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Testimonianza di un aspirante certosino 3

Testimonianza di un aspirante certosino 3

cartoon certosino

Cari amici lettori, ho ricevuto una splendida testimonianza di un amico che ha voluto esternare le sue emozioni vissute durante un periodo trascorso nella certosa di Serra San Bruno. Nel rispetto dell’anonimato la offro a voi, sicuro che tale testo possa essere apprezzato da tutti, oltre ad essere utile per coloro che tra voi sono intenzionati a poter vivere una esperienza simile.

A Marzo del 2015 ho avuto l’opportunità e la grazia di trascorrere come aspirante una settimana alla certosa di Serra san Bruno.

Dopo aver contattato tramite e mail il monastero, mi ha risposto il padre maestro dei novizi dicendomi che il noviziato era stato chiuso da qualche anno ma che da un po’ stavano riprendendo ad accettare aspiranti in vista della possibile futura riapertura.

Arrivato a Serra san Bruno in largo anticipo rispetto all’orario di ingresso, mi sono recato sui luoghi cari a San Bruno ed in particolare il santuario di Santa Maria del Bosco, il dormitorio ed il laghetto con la statua del Santo penitente nelle acque. Luoghi davvero molto belli ed affascinanti, circondati da una natura incontaminata e da un silenzio interrotto solo dal suono degli uccelli, del vento, del ruscello poco distante.

All’orario stabilito mi presento davanti al portone della Certosa dove poco dopo vengo accolto dal padre Maestro il quale, percorrendo il corridoio che dal portone porta agli ambienti monastici parallelamente al vialetto esterno, mi conduce in una delle celle degli ospiti posta in un’ala esterna al chiostro, prima abitata dai fratelli conversi. All’interno il minimo indispensabile per vivere: un piccolo ingresso che da accesso anche al bagno privato e la cella vera e propria al cui interno vi erano il letto, una scrivania, due sedie, la stufa, uno scaffale ed un contenitore per la legna; la stufa in particolare era già stata accesa da un fratello per permettere alla stanza di riscaldarsi prima del mio arrivo visto che c’era abbastanza freddo.

Il padre Maestro veniva regolarmente a trovarmi una-due volte al giorno, portandomi dei libri da leggere e rimanendo a dialogare in cella per un pò. Si parlava della vita monastica in generale e di quella certosina, della mia e della sua esperienza di vita, delle tentazioni e difficoltà del monaco ma anche delle gioie, il tutto condito da numerose battute di scherzo. Una volta mi ha anche accompagnato a visitare alcuni ambienti monastici come la sala del capitolo con la cappella delle reliquie nella parte retrostante, il refettorio, il cimitero ed una cella disabitata dei padri col giardino, le stanze al piano terra ed, al primo piano, l’Ave Maria ed il cubicolo certosino.

Ricordo che, facendomi vedere la bellissima chiesa ed indicandomi lo stallo che avrei dovuto occupare durante le preghiere comuni nei giorni seguenti mi disse scherzosamente: “quello è il tuo posto, a destra hai un monaco ed anche a sinistra. Sei tra due monaci insomma” e sorridendo continuò “peggio di così non potevi capitare”.

La giornata in cella scorreva regolarmente, scandita dal rintocco delle campane che segnavano il momento delle preghiere; alternavo alla liturgia delle ore la lettura della Bibbia o di altri libri, la recita del Rosario ecc.

Molto di ciò che accadeva al di fuori della cella attirava la mia attenzione; in particolare ho notato il verde che circonda il monastero coi bellissimi altopiani che culminano nel monte Pecoraro. Ho anche visto per la prima volta in tempo reale come si formavano le nuvole dopo la pioggia, col vapore che in lontananza si sollevava da terra fino a formare ogni singola nuvola.

In quel periodo i monaci erano di numero molto ridotto (6 in tutto), motivo per il quale era stato chiuso il noviziato. Mi venne detto però che il nuovo Priore dom Basilio da poco arrivato da Farneta, aveva chiesto alla Gran Certosa la sua riapertura e si aspettava la decisione del Capitolo generale che, come sappiamo, ha accolto la richiesta. Attualmente infatti è attivo il noviziato.

Nei momenti di incontro in chiesa per la preghiera o la Messa non ho potuto non notare l’attenzione tra fratelli. Non ci si parla mai ma il monaco accanto mi supportava in tutto; mi spostava le pagine dei libri del canto o degli antifonari e mi sorrideva, controllava sempre se la pagina fosse quella giusta, mi apriva lo sportello degli stalli per farmi passare. Un fratello converso ad esempio accendeva la luce del vialetto verso la cella ed aspettava che arrivassi io per spegnerla.

In cella devo dire che il giorno trascorreva serenamente ma la sera il silenzio e la solitudine si facevano sentire parecchio…non sapevo che fare. Si sente molto la mancanza di tutte le distrazioni che all’esterno ci circondano, dal telefono alla Tv al computer ecc. Sentivo soprattutto l’assenza di persone con cui dialogare.

In particolare, quando tornavo dai Vespri sentivo un pò di angoscia perchè ero tartassato da pensieri di vario genere.

Infatti, mentre il giorno si ha un minimo di distrazione anche guardando la natura incontaminata fuori dalla finestra, la sera si rimane davvero soli con se stessi; fuori c’era il buio totale senza riferimenti e dentro la cella solo il silenzio assordante che sembrava penetrarmi fin nel profondo.

Il padre Maestro mi diceva che, per il monaco, proprio la sera ed in particolare la notte sono i momenti propizi per la preghiera e l’ascolto di Dio.

Ho capito che la tentazione e la povertà sono dentro di noi, la certosa però le amplifica molto. Io ad esempio durante il giorno e le preghiere avevo parecchie distrazioni, pensieri ecc. Persino l’ansia che il fuoco nella stufa potesse spegnersi mi tormentava durante la lettura.

E’ tutto molto lento lì dentro… ed assapori ogni gesto, ogni meditazione, ogni cosa. La celebrazione è molto profonda con molti periodi di silenzio e la consacrazione da parte del celebrante avviene a voce bassa e subito dopo ci si prostra a terra. Durante il segno della pace ci si scambia un abbraccio.

Da questa esperienza ho scoperto che Dio è presente nell’istante che vivi, e se riesci a percepirlo vivi in libertà e gioia. Ho capito che la Santità riguarda il quotidiano nelle piccole cose li dove Dio ti ha posto.

Ho capito anche che, pur nel completo anonimato, i monaci svolgono un servizio fondamentale per la Chiesa e per il mondo: stare alla costante presenza di Dio, che non vuole dire vivere in estasi o godere di chissà quale apparizione, bensì vivere una vita di preghiera e di rinuncia pregustando i beni celesti.

A detta del padre Maestro, il monaco vive costantemente nel dubbio e ponendosi la domanda “ma chi me l’ha fatto fare”. La risposta è sempre la stessa: la chiamata dell’Amore a vivere una vita guidata dalla fede, a volte brancolando nel buio, ma nella consapevolezza di quale sarà il punto di arrivo cioè la visione di Dio.

Una Risposta

  1. Grazie grazie grazieper averci trasmesso il senso di Dio e la sua presenza nel PRESENTE quotidiano di ogni gesto di ogni respiro un valore inestimabile un valore che raggruppa la vita di ogni uomo

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