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La vita interiore di F. Pollien Capitolo V

La vita interiore di F. Pollien Capitolo V

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO V

LA RETTITUDINE

Terzo grado della pietà

157. Suo oggetto proprio. – 158. Portata di questa parola. – 159. Essa si estende a tutto. – 160. Ciò che manca per costituire In perfezione.

157. Suo oggetto proprio. – Correggere il disordine dell’imperfezione, ossia rimettere al suo posto il divino, nei particolari buoni o indifferenti della mia vita, in modo da vedere, amare e cercare prima di tutto e in tutto abitualmente Dio, e me soltanto dopo di lui, non è ancora la perfezione ma è già la rettitudine, la vetta della seconda tappa della pietà. Dopo aver corretto gli atti cattivi, esclusi i peccati mortali e veniali, bisogna correggere gli atti buoni e liberarli dal disordine che li altera. Corretti in tal modo gli atti buoni, non resta più alcuna traccia di questa seconda parte del disordine, caratterizzata dal dominio del mio piacere anteposto a Dio. Tutto questo male è scomparso, pertanto il terzo grado dell’ascesa totale si chiama rettitudine.

158. Portata di questa parola. – La parola « rettitudine » non indica affatto che il bene abbia acquistato la pienezza della sua intensità e non sia più suscettibile di aumento. Non indica neppure che il bene sia del tutto puro, poiché nella mia anima rimangono ancora i legami segreti al di fuori di Dio e dei quali più avanti ne considererò la molteplicità. Inoltre essa non indica affatto che queste ultime tracce del disordine, che chiamai (n. 130) divisione tra la soddisfazione umana e la gloria divina, siano scomparse. Ma indica che il bene è scevro da preferenze umane. La ricerca dell’io prima di Dio è totalmente esclusa; la subordinazione dell’uomo a Dio è completa; la mia vita è conforme all’ordine; è retta.

159. Essa si estende a tutto. – Che cos’è che rende retta la mia vita? Non altro che la vista, l’amore e la ricerca di Dio innanzitutto, ossia la pietà giunta a quello stato di perfezione relativa che esclude ogni disordine. « Tutto quello che fate, dice san Paolo, in parole ed in opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre » (Col 3, 17). Ed ancora: « Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio » (1Cor 10, 31). Tutto, assolutamente tutto, dice l’apostolo, ogni cosa in particolare e tutte le cose insieme: Omne quodcumque… Omnia… In primo luogo ogni cosa nel suo tutto sia veramente e pienamente ordinata a Dio: Omne quodcumque. Questa è la rettitudine particolare dell’atto. In secondo luogo: tutte le cose nel loro insieme, nel loro tutto organico, in modo che il collegamento della mia vita, nel suo tutto universale, sia effettivamente subordinato all’onore del nome divino: Omnia. Ecco la rettitudine generale dello stato di vita.

Dunque, Dio prima di tutto; questo prima e questo tutto caratterizzano la rettitudine dell’atto e della propria vita. Qui tutte le facoltà dell’anima e del corpo non evitano soltanto ogni peccato, ma anche l’usurpazione dei diritti di Dio. Tale disposizione di vedere, amare e ricercare anzitutto Dio, abbraccia tutte le cose senza alcuna eccezione. Dio è veramente al suo posto, in cima alla mia vita. Egli è rimesso pienamente al primo posto, come conviene alla sua dignità di Signore, ed io totalmente ricondotto al secondo posto, come conviene alla mia umiltà di servo. Un atto della mia vita è retto, allorché questa subordinazione è interamente effettuata. Lo stato della mia vita è conforme all’ordine, quando la mia intera esistenza è così coordinata.

160. Ciò che manca per costituire la perfezione. – Quando avrò ristabilito l’ordine nei miei rapporti con Dio, sarò allora arrivato alla perfezione? No, perché, come vedremo in seguito, questo non è sufficiente a dargli il primo posto nel nostro cuore, poiché Dio vuole il nostro cuore tutto intero. Egli infatti disse: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente» (Lc 10, 27). Ciò è giusto: « Noi siamo talmente di Dio, da lui e per lui, dice san Francesco di Sales, che non potremmo pensare ciò che noi siamo per lui e ciò che lui è per noi, senza essere costretti ad esclamare: Io sono vostro, Signore, e non debbo essere che vostro; la mia anima è vostra e non deve vivere che per voi; la mia volontà è vostra e non deve amare che voi; il mio amore è vostro e non deve tendere che a voi ». « Il grande bene delle nostre anime, è appartenere a Dio, e il loro grandissimo bene è appartenere solo a Dio. Siate dunque interamente di Dio, conclude il santo dottore, e non siate di altri che di lui, desiderando di piacere solo a lui e alle sue creature in lui, secondo lui e per lui. Quale maggiore benedizione vi potrei augurare? ».

Per conseguenza, sbaglieremo se volessimo arrestarci nel cammino della perfezione accontentandoci di mettere nella nostra vita una semplice rettitudine. Dovendo stu­diare più a lungo il perché e il come dobbiamo eliminare la divisione del nostro cuore, esaminiamoci a qual punto siamo rispetto a questo grado preliminare, che consiste nel mettere Dio al suo posto e sempre al primo posto.

Una Risposta

  1. Obrigado!

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