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La vita interiore di F. Pollien capitolo VII

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VIII

IL DISORDINE

Suoi effetti

120. Il pervertimento. – 121. Il male. – 122. La menzogna. – 123. La vanità. – 124. La schiavitù. – 125. Il gemito universale. – 126. La morte.

120. Il pervertimento. – Come calcolare le spaventevoli risonanze del disordine circa Dio, la mia vita e l’intera creazione? Esso è il pervertimento e il male, la menzogna e la vanità, la schiavitù per me e per le creature e infine la morte.

Il pervertimento mi mette in lotta con l’essenza delle cose… e, assalendo la ragione stessa della loro esistenza, distruggerebbe il mio essere e tutti gli esseri, se le opere di Dio si potessero distruggere, e se Dio, colla sua potenza, non riconducesse il mio essere a rendergli, in altro modo (n. 39), quella gloria che io oso rapirgli. Nessuna creatura potrà mai comprendere che cosa sia un solo peccato. Il pervertimento del peccato… mistero impenetrabile!… Ecco il male!…

121. Il male. – Non vi è che un solo male, come non vi è che un solo bene…; un solo male, di Dio e dell’uomo…; un solo bene, di Dio e dell’uomo…

L’unico bene di Dio è la sua gloria, poiché egli non può agire che in vista di essa (n. 27). Non è forse anche l’unico bene dell’uomo, dal momento che essa è tutto il suo fine di lode e di beatitudine? (nn. 32, 43) Fuori della gloria divina, che cosa vi è di bene per Dio e per me se non ciò che conduce ad essa?

Inoltre, l’unico male per Dio è ciò che ingiuria il suo onore. l’unico male dell’uomo è ciò che gl’impedisce di dare e di ricevere il bene supremo. Fuori del peccato, che cosa vi è di male, per Dio e per me, se non ciò che conduce al peccato e proviene da esso?

La gloria di Dio è dunque il bene unico, universale, la sorgente e il motivo di ogni bene. Il peccato è il male unico, universale, la sorgente e il motivo di ogni male.

I beni creati, per conseguenza, non valgono se non in quanto sono capaci di glorificare Dio; i mali del mondo non sono nocivi se non in quanto partecipano dell’iniquità. Quanti beni vi sono nella creazione! e tuttavia non ve n’è che uno… Quanti mali nell’universo! e tuttavia non ve n’è che uno… Mio Dio! quando giungerò a comprenderlo? Voi solo conoscete veramente il bene ed il male; ma noi!… «Diventerete come Dio, conoscendo il bene e il male » (Gn 3, 5); perfida promessa del tentatore, causa prima della prevaricazione. Il nemico di Dio ha sedotto l’uomo adescandolo con la scienza che confonde il bene e il male. Ma se io acquisterò la scienza che sa discernere il bene dal male, diventerò veramente simile a Dio, partecipe della sua luce. Concedete al mio occhio, o Signore, di entrare in questo lume del vostro volto!

122. La menzogna. – I disastri del male sono terribili nelle mie facoltà: menzogna nella mente, vanità nel cuore, schiavitù nei sensi.

Non sapendo vedere in Dio né il padrone della vita, né l’autore della felicità, il disordine priva della luce essenziale, che pone ogni cosa nella loro verità, e la vuota dell’idea divina che è il suo tutto. Stimando le creature per il loro piacere, il piacere per l’uomo e l’uomo per se stesso, falsifica e pone tutto al posto di Dio, sviandolo dalla propria destinazione. Menzogna radicale, sorgente di tutti gli errori! Non è forse la menzogna il delitto del primo omicida, che non è rimasto nella verità, né questa in lui, e quando mente parla di quel che gli è proprio, perché è mentitore e padre della menzogna? (cf. Gv 8, 44) Non fu, e non lo è forse ancora, la causa per cui il paganesimo tanto si degrada, da divinizzare l’uomo e i suoi vizi, le creature e i loro piaceri, e in cui tutto è Dio fuorché Dio stesso?

Di questo satanismo e paganesimo, ve n’è più o meno in ogni traccia di disordine, poiché, comunque sia la falsità, essa arriva sempre a dare alle cose create un posto che dovrebbe essere riservato a Dio. Qual è, o Signore, la vita vera che non idolatra nulla, né se stessa, né le cose che debbono servire per voi?

123. La vanità. – Oltre ad essere falsità nella mente, il disordine è, al tempo stesso, vanità nel cuore. « Vanità delle vanità, dice Qoèlet, tutto è vanità » (Qo 1, 2): Quanto sono vuote le creature che si accontentano di piaceri fugaci! Come sono vani i piaceri del mondo e come ci fanno presto sentire la vanità del niente! Come sono passeggeri questi vantaggi temporali privi di consistenza! Come sono fugaci questi affetti e relazioni umane che non producono niente per l’eternità! E come è vano il fumo prodotto da questo turbine del creato, in cui l’attività degli uomini e delle cose svanisce nel nulla!

Dio solo è eterno e niente sussiste di ciò che non ha consistenza e non è riferito a lui. Se dunque l’amore non mi unisce a lui e non mi fa trovare nelle creature un mezzo per salire a Dio, la mia vita è nulla, non serve a nulla. Signore, come sono vano io che vivo così poco dell’amore della vostra gloria!

Bisogna sperimentare un po’ questa pienezza per comprendere e sentire il vuoto. Molti cuori hanno languori e sofferenze delle quali non conoscono né la natura, né la causa, né il rimedio; il mondo è pieno di malcontenti che bestemmiano e che insorgono contro tutto, senza trovare ristoro alle loro torture. Però quan­do un poco di amore di Dio e di zelo per la sua gloria ha fatto sentire al cuore un po’ della sua pienezza, allora si rivela il significato delle sofferenze incomprese; allora si rischiara l’abisso del vuoto, in cui nulla nutriva il desiderio dell’infinito; allora ci si sazia alla sorgente che disseta.

124. La schiavitù. – Il supplizio del vuoto ne fa nascere un altro anch’esso orribile. Si creano in me dei bisogni profondi, insaziabili, che aumentano continuamente. Non sono più padrone di comandare ai miei desideri, né all’influenza seduttrice e dominatrice degli elementi che mi circondano. Triste schiavitù che fa della mia esistenza lo zimbello delle passioni e degli esseri posti a mio servizio!

Infatti, ogni necessità finale è una schiavitù. Io non posso sottrarmi al fine che mi è necessario; esso mi domina. E’ il mio padrone ed io il suo servo. « Non sapete voi, dice san Paolo, che se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia? » (Rm 6, 16). Dal momento che io pongo il fine della mia vita nel godimento delle creature, queste diventano la necessità dominante della mia vita, s’impongono con imperiosa tirannia ed io ne divento lo schiavo.

Ed è veramente così. Infatti qual è la sorgente delle mie inquietudini, dei miei turbamenti, delle mie tristezze, segni tutti della mia schiavitù? La sorgente unica è la ricerca del mio piacere. Sono inquieto quando ne temo la privazione, turbato quando ne sono privo, agitato quando mi è difficile ottenerlo, scoraggiato quando non trovo il mezzo di procurarlo, triste quando mi manca del tutto.

Sono schiavo e infelice nella misura esatta in cui cerco e voglio porre il piacere umano come fine della mia vita. Giusta punizione dell’ordine violato! Infatti, secondo sant’Agostino, « colui che non rende a Dio ciò che gli deve facendo quanto deve, glielo rende soffrendo quel che deve. Non vi è altra via di mezzo. Nel medesimo istante in cui uno non fa quanto deve, soffre ciò che deve. La bellezza dell’ordine universale è tale che non può tollerare nemmeno un istante di essere macchiata dalla bruttezza del peccato, senza essere riparata dalla bellezza della punizione ».

125. Il gemito universale. – Ecco alcuni segni degli effetti del disordine davanti a Dio e nella mia vita. San Paolo, con forti parole, ci dice la loro azione sulla creazione intera e la violenza che essi le fanno. « La creazione stessa, egli afferma, attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto » (Rm 8, 19-22). Sappiamo che ogni creatura geme… Quale parola!… San Paolo sentiva dolorosamente questo gemito universale. Egli dice: Sappiamo…; ma io che cosa so?… Io faccio gemere tutta la creazione e, tre volte sordo, non sento nulla…

126. La morte. – Se l’ordine è la vita, il disordine è la morte. Che cos’è la morte? Una separazione, una disgregazione, un annientamento; separazione del principio vitale, disgregazione degli elementi propri dell’essere, annientamento della sua esistenza. La morte è completa quando la sua triplice opera è compiuta, e comincia allorché questa ha inizio. Il regno della morte si estende a tutto ciò che è separazione, disgregazione, diminuzione.

Il disordine è la mia morte, perché mi allontana da Dio, stabilendo fra lui e me una separazione più o meno notevole. E’ la mia morte, perché disgrega l’unità delle mie facoltà, che diffonde e sparpaglia nel creato. E’ la mia morte perché impedisce la mia crescita per Dio, rimpicciolisce il mio essere, inaridisce o annienta i miei meriti. Per esso io sono separato da Dio, sparso nella creatura, rimpicciolito in me stesso. Il regno della morte è in me, e opera le sue distruzioni proprio là dove solo la vita avrebbe dovuto svilupparsi. Come sento in me l’opera dolorosa della morte! Come sono lontano da Dio, attratto dalle creature, indebolito in me stesso!

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Una Risposta

  1. Assusta-me a morte

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