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Ottimismo

Ottimismo

tramonto e certosini

 

Il brano che ho scelto oggi per voi, è tratto dal libro”Intimidade com Deus” dall’originale francese” Parole de dieu et vie divine”. I testi in esso contenuti sono una raccolta di scritti elaborati da un certosino.Il sermone che vi offro oggi è un estratto intitolato “Ottimismo”, una vera perla di saggezza che infiammerà la nostra Fede.

C’è un ottimismo sacro che è un bene per l’anima illuminata dalla fede. L’ideale è per essa una possibilità immediata, nonostante gli sforzi eroici che esso esige, e l’anima cammina verso le altezze luminose dove Dio la conduce e la aspetta.

È stato per elevarci che il Salvatore si è messo umilmente all’ultimo posto. “Conoscete la benevolenza del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi dalla sua povertà” (II Cor 8, 9) Consapevoli del favore senza prezzo che ci è stato fatto, possiamo dire con l’Apostolo: “La vita che ora io vivo nella carne, la vivo nella fede, quella nel Figlio di Dio che mi amò e diede se stesso per me” (Gal 2,20).

Non possiamo concepire qualcosa di più bello o più utile al cuore di questa certezza divina: Dio garantisce che la Sua verità e la Sua giustizia vinceranno.

Qualunque sia la difficoltà che dobbiamo affrontare in futuro, lo Spirito di Dio non ci permetterà di perdere il coraggio: combatteremo con pazienza e la nostra perseveranza raggiungerà la gloria di Dio. “Chi ha orecchi ascolti quello che dice lo Spirito alle chiese: al vittorioso farò mangiare la manna nascosta…e un nome nuovo, che nessuno conosce se non chi lo riceve” (Apo 2, 17).

Nella misura in cui ci interiorizziamo, l’anima conosce con maggiore chiarezza l’azione che Dio ha su di essa. Per più lontani che ancora siamo dalla visione celeste, godiamo già della presenza divina e sentiamo che la nostra vita è nelle mani di Dio. “Perché Egli non è lontano da ciascuno di noi” (At 17, 27).

Nonostante i molti legami che ci legano alla terra e nonostante il peso della caduta, i cui effetti sono continuamente sentiti, dobbiamo essere ottimisti a causa della grazia di Cristo che ci ha comunicato l’abbondanza dei Suoi meriti e ha voluto essere il nostro amico ed il nostro fratello, la vita della nostra vita. Il Primogenito della creazione è la luce degli uomini. È stato Lui che il Padre ci ha inviato per cambiarci con la pienezza della Sua grazia, come Egli stesso dice: “Io sono venuto perché le mie pecore abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10). “Io sono la Vita” (Gv 6).

La fede rende presente questa verità inebriante, ci rende idealisti e ottimisti in un senso nuovo e profondo che la banalità delle parole non può esprimere. È condizione necessaria e sufficiente per questo, che la fede sia vissuta in tutta la sua logica soprannaturale, come principio di una realtà quotidiana e divina: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?” (Rom 8, 31-32).

Ci sono molte anime che sognano con questa vita e la desiderano, ma non hanno il coraggio di consegnarsi completamente e così aprire le sue fonti interiori. Per proprio a causa dei suoi diritti di Creatore, Dio non può lasciare di chiedere un dono senza riserve: non possiamo offrirgli solo la metà del nostro cuore. Ma se l’anima non ha il coraggio necessario, è perché si basa sulle proprie forze, che saranno sempre insufficienti nel regno soprannaturale.

Solo la grazia può farla fiorire e può fecondarla dal tocco dello Spirito Santo. Ognuno di noi soffre nella prigione del suo egoismo e della sua debolezza e, per questo, le ore di buio sono una realtà per tutti. Ma quando il cuore si soffoca sotto il peso evidente della sua impotenza, quando l’orizzonte chiuso della natura sembra costringerci alla disperazione, la nostra miseria deve diventare la nostra medicina ed il prezioso pegno della misericordia divina. Rallegriamoci con il nostro nulla, che costringe il Padre a non lasciarci consegnati a noi stessi. La consapevolezza di questi due assoluti, il nulla dell’uomo ed il tutto di Dio, dà all’anima una nuova direzione, un nuovo impulso che è l’unico che può salvarla. Dal momento in cui capiamo il senso di queste parole di Cristo in tutta la sua pienezza, abbiamo la strada aperta davanti a noi: “Voi siete servi inutili” (Lc 17,10). “Ti basta la mia grazia” (II Cor 12,9).

Se Dio mi rifiutasse il suo sostegno solo per un attimo, so che la mia caduta sarebbe immediata. È per questo che tutta la mia saggezza è quella di contare solo su di Dio. Questa sproporzione infinita tra la creatura ed il Creatore è l’ordine che mi rassicura, è tra questi due estremi che salta il lampo di pura certezza. “So privarmi ed essere nell’abbondanza. In ogni tempo e in tutti i modi, sono stato iniziato…Tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil 4, 12-13).

Nei momenti di buio, quando la miseria dell’anima è completa, una forza superiore ci viene in aiuto e completa la rinuncia liberatrice; lo Spirito stesso è responsabile per purificare e preparare l’anima per lo sposalizio divino.

Solo Dio può calmare la nostra sete, perché Egli stesso l’ha messa dentro di noi fin dall’inizio, come un istinto soprannaturale che solo Lui è l’oggetto. Né le delizie né i successi di questo mondo possono soddisfare la nostra sete. Il cuore dell’uomo non è tenuto a lungo con le creature, sembra che gli piacciono solo le cose nuove, perché è fatto per l’eternità: “Tu ci hai creati per te, mio Dio, ed il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” (Sant’Agostino).

La necessità del divino arde nella profondità più segreta della nostra anima, dove solo Dio può penetrare, dove Egli stesso abita, pronto a soddisfare il desiderio che suscita. “Allora la pace di Dio, che sorpassa ogni preoccupazione umana, veglierà, in Cristo Gesù, sui vostri cuori e sui vostri pensieri” (Fil 4,7). In realtà, non è la pace che si allontana da noi, ma sì, noi ci separiamo da essa e siamo infedeli ad essa. Ma l’uomo solo raggiunge la felicità nella misura in cui rinuncia sinceramente a cercarla da solo e si spegne davanti alla gloria divina. Mentre vogliamo la nostra soddisfazione, questa ci sfugge; ma se sacrifichiamo il nostro amore di sé, siamo in armonia con la volontà del Padre e la nostra anima unita a Dio trova la gioia che non può esistere al di fuori di Lui.

Mio Signore e mio tutto! Rendergli fedelmente omaggio qui sulla terra a tutti i costi è già glorificarlo nell’eternità e tutta la nostra felicità pura e perenne è in questa glorificazione. “Cosa che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore di uomo, ciò che Dio ha preparato per quelli che lo amano” (I Cor 2, 9).

Il vero ottimismo è quello che non dubita della bontà e del valore della vita, perché l’unione con l’essere divino ispira rispetto e l’amore per tutto ciò che è stato creato.

Eleviamo i nostri cuori! Questa fiducia è perfettamente lucida, realistica, razionale, nel significato profondo di questi termini. La fiducia mette da parte i sogni e le chimere, con più sicurezza di ogni prudenza naturale. La presenza in cui si basa è più reale di noi.

Il cammino migliore è quello che parte dal mio “essere miserabile” allo splendore infinito: io non sono più di un punto di partenza e la fede mi dice di rinunciare a me stesso per arrivare a Dio. Il Verbo stesso illumina il nostro cammino, ci rafforza e ci incoraggia in tutti i nostri passi. Lucerna pedibus meis verbum tuum. “Lampada per i miei passi è la tua parola” (Sl 117, 105).

 

 

2 Risposte

  1. Cosa si intende per la preghiera materna fatta dai fratelli certosini

    • Dopo il Mattutino, arrivati in cella, per la durata di circa di circa un quarto d’ora, i monaci fanno ciò che tra i certosini è nota come “preghiera materna” (perché la recitano nella loro lingua materna). È una preghiera d’intercessione. Prostrato a terra, il fratello espone lentamente al Signore i bisogni della Chiesa e del mondo. Nessuno sfugge alle intenzioni di questa preghiera: dal Papa fino all’ultimo dei peccatori… proprio nel cuore di quella notte nella quale gli uomini, suoi fratelli, riposano. Grazie Mauro per il tuo quesito!

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