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La vita interiore di F. Pollien Capitolo II

La vita interiore di F. Pollien Capitolo II (libro secondo)

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO II

ESSENZA DELLA PISTA

89. Vista, amore e ricerca di Dio. – 90. Veritatem facientes in charitate. – 91. Unione di queste tre operazioni. – 92. Altri testi. – 93. Il grande comandamento. – 94. Definizione del Catechismo.

 

89. Vista, amore e ricerca di Dio. – E’ facile compren­dere che la vita diventa una, quando percorre la via dei suoi doveri, delle sue ascensioni, delle sue opere, dei suoi frutti, dei suoi fini, sempre dedicata all’oggetto unico e supremo.

Vi sono delle esistenze che si unificano, in parte e temporaneamente, in un lavoro di intelligenza, di carità o di attività. Ma questa carità non giunge ad abbracciare tutto e non è durevole. La gloria santa, essa sola, vuole e deve assorbire tutto ed eternamente.

Ed ecco la mia vita indivisa e senza fine; vita della mente, che nella verità sa vedere Dio in se stesso e ogni creatura per la sua gloria; vita del cuore, che nella ca­rità si infiamma ad amare l’amore sommo e il creato per il suo onore; vita dei sensi, che nella libertà si esal­tano a servire l’altissimo, mediante l’impiego di tutte le cose ai suoi interessi; vita una, totale, immortale, perla unica e di inestimabile valore, la cui scoperta fa vendere tutto per poterla acquistare (cf. Mt 13, 45). Essa è ciò che san Paolo chiama la grande ricchezza, utile a tutto, avendo la promessa della vita presente e futura e che definisce col termine pietà (cf. 1Tm 4, 8). Essa è la pa­ rola che riassume la mia vita. Che cos’è la pietà? La vista, l’amore, la ricerca di Dio in tutto. Questa dispo­sizione che fa vedere, amare, ricercare Dio prima di tutto, s’intensifica poco per volta, fino a far vedere, ama­ re, ricercare Dio solo in tutte le cose.

 

90. Veritatem facientes in charitate. – Chiediamo la definizione della pietà al dottore delle genti, che sarà sempre il più profondo teologo della vita spirituale. Egli la dà in termini concisi, aventi una tale forza, che il grande De Maistre la dice intraducibile nella nostra lingua. « Vivendo secondo la verità nella carità, cer­chiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo (cf. Ef 4, 15).

Queste parole del grande apostolo indicano, con la profondità del senso e la brevità dell’espressione che gli sono proprie, tutto ciò che costituisce la pietà, il suo fine, le sue operazioni, i suoi mezzi.

Il suo fine: Crescere, ingrandire la mia vita e con­durla fino alla pienezza stabilita dal suo autore per la gloria sua e la mia felicità; crescere nel Cristo che è il capo del corpo di cui io sono membro, nel quale e del quale io debbo vivere, poiché è in lui che tutto il corpo trova i legami e le articolazioni per l’alimentazione e il suo sviluppo in Dio (cf. Col 2, 19).

Le sue operazioni: Fare la verità nella carità; triplice operazione: di cognizione, di amore e di azione. E’ Dio, visto, amato e ricercato.

I suoi mezzi: Ogni cosa creata: per omnia. Secondo il disegno del loro autore, come ho visto, le creature non sono che strumenti a servizio della pietà; essa sol­ tanto sa usarli bene e utilizzarli totalmente: utilis ad omnia.

 

91. Unione di queste tre operazioni. – Avendo espo­sto la natura e le relazioni fondamentali del fine, delle operazioni e dei mezzi, insistiamo sull’unione necessaria di queste tre operazioni nell’unità vitale. Questa unio­ne, questa unità vitale, è espressa da san Paolo con sin­golare energia. Dei tre termini che caratterizzano gli elementi della pietà, prende l’ultimo, quello dell’azio ne, lo fonde col primo, quello della verità, e ne forma un’unica parola: (in greco), veramente intraducibile, e che, in mancanza di meglio, traduciamo: vivere secondo la verità. A questa parola, in cui sono riassunti i due termini estremi, egli dà per regola il termine medio, cosicché tutto si trova, in pratica, riunito nella carità che è il centro della pietà, il vincolo della perfezione (cf. Col 3, 14). Io vedo per amare e agisco amando. Il mistero d’unità, che opera nei membri di Cristo per formare il suo Corpo mistico, opera anche nella pietà di ciascuno per fare delle loro azioni un solo corpo vitale. Della mia pietà, dunque, come della Chiesa, si può veramente dire che, mentre il mutuo concorso dei membri, che agiscono ognuno nella loro misura, man­ tengono l’ordine e l’unione dei beni, tutto il corpo ri­ceve il suo accrescimento per essere edificato nella carità (cf. Ef 4, 16).

 

92. Altri testi. – Questa unione di tutte le facoltà umane nelle loro operazioni vitali è spesso indicata nel­ la Sacra Scrittura. Riportiamo qualche passo: In Cri­ sto Gesù – dice san Paolo – non ha valore né la circon­cisione, né l’incirconcisione, ma la fede operante per mezzo della carità (cf. Gal 5, 6). Le opere della fede per la carità, non è questa la sintesi della pietà nei suoi tre termini? E non è la stessa unità che afferma l’apostolo dell’amore, nel seguente appello, in cui sembra riassu­mere i desideri del cuore sul quale aveva posato il capo e sintetizzato la sua dottrina e la sua vita? « Figliuoli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità » (1Gv 3, 18). L’amore, procedendo dalla verità ed esternandosi nelle opere, è il tutto della pietà e della vita nelle sue tre operazioni inseparabili.

 

93. Il grande comandamento. – Che cosa ordina il primo, il massimo comandamento? « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente » (cf. Mt 22, 37).

Amerai: è la parola più importante del comandamen­to, la parola essenziale della pietà e centrale della vita. Amerai, chi? Il Signore Dio tuo; amerai lui per lui, l’amerai perché è il tuo Signore e tuo Dio, cioè il tuo maestro e il tuo tutto. Temerai il Signore Dio tuo, lui solo servirai, aderirai a lui; egli è la tua lode e il tuo Dio (cf. Dt 10, 21).

Come l’amerai? Ex toto, con tutto te stesso; e quan­ do Dio dice « tutto », significa proprio tutto. Raccoglie­rai, dunque, nell’amore, il tutto del tuo essere e delle sue facoltà; il tutto di ogni facoltà e dei suoi atti speci­fici. Amerai con tutta la mente: ecco la conoscenza, la vista di Dio, la verità. Amerai con tutto il cuore: ecco propriamente, direttamente, l’amore di Dio, la carità. Amerai con tutta l’anima e con tutte le forze: ecco l’a­zione, la ricerca di Dio, la libertà.

Il comandamento non attribuisce l’amore a tutte le potenze, perché solo il cuore ama; ma tutte le potenze all’amore, perché i loro atti e le loro abitudini devono concentrarsi in esso per formare l’unica disposizione, risultante generale e vivente, che è la pietà. E così nel precetto dell’amore sono compendiati tutti i precetti e tutti i doveri.

 

94. Definizione del Catechismo. – Con parole più umili, ma senza menomare la profondità del senso e la pienezza delle espressioni, il Catechismo di san Pio X insegna al bambino la dottrina del grande precetto e quella dei grandi apostoli. « Perché è stato creato l’uo­mo? ». « L’uomo è stato creato per conoscere, amare e servire Dio, in questa vita, e per goderlo poi nell’altra in Paradiso ». Il Catechismo riassume i doveri, gli atti, le disposizioni di cui si compone la religione, in questi tre medesimi termini: conoscere, amare, servire Dio. Ne fa l’unico « perché » dell’esistenza, il fine pieno della vita, il tutto dell’uomo. Se pensare, volere, agire è tutto l’uomo; conoscere, amare, servire Dio è tutto il cristiano.

Quali che siano i termini adoperati: religione, pietà, devozione, per esprimere il tutto; conoscere, amare, servire; intelligenza, volontà, azione; vista, amore, ri­cerca; verità, carità, libertà, per designare le parti, è sempre lo stesso tutto, sono sempre le stesse parti.

 

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