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La vita interiore di F. Pollien cap.IX

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO IX

SGUARDO GENERALE

221. La libertà. – 222. L’uniformità d’animo. – 223. La pace. – 224. La gloria e la pace.

221. La libertà. – Raccolte dalla gloria divina, le potenze dell’anima, povere prodighe, sviate e misere, lontane dal tetto paterno, sono ricondotte al loro centro di protezione, di alimentazione e di luce. La loro dimora è la parola di Dio, dalla quale ricevono nutrimento, luce e vita. Essa le libera dalle delusioni, suggestioni e turbamenti causati dalle creature, dalle illusioni ed impressioni naturali. Oh! come sono libere e felici nel loro centro familiare e con qual verità si attua in esse la promessa del Salvatore: « Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi… In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero » (Gv 8, 31-36).

Sì, io sono veramente libero. Per l’addietro, immerso nelle creature, sballottato dalle onde del piacere e delle amarezze, ero lo schiavo, il trastullo delle cose e degli eventi, dei loro beni e dei loro mali. La santa indifferenza mi trae da questi flutti e la luce di Dio mi eleva. Piacevoli o sgradevoli, le creature non sono che mezzi dei quali Dio si serve per me, e dei quali io mi servo per lui. Esse sono in mia mano, e quelle che non sono nelle mie mani si trovano nelle sue. Nella seconda Parte (nn. 335 ss) vedremo in che modo si effettui ciò. E poiché non v’è nulla che non sia in mano del padrone e del servo, quest’ultimo è libero sotto l’unico dominio del padrone.

Per l’addietro ero torturato dalla tirannia del piacere, delle sue illusioni, capricci e passioni; ora sono libero per l’influsso della gloria divina, che mi fa uscire da me, mi attrae e mi rapisce in essa, mi fa perdere di vista l’io egoista, mi fa vivere per sé e non per me.

Oh! ch’essa mi renda libero all’interno e all’esterno, libero della libertà dei figli della luce e dell’eternità, libero per restare nella verità e con la verità, che mi ha liberato e mi difende da tutte le insidie. Il passaggio dalla verità alla libertà non è forse il pieno trionfo della pietà? O santa libertà dei figli di Dio! è dunque troppo caro acquistarti a grezzo di tutte le vanità create? Sono queste le maglie della rete che mi tenevano schiavo. L’uccello è sfuggito al laccio; il laccio si è spezzato ed io sono libero (cf. Sal 123, 7).

222. L’uniformità d’animo. – Assieme alla libertà, io acquisto l’uniformità d’animo. Poiché gli affetti dell’anima mia sono riposti in Dio, mio unico necessario, non possono più ripartirsi fra le creature. I turbamenti della parte inferiore, sebbene possano prodursi in quelle regioni dei sensi e della sensibilità che confinano col mondo inferiore, non possono però raggiungere la mia anima, ormai libera e situata più in alto. In qualunque evento, gradevole o sgradevole, l’anima conserva la sua uguaglianza di umore e di azione. Ora che tutto le apporta un aumento di vita, unica sua ambizione; ora che, per mezzo della pietà, sa utilizzare ogni cosa in vista del fine unico, gli eventi umani cessano di causarle quegli interminabili sbalzi ai quali si va soggetti quando si vive nella mediocrità.

223. La pace. – La pietà è il ristabilimento dell’ordine. La virtù della pietà, stabilita solidamente nell’anima, vi apporta l’ordine; in ciò consiste la pace. Infatti, secondo la definizione di sant’Agostino, la pace è la tranquillità dell’ordine. È questa la pace vera, profonda, la pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza (cf. Fil 4, 7). È la pace che Gesù Cristo chiama sua, e che è infinitamente diversa da quella del mondo (cf. Gv 14, 27). Quando opero secondo giustizia, rendendo a Dio ciò che è di Dio e alla creatura ciò che è della creatura, la giustizia produce il suo frutto che è la pace (cf. Is 32, 17). Attraversando le colline della giustizia, arrivo alle montagne della pace. Gli angeli lo hanno annunciato a Betlemme; la pace dell’uomo segue sempre la gloria di Dio (cf. Lc 2,14).

La pace è l’ultima parola della felicità dell’uomo; è il supremo compendio delle promesse divine ed è l’ultimo canto di trionfo della Chiesa sulla tomba dei suoi figli. Quando un fedele si svincola dalla morte per entrare nella vita, il sacerdote, a nome di Dio e della Chiesa, dice tre parole che sono l’anello di congiunzione del tempo con l’eternità: Requiescat in pace. Il riposo nella pace!… quali parole! quale augurio!… È l’augurio dell’eternità, perché la pace non sarà definitiva che in cielo.

224. La gloria e la pace. – La mia vita è compendiata nelle parole che Nostro Signore fece cantare dagli angeli sopra la sua culla, quale messaggio perfetto della venuta in questo mondo: Gloria a Dio, pace all’uomo. Infatti, tutto il fine dell’Incarnazione e della Redenzione si riassume in questo: procurare e ristabilire la gloria di Dio e la pace dell’uomo. La gloria dice tutto ciò che l’uomo può dare a Dio; la pace, tutto ciò che Dio dona all’uomo. La gloria è l’uomo che rimane in Dio; la pace è Dio che rimane nell’uomo. Vi è quindi una duplice dimora: dell’uomo in Dio e di Dio nell’uomo. L’una è inseparabile dall’altra e l’una segue sempre l’altra. Rimanete in me ed io in voi, dice il Salvatore (cf. Gv 15, 4). « Chi sta nell’amore dimora in Dio, e Dio dimora in lui », dice l’apostolo san Giovanni (1Gv 4, 16). Debbo restare in Dio per mezzo della gloria, affinché egli rimanga in me per mezzo della pace. Questa dimora e questo scambio di gloria e di pace è la mia vita per il tempo e per l’eternità.

Una Risposta

  1. Lindo texto, os temas são claros e explícitos! Obrigado e que Deus vos abençoe; José

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