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La vita interiore di F. Pollien Capitolo IV

La vita interiore di F. Pollien Capitolo IV

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO IV

LO STATO DI PERFEZIONE

193. Lo stato esteriore. – 194. Lo stato interiore. – 195. La perfezione religiosa. – 196. Voti e virtù. – 197. La perfezione episcopale e sacerdotale.

193. Lo stato esteriore. – Parlando di stato di perfezione, è necessario distinguere fra lo stato esteriore e quello interiore, fra lo stato di perfezione da acquistare e quello di perfezione acquisita.

Lo stato di perfezione esteriore è una istituzione ordinata con mezzi atti ad effettuare, più prontamente e più pienamente, lo stato di perfezione interiore. Gli Ordini religiosi hanno attuato, in condizioni tanto diverse quanto le vocazioni, questo stato di perfezione esteriore. Essi sono le scuole della perfezione. Le varie disposizioni e pratiche di culto e di disciplina sono in essi universalmente ordinate in vista di questo scopo speciale, di facilitare cioè, alle anime, l’ascesa verso la totale correzione della loro vita: la vista, l’amore e la ricerca di Dio solo, mediante il distacco dalle creature. Le anime, che mediante impegni stabili, si sottomettono a queste disposizioni di culto verso Dio e di disciplina verso se stesse, si costituiscono per ciò stesso nello stato esteriore di perfezione.

Vi si costituiscono perché contraggono obblighi che le mantengono in una condizione stabile. E’ uno stato di perfezione perché, nella loro condizione, i voti e la regola impongono e facilitano il cammino verso una sempre più intima unione con Dio.

194. Lo stato interiore. – Lo stato di perfezione interiore è la perfezione acquisita, è l’attuazione effettiva del programma completo della vita ascetica. È l’anima che vive abitualmente e universalmente con la mente, col cuore e coi sensi, nella vista, nell’amore e nella ricerca di Dio solo. E’ la pietà giunta al suo quarto grado.

Ma uno stato è costituito da un’abitudine, caratterizzata a sua volta dalla facilità e prontezza a compiere gli atti propri di questo stato. Lo stato di perfezione interiore è dunque la prontezza e la facilità a vedere, amare e scegliere in tutto, ciò che è di maggior gloria di Dio: Diliges ex toto…; prontezza e facilità a dimenticarsi e a scomparire, senza ritorni interessati sui piaceri e dispiaceri; facilità e prontezza a dominare le attrattive o le repulse verso le creature, a utilizzare indifferentemente, secondo il valore del concorso divino, ciò ch’esse causano. Allorché l’anima si è stabilita su queste altezze, si trova nello stato di perfezione.

E’ questa una grande ascesa. L’anima non ha che una sola preoccupazione, un unico bisogno, quello di glorificare Iddio coi migliori mezzi possibili. Lo zelo della sua casa la divora (Cf. Sal 68, 10); essa non aspira che a onorare Dio, e non vive che per essere a lui gradita. Dio è il suo tutto, la sua gloria, la sua unica fame e sete (Cf. Mt 5, 6). Il beneplacito divino è l’unico suo cibo (Cf. Gv 4, 34). Essa non trova nulla in cielo e non vuole nulla sulla terra, se non Dio e la sua gloria. Egli è il Dio del suo cuore e la sua ricchezza nell’eternità (Cf. Sal 72, 25). Tutti i desideri del suo cuore e i molteplici bisogni del suo corpo si riassumono in questa sete (Cf. Sal 62, 2).

195. La perfezione religiosa. – Questo stato interiore è dunque quello al quale sono chiamati i religiosi, sia per la loro santificazione personale, sia per le loro opere di zelo a servizio di Dio e della Chiesa. Essi non posseggono la perfezione interiore solo perché sono entrati in religione, ma debbono sforzarsi di tendervi mediante l’esatta osservanza delle loro regole e dei loro voti. La regola manifesta loro, fin nei particolari, non soltanto i comandi, ma anche i consigli divini. I voti di povertà, castità, obbedienza, senza i quali non vi sarebbe né la vita religiosa propriamente detta, né lo stato esterno di perfezione, favoriscono il distacco interno ed aiutano il religioso a separarsi dai beni della terra, dai piaceri sensibili e dagli affetti terreni, nonché dalla propria volontà. Il cuore, liberato da questi ostacoli, può con più facilità amare Dio puramente. Chi non è sposato, ha cura delle cose del Signore, e cerca di piacere a Dio; chi invece è sposato ha cura delle cose del mondo, cerca di piacere alla sposa ed è diviso (cf. 1Cor 7, 32-33). Più facilmente potrà essere di Dio colui, che, non solo non è sposato, ma ha fatto voto di non sposarsi.

196. Voti e virtù. – Se il voto favorisce la virtù, questa va oltre il voto. Il distacco esteriore non è un fine ma un mezzo. Un religioso s’illuderebbe se credesse potersi limitare all’osservanza materiale dei voti, senza sforzarsi di acquistare anche le virtù corrispondenti, liberando sempre più il cuore da ogni attaccamento ai beni creati. Per giungere alla perfezione interna, i voti religiosi sono mezzi, senza dubbio eccellenti, ma facoltativi; mentre le virtù annesse sono indispensabili per eliminare la divisione del cuore e slanciarlo interamente all’amore di Dio solo.

San Francesco di Sales dice: « La sola carità ci mette nella perfezione; ma l’obbedienza, la castità e la povertà sono i tre grandi mezzi per acquistarla. L’obbedienza consacra il nostro cuore, la castità il nostro corpo e la povertà i nostri beni all’amore e al servizio di Dio. Queste sono le tre braccia della croce spirituale, fondate tuttavia tutte e tre sulla quarta che è l’umiltà. Per diventare perfetti non basta fare i voti, ma bisogna osservarli. Sebbene i voti mettano l’uomo nello stato di perfezione, tuttavia, per l’acquisto della perfezione è necessario che siano osservati, essendovi una gran differenza fra lo stato di perfezione e la perfezione, poiché tutti i religiosi sono nello stato di perfezione e tuttavia non sono nella perfezione, come purtroppo si costata. Procuriamo di praticare bene queste tre virtù, ciascuno secondo la propria vocazione, poiché, sebbene non ci mettano nello stato di perfezione, ci danno però la perfezione. Per questo tutti sono obbligati alla pratica di queste tre virtù, ancorché non tutti debbano praticarle nel medesimo modo ». Essendo il distacco interno, l’unico essenziale, possibile in tutte le condizioni, « è un errore, un’eresia, voler bandire la vita devota dall’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei prìncipi, dalle famiglie… Ovunque, noi possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta ».

197. La perfezione episcopale e sacerdotale. – I vescovi ed i sacerdoti sono tenuti a tendere alla perfezione più dei semplici fedeli. Secondo san Tommaso, l’episcopato pone colui che lo riceve in uno stato di perfezione, poiché gli impone il dovere di lavorare per la salvezza delle anime fino al termine della vita, e solo il Sommo Pontefice può permettergli di dimettersi dal suo ufficio. Mentre il religioso non è tenuto ad essere perfetto, ma a tendere alla perfezione, il vescovo deve avere un certo grado di perfezione acquisita poiché ha ricevuto il magistero della perfezione e non potrà condurvi gli altri, se egli stesso non vi sarà pervenuto. Nel religioso, la perfezione è allo stato passivo: egli vi tende, la riceve; nel vescovo invece è allo stato attivo: egli la possiede e la dà.

I sacerdoti sono anch’essi in uno stato di perfezione? No, risponde san Tommaso, poiché essi non fanno, come i religiosi, i tre voti che obbligano a tendere alla perfezione, e non sono necessariamente, come i vescovi, obbligati per sempre alla cura delle anime; ma la perfezione interiore è loro indispensabile per esercitare degnamente gli uffici del loro ministero. Per ciò stesso che sono designati alla celebrazione dei divini misteri, sono investiti di una dignità regale e la loro virtù dev’essere perfetta. La loro santità interna deve superare quella richiesta dallo stato religioso. Inoltre, allorché un vescovo affida loro la direzione delle anime, dividendo con essi « il magistero della perfezione », qual grado di virtù non sono in diritto di esigere da loro queste anime, forse già molto sante, che si mettono sotto la loro direzione spirituale, per essere aiutate a salire vette ancor più alte della perfezione!

 

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