• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    luglio: 2016
    L M M G V S D
    « Giu   Ago »
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    25262728293031
  • Guarda il film online

  • Articoli recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 344 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



  • Teads - Top dei blog - Religione e spiritualità

Reportage dalla Corea (parteII)

Reportage dalla Corea (parteII)

intervista

Come vi avevo annunciato, ecco a voi la seconda parte dell’intervista rilasciata al priore della certosa coreana. Buona lettura.

Vita in Corea per voi: aspetti positivi e difficoltà.

Per i monaci europei arrivati in Corea, come ho già detto, la principale difficoltà, per prima cosa è la lingua. Per me che devo interagire spesso con i novizi coreani per la formazione, questi interventi richiedono una preparazione, molto tempo. Non si può negare che ci sia una «piccola barriera della lingua», tuttavia credo che non sia insormontabile, visto che tutti i giovani coreani si interessano all’apprendimento dell’inglese. E gli sforzi che dobbiamo fare per comunicare hanno talvolta l’effetto positivo di affinare in noi “il senso dell’altro”.

Al livello ecclesiale siamo sempre colpiti, noi europei, dalla vitalità e dalla coerenza della Chiesa coreana. Come consumatori (se mi permetto di usare questa parola profana) ci dispiace, per i nostri novizi, del repertorio ristretto della letteratura spirituale e teologica.

Alcune case editrici hanno fatto uno sforzo immane a tradurre dei testi importanti pubblicati in altre lingue, tuttavia ci si domanda talvolta se la scelta si è concentrata sui testi più validi. Ma in ogni caso, la letteratura religiosa si sta sviluppando poco a poco. Attualmente, le difficoltà legate alla costruzione del monastero sono una cosa del passato, e apprezziamo soprattutto i lati positivi del carattere coreano. Penso che il coreano sia capace di amicizia, profonda e solida. Anche una grande generosità- anche sul piano materiale, ma ciò si traduce in qualità del cuore. A causa della nostra vocazione solitaria, abbiamo pochi contatti con la popolazione locale, so che questo a molti dispiace. Spero che si comprenderà nel tempo che ci interessiamo davvero alla vita delle persone e che cerchiamo di aiutarli spiritualmente. – Ogni lunedì facciamo una passeggiata fuori dalla clausura, non è raro incontrare delle persone lungo il cammino. L’accoglienza che ci fanno è quasi sempre molto gentile: penso che sia indice del fatto che ci siamo integrati poco a poco al luogo (all’inizio era diverso: abbiamo poi capito che il coreano accorda la sua fiducia solo dopo l’esperienza).

Le cose importanti che dite ai postulanti

Guigo raccomandava questo al primo contatto con un aspirante: “Ostenduntur ei dura et aspera”. (gli si mostrano delle aspettative austere) Ma sì! bisogna avere i piedi per terra. Vedete l’episodio dell’uomo che batte una torre nel Vangelo. Cito sempre questo testo agli aspiranti.

Solo, che questa è solo una parte della risposta. Per raggiungere lo scopo, bisogna aver percepito già qualcosa dall’inizio che è divino. L’altro testo che cito volentieri è la famosa massima della lepre: Un giovane monaco è turbato di vedere tanti monaci lasciare il deserto dopo un certo periodo (già allora!). Un anziano gli spiega: quando un gruppo di cani caccia la lepre, essi corrono per molto tempo, si stancano e alla fine rinunciano all’inseguimento, tranne uno che continua. Perché continua? Perché ha visto la lepre – «aver visto la lepre», è aver ricevuto la grazia di una certa intuizione del mistero straordinario che è quello di Dio e della sua presenza in noi. Un’intuizione, ma attenzione- nell’oscurità della fede: questa oscurità può essere totale, ma c’è anche quella che chiamo illuminazione data da Dio. È misterioso, nascosto, ma ciò fa una vocazione. Bisogna orientare i giovani a guardare verso ciò che (un grande monaco) chiamava “l’abisso del cuore”.

Lo spirito dei vostri Statuti

I nostri Statuti vogliono aiutarci a realizzare la vita certosina, che è un’armonia, un equilibrio. Armonia tra solitudine e vita fraterna (anche quella è importante). Armonia tra preghiera e lavoro, servizio. Armonia nella stessa preghiera, tra preghiera silenziosa e espressione esteriore, ossia la Liturgia. Il testo attuale si è forgiato nei secoli e si deve riconoscere che riesce ad inculcarci questa armonia, questa saggezza. Ora un’armonia richiede sempre un punto di unione. Da noi, questo punto è la solitudine, di fronte a Dio, «il nostro scopo e sforzo principale è cercare Dio nel silenzio e nella solitudine della cella». Questo testo, che occupa buona parte nei nostri Statuti, era nella prima edizione, del 1120 circa. Aggiungiamo che il testo degli Statuti, nella sua forma, è stato profondamente rimaneggiato in seguito all’aggiornamento voluto dal Vaticano II. Oggi mette fortemente l’accento sulla responsabilità personale. L’osservanza regolare non deve essere conformismo. Per fare un esempio: dopo aver trasmesso una forma abbastanza severa di povertà, nel senso di spoliazione materiale, il testo conclude: “ più la povertà è abbracciata volontariamente, più è gradita a Dio. Poiché ciò che è lodevole non è la privazione in se stessa, ma la libera rinuncia ai beni del mondo. Ma tenete presente che questa frase è dello stesso Guigo, autore del testo del 1120 !

Un autore ha detto: la primavera viene dal silenzio. La vostra esperienza di silenzio?

Non conosco l’autore che citate, mi riservo dal commentare sul senso della sua frase. Devo dire che l’esperienza concreta del silenzio varia molto da persona a persona. Coloro che si ritrovano in un’analogia “biologica” (come quella della primavera) fanno esperienza di una crescita interiore. Quando si è soli di fronte a se stessi, ciò che emerge non è mai positivo. Tutto ciò che può esserci in noi di meschino, corrotto, cattivo è spesso ciò che si mostra di più quando si entra in una stanza per starci. Ma se si ha la pazienza di aspettare, allora appare poco a poco tutt’altro. Qui è difficile spiegarlo, perché ogni persona utilizzerà parole diverse. Si potrebbe dire che la grazia del Signore (perché si tratta certamente di una grazia) fa fuoriuscire da noi “il meglio di noi stessi” come dicono in alcune parti i nostri Statuti. E questo “migliore” è di sicuro una relazione d’amore personale con il Cristo o con il Padre. Dicevo: “se si ha pazienza di aspettare”. “Saper aspettare”, è questo il segreto della vita certosina.

Alcuni spettatori del film «Il Grande Silenzio» pensano che i certosini si disinteressano del mondo.

Se tutti fossimo certosini, evidentemente sarebbe un problema. La nostra vocazione non è la sola nella Chiesa. Ringraziando Dio. Ma ci si può chiedere se il bisogno più grande del mondo oggi non è quello di un «supplemento dell’anima», come diceva un non-cattolico, il filosofo Bergson. Allora, crediamo ad un’intercomunicazione tra le anime, a qualcosa che può passare dal nostro cuore al cuore di tutti gli uomini viventi nel mondo, se questo soffio è portato dalla grazia di Dio. Mettere amore nel cuore degli uomini, in pratica. Il nostro contributo alla vita del mondo, sarebbe proprio questo. È tremendamente esigente per noi: perché il soffio della grazia passa solo se diventa trasparente, ciò richiede una grande purificazione.

Cosa direste ad un giovane che aspira alla vita consacrata?

Ad un giovane che si sente attratto a donare tutta la sua vita a Dio, direi senza alcun dubbio: una vocazione consacrata è una cosa di Dio, non sua. La questione non è sapere ciò che più vi piace, ciò che più vi renderà felice. (Diffidate della domanda di “essere felici”; essa ha un senso legittimo, ma contiene spesso anche una trappola di egoismo). La questione primordiale è “ Cosa vuole Dio per me? Qual è il suo Piano d’Amore su di me?”

Dom Bulteau con giornalisti

Dom Bulteau con giornalisti

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

celle

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

interno chiesa

funzione funebre

funzione funebre

comunità riunita al cimitero

comunità riunita al cimitero

spaziamento

spaziamento

4 Risposte

  1. Obrigado, que Deus vos abençoe!

  2. Une aventure extraordinaire que de fonder un monastère à l’étranger. Prions pour que ce petit monastère devienne un centre spirituel pour la Corée.

  3. I had my vocation retreat last January in Korea and the experience was awesome!

    • Dear brother, thank you for sharing this beautiful news! An email was sent to you (in the name of the blog). Please read and answer us, if possible. Thank you for your attention. God bless you.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: