• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    giugno: 2016
    L M M G V S D
    « Mag   Lug »
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  
  • Guarda il film online

  • Articoli recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 344 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



  • Teads - Top dei blog - Religione e spiritualità

La vita interiore di F. Pollien Capitolo II

La vita interiore di F. Pollien Capitolo II

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO II

L’IMPERFEZIONE

Dominio dell’umano

144. Definizione. – 145. Dominio del piacere umano. – 146. Che male c’è? – 147. La sorgente del male.

 

144. Definizione. – Col peccato veniale è forse scomparsa ogni traccia di dominio dell’umano? L’opera è già inoltrata ma non è ancora compiuta. La prima parte di questa tappa è percorsa; rimane però una seconda parte più elevata ed anche più vasta. Dopo essermi liberato dalle ferite del peccato veniale, debbo ora liberarmi dai legami dell’imperfezione.

Che cos’è l’imperfezione? È il dominio del piacere umano fino alla semplice trasgressione di un consiglio o a quella inavvertita di un precetto. E’ anteporre la ricerca di me stesso e del mio piacere alla gloria di Dio, in cose di loro natura buone o anche cattive in se stesse, ma senza che vi sia offesa formale di Dio. Allorché senza offesa formale della divina Maestà, uso una creatura con intenzioni egoiste, orientando la direzione del mio atto verso la mia soddisfazione, ed obbedendo troppo all’influsso dominante della natura, io commetto un’« imperfezione ».

Due segni caratterizzano questo disordine: 1) il dominio dell’umano; 2) l’assenza di offesa formale di Dio. Il primo, ossia il dominio dell’umano, sarà l’oggetto di questo capitolo; il secondo, cioè l’assenza di offesa formale, verrà trattato nel capitolo seguente.

145. Dominio del piacere umano. – Dominio, conosciuto o no, voluto o no, attuale o abituale, influente sull’atto o sul modo dell’atto. Vi sono perciò le imperfezioni involontarie e quelle volontarie. Queste, riconosciute e volute; quelle, mancanti di avvertenza o di consenso. Tale dominio, senza far uscire l’atto dai limiti dell’utile e dell’onesto, arresta tuttavia, in certo modo, quest’atto in me prima di tutto. Vi è troppa adesione e sosta nel piacere, il quale non dovrebbe essere che un mezzo di slancio; ed è questa adesione e questa sosta che impediscono al mio movimento di tendere prima di tutto, almeno virtualmente, alla gloria di Dio. In tal modo sono portato a mancare alla pienezza del consiglio dell’apostolo: « Sia che mangiate, sia che beviate, sia facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio » (1 Cor 10, 31).

Dio non deve mai, in nessun luogo e in nessuna misura, occupare il secondo posto. L’intenzione del mio atto può indirizzarsi anzitutto a lui in modo attuale o virtuale. L’essenziale è che sia rivolto a Dio e che la mia soddisfazione sia posta al suo servizio. Pure senza offendere Dio formalmente, non devo nemmeno comportarmi con lui da uomo grossolano, che passa sempre il primo, parla e si serve per primo.

La scortesia verso gli uomini è assai disdicevole; tanto più quella verso Dio. È certamente meno grave mancare alle convenienze umane che a quelle divine.

146. Che male c’è? – Questo male è un’abitudine della natura corrotta, che si ripiega su se stessa per preoccupazioni egoiste. Secondo l’energica espressione della S. Scrittura, l’anima è, in questo stato, ancora un po’ ricurva. Essa obbedisce a quella tendenza di ricerca personale che fa sempre vedere nelle creature, anzitutto e per istinto, ciò che può recare diletto, e spesso, anche senza rendersene conto, la forza di quest’abitudine conduce l’occhio a vedere, il cuore ad amare, i sensi ad agire, in forza ed a causa di una certa preferenza personale, sicché il bene stesso è visto, amato e ricercato sotto un riflesso troppo umano. L’adesione alla creatura arresta in me, in una certa misura, il dominio e l’esercizio delle mie facoltà. In sostanza, io obbedisco in ciò, più agli istinti della natura che agli impulsi della grazia.

147. La sorgente del male. – E’ dunque nelle tendenze, istinti ed abitudini della natura corrotta, che bisogna cercare la sorgente profonda dell’imperfezione. Qui mi preoccupo effettivamente di studiare l’interno della mia vita. Poiché si tratta di definire l’ascesa della mia anima verso Dio per mezzo della purificazione interna, io non posso accontentarmi di caratterizzare i miei atti dal lato esterno ed oggettivo della loro difformità con l’ordine divino e dei loro perniciosi effetti. Non basta costatane che tal atto è in opposizione mortale, veniale od imperfetta, con l’ordine voluto da Dio e che produce in me funeste conseguenze. Bisogna che sappia perché e come la mia anima è portata a questa opposizione ed a questo male; bisogna trovare la sorgente.

Questa sorgente l’ho anzitutto cercata per il peccato mortale (n. 133) e per il peccato veniale (n. 140). Ora la cerco per l’imperfezione e la trovo in ciò che è l’unica causa delle manifestazioni del disordine in tutti i suoi gradi: l’adesione a me stesso, e quella, più o meno profonda del mio essere, alle cose create, per mezzo del piacere. In questo modo sono giunto a riconoscere: nel peccato mortale, il dominio della soddisfazione umana fino all’esclusione della gloria e della vita divina in me per l’infrazione grave e formale di un precetto divino; nel peccato veniale, il dominio del piacere umano fino all’infrazione leggera di un precetto. Nell’imperfezione ritrovo ancora questo dominio della soddisfazione falsa. L’adesione alle creature e a me stesso, è ancora abbastanza accentuata per stabilire una preferenza, un predominio dell’umano, che porta con sé l’incuranza di un consiglio o l’infrazione non peccaminosa di un precetto.

Una Risposta

  1. Obrigado! so com um coracao puro chegaremos ate Deus.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: