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La vita interiore di F. Pollien Capitolo VI

La vita interiore di F. Pollien Capitolo VI

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VI

IL DISORDINE

Adesione al creato

113. La sosta. – 114. L’adesione. – 115. Il riposo.

113. La sosta. – Ho considerato or ora l’ordinamento della mia vita secondo il piano divino; bisogna adesso vederne la disgregazione causata dal disordine umano.

La vita è un viaggio che conduce a Dio, un transito in questo mondo attraverso le creature (n. 5). Per andare a Dio devo passare per le creature e servirmi di esse. E’ necessario però che io le sorpassi per trovare Dio solo al disopra di esse, e aderire a lui solo al disopra di tutto ciò che non è Dio. Se so passare servendomi delle creature, il mio pellegrinaggio terreno si compie secondo l’ordine divino.

Ma ecco il disordine. Invece di passare, io mi indugio, mi discosto, mi arresto. M’indugio nelle creature, mi allontano da Dio e mi fermo in me.

In che consiste il disordine? In un ritardo, in uno sviamento, in una sosta della mia vita, che in tutto o in parte non si eleva fino a Dio. Quand’anche una sola particella del mio essere o della mia attività non raggiunge, almeno indirettamente, il fine della gloria di Dio e della mia felicità; quando qualche parte di me non è riferita al fine totale e vero, si ha il disordine. Esso è più o meno accentuato, secondo la natura e l’estensione dell’allontanamento. La sublimità del fine al quale sono chiamato non mi permetterà giammai di stare fuori e sotto di esso. Se vi resto, causo una lesione alla mia vita, un’ingiuria a colui che ne è l’autore, il direttore e il consumatore.

114. L’adesione. – Da dove proviene il disordine? Sempre da un medesimo punto: il piacere creato. Sono fatto per essere felice; un bisogno intenso di felicità è nelle mie facoltà. Nel mio viaggio quaggiù, vicino a Dio che tuttavia non vedo, poiché cammino per fede e non per chiara visione (cf. 2Cor 5, 7), in mezzo alle creature che vedo e il cui piacere mi colpisce, mi lascio ingannare da ciò che vedo e dimentico ciò che non vedo. Invece di mantenere l’attività del mio cammino con l’olio della dolcezza posta a mio servizio, mi lascio attrarre dalla sua stessa dolcezza. Il fascino di queste inezie mi fa perdere di vista il bene, e la vertigine causata dalla passione sconvolge il buon ordine della mia anima (cf. Sap 4, 12).

Il piacere, che doveva far scorrere l’anima attraverso il creato, per elevarla a Dio, ora diventa invece un vischio che attacca l’anima alle creature. Sono ora arrestato da quelle stesse cose che dovevano maggiormente contribuire alla rapidità della mia ascesa. Invece di dare la mia adesione solo in Dio, come dovrei, la inquino con le creature, diventando simile alla macchina che si trascura di pulire, per cui, allorché in essa si mette l’olio, si produce un tale insudiciamento da rallentare ed arrestare il movimento della macchina.

115. Il riposo. – Gli affetti disordinati rallentano fatalmente il cammino, il quale termina naturalmente in una sosta. A misura che ci si lascia prendere, la seduzione del piacere diventa più attraente e il cammino verso Dio si rallenta a causa del peso dei piaceri aggiunto a quello del dovere. D’altra parte, le luci dall’alto si attenuano nella proporzione in cui crescono i falsi barlumi dal basso. Per la logica delle sue influenze, questo duplice fenomeno determina un bisogno di riposo in me, per gioire di ciò che è piacevole e sgravarmi di ciò che è arduo.

Ora, qualunque sia la creatura che mi attrae talmente da addormentarmi; per quanto nobile e soprannaturale io la supponga, anche se si trattasse dei più eminenti doni di Dio, tuttavia, non essendo Dio, ma solo suo dono, il mio movimento vitale non è più diretto verso Dio e, di conseguenza, il mio cammino verso di lui è arrestato (n. 305). Qualunque sia l’attività impiegata in questo piacere, essendo essa diretta al mio egoismo, io mi trovo sempre più immerso negli sviamenti del disordine. La gioia, gustata in questo modo, non è quella del giusto (n. 44), né quella che proviene dalla ragione, ma è quella dell’uomo animale, della natura corrotta, del mondo maledetto e spesso anatemizzato da Dio e dai suoi santi. E allorché, come ciò avviene di frequente, il disordine si produce sotto forma di dispiacere, la causa è da individuarsi nel piacere falsamente cercato e non soddisfatto.

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