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Antifonari di Scala Coeli in mostra

Antifonari di Scala Coeli in mostra

E’ con grande piacere che vi riporto la notizia di una recente mostra, organizzata ad Evora in Portogallo dall’Archivio Distrettuale  dell’omonima cittadina lusitana di concerto con la Direzione Regionale della cultura e della certosa di Santa Maria Scala Coeli. L’esposizione, inaugurata lo scorso 1 ottobre, dal titolo “Antifonarios do Mosteiro da Cartuxa de Evora de Santa Maria Scala Coeli”, testimonia gli enormi libri liturgici usati nei secoli XVI, XVII, XVIII, dai monaci certosini nel coro della propria certosa. Una preziosa testimonianza della particolare attenzione e cura nel realizzare e decorare a mano, questi enormi e pesanti antifonari, oggetti di uso quotidiano nella liturgia certosina. Un breve documento filmato, con in sottofondo un soave canto dei monaci di Evora, ci mostra alcuni di questi preziosi libri, protagonisti della suddetta mostra che si è chiusa il 31 di ottobre.

Alla inaugurazione era presente anche Dom Antão Lopes, Priore di Scala Coeli, il quale ha voluto rilasciare un breve testo sull’argomento, spiegandoci l’importanza del canto in certosa e che vi riporto tradotto dal portoghese.

“All’esposizione che la Direzione Regionale della Cultura inaugura a Evora, si ascolterà la voce dei monaci bianchi che cantano al suo Dio amato e si vedranno i libri per questo usati, in vecchie edizioni molto belle, tra i pochi libri salvati tra i tanti spogliati.

I certosini cantano a cappella, cioè senza l’ausilio di strumenti, questo c’è un grande valore umano, perché lascia l’uomo da solo davanti a Dio, fatto all’immagine e somiglianza del Creatore, come disse la Genesi, è in grado di creare bellezza …

Cantate al Creatore è la vetta della vocazione certosina. Lo scopo principale della loro vita è la preghiera, ma la preghiera liturgica è superiore a qualsiasi altra. Nella liturgia, Cristo loda il Padre attraverso la bocca dei monaci. San Benedetto ha già scritto che niente si deve anteporre al culto divino, per questo i benedettini hanno la fama di essere i monaci che cantano meglio, ma i certosini sono quelli che più cantano, quattro ore, giorno e notte, un’ora di Messa la mattina, mezza ora di vespri il pomeriggio, due ore e mezza a mezzanotte.

Per tale, usano i libri composti con molta attenzione, artisticamente modificati e mantenuti con cura. Gli antifonari e responsori erano libri molto grandi, perché come abbiamo detto, servivano durante le ore e non si avevano tra le mani, ma sul leggio (badalone) davanti ai monaci cantanti. Per ogni pagina di questi libri si utilizzava, nel Medioevo, la pelle di una pecora da cui viene la dimensione, mantenuto quando si inventò la stampa. L’amore dei certosini alla loro vocazione contemplativa, il loro amore per la preghiera soprattutto liturgica, li condussero ad adornare artisticamente questi libri. La bellezza di queste pagine testimonia la devozione dei suoi utenti. Gli occhi si univano e si possono unire oggi alle orecchie, nella loro esecuzione cantata”. (Dom Antão Lopes)

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