nostra intelligenza, più atte ad esercitare i nostri sensi e ad abituarli al discernimento tra il bene e il male. Il dominio necessario del divino sull’umano sa­rà il nostro centro di sintesi; di là, si dedurranno, logi­che e rigorose, le conclusioni pratiche della nostra con­dotta. Queste conclusioni si ricollegheranno continua­mente ai dati della fede; esse prepareranno ovunque le basi dell’unione. Come il Vecchio Testamento fu un lungo e lento orientarsi dell’umanità verso Cristo, così il nostro studio sarà come un tirocinio, un’educazione delle nostre facoltà intellettuali, che diverranno atte, mediante l’iniziazione della ragione, ad elevarsi fino alla conoscenza dei grandi misteri della fede.
  1. Divisione del libro. – Questo modesto scritto riassume tre grandi idee: il fine, la via, i mezzi. Qual è il fine di tutta la vita soprannaturale? Qual è la via per conseguirlo? Quali i mezzi da usare? Mostrare il fine unico e supremo a cui si deve tendere, la via che biso­gna seguire per raggiungerlo, i mezzi che occorrono per camminare in questa via, è il triplice oggetto di questo libro, che, perciò, si divide in tre parti. Questa divisione è fondamentale. Troppo facilmente le preoccupazioni si concentrano sopra questioni secon­darie. Quanti libri e quante vite danno l’impressione che la religione sia specialmente un insieme di pratiche esteriori! Molti non la praticano e la disprezzano, per­ché, giudicandola dall’esterno, non vi scorgono che un complesso di riti. Anche tra i fedeli vi sono parecchi, i quali credono di adempiere l’essenziale, allorché com­piono fedelmente certe pratiche pubbliche o certi eser­cizi personali ai quali sono affezionati. Devozioni e con­fraternite, cerimonie e sacramenti sono cose ottime e santissime, ma considerate nel loro ordine e al loro posto. Esse non sono che mezzi. Ora, i mezzi non ser­vono che sulla via; questa, poi, non serve che a conse­guire il fine. Nella vera religione, le questioni circa i mezzi sono questioni di terz’ordine; le questioni circa la via precedono quelle e le spiegano; e le questioni circa il fine precedono e spiegano la via e i mezzi. Senza il fine non si comprende la via e, senza di que­sta, non si comprendono i mezzi. Passeranno i mezzi, passerà la via; solo il fine resterà. È bene assegnare alle cose il loro giusto posto e rimettere un po’ di sostanza e di ordine nelle idee. Ecco perché la prima e più im­portante parte di questo libro è dedicata al fine; la se­conda si occupa della via e la terza dei mezzi. Si segue l’ordine logico delle cose.

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