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La vita interiore di F. Pollien cap.VIII

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VIII

SGUARDO GENERALE

L’unità

215. L’unità. – 216. La semplicità. – 217. La forza. – 218. La divisione. – 219. Le tre lotte. – 220. Nulla può fare l’unità.

215. L’unità. – Quante verità ho finora meditato!

Eppure non ne ho contemplata che una. Non è infatti il principio fondamentale della creazione, che comanda, coordina e spiega tutto? Dal primo allontanamento dal peccato fino alle supreme conseguenze dell’eroismo nella sua sublimità, ogni atto di ascesa vitale è una logicamente messa in pratica di questo principio, da cui si deducono e al quale si riconducono le altre verità, anche le più fondamentali della vita. È facile comprendere che lo spirito di fede, l’amor di Dio, lo zelo, la purezza d’intenzione, la conformità alla volontà di Dio, l’umiltà, l’abnegazione, la mortificazione, ecc., non sono che conclusioni o applicazioni di esso.

Giunto alla piena luce di questa verità, madre e maestra, mi sembra di essere elevato sulla vetta del monte di Dio, da cui posso contemplare con tutti i santi, la sua ampiezza, lunghezza, altezza e profondità (cf. Ef 3, 18). Questa luce rischiara più perfettamente le verità della fede, i principi della morale, le virtù cristiane. Con essa posso approfondire meglio i passi della Sacra Scrittura, le parole della Chiesa e gli scritti dei santi. Ogni altra verità è meno generica, meno universale e meno centrale. Essa invece mi dà la chiave della dottrina spirituale. Senza di essa posso penetrare soltanto qualche verità, più o meno importante, che non è però il tutto della vita interiore. Il primo frutto che ne ricavo è dunque l’unità: unità delle mie idee, delle mie aspirazioni, dei miei sforzi, di tutta la mia vita, che è dominata, ispirata, diretta dalla vista di questo unico scopo.

216. La semplicità. – L’unità, specialmente di idee, giacché nell’anima tutto dipende da esse, produrrà la semplicità. Ciò che è semplice non è doppio, e tanto meno molteplice (n. 184). Ora, l’idea perpetuamente oscillante fra il mio interesse e quello di Dio mi condanna ad una vergognosa doppiezza e ad una penosa molteplicità. Già doppio nella mia vista, tale sarò ancora, per fatale conseguenza, in una quantità di deviazioni, sotterfugi e falsità di intenzioni, di parole e di atti dove non so, né posso essere verace, né con me, né con gli altri, né con Dio. In questa situazione, tutto l’uomo è inganno, secondo l’energica traduzione di san Girolamo. Ma lasciate che venga a dominare l’idea sovrana del fine unico, davanti alla quale scompaiono le menzogne della doppiezza, e sarò semplice perché vedrò una sola cosa. Oh! semplicità del bambino, che non vede mai doppio! semplicità così amata là dove si incontra, e tuttavia così poco cercata e raramente trovata! « Se non diventerete come i bambini non entrerete nel regno dei cieli » (Mt 18, 3).

Liberato dalla doppiezza, lo sarò ancora dalla molteplicità e dalla dispersione, in cui l’attività delle mie potenze si divide in infiniti meandri di agitazioni, d’incoerenza, di turbamento e di fatica attraverso le creature. Per il fatto che io qui considero le creature come strumento dell’unica opera, i loro interessi, ancorché diversi, non scindono né la vista né i sentimenti né gli sforzi che sono universalmente ricondotti al medesimo scopo. L’anima è al centro del creato come il sole è al centro dei suoi pianeti. Invece di perdersi in un dedalo di considerazioni, risoluzioni e pratiche complicate e prive di luce, la pietà, serena e stabile nella sua elevazione al disopra del contingente e del mobile, contempla dall’alto, segue la grande via, e attira a sé ciò che può servirle, senza abbassarsi né smarrirsi nelle creature. Com’è luminosa, semplice e feconda la pietà, allorché trova il suo centro! Ciò lo vedrò ancor più praticamente nella sua via e nei suoi mezzi.

217. La forza. – Dall’unità nasce la forza. La grande causa delle debolezze interne è il turbamento e la divisione. Ogni regno diviso in se stesso va in rovina (cf. Lc 11, 17). L’anima, divisa nelle molteplici preoccupazioni, consuma le sue energie nelle minuzie. Quale forza, invece, quando le sue potenze sono concentrate nell’unità, in Dio! Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto (cf. Sal 104, 4). Si ravvivi il cuore di chi cerca Dio (cf. Sal 68, 33). Così dice il Signore alla casa d’Israele: Cercate me e vivrete (cf. Ani 5,4).

Nessuna potenza può paragonarsi a quella di un’anima unificata nella conoscenza, nell’amore e nella ricerca di Dio. Questa principale potenza deriva infatti dalla riunione stessa delle forze del suo essere. Chi misurerà la potenza di un uomo le cui facoltà sono totalmente unite in un medesimo sforzo? Quando l’intelligenza, la volontà, le passioni e le forze del corpo sono concentrate e come comprese su di un medesimo oggetto, nessuna energia al mondo può paragonarsi a quella. E quando a questa forza viene ad unirsi la stessa forza di Dio, perché l’uomo, concentrandosi in Dio, attira a sé la stessa sua forza, come meravigliarsi del prodigioso dominio esercitato dai santi? Come stupirsi della potenza della loro preghiera e dell’efficacia della loro azione?

Mio Dio! quando sarò io talmente unito a voi da esser forte della stessa vostra forza?… a voi affido la mia forza. Voglio conservare le mie forze per voi; e voi, mio Signore, Dio d’Israele datemi la vostra forza e la vostra potenza (cf. Sal 67, 36).

218. La divisione. – La sorprendente debolezza del bene compiuto in mezzo a noi bisogna ricercarla soltanto nella nostra divisione interna. Se a ragione si è detto che la forza dei cattivi consiste nella debolezza dei buoni, qual è la causa di questa debolezza? La divisione, la mancanza di unità. Non è tuttavia soltanto la divisione che separa gli individui e che impedisce l’unità di vedute, l’adesione delle volontà, l’unione degli sforzi. Questa divisione non è che il frutto di un’altra ben più profonda e deplorevole: quella esistente nel fondo di ogni anima. Basterebbe spesso conoscere lo stato di un’anima sola, per rendersi conto dello stato della società: non è che la riproduzione esterna, sebbene in grado inferiore, di ciò che accade nel mondo superiore della pietà (n. 173).

219. Le tre lotte. – Ho scrutato la mia anima, che cosa vi ho scorto? I miei gusti, il mio capriccio come regola pratica delle idee, dei propositi e della condotta. Ora, il mio interesse non è la regola seguita da Dio nella direzione dell’universo. Per questo, sono diviso da Dio nel pensiero, nella volontà e nell’azione. Prima lotta.

Inoltre, il mio interesse non è affatto la regola imposta ai miei simili e seguita da loro. Ognuno ha i suoi capricci e le sue tendenze e se ciascuno prende se stesso come regola, si avrà la divisione universale delle idee, delle risoluzioni e degli sforzi. Seconda lotta.

Infine, il mio interesse non è la regola tracciata alla mia vita. I miei gusti sono instabili, i capricci di un momento non sono quelli dell’altro, i bisogni del corpo non sono quelli dell’anima, le voci delle passioni s’incrociano e si moltiplicano all’infinito; vi è dunque la divisione nell’interno. D’altra parte, questi capricci mi fanno uscire da me, nella ricerca della creatura, con le sue molteplici divergenze. Ecco un motivo ancor più forte, per cui lo spirito si divide, gli affetti si ripartiscono e lottano tra di loro, e gli atti hanno l’incoerenza della precipitazione e l’ansia febbrile. L’anima è come un mantice forato da tutte le parti, come un pozzo rovinato che perde l’acqua da tutte le sue pietre, come una macchina sconquassata i cui pezzi sono disgiunti. Divisione, lotta con se stesso. Terza lotta.

220. Nulla può fare l’unità. – Dov’è l’idea di Dio che domina e incentra tutte le idee? Dov’è l’amor di Dio che domina e incentra tutti gli affetti? Dov’è la ricerca di Dio che domina e incentra tutti gli atti? L’idea di Dio, l’amor di Dio, la ricerca di Dio, non sono più che una piccola parte posta accanto alle altre parti della vita, che si agita con esse, che lotta con esse e che è poco da più di esse. È la divisione senza fine e la moltiplicazione della debolezza sino alla sua più dolorosa potenza.

La disunione e l’impotenza sono lo stato di ciascuno e, di conseguenza, lo stato di tutti. La sterilità dello sforzo di ogni individuo, su se stesso e sulla società, è da attribuirsi alla divisione interna. Faccio tanti sforzi ed indietreggio sempre, è il lamento di molte anime. Quanti sforzi fatti sulla società! ed essa regredisce ogni giorno. Oh pietà, divina unità, ridonaci le ascensioni della vita! Mio Dio, fate che in me e in tutti si realizzi la magnifica promessa del vostro profeta. La vostra gloria raccolga, richiami, racchiuda tutta la nostra vita nell’unità! (cf. Is 58, 8).

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