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La vita interiore di F. Pollien Capitolo III

La vita interiore di F. Pollien Capitolo III

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO III

LA TRASFORMAZIONE

189. Quotidie morior. – 190. Rinnovamento. – 191. L’elevazione per gradi. – 192. Il voto del più perfetto.

189. Quotidie morior. – Quando, e in che modo si compie questa rifioritura delle facoltà dell’anima a vita nuova? Ogni giorno, in un progresso costante. La morte opera tutti i giorni; così pure la vita; l’una però in modo diverso dall’altra. Io affronto la morte tutti i giorni, dice l’apostolo (cf. 1Cor 15, 31). Quanto al corpo, ciò si verifica per tutti; quanto all’anima, si verifica invece solo per colui che tende alla perfezione. Ogni giorno si porta con sé qualche avanzo di mortalità, fino al momento in cui l’ultima ala del muro di separazione crolla, causando la morte. Per il corpo, la risurrezione è differita e non avverrà che alla fine del tempo e in un istante (cf. 1Cor 15, 52). Il passaggio mediante la morte mistica non richiede alle facoltà un così lungo sonno; le trasformazioni si succedono agli annientamenti in breve spazio di tempo. Man mano che l’umano si indebolisce, si edifica il divino; questo è il passaggio quotidiano dell’anima alla vita. « In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita » (Gv 5, 24). «Non si può, dice san Francesco di Sales, restare a lungo nella nudità spogliati di ogni affetto: perché l’apostolo dice: Dopo aver deposto le vesti dell’uomo vecchio, rivestiamoci dell’armatura di Cristo. Dopo aver rinunziato a tutto, anche all’attaccamento alle virtù, per non volerne più una anziché un’altra, ma solo quella che sappiamo essere secondo la volontà di Dio, dobbiamo rivestirci di vari affetti, forse anche degli stessi ai quali rinunziammo; rivestircene non perché ci tornano graditi ed onorevoli, capaci di accontentare il nostro orgoglio, ma perché tornano a maggior gloria di Dio ».

190. Rinnovamento. – Per intendere in tutta la sua estensione la parola « affetti » usata dal dottore della pietà, bisogna comprendervi tutto ciò che colpisce l’anima, ossia tutti i moti, le disposizioni della mente, del cuore e dei sensi. I vecchi affetti erano umani, perché avevano per sorgente, per regola e per fine l’uomo. Essi muoiono lasciando nella tomba il triplice difetto di attingere in sé, di seguire sé e di arrestarsi a se stessi. I nuovi affetti che potrebbero essere gli stessi, dice il santo, o anche altri fino allora sconosciuti all’anima, saranno divini perché nati da Dio, conformi a lui, diretti verso di lui. Giudizi, sentimenti e condotta, sono radicalmente rinnovati: l’uomo esce da se stesso e si eleva in Dio. Non tentiamo nemmeno di parlare delle illustrazioni superiori, della potenza meravigliosa, delle ricchezze dei meriti, dei

doni straordinari e di tante altre grandezze di questa vita trasformata. Accontentiamoci di costatare come s’inganna il quietismo, ripudiando con tanta durezza l’interesse personale, la cui trasformazione è regolata da Dio con delicatezza, e ricompensata con generosità ineffabile. Perdendo la propria vita per Dio, il santo la ritrova (cf. Mt 16, 25); egli perde tutto per ritrovare tutto, o meglio, perde il nulla per ritrovare il tutto. Il santo non è mai senza soddisfazione, nemmeno fra i più eroici sacrifici; l’oblio di sé, l’odio di sé, l’annientamento di sé e la morte, non sono che la trasformazione della stessa morte nella vita ed il suo assorbimento nella vittoria, la ripetizione quotidiana nella morte quotidiana.

191. L’elevazione per gradi. – Mio Dio! quanto è elevata la perfezione… e come bisogna essere avanzati nella virtù per raggiungerla! Davvero avanzati, poiché bisogna aver percorso il cammino, almeno nel senso esposto nel libro precedente (n. 158), per elevarsi alle regioni della perfezione. Ci permettiamo una osservazione generale: i gradi della pietà si sovrappongono gli uni agli altri e sono come i gradini per i quali l’anima dispone la sua ascesa verso Dio, di modo che è impossibile stabilirsi in un grado superiore senza passare per quelli inferiori.

È chiaro infatti che un’anima non potrebbe stabilirsi nella fuga del peccato veniale, prima di essersi affermata contro il peccato mortale, né evitare abitualmente le imperfezioni, se prima non evita i peccati veniali, né essere perfetta prima di essere retta. Senza dubbio, il grado superiore comincia a formarsi allorché quello precedente ha compiuto il suo perfezionamento; tuttavia nei gradi inferiori si praticano già certi atti del grado superiore. Un peccatore, ad esempio, uscirà talvolta dal suo stato deplorevole, con un atto degno del più alto grado di perfezione, ma generalmente non si può mirare ad uno di tali stati, se non seguendo i gradi che ivi conducono.

Questo è importante per la direzione delle anime. Ogni grado ha i suoi doveri ed i suoi lumi particolari. Supporre in un’anima dei lumi che non ha, imporle dei doveri superiori alle sue forze, è esporsi a gravi errori. Il voto del più perfetto, ad esempio, non potrebbe essere permesso che ad una anima stabilita solidamente nello stato di perfezione.

192. Il voto del più perfetto. – Santa Teresa d’Avila fa una importante osservazione. Chi s’impegna col voto del più perfetto, non deve fermarsi alle inezie, ai minimi particolari della vita, per domandarsi ad ogni istante in quali di queste cose si trovi la maggior gloria di Dio: sarebbe puerile e ridicolo. La vita diventerebbe allora una sorgente di affanni, di scrupoli e di illusioni. No, non si tratta, dice la santa, di dare la caccia alle lucertole, ma di grandi disposizioni dell’anima, la quale deve stabilirsi in un profondo oblio di se stessa, in un grande disprezzo di ogni cosa creata, in un immenso desiderio della gloria di Dio. Questi sentimenti debbono essere il suo cibo quotidiano. Inoltre si richiede fedeltà semplice e costante nelle piccole cose e una scelta generosa del più perfetto nelle circostanze di qualche importanza.

Del resto, come ho detto, i lumi sono proporzionati ai doveri. Un’anima, nei gradi inferiori, non avendo il lume corrispondente a questo stato, si illuderà facilmente nella ricerca del più perfetto e cadrà nell’esagerazione. L’anima, invece, che ha raggiunto quest’altezza, non temerà tali scogli, avendo il lume per evitarli. Il sole di Dio splende su di lei con un’intensità sufficiente per illuminare da lontano gli oggetti piccoli e grandi e farglieli vedere nella loro vera luce. Beata l’anima che sa contentarsi della luce di Dio, contare su di essa per dirigersi, aprire gli occhi ai suoi raggi e seguirla nella sua crescita!

Del resto, santa Teresa fu condotta, in pratica, a modificare il suo voto in modo da considerare come più perfetto solo ciò che sarebbe stato affermato tale dal suo confessore. Era il mezzo più sicuro di porre fine alle inquietudini e agli scrupoli.

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