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Un video dalla Grande Chartreuse

Un video dalla Grande Chartreuse

La Grande Chartreuse con la neve

                                   La Grande Chartreuse con la neve

A conclusione di quest’anno, Cartusialover  si congeda da voi con un breve ma interessante nuovo video, realizzato dall’emittente francese France3. Il filmato ci mostra immagini inedite,  girate al di fuori ed all’ interno della Grande Chartreuse, che ci testimoniano  attraenti scene di vita monastica. Squarci panoramici che ci fanno apprezzare la bellezza della casa madre certosina vista dall’alto, immersa nella natura incontaminata. Scorgiamo alcuni monaci impegnati nello spaziamento, che sembrano sfuggire alle telecamere, in giro per i sentieri circostanti la certosa, tra il clima ed i colori invernali. Poi un prezioso spaccato di vita claustrale, dove Dom Benoit si mostra tra la cella e le salmodie notturne in chiesa, atmosfere fantastiche ed affascinanti impreziosite dal canto monastico che fa da audio a questo breve ma intenso filmato.  Otto minuti condensati, davvero gradevoli che nella parte finale ci conducono negli ambienti destinati alla fabbricazione complessa e segreta, del liquore” Chartreuse” del quale vi ho già parlato dettagliatamente in altri articoli.

Buona visione ed al prossimo anno…..

La vita interiore di F. Pollien Parte I

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO II

IL MIO FINE

  1. Dio mi ha creato. – 31. Per la sua gloria. – 32. Questo è tutto l’uomo. – 33. Sulla terra. – 34. Nel cielo. – 35. Per la mia felicità. – 36. Unione dei due fini.

 

  1. Dio mi ha creato. – Tutto viene da Dio; io ven­go dunque da lui. Ci ha fatti lui, non ci siamo fatti da noi. Le sue mani mi hanno fatto e plasmato tutto quan­to (Gb 10, 8). Per la formazione del primo uomo Dio disse: « Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. Dio creò l’uomo a sua immagine » (Gn 1, 26-27). « Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vi­vente » (Gn 2, 7).

Capolavoro della creazione visibile, immagine di Dio, l’uomo è l’ultimo e supremo anello degli esseri terrestri, in lui termina l’opera creatrice. Possedendo un corpo materiale ed un’anima spirituale, egli partecipa del mon­do visibile e di quello invisibile. Portando nel suo cor­po la somiglianza degli esseri inferiori e nella sua ani­ma la somiglianza stessa di Dio, egli è posto tra la crea­tura e Dio come anello di congiunzione fra la materia e lo spirito, come legame fra la terra e il cielo.

 

  1. Per la sua gloria. – Perché Dio mi ha creato? Tutto è fatto per Dio; dunque anch’io sono fatto per lui, unicamente per lui. Egli solo è il mio fine ultimo e supremo. Io non ho altra ragione di essere all’infuori della sua gloria. Per lui io vivo; per lui muoio; per lui vivrò nei secoli eterni. Né la vita né la morte né l’eter­nità sono principalmente in vista di me. Non è per me che vivo, non è per me che muoio, poiché, infatti, « nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore » (Rm 14, 7-8).

Tutti coloro che invocano il mio nome, dice il Si­gnore, li ho creati, li ho formati e li ho fatti per la mia gloria (cf. Is 43, 7).

 

  1. Questo è tutto l’uomo. – La gloria di Dio, scopo della mia vita, è il mio tutto, è tutto me stesso, poiché se io non la procuro, non ho più ragione di essere, non servo a niente, sono niente. « Conclusione del discorso, dopo che si è ascoltato ogni cosa: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l’uomo è tutto » (Qo 12, 13). Tutto l’uomo è qui. « Come esprimere più brevemente una verità così salutare? – dice san­t’Agostino. – Temi Dio ed osserva i suoi comandamen­ti; questo è tutto l’uomo. Ogni uomo, infatti, chiunque sia, è il custode dei comandamenti di Dio; se non è que­sto, è nulla. Non si può infatti pervenire all’immagine della verità finché si rimane nella somiglianza della va­nità ».

Questo è tutto l’uomo sulla terra e in cielo; è tutta la sua vita mortale, tutta la sua vita eterna, poiché egli ha questa duplice destinazione, del tempo e dell’eter­nità, o meglio, quest’unica vita composta di due periodi, essendo il tempo una preparazione all’eternità. Sono fatto per vivere un po’ di tempo su questa terra, e cre­scervi, per vivere poi in eterno nella celeste dimora, possedendo, nell’immutabilità della sua pienezza, la grandezza che mi sarò procurata.

 

  1. Sulla terra. – Perché dunque debbo crescere sul­la terra? Per Dio e per la sua gloria. Le forze e le ri­sorse che ho ricevuto, i mezzi e gli aiuti che mi sono stati concessi, tutto è stato fatto in vista di questo ter­mine, superiore, assoluto, infinito: la glorificazione del­la Suprema Maestà. La mia anima e il mio corpo, la mia mente, il mio cuore e i miei sensi, i miei giorni e le mie notti, la mia attività e il mio riposo, la mia vita e la mia morte, tutto deve lodare Dio. Questo è tutto l’uomo, il compendio della sua vita, la pienezza della sua esisten­za. In seguito, vedrò meglio la portata immensa ed il profondo significato di questa espressione: questo è tutto l’uomo. In forza di questo, l’uomo è qualche cosa; in forza di questo, egli è. Fuori di lì, è niente. Per questo, egli si completa, la sua vita si perfeziona; senza di que­sto, egli si vuota e la sua vita si perde.

 

  1. Nel cielo. – Questo è tutto l’uomo nel cielo. In­fatti, che cosa fanno i santi negli splendori della glo­ria? Una cosa sola, la stessa che hanno iniziato nella loro vita terrena: lodare Dio. Il cielo risuona del canto delle lodi sacre che riempie tutto. Questo canto è suf­ficiente agli angeli e agli uomini; da solo riempie l’eter­nità. Nell’unità del Corpo di Gesù Cristo, gli eletti sono uniti per esaltare, in un concerto eterno, il nome della Trinità tre volte Santa. Ciascuno, in questo concerto universale, ha la sua parte, secondo le qualità della sua vita e della sua vocazione; ciascuno ha il suo posto se­gnato nel gran Corpo. E tutti insieme, armonicamente ordinati, corrispondendosi in una meravigliosa intesa, che è l’eterna comunione dei santi, riassumono la loro vita nell’inno supremo che rallegra il cuore di Dio. Ecco la vita eterna. Oh! come allora l’espressione del testo sacro avrà la sua pienezza: Questo è tutto l’uomo!

 

  1. Per la mia felicità. – Creandomi per sé, Dio mi ha manifestato l’amore essenziale che egli ha verso se stesso. « Dio è amore » (1Gv 4, 8) e ha creato per amo­re, prima di tutto verso se stesso; per questo ha fatto tutto per la sua gloria. Ma egli ha pure creato queste cose per mio amore, per la mia felicità. Qui si rivela, nel suo disegno, un nuovo aspetto del mio destino, poiché la mia felicità è, con la gloria divina, parte integrante del piano della mia creazione. Non sono chiamato sol­tanto a dedicarmi all’Amore Eterno, glorificandolo. Egli vuole anche darsi a me beatificandomi: rientra nell’or­dine del mio fine. Tutto in me aspira alla felicità; tutto in me desidera, reclama la felicità; è un bisogno irresi­stibile della mia natura. Volente o nolente, deliberata­mente o per istinto cerco sempre la mia felicità, avendo Dio così disposto il mio essere. Felicità in questo mon­do e nell’eternità. Questa aspirazione è cosí profonda che solo l’infinito può appagarla. Sensi, anima, cuore, men­te, tutto in me è creato per l’infinito. Dio ha voluto che, già in questo mondo, io trovassi molte soddisfazioni nell’avanzamento della mia vita verso di lui e nell’acqui­sto di quell’essere che costituisce la mia esistenza temporale; ed ha anche voluto che nell’eternità io trovassi quel godimento unico, infinito, quell’ultimo completo riposo del mio essere, che si chiama beatitudine. Felicità in questo mondo e felicità nell’altro; anche questo è il mio fine.

 

  1. Unione dei due fini. – Sono dunque due i fini assegnati alla mia esistenza? Sì e no. Si, perché vi è nella mia vita la parte di Dio e la parte mia, i diritti della sua gloria e la parte di felicità che mi spetta. No, perché questi due fini, secondo l’idea di Dio, non si debbono mai separare.

Dio si compiacque unire la mia vita alla sua, il mio essere al suo, la mia felicità alla sua gloria, e la mia con­dotta gli sarà grata soltanto se saprò non disgiungere ciò che lui ha unito. Egli desidera glorificarsi in me e beatificarmi in lui. Ciò che egli ha fatto dal principio e continua ad operare ad ogni istante, mira sempre a con­durmi verso questo termine supremo, in cui sarò consu­mato del tutto nell’unità in lui (cf. Gv 17, 23). Dovrò dunque, da parte mia, studiare le condizioni di questo vincolo e i mezzi per condurlo alla sua perfezione. Ora, secondo quanto ho già trattato (n. 12), vi è una prima condizione fondamentale di questa unità, e cioè la su­bordinazione dell’uomo a Dio; ad essa soprattutto si fermeranno le mie riflessioni.

 

Un omelia per il Santo Natale

Un omelia per il Santo Natale

copertina Palavras do silencio

In occasione della ricorrenza del Santo Natale, cari amici voglio donarvi una magnifica omelia, di “un certosino” e destinata alla propria comunità monastica, realizzata in occasione del giorno di Natale del 1995, ed estratta dal libro “Palavras do silencio”. Parole che accarezzeranno la nostra anima, in questo giorno di gioia per la nascita di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

PUER NATUS EST

“Tu che siedi sui cherubini, rifulgi, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi”

(Sl 80, 2 e 4)

“In quei giorni uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutta la terra”

(Lc 2,1)

Oggi possiamo chiaramente vedere che il decreto dell’imperatore romano è stato una provvidenza divina. Maria e Giuseppe andarono a Betlemme, al momento in cui “si completavano i giorni del parto della Vergine Maria”. È stato così che Dio ha voluto apparire personalmente nella nostra storia umana. Lui che siede sui cherubini. Anche se questo sia un evento marginale nel grande mistero dell’Incarnazione del Verbo Divino, non lascia di essere per noi un insegnamento molto profondo. Il più grande evento della storia della umanità si realizza durante un viaggio ed una estrema semplicità, nella povertà e nel silenzio di una grotta per gli animali. “Non c’era posto per loro all’albergo”. Aveva tanti altri modi Dio per far nascere suo Figlio…È necessario approfittare di questo insegnamento. Quante volte ci accade non diamo agli eventi provvidenziali il suo valore, la sua importanza, mentre trasmettono a noi una volontà di Dio sempre piena d’amore. E quante volte anche noi vogliamo apparire ed anche sembrare qualcosa che non siamo e manifestare la nostra singolarità.

Gesù nasce povero e sconosciuto, e ci insegna la felicità che ci porta l’abbandono filiale alla divina provvidenza. Dobbiamo imparare a contemplare ciò che Dio fa per noi, anche se non siamo in grado di capire tutto. Dio ha il suo piano d’amore e di tenerezza. Una mangiatoia è un insegnamento di grande valore. Dobbiamo imparare ad ammirare ciò che Dio fa. È sempre bello, anche se non abbiamo l’accesso alla piena comprensione.

Non è nel subbuglio della città né dell’albergo che Gesù nascerà. Se ricerchiamo il luogo scelto da Dio per apparire, troveremo una stalla, un nascondiglio scavato nella roccia. Gesù nascerà nel silenzio, nella solitudine, nell’intimità della sua madre e del suo padre adottivo. Raccoglimento totale ed accoglienza totale nell’intimità dell’amore verginale di Maria e Giuseppe e, allo stesso tempo, nella totale indifferenza. Ecco come il Figlio dell’Altissimo appare sulla terra per salvare coloro che tante volte vogliono apparire e sembrare anche qualcosa che non sono. Che lezione a tutti noi!

“La gloria del Signore avvolse dei pastori di luce” (Lc 2,9).

“Oggi vi è nato un Salvatore” (Lc 2,11).

Dio ha cercato gente semplice, povera, lavoratori, di notte, per rivelare al mondo intero l’evento che avvia la proclamazione evangelica. La gioia dell’incarnazione redentrice arriva in primo posto a quei pochi cuori semplici e umili. Questo anche può alimentare la nostra meditazione. A noi, anche Gesù si rivela nel mezzo delle cose normali di ogni giorno. Abbiamo bisogno delle stesse disposizioni di semplicità ed apertura di cuore, per poter capire quello che Dio vuole dirci. Spesso il Signore nella sua bontà ci invia segni che, visti dagli occhi umani, non significano niente.

I pastori devono scoprire un segno di una straordinaria semplicità: trovare il bambino avvolto in fasce e giacente in una mangiatoia. Nessuna manifestazione eclatante. Un fatto così banale è il segno della nostra salvezza. È nato il Salvatore. Un neonato, avvolto in fasce, non è un grande segno. L’umiltà divina! Niente di più semplice e naturale. Ma loro, i pastori, sono chiamati alla scoperta del divino nell’umano semplice e umile. Ed anche noi. Il nostro sguardo di fede deve andare al di là di quello che gli occhi vedono: scoprire ed ammirare la tenerezza divina. Spesso il nostro giudizio vacilla e si trova sulla superficie delle cose, soprattutto avverse. Un velo pesante ed opaco ci impedisce la scoperta della “ampiezza della carità” (Statuti 35,1). Abbiamo bisogno di un giudizio finemente sintonizzato e di un cuore aperto (apertura seguita nella fedeltà alla preghiera), per scoprire la vera misura e la proporzione delle cose banali della nostra vita. Molte volte loro sono una Parola di Dio e noi La ignoriamo. L’azione di Dio nel mondo e le opere della divina Provvidenza, sfuggono dal cuore che neglige il raccoglimento interiore.

Se ci fermiamo davanti alla grotta di Betlemme, capiremo la bellezza di ciò che Dio fa e come lo fa – come Lui si rivela. Ed il piccolo sforzo che dobbiamo fare per avere un cuore aperto a ciò che Dio fa con tanto amore ci porterà la calma e la serenità di chi si riconosce amato da Dio. Anche se si tratta di collaborare nel desiderio supremo di Dio che Egli vuole realizzare nel nostro cuore: la nostra unione intima con Gesù nell’amore. Per quanto umile e nascosta che sia l’esistenza del monaco, l’amore e la pace, l’abbandono filiale che regna nel suo cuore è un bene all’umanità. Si trata di una partecipazione silenziosa, ma feconda, nella proclamazione angelica: “Oggi vi è nato un Salvatore”. Si tratta di un messaggio traboccante di gioia. Leggiamo in San Luca: “I pastori dicevano a tutti quello che videro e udirono. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano” (Lc 2, 18). È di questa gioia, di questa proclamazione che ogni uomo cammina essenzialmente bisognoso, anche quando intende essere pienamente soddisfatto.

Carissimi fratelli: il nostro raccoglimento, il nostro silenzio, la nostra lode proclamano che è nato per noi oggi un Salvatore. La nostra carità fraterna, il nostro silenzio, la nostra preghiera, la nostra fedeltà alla tradizione monastica e, poi, alla nostra vocazione, tutto questo proclama silenziosamente che Dio esiste, Dio ci ama, Dio ci salva. È nato per noi il Salvatore. La nostra vita monastica è proclamazione.

Il mistero del Santo Natale che i pastori proclamano e si rallegra “tutti quelli che udirono” (Lc 2,18), ci impone – anche a noi – un debito ed un obbligo con gli altri uomini e donne del nostro tempo. Noi che abbiamo visto la luce di Cristo ed abbiamo ricevuto il Salvatore, siamo obbligati, per la grandezza della grazia data a noi, non solo a ringraziare e lodare Dio come fecero i pastori di Betlemme, ma come loro, a far conoscere la buona notizia dell’amore di Dio che ci salva. Questo faremo, non proclamando la sua venuta con le parole – non è la nostra vocazione nella Chiesa – ma rivelando nelle nostre vite. Il Verbo divino nasce in noi ogni giorno nella nostra umile fedeltà, come nella grotta di Betlemme, e dobbiamo manifestarlo attraverso la nostra testimonianza nella lode, nel silenzio e nelle umili opere della nostra reciproca carità fraterna. Non abbiamo il diritto di dubitare che una vita come la nostra sia una testimonianza eloquente che è nato per noi un Salvatore. Si tratta di una proclamazione che non ci appartiene: appartiene alla grande proclamazione della Chiesa; appartiene alla Luce che è la Chiesa – Lumem Gentium – luce del Mondo; appartiene alla manifestazione divina. È un’epifania! È di questa manifestazione che ogni uomo e donna camminano bisognosi senza saperlo. La risposta alla loro angoscia è nel nostro cuore, nella nostra vita silenziosa.

Carissimi fratelli, mentre ci avviciniamo oggi dal bambino Gesù, l’apparizione della bontà del Padre, quando contempliamo il presepe eloquente di povertà e silenzio, quando meditiamo questo grande mistero dell’incarnazione di Dio in mezzo a noi, rinnoviamo la nostra lode e ringraziamento a Dio per tanto amore, rinnoviamo il nostro desiderio di lasciarci salvare e amare da Dio e, in terzo luogo, rinnoviamo il nostro desiderio e l’impegno di essere fedeli alla nostra proclamazione silenziosa dell’amore divino attraverso la nostra umile fedeltà alla vocazione, sempre più consapevoli che il mondo attuale in cui viviamo e con cui siamo solidali, ha bisogno urgente e terribilmente di questo annuncio gioioso che non ci appartiene: “È nato per noi oggi un Salvatore”. Senza minimamente sottovalutare la proclamazione verbale della Chiesa, facciamo fedelmente la nostra parte silenziosa, come la nostra vocazione, nella gioia. E che tutta la nostra umile vita monastica proclami alla nostra società vuota e angosciata: “È nato per noi oggi un Salvatore.”

Alleluia!

Buon Natale 2015

Buon Natale 2015

La Grande Chartreuse

Carissimi amici, un altro anno insieme è trascorso, e giungendo al Santo Natale voglio ringraziarvi della vostra sempre più crescente partecipazione. Sono sempre più numerosi infatti coloro che seguono Cartusialover da ogni angolo dell’orbe terracqueo, e che sovente interagiscono con richieste di informazioni, testimonianze, ed apprezzamenti sui contenuti di questo blog.

La diffusione della conoscenza dell’Ordine certosino e della sua profonda spiritualità, si sta compiendo anche grazie al vostro aiuto, di questo ve ne sono immensamente grato!

Colgo l’occasione di queste imminenti festività natalizie per augurarvi di trascorrerle serenamente, tra l’affetto delle persone a voi più care, ed in ottima salute.

Buon Natale 2015 e Felice anno nuovo da Cartusialover 

Come di consueto voglio farvi un piccolo dono, ed omaggiarvi di un altro contributo audio. Dopo aver registrato il vostro entusiasmo circa le proposte dei recenti cd, eccovi “Office of the Night” ovvero la colonna sonora musicale del film “Il grande silenzio”, che sicuramente gradirete.

Trattasi di  21 tracce sul cd1, e 24 sul cd2, una ricca offerta che potrete gustarvi durante queste feste natalizie. Da oggi sarà presente la copertina del nuovo cd, sulla sidebar di destra, che si aggiungerà alle altre già presenti. Buon ascolto.

locandina office the night

La vita interiore di F. Pollien Parte I

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO I

IL FINE DELLA CREAZIONE

  1. Dio ha creato tutto. – 27. Per se stesso. – 28. Egli è il principio e il termine. – 29. La gloria di Dio, bene essenziale degli esseri.

 

  1. Dio ha creato tutto. – Dio ha creato. Tutto è stato fatto per mezzo di lui e nulla è stato fatto senza di lui (cf. Gv 1, 3). Ha parlato e tutto è stato fatto; ha comandato e ogni cosa è stata creata (cf. Sal 148, 5). Egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cf. At 17, 25), poiché in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (cf. At 17, 28).

Questa verità, che la ragione mi dimostra, la fede m’insegna ad adorarla. Si, mio Dio, « tutto hai creato con la tua parola » (Sap 9, 1), e ciò è avvenuto perché così hai voluto. « Tuo è il giorno e tua è la notte, la luna e il sole tu li hai creati. Tu hai fissato i confini della terra » (Sal 73, 16). Tu hai fatto il cielo e la terra e tutto quello che si muove nell’immensa orbita dei cieli.

 

  1. Per se stesso. – Il Signore che ha creato il cielo, lo stesso Dio che ha formato la terra, che l’ha plasmata, non l’ha creata invano (cf. Is 45, 18). Poiché il Signore con la sapienza fondò la terra e con la prudenza stabili i cieli (cf. Pro 3, 19). Sì, o Signore, tutto hai fatto con saggezza (cf. Sal 103, 24) d’infinita potenza, per rag­giungere tutti i suoi fini di dolcezza infinita, per adat­tarvi tutte le cose; e hai disposto tutto con misura, cal­colo e peso (cf. Sap 11, 21).

Le creature, uscite dalla sua mano, hanno ricevuto da lui il loro fine e il loro ordine. Qual è questo fine? Qual è quest’ordine? Non altri che Dio stesso. Infatti, se Dio avesse creato per un altro fine, avrebbe riferito e subordinato il suo atto a questo fine, vi avrebbe allora assoggettato se medesimo essendo egli il suo stesso atto. Questo fine sarebbe allora al disopra di Dio, cioè Dio non sarebbe più Dio. Le creature non possono dunque esistere che per lui e per la sua gloria.

 

  1. Egli è il principio e il termine. – Ecco ciò che dice il Signore che ha creato i cieli e li ha estesi, che ha dato l’esistenza alla terra e alle cose da essa prodotte, che dà il respiro a quelli che l’abitano e la vita a quelli che vi si muovono… Io sono il Signore, questo è il mio nome; non cederò la mia gloria ad altri (cf. Is 42, 5-8). « Per riguardo a me, per riguardo a me lo faccio; come potrei lasciar profanare il mio nome? Non cederò ad altri la mia gloria. Ascoltami, Giacobbe, Israele che ho chiamato: Sono io, io solo, il primo e anche l’ultimo » (Is 48, 11-12). « Io sono l’Alfa e l’Omega, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente! » (Ap 1, 8).

Tutto è stato fatto da Dio; tutto è stato fatto per lui. Nulla esiste senza di lui; nulla esiste se non per lui. Tutto viene da lui; tutto va a lui. Egli è l’unico principio e l’ultimo fine. Egli solo è il principio, egli solo è il fine. Egli è prima. Egli è dopo. E’ impossibile che esista qual­che cosa senza la sua potenza e che non esista per la sua gloria. La sua potenza è l’unica ragione di essere delle cose come principio; la sua gloria è la loro unica ragione d’essere come fine.

 

  1. La gloria di Dio, bene essenziale degli esseri. – Se la gloria di Dio è l’unica ragione di essere e l’unico fine delle cose, è anche l’unico loro bene, poiché non può darsi, per un essere, altro bene essenziale diverso dal suo unico fine. Che cos’è il bene? Dice san Tommaso: ciò a cui ogni essere aspira; ora, quest’aspirazione suppone un fine. E’ dunque chiaro che il bene importa l’idea del fine.

Il sommo bene, dice S. Agostino, si chiama fine, poi­ché per questo bene noi vogliamo tutte le altre cose e questo non lo vogliamo che per se stesso. I mezzi per raggiungere il fine sono beni soltanto nella misura in cui servono a conseguirlo. In essi non vi è di vero bene se non ciò che conduce al fine.

 

I riconoscimenti e il cardinale certosino Nicola Albergati

 I riconoscimenti e il cardinale certosino  Nicola Albergati

albergati

Il dipinto di Vicente Carducho, che oggi sottopongo alla vostra attenzione celebra il cardinale e beato dell’Ordine certosino Nicola Albergati. Un personaggio distintosi per le sue virtù ecclesiastiche rivelatesi negli oltre trenta anni di vita claustrale nella certosa di Bologna, ma anche successivamente. I suoi “riconoscimenti“, cominciarono dapprima diventando vescovo della città felsinea, ed in seguito quando nel 1426 fu nominato cardinale da Papa Martino V, ed a Roma ebbe come chiesa titolare Santa Croce di Gerusalemme. Albergati viene raffigurato dal pittore spagnolo, ricordando idealmente questi momenti salienti della sua pia esistenza. A sinistra lo vediamo indossare una mezza cappa cardinalizia sopra l’abito certosino, e sullo sfondo lo sguardo dei suoi confratelli che lo ammirano da lontano. Egli, pur contro il suo desiderio, con gli occhi rivolti al cielo ringrazia Iddio e si rimette umilmente alla Sua volontà. In alto in un’altra scena vediamo il cardinale certosino attorniato da re, principi ed imperatori di varie razze, ciò in riferimento alle varie missioni diplomatiche assegnategli dalla Santa Sede, e che lo videro portatore di pace tra i popoli. Ai piedi dei regnanti e del beato, scorgiamo frecce spezzate ed armi deposte. In alto a questa scena, invece, su di una nube scorgiamo le virtù della Forza e della Gloria coesistere pacificamente. Tali sue capacità di mediazione gli fecero meritare il soprannome di Angelo della Pace.

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preview143 pieceIl riconoscimento e il cardinale certosino Nicola Albergati

Intervista a Dom Luis Marìa Nolasco Priore di Porta Coeli

Intervista a Dom Luis Marìa Nolasco Priore di Porta Coeli

In questo articolo odierno vi propongo una interessante intervista telefonica, effettuata da una emittente radiofonica spagnola al nuovo Priore della certosa di Porta Coeli. Dom Luis Maria Nolasco, difatti è stato eletto priore in sostituzione di Dom Pedro Castro che svolgeva tale mansione da quattro anni, ma costretto a lasciare l’incarico a causa della sua veneranda età. Il giovane Dom Nolasco, già Maestro dei novizi è nato a Lisbona nel 1971, ha cominciato a studiare medicina e poi successivamente teologia. Dopo un breve periodo trascorso nella certosa portoghese di Evora, nel 1998 è entrato nell’Ordine certosino, alla certosa di Miraflores a Burgos. Lo scorso 6 ottobre, in occasione del giorno dedicato alla celebrazione di San Bruno, Dom Luis è stato raggiunto telefonicamente ed eccezionalmente ha rilasciato l’intervista che segue. Ho tradotto il testo del contenuto di essa, ma vi offro anche il contributo audio, in spagnolo, con la voce del giovane e fervoroso neo priore di Porta Coeli, che trasmette con il suo bel tono di voce tutto l’amore verso la vita claustrale certosina.

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Dopo una breve introduzione sull’Ordine certosino e la vita monastica in certosa, inizia l’intervista:

Padre Luis Maria Nolasco, buon pomeriggio!

Buon pomeriggio!

Mi unisco al ringraziamento della nostra emittente per aver accettato questa intervista telefonica, perché tutti capiscono che i certosini, naturalmente, a causa della natura della propria vocazione, del proprio carisma, conducono una vita di solitudine, di raccoglimento, di silenzio. Però Padre Nolasco non solo hai accettato di essere al telefono, ma ha lasciato la ora Nona che gli altri monaci recitano adesso. Grazie mille per avere risposto alla nostra chiamata in questo giorno per voi speciale, il giorno di san Bruno.

Sì, oggi è un gran giorno per i certosini, celebriamo il nostro fondatore che nove secoli fa ricevé questo carisma dallo Spirito e fondò l’Ordine della Certosa, come uno spazio per vivere la vocazione data dal Signore, la vocazione per vivere unicamente per Egli. Una vita d’amore, di consacrazione alla preghiera, alla vita spirituale.

Tu sei di origine portoghese, ma con il cognome Nolasco, è quasi simile, dico, con San Pietro Nolasco. Non hai mai pensato di entrare nel suo Ordine?

In realtà, sinceramente no. Perché sono già stato diocesano e in contatto con la Parrocchia, in particolare con il clero diocesano, ed al seminario già sentivo questa inquietudine vocazionale di una vita di maggiore consacrazione, una vita monastica e, come ho detto, cosa mi attraeva era una vita monastica, quindi non vedevo un’altra forma di vita religiosa che non fosse la vita monastica. Ed essendo stato ordinato sacerdote più tardi, ho potuto sentire che l’unica ragione per cui avrei potuto lasciare di essere, era se io abbracciassi la vita monastica. Perché dover cambiare per un’altra forma di vita religiosa come l’apostolica, no. Ho venerazione per San Pietro Nolasco per l’affinità al nome, ma onestamente io non ho mai pensato di entrare al suo Ordine.

(l’intervistatore e il Padre parlano sui problemi con la connessione telefonica)

Qui in studio radiofonico vediamo le immagini della Certosa di Porta Coeli a Valencia …(14.55)

Sì, in effetti, è una bellissima Certosa, credo che sia una delle più belle dell’Ordine. Un’autentica Porta Coeli, la Porta del Cielo, è un Certosa consacrata alla Vergine Maria, la terza fondazione dell’Ordine in Spagna, una Certosa antica, la sua fondazione è stata effettuata il 1272. La verità è che godiamo di un ambiente veramente eccezionale, ideale per la nostra vita, uno spazio di silenzio, di solitudine tra le montagne, siamo a 30 km dalla città, per noi è molto importante questo ambiente di raccoglimento, di silenzio, perché se avessimo i rumori delle case, delle città, degli aerei sarebbe molto difficile.

Tu sai, siamo realistici, naturalmente l’Ordine dei Certosini che è secolare, nel corso dei secoli ha perso non solo i propri monasteri, le Certose, ma anche i monaci certosini. Siete consapevoli, naturalmente, di questa realtà, ma nulla impedisce di essere consapevoli dell’attualità del carisma certosino oggi, nel 2015.

Sì, certo, nell’Ordine non abbiamo il numero di monaci che avevamo prima. Qui in Spagna abbiamo avuto 16 Certose e ora ve ne sono solo 3. Però il carisma certosino continua ad essere attraente per i giovani. Alcune Certose di altri paesi, ad esempio, hanno molte vocazioni, alcune anche hanno il chiostro completamente riempito. Si tratta di un carisma attraente perché credo che quello che incoraggia non è il carisma, ma è Dio, è l’amore di Dio e Dio è sempre eterno, Dio rimane sempre. L’amore di Dio è questa attrazione, questo fuoco d’amore che infiamma questi giovani e, naturalmente, mai passerà. Purtroppo viviamo in questo paese un tempo di secolarizzazione, e forte scristianizzazione. Ma è anche un tempo della nuova evangelizzazione e crediamo che il nostro carisma, proprio a causa di questa centralità “Solo Dio”, è una cosa che in questo momento c’è un po ‘più di difficoltà a capire le persone dall’esterno, sulla vita che conduciamo qui, ma abbiamo fiducia nell’amore di Dio, confidiamo nel Signore, che l’Ordine è Suo, la Certosa è Sua e la Sua misericórdia continuerà a suscitare nei cuori di questi giovani il desiderio di abbracciare una vita contemplativa, una vita il cui fine è solo Dio.

(L’intervistatore e il Padre parlano suoi problemi di connessione con il telefono e spiegano che ci sono interruzioni nella chiamata per questo).

Vogliamo continuare in qualsiasi momento con questa spiegazione, con questa intervista perché vogliamo approfittare di questa opportunità per far conoscere questo carisma, anche questa possibile promozione vocazionale. Perché da quello che leggiamo, da ciò che vediamo in TV, film, l’attualità di questa vocazione per coloro che vogliono mettersi in contatto, per esempio, con la Certosa di Porta Coeli, può essere perfettamente plausibile.

Sì, è chiaro che noi, a differenza di altri monasteri, di altri Ordini, non abbiamo ostelli, pertanto non riceviamo le persone dall’esterno, solo riceviamo i candidati che vogliono fare un’esperienza vocazionale, un’esperienza di discernimento vocazionale. Di solito hanno un primo contatto per lettera o telefonata alla Certosa, oppure un contatto via email. E alla prima selezione, al primo contatto, se vediamo che c’è reale possibilità di entrare alla vita certosina proponiamo al candidato di vivere un’esperienza in Certosa dove sperimenterà la nostra vita, l’essenziale e, sulla base di questa prima esperienza, saprà se proseguirà il processo d’accompagnamento, di discernimento o se davvero non è una vocazione certosina.

Capisco che la giornata di oggi sia stata speciale. Come avete organizzato? C’è qualcosa di speciale per celebrare la festa di San Bruno, il giorno del fondatore?

Sì, ma in Certosa, anche i giorni più solenni non cambiano molto. Quindi diciamo che è un momento speciale, ma è un momento speciale che si trova in qualsiasi Solennità o Domenica. Rispetto al giorno ordinario, la differenza è che in questo giorno non lavoriamo, non lavoriamo neanche in giardino. L’ufficio divino, Mattutino, Terza, Sesta, Nona…tutti al coro e la Messa è concelebrata. Mangiamo sempre da soli, ciascuno nella sua cella, ma in questi giorni più solenni e la Domenica mangiamo insieme nel refettorio. Abbiamo anche un incontro nel Capitolo dove si legge una parte della Sacra Scrittura. Abbiamo anche una ricreazione di circa un’ora in cui parliamo l’un all’altro. E così trascorre il giorno della festa di San Bruno. Naturalmente, all’interno, ogni monaco certosino in questo giorno, in particolare, supplica a San Bruno la grazia della perseveranza in questa vocazione, la grazia della santità, la grazia della preghiera. Ma diciamo che il più fondamentale è questa celebrazione interiore. Esternamente il giorno non cambia molto rispetto agli altri giorni solenni.

(Ringraziamenti degli speaker radiofonici)

Grazie a tutti, tanti saluti a tutti gli ascoltatori e… vi raccomandiamo in preghiera.

La vita interiore di F. Pollien Parte I

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

LIBRO PRIMO

GLI ELEMENTI

  1. – San Paolo, nelle sue lettere, in cui tratta così divinamente la vita divina, la paragona alla costruzione di un edificio, alla crescita della pianta, allo sviluppo del corpo. Questi tre paragoni gli sono familiari, ed egli li cita spesso per spiegare il mistero delle nostre ascen­sioni divine. Gl’ingrandimenti dell’edificio, della pianta e del corpo suppongono degli elementi da ordinare e dei princìpi secondo i quali devono essere ordinati.

Quali sono dunque gli elementi che debbono servire all’elevazione divina del mio essere?

Alcuni sono già in me, altri mi vengono dalle crea­ture ed altri li ricevo da Dio. Quali sono i principi che debbono servire all’ordinamento di questi elementi? Si deducono dai rapporti necessari costituiti dallo stesso Creatore, fra lui, me stesso e le creature. Questi ele­menti e questi princìpi formeranno l’oggetto di questo primo libro.

Sesto centenario della certosa di Montalegre

Sesto centenario della certosa di Montalegre

locandina congresso

La certosa di Santa Maria de Montalegre, Tiana, festeggia il seicentesimo anniversario della sua fondazione (1415-2015). In occasione di tale evento, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Tiana, insieme con l’Associazione degli Amici della Certosa di Montalegre, governo provinciale di Barcellona e della Catalogna, hanno organizzato un congresso internazionale. Durante quattro giorni, dal 29 ottobre al 1 novembre esperti e conoscitori dell’Ordine certosino hanno affrontato diversi aspetti della realtà della vita monastica così antica eppure così sconosciuta. Oltre all’importanza storica, e la rilevanza architettonica, Montalegre, è rilevante poichè è una certosa  attiva che testimonia carità fraterna verso il mondo e profonda fede in Dio. Visite guidate, dibattiti e conferenze sulle certose della Provincia catalana si sono svolte per festeggiare questa celebrazione importante. Vi allego l’estratto di un video della trasmissione “Signes del Temps” andato in onda sulla tv  catalana nel quale vi è una interessante intervista, in catalano, a Jaume Oliveras, membro dell’Associazione degli Amici della Certosa di Montalegre. Questi ci spiegherà la storia della certosa catalana e la vita claustrale dei monaci, il tutto corroborato da preziose immagini.

Auguro ai certosini di Montalegre lunga vita, ed a voi buona visione…

Una preghiera certosina per l’Immacolata

Una preghiera certosina per l’Immacolata

La vergine dei certosini

Cari amici in occasione della celebrazione della Festa dell’Immacolata Concezione, voglio offrirvi una splendida e antica preghiera dei monaci certosini. Il suo testo, come ci testimonia la foto che segue, è attualmente conservato all’interno della chiesa di Santa Maria del Bosco a Serra san Bruno.

Preghiera santa Maria IMMACOLATA

Clicca sulla foto per ingrandirla

Oh! Potentissima Regina del Cielo e purissima Vergine Madre di Dio, Immacolata Maria Signora del Sacro Cuore di Gesù e Madre nostra pietosissima! Deh volgete uno sguardo su di noi miseri peccatori ed indegni del nome di vostri figli. A Voi che dei peccatori siete l’unico rifugio rivolgiamo i nostri clamori, le nostre lacrime, gementi, angustiati ed afflitti. La vostra bontà e clemenza ci anima e ci da confidenza a chiamarvi col dolce nome di Madre nostra. Deh!mirate i nostri volti, e vi daranno a comprenderlo ineffabile dolore che tormenta i nostri cuori, ed abbiate di noi pietà. Le nostre pene sono ben dovute a cagione delle nostre colpe, ma la vostra misericordia vi muova a compassione di noi. Oh fonte inesausta d’amore, oceano di carità, oh !Cuore di Maria, sarete Voi impassibile ed indifferente, sarete Voi silenziosa allo sguardo delle nostre tribolazioni che ci aggravano si lungamente, in osservare le nostre persecuzioni, le persecuzioni dei vostri figli, abbenchè peccatori, addivenuti bersaglio di scherno e di obbrobrio!! No, non lo sarai giammai! Voi siete l’unica nostra speranza, quel faro di luce che in mezzo alla burrasca, può additarci il posto sicuro.

Oh! Maria, ricordatevi che, dal momento in cui fu bandito il domma  dello Immacolato Vostro Concepimento, l’inferno si morse le labbra, si scatenò contro di noi, vostri figli, e sfogò il suo furore e la sua rabbia. Il vostro onore e la vostra gloria furono la cagione motiva delle nostre sventure. Noi ne siamo contenti per amore vostro. Oh! se potessimo accrescere il vostro onore e la vostra gloria. Madre pietosa, anche a costo di maggiori pene, sarebbe di nostra consolazione. Un lamento, una lagrima sola per amore vostro non sarà versata senza la vostra ricompensa. Voi, dall’alto del vostro trono ci animate a sperare.

Si, noi confidiamo in Voi, e da voi speriamo di essere fedeli a Dio fino alla morte.

Voi però proteggeteci e teneteci coverti col vostro pietoso manto.

Deh! Vi sovvenga che un di a Voi sacro facemmo a voi solenne dedica di questa religiosa Famiglia, ed affidammo alle vostre Mani le chiavi di questo sacro Chiostro, perché non vogliate permettere che ricada in mano straniera. Custodite gelosa questo Orto chiuso, e fate che germoglino in essa le vermiglie rose della carità, e fioriscano le piante odorifere di ogni virtù. Serbate intatti dallo sterminio questi sacri ruderi che ricordano le gesta gloriose del nostro Patriarca San Brunone, e fate che noi imitandolo, possiamo meritarci come Lui le vostre compiacenze e tenergli compagnia nella gloria del Paradiso. Così sia

O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi. ( 100 giorni di indulgenza)

Dolce Cuore di Maria siate la salvezza mia (300 giorni d’indulgenza)