• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    maggio: 2016
    L M M G V S D
    « Apr   Giu »
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  
  • Guarda il film online

  • Articoli recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 344 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



  • Teads - Top dei blog - Religione e spiritualità

La vita interiore di F. Pollien capitolo X

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO X

FUGA DEL PECCATO MORTALE

Primo grado della pietà

133. Il peccato. – 134. La riparazione. – 135. L’abitudine. – 136. Atti e abitudine. – 137. Evirare la fretta. – 138. Altezza di questo primo grado.

133. Il peccato. – Il peccato mortale è il dominio della soddisfazione umana fino all’infrazione grave e formale di un precetto divino. È il capovolgimento completo, radicale, dell’ordine essenziale della mia creazione. È la distruzione in me della vita di Dio; è il disordine nella sua orrenda perversità. Io mi metto innanzi a Dio, ne calpesto la sua gloria, immolandola al mio piacere. Tutti coloro che peccano mortalmente sono privi della gloria di Dio (cf. Rm 3, 23). È il male che bisogna piangere, come faceva Geremia: Considerate se è mai accaduta una cosa simile: ha mai un popolo cambiato dèi? Eppure quelli non sono dèi! Ma il mio popolo ha cambiato colui che è la sua gloria con un essere inutile e vano. Stupitene, o cieli; inorridite come non mai (cf. Ger 2, 10-12).

134. La riparazione. – I primi sforzi della pietà sono diretti contro questo abominio; il suo primo onore sarà di trionfarne. Comunque siano le lotte, essa riporterà la soddisfazione al suo ruolo di sottomissione e di servitù senza permetterle gravi usurpazioni dei diritti del Signore. La prima tappa dei suoi progressi sarà percorsa allorché essa avrà sufficientemente elevato e fortificato la mente, il cuore e i sensi, affinché la gloria divina sia vista, amata e ricercata a preferenza di qualunque disordine di amor proprio, capace di offendere Dio mortalmente.

Se il piacere non è in se stesso o nelle sue circostanze proibito dalla legge di Dio, e se è compatibile con la gloria divina, cercherò di rimetterlo al suo posto e di rendergli il suo ufficio di ausiliare. Ma allorché un precetto esige il sacrificio del piacere, senza possibilità di conciliazione, lo sacrificherò anche a costo della vita. A questo prezzo i diritti di Dio vogliono essere rispettati; nessun piacere, neanche quello della vita, può prevalere su di essi.

135. L’abitudine. – Quando sarò nella disposizione di rettificare e di sacrificare, se fosse necessario, ogni soddisfazione, piuttosto che commettere volontariamente un peccato mortale; quando, nell’occasione, agirò con prontezza e facilità; quando questa disposizione sarà solidamente stabilita nell’anima mia, allora avrò raggiunto il primo grado della pietà.

Il predominio di questa disposizione non sarà completo se non quando avrà conquistato tutte le mie potenze, e potrà governarle e difenderle così potentemente, che nessuna creatura, nessuna circostanza farà penetrare il nemico, salvo un caso imprevisto. Il peccato mortale non deve più trovar posto nella mia anima e nemmeno nel mio corpo. « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza e con tutta la tua mente » (Lc 10, 27).

Ho detto: salvo un caso imprevisto, perché la debolezza umana è tale, da rendere sempre possibile siffatte miserie, nonostante le migliori disposizioni. Ma queste cadute passeggere non impediscono all’abitudine acquistata di sussistere e non fanno recedere l’anima dallo stato al quale essa è giunta. Parlando di uno stato dell’anima, di un grado di virtù, non bisogna mai far caso dei semplici sbalzi provenienti da mancanze di mera fragilità.

136. Atti e abitudine. – Questo grado, come pure gli altri susseguenti, non sono caratterizzati dalla maggiore o minore molteplicità degli atti prodotti, ma dall’unità e dalla perfezione della disposizione. L’anima infatti non arriva a stabilirsi in uno stato determinato, che nella misura in cui perviene all’unità della disposizione che la caratterizza. So bene che questa disposizione si acquista con la ripetizione degli atti, la quale, se contribuisce potentemente a formare l’abitudine, non è però l’abitudine. Infatti questa ha la sua radice naturale nelle tendenze dell’anima e quella soprannaturale nelle grazie infuse. Essa si sviluppa non solo mediante il mio lavoro umano, ma specialmente mediante il lavoro di Dio in me. Di questo tratterò nella seconda Parte. I fattori della mia vita sono anzitutto le tendenze naturali; poi le grazie soprannaturali e l’azione provvidenziale; infine, l’azione mia personale. Il risultato finale di questi quattro fattori costituisce la pietà.

137. Evitare la fretta. – Queste riflessioni, che troveranno più tardi il loro svolgimento necessario, debbo richiamarle ora per mettermi in guardia contro le impazienze e le inquietudini dell’impulso umano. Infatti, per la febbrile impazienza che assilla ai nostri giorni le anime di buona volontà, sarei immediatamente portato a precipitarmi in un movimento preoccupante o impaziente, che mi farebbe o temere l’impossibilità o cercare troppo presto la possibilità di costituirmi in uno stato la cui bellezza mi attrae. Ed io mi stancherei in timori ansiosi e vani o m’indebolirei in corse sconsiderate e infruttuose.

No, non tanta fretta. Non si comincia a edificare prima di aver fatto il piano e non si parte senza conoscere la meta. L’architetto prende il suo tempo per tracciare interamente i suoi piani. Egli non metterà gli operai al lavoro se non quando il progetto sarà pronto. Il viaggiatore studia e prepara il suo viaggio e non si mette in cammino se non quando i preparativi sono seriamente terminati.

Nello stesso modo qui io mi premunirò contro gli eccessi di timore o di precipitazione. Considererò il piano divino della mia vita fin nelle sue altezze, e mi renderò conto di esso nella calma, senza domandarmi fin dagli inizi, come arriverò all’esecuzione, perché non è bene mescolare e confondere i lavori. Mi applicherò anzitutto a studiare bene il fine. Le questioni sulle vie e i mezzi verranno in seguito, a loro tempo e luogo. Comunque siano le impazienze, le incertezze, i timori, gli scoraggiamenti che si solleveranno in me, non me ne preoccuperò. A ciascuna cosa il suo tempo ed a ciascuna questione il suo posto.

Ciò stabilito, riprendo la considerazione di questo primo grado della pietà consistente nella fuga del peccato mortale.

138. Altezza di questo primo grado. – La fuga del peccato mortale è già un grado della pietà, poiché mediante la vista, l’amore e la ricerca di Dio si evita il peccato, e ovunque essi si trovano uniti ivi è la pietà. Per quanto deboli ne siano gli inizi, tuttavia appartengono alla grande disposizione, che è la sintesi e l’unità vivente della vita cristiana.

Non è compito di un giorno arrivare, non solo a scacciare attualmente il peccato mortale, o ad avere la disposizione di evitarlo ad ogni costo, ma a formare e fortificare questa disposizione in modo da compiere con facilità e prontezza tutti i sacrifici attualmente necessari, anche quello della vita, per evitare un solo peccato mortale. Questa facilità e prontezza dovrà essere stabilita nei sensi, nel cuore, nella mente, in tutto il mio essere.

Sono io arrivato a questo punto? Non oscillo ancora fra le due parti? (cf. 1Re 18, 21). Ho compreso abbastanza come il Signore è mio Dio e come debbo servirlo?

Nella mia lotta contro il peccato ho resistito fino al sangue? (cf. Eb 12, 4). Posso dire di aver salito almeno il primo gradino della pietà?… Ne sono sicuro? Quale prontezza hanno la mia mente, il mio cuore, i miei sensi ad allontanare il peccato… l’idea del peccato? Ho vissuto nel peccato… ne sono interamente uscito?… Non ha esso lasciato in me delle segrete e profonde compiacenze?… Sono caduto nel fango… Mi sono rialzato e purificato interamente?… Che cosa sono io, mio Dio?… Ammasso di terra e di cenere, perché insuperbirmi? (cf. Sir 10, 9). Quale pietà è la mia se non sono ancora sul primo gradino?…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: