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La vita interiore di F. Pollien cap.IX

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO X

AI SACERDOTI

225. Conflitto tra il ministero e gli esercizi di pietà. – 226. Il sacerdote cerca se stesso. – 227. Egli ricerca l’utilità altrui. – 228. Distruggere il nemico comune. – 229. Il centro e la circonferenza. – 230. Esortazione.

225. Conflitto tra il ministero e gli esercizi di pietà. – Questo principio rischiara un punto importante della vita sacerdotale. Non è forse uno strano paradosso che un ecclesiastico si trovi allontanato dalla vita interiore per un ministero essenzialmente spirituale, che tratta solo cose di Dio? Tutta la giornata del sacerdote, dedito al ministero, è consacrata al servizio di Dio. L’effetto ordinario di questa occupazione dovrebbe essere di unirlo intimamente e costantemente a Dio. Come avviene invece che lo allontana? Ciò non si può dissimulare; è un risultato troppo comune.

Donde proviene l’antagonismo, direi quasi, il conflitto, tra gli esercizi di pietà ed il ministero, in cui l’uno uccide l’altro? Come mai due cose tanto simili possono contraddirsi? La loro riconciliazione è un problema difficile. I consigli e le raccomandazioni ricominciano ogni anno su questo punto capitale, senza giungere a risultati pienamente soddisfacenti. Affinché la lotta cessi, si consiglia di dare a ciascuno di essi il proprio posto, senza permettere che l’uno occupi anche il tempo destinato all’altro. Niente è così instabile come questo equilibrio fittizio, che poggia su convenzioni e non su principi.

226. Il sacerdote cerca se stesso. – Per chi considera a fondo le cose, non ci può essere né conciliazione, né riconciliazione fra due occupazioni perfettamente simili. Non sarebbe più sapiente cercare il nemico comune, che, insinuandosi fra i due, li divide e li uccide entrambi? Il ministero non si regge meglio degli esercizi di pietà. Appena l’uno soffre, anche l’altro patisce; il male fatto all’uno ricade sull’altro. Questo mortale nemico posso rintracciarlo coll’aiuto del principio meditato.

Che cosa cerca infatti nel suo ministero il sacerdote la cui pietà va paralizzandosi? Che cosa ha egli in vista? Che cosa ama? Due cose. La prima è se stesso. Egli vede, ama e ricerca troppo se stesso. In molte sue intenzioni è troppo al primo posto. Quanti ripiegamenti su se stesso! Quante idee che non sono sempre quelle di Dio e della sua Chiesa! Quante abitudini e pratiche non del tutto nello spirito liturgico e disciplinare! E poi, le gioie del successo, le soddisfazioni della riconoscenza, la necessità della lode, e che so io?… mille varietà di ricerca personale: si prende per sé e non si rende a Dio. Tutto questo tende a prendere il sopravvento nel cuore, e ciò che s’ispira a tale spirito non viene da Dio e non va a lui.

227. Egli ricerca l’utilità altrui. – L’occhio del sacerdote su di sé non conserva abbastanza la semplicità e la nitidezza che rendono luminoso tutto il corpo (cf. Mt 6, 22). Nello stesso modo con cui vede se stesso, vede anche gli altri e tante anime… e tante cose!… Il suo occhio non è abbastanza semplice da riallacciare sufficientemente tale molteplicità al grande centro dell’unità; ed egli si lascia dividere. Dio non è più visto nelle anime, né queste in Dio, quanto lo richiederebbero le ascensioni della gloria divina. L’idea stessa della salvezza da procurare, prende un non so quale aspetto troppo utilitario e troppo umano, e si mescola ad una moltitudine di altre utilità e considerazioni, più o meno temporali, il cui orientamento è troppo rivolto alla creatura. Il sacerdote non può certo restare totalmente estraneo agli interessi umani, poiché il suo compito è di orientarli tutti verso Dio. Non può ignorare ciò che deve dirigere, ma occupandosene, badi bene di non orientare se stesso verso la creatura, anziché orientare questa verso Dio.

Dal momento che vedo la creatura, qual meraviglia se trovo quel che cerco? Cercate e troverete. Lo sbaglio di orientazione colloca su una falsa direzione; più si cammina, più ci si allontana dalla retta via; ciò è fatale. E se talora accade di aver incominciato con lo spirito e di aver finito con la carne (cf. Gal 3, 3), questa terribile disgrazia dimostra che costoro hanno battuto fino al termine una falsa via. Quelli che ne sono preservati, a chi lo debbono? Unicamente al fatto che essi risalirono alla retta via di tanto in tanto con qualche corso di esercizi spirituali. Risalire… quanto è significativa questa parola! … Mio Dio! se si fosse sulla retta via, sulla via unica, non vi sarebbe bisogno di risalire ma semplicemente di salire.

228. Distruggere il nemico comune. – Se si cercasse Dio, si troverebbe. Anche qui si è pervertita la propria via; ciò che è secondario ha occupato il primo posto; l’ordine è sconvolto. Che vi è dunque da fare? Evidentemente non vi è alcuna riconciliazione da operare fra le pratiche di pietà e il ministero; non sono nemici. Non si deve sacrificare una cosa all’altra perché l’una non vive a spese dell’altra. Scacciate il nemico comune, ossia la ricerca personale e della creatura, che uccide ad un tempo il ministero e gli esercizi di pietà.

Riportate l’unità in voi; rimirate, amate, cercate Dio; egli e la sua gloria prima di tutto, sia nel ministero come nelle pratiche di pietà. Quando sarete al centro, vedrete come tutto vi converge. Il ministero fortificherà allora le vostre pratiche, le quali attiveranno il vostro ministero; saranno atti diversi di un medesimo lavoro. L’anima, invece di essere tirata in sensi opposti, passerà dall’uno all’altro senza scosse, senza sforzi, senza distrazioni, nel senso etimologico e profondo della parola. Allora la preghiera si alimenterà mediante il ministero e questo si riscalderà nella preghiera. In entrambi si vedrà e si troverà Dio. Meravigliosa unità che è la verità e fuori della quale l’anima sarà perpetuamente divisa e indebolita.

229. Il centro e la circonferenza. – Vedete di più Dio nelle anime e le anime in Dio. Secondo l’espressione di Geremia, vedete nel trono della gloria somma ed eterna, la sorgente di ogni santificazione (cf. Ger 17, 12). Cercate meno la vostra soddisfazione; riposatevi in Dio e non in voi stessi e nelle creature. Ecco il vostro centro; solo allora ogni cosa convergerà al medesimo fine. La geometria insegna che in un cerchio vi è un solo centro, il quale non è che un punto verso cui convergono tutti i punti della circonferenza. Quest’unico punto è l’unico legame degli altri. Fuori del centro non vi è unione né incentramento. Così nella pietà non vi è che un centro, un punto che attira tutto, unisce tutto, lega tutto: il puro ed unico pensiero di Dio. Stabilito in questo centro, vedo che tutto vi converge. L’infinita molteplicità dei punti della circonferenza, voglio dire, le molteplici preoccupazioni verso le creature, terminano tutte in Dio. Nulla ne distrae, tutto vi riconduce; fuori di lì, nulla unisce, tutto divide. Se sapete cercare Dio solo, ogni occupazione diventerà un atto di pietà; meditate bene queste parole. A chi cerca solo Dio, tutto è esercizio di pietà; a chi cerca se stesso niente lo è.

Oh! rimanete nel centro; così il ministero avrà la stessa efficacia della preghiera; ogni occupazione esterna sarà santificante quanto la preghiera.

Qual potere di santificazione allora! Tutte le azioni della giornata concorreranno al medesimo scopo, producendo il medesimo effetto. L’anima sarà portata a Dio simultaneamente sulle ali del lavoro e della preghiera. Quali ascensioni e quali progressi! Oh! come sarebbe presto santo il sacerdote, se comprendesse in tal modo il suo ministero!

Così lo comprendevano i santi. Si vedevano passare alternativamente dall’orazione all’azione, senza quasi far differenza fra l’una e l’altra, poiché in entrambe trovavano Dio. Dio era cercato e trovato nella successione necessaria di occupazioni diverse, ma nell’unità di un medesimo pensiero.

230. Esortazione. – Sacerdoti di Dio! guardate, ascoltate… è qui il segreto della vostra forza, il tesoro della vostra potenza. Se sapeste!… Siate dunque uniti, unificati in Dio, e nulla vi resisterà, poiché « tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede » (1Gv 5, 4). Sacerdoti, se voleste! … La fede, il pensiero di Dio, la ricerca di Dio!… e sareste invincibili!… Contro una sola anima unificata in Dio, non può nulla il mondo intero. Essa, da sola, è più forte del mondo. Contro di lei tutte le potenze sono impotenti, tutte le forze sono deboli. Imparate dove sia la prudenza, la forza, l’intelligenza, affinché sappiate dove sia la stabilità della vita, il vero cibo dell’anima, la vittoria e la pace (cf. Bar 3, 14). Sacerdoti, se sapeste!… se voleste!… La fede, il pensiero di Dio, l’unità… e la vittoria è vostra.

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