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La vita interiore di F. Pollien cap.VII

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VII

IL PURGATORIO

210. Nulla di macchiato entra in cielo. – 211. Durata del Purgatorio. – 212. Purificazione e glorificazione. – 213. Glorificazione arrestata. – 214. Purificazione continuata.

210. Nulla di macchiato entra in cielo. – « Oh, figlia mia, scriveva san Francesco di Sales a santa Giovanna, quanto desidero che, un giorno, siamo annientati in noi stessi, per vivere solo in Dio, e che la nostra vita sia nascosta con Gesù Cristo in Dio! (cf. Col 3, 3). Quando avverrà che viviamo, sì, ma che non siamo più noi che viviamo, ma Gesù Cristo che vive in noi? (cf. Gal 2, 20). Vado a fare una breve meditazione su questo pensiero, e pregherò il cuore regale del Salvatore per il nostro ». Con quale energia dovrei far miei i desideri di san Francesco di Sales! Poiché questa purificazione totale dell’essere umano, questo trasferimento di tutto me stesso nel regno dell’amore del Figlio di Dio, che mi rendono degno e capace di partecipare alla compagnia dei santi nella luce (cf. Col 1, 12-13), devono compiersi in me prima di entrare in cielo. Nessuno vi entrerà prima che questo lavoro sia terminato. Ciò che non sarà fatto in questo mondo, si farà in purgatorio, se tuttavia il lavoro è già iniziato, perché il peccato mortale rimane preda eterna dell’inferno. Bisogna passare per la morte se si vuole arrivare alla vita.

Questo lavoro pressoché infinito della purificazione dell’umano, questo spogliamento dal creato, questo annientamento delle false adesioni, questa trasformazione del mio essere, dovranno compiersi come condizione preliminare dell’entrata in cielo. La carne e il sangue non possederanno il regno di Dio, né la corruzione l’incorruttibilità, dice san Paolo. Ciò che è corruttibile deve rivestirsi d’incorruttibilità, e ciò che è mortale d’immortalità. Secondo la dottrina di san Giovanni della Croce, l’anima non potrà possedere Dio quaggiù con la pura trasformazione di amore, né lassù con la chiara visione, se non sarà interamente purificata. Se Dio, in questo mondo, non può consumare con l’anima quell’unione completa, che si chiama sposalizio mistico, prima del totale annientamento dell’umano, come potrebbe consumare in cielo l’eterna unione della gloria, senza questo annientamento?

21l. Durata del Purgatorio. – Mio Dio! che sarà dunque il Purgatorio?… Come? bisognerà che le sue fiamme consumino in me tutto?… non solo i peccati?… non solo le imperfezioni? ma tutto ciò che è umano? … il creato?… in tutte le sue adesioni al di fuori di Dio? … Bisognerà che esse operino la totale trasformazione del mio essere?… Se in questo mondo, tali operazioni sono così lunghe e penose nei santi; se per compierle sono necessarie tante croci, tante tribolazioni; se il loro spogliamento da ogni cosa mi fa fremere, che sarà per me il Purgatorio?… Ora comprendo il perché del piccolo numero di anime che entra direttamente in cielo e la dottrina della Chiesa sul Purgatorio, così pure la sua sorprendente insistenza nel far pregare per i morti. Quando vi avrò ripreso il tempo, alle soglie dell’eternità, dice il Signore, allora giudicherò le giustizie (cf. Sal 74, 3). Ecco il giudizio delle giustizie.

212. Purificazione e glorificazione. – Dal punto di vista della loro purificazione, le anime saranno uguali in cielo. L’una non sarà più pura dell’altra, poiché tutte debbono essere assolutamente pure. Da questo punto di vista, la vocazione è la stessa per tutti, perché tutti sono chiamati a raggiungere la cima più alta. In questo senso, il comandamento che mi obbliga ad amare Dio con tutto il mio essere, ha per me la stessa assoluta ampiezza che per i santi e per gli angeli. La parola di Dio, nel suo grande comandamento ex toto, ha un rigore illimitato. Nessuna macchia, nessuna imperfezione, nessuna polvere può sussistere nell’anima mia più che nell’angelo. Sono dunque chiamato alla perfetta purezza, alla suprema consumazione.

È necessario fare una distinzione. Nel lavoro della vita interiore e nelle sue ascensioni vi sono due parti: l’una negativa, che è quella della purificazione; l’altra positiva, che è quella della glorificazione. Durante questa vita mortale, queste due parti dell’accrescimento divino non vanno mai disgiunte. Ogni purificazione è accompagnata da una dilatazione e da un aumento di meriti.

213. Glorificazione arrestata. – Percorrendo i cinque gradi della pietà, abbiamo visto in qual modo si compia la purificazione. Questi cinque gradi sono infatti caratterizzati dai progressi della purificazione interiore. Sapere però in qual misura l’anima aumenti la sua capacità divina e i suoi meriti eterni è il segreto di Dio. Conosco le miserie delle quali mi spoglio, ma non so quali ricchezze acquisti. Sapere la grandezza della mia virtù, l’estensione dei miei meriti, l’elevazione della mia anima, il posto che avrò in cielo, sono tutti misteri che mi saranno rivelati soltanto nella chiarezza della vita futura.

So che in questo mondo la grazia è data a ciascuno secondo la misura del dono di Cristo (cf. Ef 4, 7); che nell’altra vita la gloria corrisponderà alla quantità di grazia che avrò fatto fruttificare quaggiù; che possederò nell’eternità lo sviluppo acquistato nel tempo; che lavandomi dalle sozzure del male, mi ingrandisco contemporaneamente. Questo è ciò che conosco.

Veramente so ancor di più. So che ciascuno ha la sua misura quaggiù e che, nel firmamento degli eletti, ogni stella avrà il suo splendore speciale (cf. 1Cor 15, 41); so che il lavoro di accrescimento e di glorificazione termina con la morte, e che ognuno rimarrà eternamente con la quantità di meriti in cui sarà trovato nell’ora del transito. Bisogna che io faccia le opere di colui che mi ha mandato mentre è giorno, perché poi viene la notte nella quale nessuno può operare (cf. Gv 9, 4).

214. Purificazione continuata. – Circa le due opere che si compiono simultaneamente durante il periodo dell’esistenza terrena, l’una cessa all’istante ed in modo assoluto con la morte, ed è l’opera della glorificazione; l’altra, se è necessario, continuerà al di là della tomba fino al suo supremo compimento, ed è l’opera della mia purificazione. Questa si compie in un luogo determinato dalla giustizia misericordiosa del Giudice supremo; perciò ha preso il nome di Purgatorio. In quel luogo si compie una purificazione affatto spoglia di meriti, senza aumento d’essere, senza altro profitto che la purificazione stessa. Il Purgatorio mi condurrà al grado di purezza assoluta richiesta per comparire al cospetto di Dio, ed io, all’usciire di là, avrò lo stesso grado di merito che avevo nell’entrarvi. Oh, quanto è importante intendermi col mio avversario mentre sono con lui in questo mondo, prima che egli mi consegni al giudice e questi al carceriere il quale mi getterà in prigione! Una volta che sarò là non ne uscirò finché non avrò pagato l’ultimo spicciolo (cf. Mt 5, 25-26). Quanto sarei insensato e di poca fede se condannassi me stesso a un carcere rigoroso, ad una espiazione senza benefici, mentre posso ora guadagnare tanto sacrificandomi!

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