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La vita interiore di F. Pollien Capitolo IV

La vita interiore di F. Pollien Capitolo IV

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

ANTERIORITA DEL DIVINO

  1. Le due pagine del libro della creazione. – 43. La gloria, sorgente di felicità. – 44. In Domino. – 45. La gioia del Signore. – 46. Supremazia divina.
  1. Le due pagine del libro della creazione. – Poiché il divino è talmente, per essenza, anteriore all’umano, ne deriva logicamente, come conseguenza pratica, che nessun ragionamento, nessun fatto reale può posporre l’interesse divino a quello umano. L’ordine è troppo essenziale per poter essere impunemente capovolto. Io non posso perciò né vedere, né volere, né cercare la mia felicità prima dell’onore di Dio. Egli ha un diritto inalienabile di precedenza e di eccellenza. « Un discepolo non è da più del Maestro, né un servo da più del suo padrone » (Mt 10, 24). Gloria di Dio e felicità dell’uomo sono due pagine di un medesimo foglio, che si susseguono e che non bisogna né separare, né invertire sotto pena di travolgere il senso del libro della creazione.

Dunque: subordinazione logica e pratica del mio interesse a quello di Dio. Egli il primo; io il secondo; la sua gloria prima di tutto; la mia felicità poi. Quest’ordine s’impone alle mie convinzioni, ai miei affetti, alle mie azioni.

  1. La gloria, sorgente di felicità. – L’anteriorità del divino non è soltanto un fatto di ragione, ma è anche un fatto di vita. La mia felicità non è solo posteriore alla gloria di Dio ma deriva da essa; in pratica, non può essere diversamente. Infatti, io non posso salvarmi, se non servo Dio. Nel servizio il merito, dal merito la ricompensa. Come non si può concepire un figlio prima o senza madre, così non si può pensare ad un interesse al di sopra o all’infuori di quello di Dio. Solo la gloria può generare la felicità. Nostro Signore l’attesta ai suoi apostoli: « Vi ho detto questo perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena » (Gv 15, 11). Che cosa dice loro? Di dimorare nel suo amore mediante l’osservanza dei suoi comandamenti, cioè di glorificare con lui il Padre suo, secondo le leggi che egli ha dato.

La gioia di Gesù sta nella gloria del Padre suo, e la gioia degli Apostoli non sarà piena, pienamente vera, se la gioia di Gesù non sarà in loro. Essi, dunque, devono attingere dalla gloria, per rendere piena la loro felicità.

  1. In Domino. – La conclusione prende un nuovo aspetto. L’inizio della mia felicità, attinta dalla gloria di Dio, non è un fatto posto una volta per sempre e che si possa separare dalla sua causa, più di quanto si possa separare il tronco dalle sue radici o il ruscello dalla sua sorgente. Ogni atto sarà beatificante in quanto è glorificante. La mia gioia deve nascere dalla gloria e restare in essa. Il giusto avrà la sua gioia nel Signore (cf. Sal 63, 11). Gioite nel Signore ed esultate, giusti (cf. Sal 31, 11). Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi (Fil 4, 4). La Scrittura abbonda di passi che ripetono questo pensiero profondo: la gioia del giusto è nel Signore. – Che significa la gioia del giusto? – La gioia che gli è propria, la sua, perché c’è una gioia esclusivamente del giusto. Vi dò la pace, la mia, e non quella del mondo, dice il Salvatore (Gv 14, 27). Questa gioia del giusto, che è la sua propria, la vera gioia, la sola vera, perché essa è la sola conforme all’ordine divino, questa gioia, dov’è? dove si attinge? donde viene? dove va? dove dimora? In Domino, nel Signore; essa è in Dio, si attinge da Dio, viene da Dio, va a Dio, dimora in Dio.
  1. La gioia del Signore. – Dio, Dio solo vuole essere la sorgente piena ed infinita della mia felicità. È in lui, in lui solo che vuole beatificarmi; e in quale misura! e in qual modo!… Egli vuole consumare la mia vita nell’unità della sua, darmi in eterno l’estasi della visione beatifica, inebriarmi delle ricchezze della sua casa, farmi godere i torrenti delle sue delizie (cf. Sal 35, 9). La felicità sarà così piena che, non solo potrà entrare in me, ma io entrerò in essa; traboccherà in me da tutte le parti e da nessun lato ne toccherò i limiti. Entra nel gaudio del tuo Signore (cf. Mt 25, 21), sarà l’ineffabile parola che inviterà il servo all’eterno banchetto. Gaudio talmente grande che è soprannaturale; talmente soprannaturale che supera la capacità propria di ogni creatura possibile. Dio non ha voluto contentarsi di ricevere da me una gloria puramente naturale, bensì ha vo-luto dare alla mia natura, nella sua unione con lui, una capacità soprannaturale per glorificarlo. Ugualmente, egli non si accontenta affatto di darmi una capacità naturale per una felicità finita, ma produce in me una capacità soprannaturale per una felicità infinita. Mio Dio! concedete al mio essere di dilatarsi in tutta la capacità soprannaturale di gloria e di felicità che gli avete elargito e che un giorno io giunga alla beatitudine immortale, ove il canto delle vostre lodi sarà il mio banchetto eterno! Beati coloro che abitano nella vostra casa, poiché essi vi lodano per tutta l’eternità (cf. Sal 83, 5).
  1. Supremazia divina. – La supremazia della sovrana maestà deve essere servita, innanzitutto per se stessa; deve dominare, dall’altezza della sua eternità, i miei diritti e le mie speranze di immortalità, di cui è la sorgente; deve orientare i miei progressi, che le serviranno di trionfo; deve imporsi alla mia vita, in terra e in cielo, come fine superiore di quello che sono, sarò e dovrò fare, ad ogni istante, nel tempo e nell’eternità; deve reclamare tutte le mie energie e promettermi la benedizione della mia beatitudine. Questa supremazia dominerà, da una ben maggiore altezza, gli interessi utilitari che le creature e i loro piaceri mi recheranno, come vedrò in seguito. Se la sua dignità sorpassa già di molto la mia vita, quanto più sorpasserà ciò che ne è solo strumento! Questa è la supremazia del fine, ed avrò modo nella prima Parte, in cui voglio studiare il fine, di dedurre tutte le conseguenze fino alla loro ultima conclusione. Una volta riconosciuto il principio dell’anteriorità del divino sull’umano, è impossibile sottrarsi alle deduzioni che conducono alla consumazione dell’unità in Dio.

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