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La vita interiore di F. Pollien capitolo X

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO X

ESPOSIZIONE DEL « PATER »

74. Grandezza di questa preghiera. – 75. Sia santificato il tuo nome. – 76. Venga il tuo regno. – 77. Sia fatta la tua volontà. – 78. Dacci oggi il nostro pane. – 79. Le tre ultime domande. – 80. Tutto è qui contenuto.

  1. Grandezza di questa preghiera. – L’ordine essenziale della creazione è mirabilmente sintetizzato nella preghiera, semplice e sublime, che è sul labbro di ogni cristiano e che sorpassa i più alti concetti della santità: Il Pater. La meditazione di esso basterebbe a far penetrare ogni cosa, anche le profondità di Dio (cf. 1Cor 2, 10).

Esso contiene tutto: i beni da desiderare, i mali da evitare; la gradazione, la corrispondenza, il coordinamento dei beni e dei mali; l’opposizione degli uni agli altri; il perché, il come e l’estensione del danno degli uni e della dignità degli altri. Esso rivela l’ordine essenziale del fine da raggiungere, della via da seguire e dei mezzi da usare per la vita, ossia racchiude in sé il segreto totale.

Sembra che nostro Signore, con la perfetta preghiera del Pater, abbia voluto darci la formula sostanziale della fede e della religione e insegnarci a rivolgerci, durante tutta la nostra vita, al nostro Padre celeste.

È veramente la parola abbreviata, che Dio ha mandato sulla terra, e nella quale il Divin Maestro ha deposto tutti i tesori di sapienza e di scienza nascosti in lui. Qual conforto se la carità, entrando nella mia anima, vi versasse tutte le ricchezze della pienezza dell’íntelligenza per conoscere questo mistero di Dio Padre e di Cristo Gesù (cf. Col 2, 2-3), e saper dire il tutto della mia vita nella mia preghiera!

Vorrei almeno meditarla un po’ con san Tommaso, il cui genio mi servirà di guida nella breve ma ammirabile spiegazione ch’egli ci ha dato.

 

  1. Sia santificato il tuo nome. – In questa prima domanda, l’insegnamento divino mi indica quale deve essere la preoccupazione principale, il desiderio essenziale, la ragione superiore della preghiera. Essa è la base, domina con la sua grandezza e contiene nella sua pienezza le altre domande, come nel decalogo il primo precetto domina e contiene quelli che seguono. Il nome del nostro Padre celeste sia santificato. Che vuol dire questo? Il nome di Dio è Dio stesso; Dio manifestato a noi, conosciuto e riconosciuto da noi nel suo nome, visto in lui e per lui; è la sua maestà rivelata alla nostra mente e al nostro cuore. La santificazione è l’onore dato al suo nome per mezzo di ciò che l’uomo può avere e fare di più elevato: la santità. Io domando allora, e mi auguro, che la santità dei miei atti e della mia vita, degli atti e della vita di tutti, procuri a Dio la gloria perfetta e che la terra gli canti lo stesso inno del cielo… Di qui hanno origine, qui si riducono le domande formulate negli articoli seguenti. L’onore divino è il bene assoluto, necessario, al quale la preghiera mira prima di tutto e per il quale tutto sacrifica.

 

  1. Venga il tuo regno. – Dopo la santificazione del nome, l’avvento del regno. Qual è il regno del nostro Padre celeste, se non l’organizzazione dei suoi figli sotto la sua paterna autorità, affinché siano loro assicurati i benefici, le prosperità, le ricchezze del regno? Il re infatti è, per il popolo suo, più di quanto il popolo sia per lui. Che cosa si domanda in questa seconda petizione? Che il suo regno venga. A chi? A noi. Perché? Perché possiamo godere, sotto il paterno governo, i benefici del regno. Io domando, dunque, per me e per tutti, la partecipazione ai beni di Dio (nn. 233, 234), la felicità filiale sulla terra come in cielo.

Questa domanda fa seguito a quella della santificazione del nome, perché la felicità dell’uomo segue la gloria di Dio; la segue immediatamente perché la felicità è unita, come fine, all’onore divino. Queste due domande sono dunque quelle del fine.

 

  1. Sia fatta la tua volontà. – Per la santificazione del nome di Dio e l’avvento del suo regno, bisogna seguire una via. Ma come posso seguirla, se non conosco ciò che mi conduce ad essa? Ora, la S. Scrittura, mi dice che le vie di Dio non sono altro che la divina volontà (cf. Sal 102, 7). È la volontà di Dio che mi traccia la via. Essa mi indica dove debbo passare, ciò che debbo fare, ricevere, evitare, respingere per santificare il no-me di Dio ed entrare nel suo regno. Alle due prime domande segue dunque naturalmente questa terza: Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. E’ la do-manda della via.

 

  1. Dacci oggi il nostro pane. – Non basta conoscere la via, bisogna avere anche i mezzi per camminare in essa. Ho un bel conoscere la via; se in essa mi fermo per inedia, non potrò percorrerla. E’ necessario alla mia anima e al mio corpo il nutrimento, ossia ciò che serve a mantenere la vita e le forze. Per questo, domando il mio pane quotidiano, intendendo con ciò domandare quanto deve servirmi di mezzo per camminare sul sentiero della volontà di Dio fino al termine, che è la gloria divina e la mia felicità. L’ordine dunque esige che la domanda del pane quotidiano venga immediatamente dopo quella della volontà di Dio. È la domanda dei mezzi.

 

  1. Le tre ultime domande. – Dopo aver implorato in modo universale, per me e per tutti, i beni del fine, della via e dei mezzi, che cosa devo chiedere? L’allontanamento degli ostacoli. Ora, vi sono tre ostacoli opposti rispettivamente alle tre necessità vitali: il fine, la via, i mezzi. L’ostacolo primo, essenziale, radicale è il peccato, che distoglie dal fine. Perciò chiedo l’allontanamento da esso; è l’oggetto della quinta domanda: Perdonaci le nostre colpe, come noi perdoniamo a coloro che ci hanno offeso.

Dopo il peccato viene la tentazione, pericoloso allettamento, la cui seduzione ci attira fuori delle vie della volontà divina. Io domando a Dio che mi preservi dal soccombere; è l’oggetto della sesta domanda: E non ci indurre nella tentazione.

Oltre al peccato e alla tentazione domando pure la liberazione dagli altri mali dell’anima e del corpo, che privano dei mezzi necessari o utili alla vita. Domando perciò di esserne liberato, nella misura in cui essi sarebbero causa di diminuzione della gloria di Dio e della mia felicità. È l’oggetto della settima domanda: Ma liberaci dal male.

Se poi considero che queste domande sono rivolte, non alla potenza del Signore, ma alla bontà del Padre; che non lo contemplano nel governo della sua provvidenza, bensì nel soggiorno della beatitudine alla quale ci ha destinati; che non sono fatte al singolare, ma per tutti i figli del Padre comune, io comprendo meglio la dolcezza, l’elevazione e l’estensione di una preghiera così incomparabile.

Tale è il Pater, formula perfetta della mia preghiera e dei miei doveri. Nostro Signore vi ha tracciato, a grandi tratti, i fondamenti della preghiera e della vita spirituale.

 

  1. Tutto è qui contenuto. – Che bel quadro fornirebbe il Pater per un trattato completo di vita cristiana! Tutto è qui: il bene da operare, il male da evitare. Tutto è qui per ordine di importanza e secondo la coordinazione del suo collegamento: l’ordine del bene da fare e del male da evitare. Tutto è qui, ciò che debbo e posso fare per me e per gli altri.

Se voglio vivere appieno la mia vita, esso mi indicherà che cosa è il bene, il mio bene, l’ordine, la dignità e la connessione dei beni, la via da seguire, i mezzi da usare. Mi indicherà che cosa è il male, perché, come, in quale misura è male, in quale ordine bisogna evitarlo. In esso ho dunque la forma del mio progresso ed ho pure la forma della mia dedizione.

Se desidero, infatti, conoscere il bene da fare attorno a me, il Pater mi dice: Da’ il pane di Dio, per facilitare la volontà di Dio, nella speranza del regno di Dio, per il nome santo di Dio. Se desidero conoscere il male da evitare al mio prossimo: Liberalo, dice il Pater, dai mali fisici, morali, intellettuali; aiutalo a vincere la tentazione e a risorgere dal peccato. Ecco la forma ascendente della dedizione. Qual programma di vita!… Se sapessi meditarlo!… Se sapessi praticarlo!…

Una Risposta

  1. Un beau commentaire. En ce qui concerne la première demande: «Que ton nom soit sanctifié» … je préfère y voir une sanctification ou une épuration de la notion erronée que trop souvent nous avons de Dieu. Jésus nous invite à demander à Dieu qu’il soit connu tel qu’il est (et non tel que beaucoup de monde le voit). Une épuration des fausses images de Dieu. Jésus est venu nous révéler le vrai visage de Dieu … à savoir, Dieu comme Père!

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