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La vita interiore di F. Pollien Capitolo IV

La vita interiore di F. Pollien Capitolo IV

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO IV

L’IMPERFEZIONE

Suo male

153. Perché l’imperfezione non è peccato? – 154. La sua affinità con esso. – 155. La sua frequenza. – 156. Il suo male.

153. Perché l’imperfezione non è peccato? – Per qual motivo nell’imperfezione non vi è offesa formale alla Maestà divina? Forse che Dio, nella sua bontà, adattandosi alla mia debolezza, non ha voluto imporre alla mia povera natura decaduta difficoltà superiori alle sue forze?

Dio conosce il fango di cui sono impastato (cf. Sal 102, 14) ed egli, che fu rigoroso con gli angeli, come sa essere misericordioso con l’uomo! Egli permette «che si possano trascurare i consigli riguardo a cose sante, per sceglierne altre inferiori a queste, senza che vi sia peccato».

Oppure non vi è nel mio giudizio sufficiente avvertenza o nella mia volontà sufficiente consenso? Ho nell’interno tante deficienze! Subisco dall’esterno tante attrattive! L’incontro di entrambe produce in me tanti sbalzi, distrazioni, debolezze! O forse il disordine, in questo grado, non raggiunge ancora la sostanza dell’atto al punto da impedirgli di andare in qualche modo a Dio sebbene imperfettamente? Malgrado l’imperfezione che lo contamina, l’atto conserva una sostanza e degli accidenti che gli lasciano sufficienti rapporti con l’onore divino per non incorrere nella macchia e nella pena del peccato formale.

Dio, l’uomo, l’atto che mette l’uomo in rapporto con Dio. In Dio la bontà; nell’uomo la debolezza; nell’atto la moralità: ecco i tre punti fuori dei quali sarebbe difficile cercare, e nei quali è possibile, senza dubbio, trovare il motivo di quest’assenza di offesa formale nel disordine dell’imperfezione.

154. La sua affinità con esso. – Il peccato veniale e l’imperfezione sono tuttavia affini, sicché spesso è assai difficile distinguere l’uno dall’altra, e molte persone accusano, come peccato, le semplici imperfezioni, mentre altre non s’inquietano per tanti peccati veniali che commettono perché li ritengono imperfezioni. Infatti, da un lato le cose cattive in sé diventano semplici imperfezioni per la mancanza di avvertenza o di consenso; dall’altro la trasgressione di un consiglio è sovente peccato, sia per l’intenzione poco retta, sia per le circostanze, ad esempio la mancanza di edificazione che può accompagnare una leggera trasgressione al silenzio. Si vede anche, dall’esempio dei santi, che Dio punisce talora come vere colpe, alcune infedeltà, che, in una anima ordinaria, sarebbero semplici imperfezioni. Son forse queste, nei santi, veri peccati a causa soprattutto dei lumi immensi dei quali è rischiarata l’anima loro? Non so. Ma il fatto che Dio li punisce così rigorosamente è quanto mai significativo.

155. La sua frequenza. – Nonostante io sia giunto ad evitare abbastanza fedelmente il peccato, posso tuttavia misconoscere quasi di continuo l’ordine della mia creazione. E’ cosa già così elevata e rara la fuga dal peccato veniale deliberato!… e tuttavia la mia vita può essere ancora un disordine continuo! …

Dico: disordine continuo, poiché le circostanze in cui bisogna evitare il peccato sono assai meno frequenti, nella vita, di quelle nelle quali si hanno da compiere atti buoni. La trama ordinaria della vita si compone di una successione ininterrotta di atti onesti in sé e naturalmente buoni. Le tentazioni da vincere e le colpe da evitare sono relativamente assai meno numerose. Non sempre mi trovo di fronte ad una tentazione o ad un peccato, ma ho sempre da fare qualche cosa sia con la mente, sia col cuore e sia col corpo. Quanti particolari in una sola giornata! Pensieri, parole, opere, si succedono a migliaia.

Ebbene, se in questo incessante lavoro che è la vita uso abitualmente delle cose per me solo, arrestandomi in qualche modo a me e al mio piacere, dimenticando più o meno Dio e mettendolo praticamente al secondo posto, vivo nel disordine abituale. La mia vita, senza essere peccaminosa, non è tuttavia conforme all’ordine della precedenza del Padrone sul servo.

156. Il suo male. – Essendo discorde col piano divino, l’imperfezione è un male, che dovrò evitare a costo del mio sangue e della mia vita. Se questo male, o Signore, turba così grandemente l’ordine stabilito da voi, che cosa sarà il peccato, di cui vi mostrate tanto offeso, e che detestate con gemiti tanto amari? Niente mi ha fatto penetrare così profondamente la malizia del disordine come questa considerazione. Se ho compreso il piano della mia creazione e lo scopo del mio essere, debbo esserne convinto e, direi, annientato.

Che ho fatto finora?… Se io, uomo abominevole e corrotto, ho bevuto l’iniquità come l’acqua (cf. Gb 15, 16), non ho forse respirato l’imperfezione come l’aria?…

Non entra essa nell’anima mia ad ogni respiro come l’aria nei polmoni?…

Santa Caterina da Genova narra che un giorno « Dio le diede una chiara visione di se stessa, ossia delle sue cattive inclinazioni contrarie al puro amore; ed ella comprese che avrebbe preferito non esistere piuttosto che aver offeso il suo amore, non solo col minimo peccato ma anche col più piccolo difetto ».

 

Una Risposta

  1. Ajuda-me Deus a levar uma vida santa! Obrigado

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