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La vita interiore di F. Pollien capitolo I

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO I

LA FUGA DEL PECCATO VENIALE

Secondo grado della pietà

140. Il peccato veniale. – 141. Sua gravità. – 142. La riparazione. – 143. Altezza di questo grado.

140. Il peccato veniale. – Che cos’è il peccato veniale? E’ il dominio della soddisfazione umana fino all’infrazione formale, ma leggera, di un precetto divino. E’ il dominio. La mia anima, attaccata alle creature col vischio del piacere, preferisce la sua soddisfazione all’ordine divino; soddisfa sé e disgusta Dio. Il precetto c’è e obbliga. L’anima mia lo conosce, almeno in parte, ma preferisce la sua falsa soddisfazione; il piacere la domina. Esso non domina però fino all’esclusione totale della gloria di Dio. Infatti produce un’infrazione leggera, sia che la leggerezza provenga dalla materia, non grave per se stessa, o dalla proibizione di cui essa è oggetto, sia che provenga da mancanza di avvertenza o di consenso sufficiente da parte mia. E poiché l’offesa non raggiunge la gravità, non toglie la vita. L’anima mia non è del tutto separata da Dio. Il peccato veniale è come una ferita fatta all’anima ed è pure un’offesa alla gloria di Dio.

141. Sua gravità. – Questo male, pur essendo di sua natura e per i suoi effetti assai meno grave del peccato mortale, è pur sempre un disordine essenziale, ossia un male al cui confronto tutti gli altri non meritano tal nome. Purtroppo, il mio piacere è talmente regola della mia vita che stento a comprendere questo male e più ancora a sentirlo. I mali che feriscono il mio piacere come li comprendo facilmente e come li sento fortemente!… Il male che attenta la gloria di Dio lo comprendo così poco e lo sento così debolmente! Chi comprende il peccato?

Dov’è la sapienza che lo comprenderà? Dov’è l’intelligenza che lo conoscerà?… Mio Dio! in quale aberrazione io vivo quando chiamo male ciò che invece spesso è cosa da nulla e stento a credere male ciò che lo è realmente. I mali che mi affliggono sono spesso così utili! Il peccato veniale non lo è mai. I più grandi mali contengono sempre qualche bene. Nel minimo peccato veniale, in quanto è peccato, non vi è la minima traccia di bene. Chi comprende il peccato?…

142. La riparazione. – Il secondo grado della pietà consiste nel porre riparo a questo disordine. Allorché commetto il peccato veniale, ossia antepongo la mia soddisfazione alla gloria divina, offendendo Dio, devo allora combattere fino a restituire a questa gloria santa il suo posto ed i suoi diritti. Nessun piacere l’usurperà.

Questo grado sarà costituito anche dalla facilità e prontezza a porre la mia soddisfazione al suo posto, senza permetterle di compiere deliberatamente la più piccola colpa veniale. Questa facilità deve padroneggiare la mia mente, il mio cuore e il mio corpo. Diliges ex toto… Essa deve estendersi a tutte le circostanze e a tutte le creature. E se fosse necessario sacrificare la mia vita, piuttosto che commettere volontariamente il minimo peccato veniale, debbo essere pronto a questo sacrificio. Allorché la virtù si sarà elevata a tal punto di chiarezza e di fermezza che nessun timore e nessuna attrattiva potrà indurre l’anima a offendere Dio, anche leggermente, allora essa avrà raggiunto il secondo grado della pietà.

143. Altezza di questo grado. – Questa elevazione non si raggiunge facilmente né comunemente. Bisogna infatti purificare le pieghe interne in cui si nascondono le considerazioni dell’egoismo, le adesioni alle creature, le ricerche della sensualità; disfare ad una ad una le maglie fitte e ingarbugliate che rinserrano la natura viziata, che si esternano in molteplici parole esprimenti giudizi temerari, maldicenze, collere, mormorazioni, ecc. Purificare poi le azioni in cui la verità, la giustizia, la carità, il dovere sono omessi o compromessi dall’interesse; piante malsane, purtroppo, così numerose, che invadono le conversazioni e la condotta, senza che ci si preoccupi di sarchiare il campo infestato da esse. Elevare infine le potenze dell’anima a quest’altezza e stabilità, affinché la diga della pietà abbia i suoi argini più alti e più forti di quelli delle acque delle passioni e possa dominare e resistere ai venti, comunque soffino, e alle acque che vi si precipitano contro. Quanti venti si scatenano! quanti torrenti irrompono! quante screpolature rovinano la pietà (cf. Mt 7, 27). Considerando anche solo le miserie veniali, non troviamo già un immenso lavoro da compiere?

A che punto sono io?… Ahimè! quante colpe veniali!… La ricerca di me stesso non mi è causa ad ogni istante di offendere Dio?… pur sapendolo bene?… pur rendendomene conto?… Quante colpe quasi ignorate provengono da abitudini che io trascuro di vigilare!… I miei istinti cattivi, poco o nulla repressi, come moltipli­cano le offese! E ciò quasi senza avvedermene!… Oh i miei peccati veniali, non so contarli! si sono moltipli­cati più dei capelli del mio capo (cf. Sal 39, 13).

Una Risposta

  1. Amem!

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