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La vita interiore di F. Pollien capitolo VI

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VI

LO STATO DELLA MIA ANIMA

161. Il mio interesse. – 162. Quello di Dio. – 163. Essi non sono incompatibili. – 164. Nella vita spirituale. – 165. Se volessi scandagliare!…

161. Il mio interesse. – Quali tristi costatazioni dovrò forse fare confrontando la rettitudine di una vita bene ordinata, con la realtà di ciò che sono e di ciò che faccio! Nel bene che credo di fare, giacché ora non si tratta più di peccato formale; nel continuo succedersi delle azioni buone o indifferenti delle quali si compone la trama ordinaria dei miei giorni; in questa parte della mia vita, che è di gran lunga la più importante perché occupa il maggior tempo, qual è il compito abituale delle mie preoccupazioni, adesioni e sforzi? Ahimè! con grande verità e confusione, riconosco un centro di attrazione che domina e assorbe alquanto l’utilità umana, quella che confina coi bisogni del piacere e delle risorse. Le consuetudini dell’occhio, del cuore e delle braccia mi hanno reso attentissimo, troppo sensibile e abbastanza esperto su questo punto inferiore che, d’ordinario, esse superano di poco. Infatti è facile costatare come mi comporto nelle relazioni con le persone, le cose e gli avvenimenti ai quali è legata la mia esistenza quotidiana. I miei giudizi interni di pensiero, ed esterni di parole, non si elevano a riconoscere ed affermare, come bene o male, se non ciò che favorisce o contraria i piaceri o i vantaggi puramente umani. Io amo o detesto, secondo la minore o maggiore soddisfazione che provo. Ricerco o evito, per abitudine ed istinto, ciò che serve o nuoce umanamente. Dunque, la regola pratica di ciò che sono internamente e manifesto all’esterno, è spesso questa effimera e bassa utilità umana alla quale mi riduco.

162. Quello di Dio. – La perfezione richiede che il vantaggio umano sia dominato e illuminato da quello divino. Ma questa efficacia delle cose a promuovere un progresso delle anime in Dio, la conosco io forse? Ne so la portata? In teoria certamente, poiché ho letto, o almeno ho sentito le massime del vangelo in cui il Maestro divino ne traccia sì luminose regole. Ma queste massime, fermento divino, le ho sapute unire ai tre gradi della mia pietà, per elevare e trasformare i miei pensieri, i miei sentimenti, la mia condotta? Tutto ciò che nostro Signore chiama beatitudini (cf. Mt 5, 3-11): povertà, mitezza, lacrime, fame e sete di giustizia, misericordia, amore della pace, persecuzioni, calunnie, maledizioni, tutte queste cose il mondo le chiama disgrazie e stoltezze. Le mie conversazioni e la mia condotta sono più conformi a Dio che al mondo?… Per l’amore dei nemici, delle croci, delle privazioni, della vita nascosta, semplice e sobria; per l’odio di sé, dei parenti e di tutto ciò che è occasione di scandalo e ostacolo alla vita divina; per la fiducia nella divina Provvidenza, l’efficacia della preghiera, l’utilità del digiuno, l’abnegazione dell’elemosina, in una parola, per i consigli evangelici, sono io profondamente degno di essere chiamato il discepolo di Gesù?… Nelle vicende giornaliere, generali o particolari, qual preoccupazione ho io e qual facilità a vedere il progresso del regno di Dio in me e nell’umanità? Non è questo, forse, il vero significato degli avvenimenti? Così è inteso da Dio e dai suoi fedeli. Ma quanto sono ancora difforme dal pensiero di Dio! e quanto lontano dalla convinzione dei suoi fedeli! Il mondo umano mi è abbastanza aperto, ma il mondo divino mi è troppo chiuso.

163. Essi non sono incompatibili. – Il male, inoltre, non consiste nel pensare ai miei interessi o nel vedere l’utilità delle cose. La mia soddisfazione può anche essere appagata; spesso, anzi, deve servire alla gloria di Dio. Non lo ripeterò abbastanza a me stesso: Dio, per la sua gloria e per la mia felicità in lui, vuole che io cresca, che perfezioni per lui la mia mente, il mio cuore, i miei sensi. Per questo vuole che io adoperi i mezzi posti a mia disposizione. Per far buon uso dei mezzi, vuole inoltre che mi serva anche del piacere creato. Dunque, nessuna incompatibilità fra la mia soddisfazione e la sua gloria; l’una non esclude l’altra, l’una richiama l’altra. La soddisfazione non deve però dominare, né restare puramente umana. Nel corso ordinario della mia vita, non so davvero se vi sia un pensiero, un affetto, un atto, in cui la gloria di Dio abbia avuto assolutamente il suo posto, eccetto qualche occasione, in cui ho pienamente accettato una sofferenza.

164. Nella vita spirituale. – Nel campo spirituale, almeno, le mie vie sono più diritte? Qui senz’altro, io cerco un po’ di più l’interesse personale. Le pratiche di pietà mi sembrano buone quando mi appagano, e chiamo buona una giornata che mi ha dato molte soddisfazioni. Ciò che non mi appaga mi sembra cattivo. Qual è la regola di questi giudizi? La mia soddisfazione personale.

Nella comunione, nella meditazione, nella preghiera, cerco le consolazioni. Benissimo! purché per mezzo di queste io mi ecciti e mi fortifichi per adempiere il mio dovere. Quanto ha bisogno di gioia l’anima per essere zelante nel servizio di Dio!… Ma, goloso nella devozione come nei cibi, cerco ciò che piace al palato più di ciò che fortifica e purifica. Qual è il motivo della mia fedeltà a certe pratiche in certi giorni? o delle mie infedeltà a certe altre in altri giorni? Amante fantasioso, al quale piacciono poco i duri lavori ed i seri profitti, mi lascio attrarre maggiormente dalla bellezza dei fiori o dal sapore di certi frutti, che non contengono nulla e non valgono più del loro contenuto. Dove posso gustare questa bellezza e questa dolcezza, mi sembra che tutto sia eccellente, compreso me stesso; sono soddisfatto. Ma viene il freddo o l’aridità che fa cadere i fiori e i frutti; l’orto delizioso delle pratiche di pietà è vuoto ed io pure; esso non vale più nulla ed io meno ancora; abbandono tutto e mi scoraggio. Praticamente, dunque, e troppo spesso, è la gioia che godo o che godrò che mi porta a scegliere, a fare o a lasciare le mie pratiche di pietà. Strano modo di giudicare di esse; povere pratiche, troppo piene di me e troppo vuote di Dio!

Nelle altre opere soprannaturali, ad esempio quelle di zelo e di carità, quale posto occupa la preoccupazione della stima, la ricerca della lode, il bisogno della ricono­scenza, il desiderio del successo! Che bisogno impellente di compiacermi in ciò che faccio! … E quando non vi ho raccolto questa messe, come sono triste e scoraggiato! Non misuro troppo volentieri il valore del mio lavoro dalla quantità di gioia che mi apporta? Non vi aderisco in proporzione della consolazione che mi arreca? Non mi ci dedico nella misura in cui mi appaga? Giudizi, affetti, azioni sono ancor troppo regolati dalla ricerca personale.

165. Se volessi scandagliare!… – Vita naturale, vita spirituale, tutto in me è quasi ispirato, regolato, diretto, dominato dalla mia soddisfazione. Qual terribile esame di coscienza, se volessi penetrare gli intimi particolari dei miei pensieri, affetti ed azioni! … Come vedrei il maledetto istinto della mia soddisfazione egoista soppiantare più o meno la gloria di Dio!… Oh, non saprò mai fino a qual punto la mia vita sia un disordine!… L’io dappertutto per primo… Dio messo di continuo al secondo posto o bandito. In ciò che faccio, in ciò che mi accade, in ciò che ricevo o che evito, l’io è al primo posto; amo per me, detesto per me… Come mi aiuta a glorificare Dio la mia soddisfazione? Quale slancio di libertà essa arreca alle mie potenze per usarle in modo fruttuoso? Questa duplice domanda, di fronte alle cose ed ai loro piaceri, dominerà, sempre dall’alto ed efficacemente, una ragione giudicata abbastanza pratica per tradurre in atto le sue convinzioni. Ed io?… Trascinato dalla sollecitudine del mio profitto o del mio benessere umano, non saprei guardare per primo, in me, se non le mie convenienze, e nelle creature, la loro corrispondenza ai miei gusti. Signore, ho mai pensato a ciò che è una vita retta e al posto che a voi spetta?

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Una Risposta

  1. A vida interior è como uma voz calma e misteriosa na escuridâo da noite! Obrigado, jose

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