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La vita interiore di F. Pollien Capitolo IV

La vita interiore di F. Pollien Capitolo IV

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO IV

LA GLORIA DIVINA

102. Che cosa significa gloríficare Dio? – 103. Gli elementi della gloria. – 104. La gloria intrinseca. – 105. La gloria estrinseca. – 106. Pienezza del termine « gloria ». – 107. Crescamus.

102. Che cosa significa glorificare Dio? – Non mi è possibile precisare subito il significato della parola « gloria » e la natura dell’obbligo che esprime. Che cosa significa: sono fatto per la gloria di Dio? Significa che debbo applicare alla conoscenza, all’amore e al servizio di Dio, le risorse di vita che sono in me, e mediante l’applicazione delle mie facoltà conoscitive, affettive ed operative, riferirgli totalmente il mio essere. Il servo che ha ricevuto cinque talenti, ne consegna altri cinque al suo padrone; colui che ne ha ricevuto due, ne riporta ugualmente altri due (cf. Mt 25. 15). Entrambi si sono applicati a mettere a vantaggio del padrone ciò che loro è stato affidato e gli riportano il frutto della loro intraprendenza. Questa applicazione e questa consegna glorifica il padrone. Il servo cattivo non si è applicato e non ha riportato nulla; non ha onorato il suo padrone ed è stato punito. Così dunque: applicare alla conoscenza, all’amore e al servizio di Dio le facoltà e i mezzi che egli mi ha dato e mediante questa applicazione riferirgli il mio essere e con esso e per mezzo di esso tutto ciò che è a servizio ed in potere della mia vita, questo è, per me, glorificare Dio.

103. Gli elementi della gloria. – Nella gloria vi sono due elementi che possono considerarsi come oggetto l’uno, e come forma l’altro.

L’oggetto della gloria, o l’oggetto da glorificare, sono le qualità dell’essere glorioso, ossia degno di gloria, in proporzione alle qualità che possiede.

La forma della gloria, o l’atto glorificante, è il riconoscimento e l’esaltazione dell’essere glorioso. L’essere, le cui qualità non sono conosciute ed onorate, sarà glorioso ma non glorificato.

La gloria propriamente detta è dunque completa quando vi sono questi due elementi: 1) una magnificenza degna di lode; 2) una lode degna di questa magnificenza. È facile comprendere come la gloria aumenti secondo l’estensione di questi due elementi. La gloria perfetta si ha quando l’atto glorificante raggiunge la sua altezza ed eguaglia la dignità dell’oggetto glorioso.

104. La gloria intrinseca. – Dio ha in se stesso, da se stesso e per se stesso una gloria infinita, infinitamente degna di lui, una gloria che gli è propria, che è tanto grande quanto lui, che è la sua vita e che è lui stesso. Egli, infatti, ha tutte le perfezioni in grado infinito, o meglio, ha un’unica e somma perfezione, che è la pienezza dell’essere divino. Egli ha pure in se stesso la glorificazione infinita delle perfezioni che possiede. Nell’atto infinito, mediante il quale il Padre comunica al Figlio le perfezioni divine per via di cognizione, come il Padre e il Figlio, unitamente, comunicano allo Spirito Santo queste medesime perfezioni per via di amore, vi è una glorificazione pari in tutto all’essere glorioso. Ed è la vita intima, infinita di Dio in se stesso. In questa vita egli è infinitamente glorioso e infinitamente glorificato; in ciò consiste la sua gloria intrinseca.

105. La gloria estrinseca. – La gloria che le creature rendono al loro Creatore è chiamata estrinseca. In essa, l’oggetto da glorificare è costituito da tutte e singole le perfezioni divine. L’atto glorificante è la manifestazione e l’esaltazione di queste perfezioni, fatta dalle creature. L’oggetto è infinito, la lode è finita. Quest’ultima, sebbene finita, è tuttavia piena quando l’essere glorificante esaurisce in questo atto la sua forza vitale. Quanto a me, personalmente, posso esaltare la maestà del mio Dio, applicando la mia vita intera a conoscerlo, amarlo e servirlo. E poiché la conoscenza, l’amore e la ricerca di Dio costituiscono la pietà; è questa, in definitiva, che glorifica Dio.

Siccome la pietà è essenzialmente soprannaturale e partecipa, in una certa misura, mediante la grazia, alla natura e alla vita stessa di Dio, io divento capace e responsabile di dare al mio Signore e mio Dio una gloria in qualche modo infinita. E gliela darò tanto più completa quanto più la mia pietà, elevandosi sempre più per cogliere il tutto di Dio, e arrivando meglio a cogliere il tutto della mia vita, dedicherà più interamente il mio essere coi suoi atti e li consumerà, in seguito, nel tutto di Dio. Se giungerò a concentrare le mie forze vive nella loro più alta unità, per cantare le lodi della sovrana unità, darò da parte mia una glorificazione perfetta all’autore della mia vita.

106. Pienezza del termine « gloria ». – Ciò mi fa intravvedere quale pienezza di significato rivesta la paola « gloria ». Cerchiamo di penetrarlo meglio, per quanto è possibile.

Gli attributi divini sono infiniti. Col mio intelletto di natura discorsiva, non percepisco che raggi parziali. Adoro la potenza di Dio, la sua santità, la sua bontà, ecc.; in questo caso non considero che degli aspetti successivi, per me, e incompleti da parte del suo essere e della sua azione. Ma il suo tutto, il tutto di ciò che egli è, di ciò che fa e ha, non potrò io raggiungerlo mediante una vista più unificata? Sì, il mio occhio può diventare abbastanza semplice per elevarsi fino a quest’altezza e, con la sua piccola misura, contemplare l’uno. È a questo che la Scrittura m’invita allorché, con molta insistenza, richiama alla mia venerazione la parola esprime il tutto: il santo nome di Dio.

Quando, con uno sguardo di semplicità, io lo contemplo nel suo nome, lo riverisco nel suo tutto. D’altronde, gli atti mediante i quali onoro il sommo dominatore della mia vita, possono essere solo parziali, come quelli speciali di sottomissione, di amore, di riconoscenza, ecc. Ma se io cerco, nella mia pietà, di concentrare tutto ciò che sono e che posso; se riconduco me stesso alla mia unità, in modo da riferire abitualmente tutto al suo nome, allora il mio tutto è in presenza del suo tutto, e io mi dedico interamente a lui. In questa unione del mio essere al suo, della mia vita alla sua, trionfa la pienezza della gloria che io posso e debbo rendergli.

Ecco le parole piene di vita. Il suo nome dice il tutto di Dio; la pietà dice il mio tutto; la gloria, esprimendo l’incontro della mia pietà col nome di Dio, è l’espressione più completa e più universale della mia vita.

107. Crescamus. – Anima mia, loda dunque il Signore, dice il Salmista. Sì, risponde l’anima, loderò il Signore durante la mia vita, canterò inni al mio Dio fin­ché vivrò (cf. Sal 145, 2). È la mia vita che glorifica Dio, e cioè la mia crescita quaggiù e la pienezza del mio essere lassù. Crescete, disse Dio all’inizio. E l’apostolo, riprendendo e spiegando il primo ordine del Creatore, dice: Cresciamo in Gesù Cristo, per mezzo di tutte le cose, facendo la verità nella carità. Mio Dio, datemi il desiderio, la volontà, la forza di crescere per voi in tutta la misura delle risorse che avete deposto nel mio essere! Il vostro amore attende da me la parte di gloria per la quale mi avete creato. Oh, potessi non frustrare in nulla i desideri del vostro cuore! La vostra gloria può e deve ingrandire in me poiché io posso e devo crescere. La mia vita sia una vera, costante e completa crescita. Il mio essere giunga alla piena capacità di lode di cui è suscettibile. Fate che io viva, poiché è il vivente che vi glorifica (cf. Is 38, 19). Non sono i morti che ti loderanno, mio Dio, né coloro che discenderanno nell’inferno; ma noi che abbiamo la vita benediciamo Dio ora e nell’eternità (cf. Sal 113, 18). No, non morrò, ma resterò in vita e canterò le opere di Dio (cf. Sal 117, 17). Tu sei il mio Dio ed io ti loderò; tu sei il mio Dio ed io ti esalterò (cf. Sal 117, 28).

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