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Festa dell’Immacolata Concezione

 

Oggi per celebrare la festività dell’Immacolata Concezione, vi propongo la lettura e meditazione di questo sublime sermone realizzato da un certosino.

Veni, Soror mea sponsa…Ecce quasi aurona consurgens…
Vieni sorella mia, sposa…Eccola come l’aurora che sorge…(Cantico dei Cantici)

Nel Cantico dei Cantici, la Vergine Maria viene comparata con l’aurora, perché è l’inizio di una nuova creazione. Con la sua Immacolata Concezione, la storia dell’uomo ricomincia e tutto è chiaro nuovamente: si tratta di una materia intatta, tutta pura e docile, di cui sarà fatto il primo Adamo e anche noi con lui, se ci lasciamo creare nuovamente. Perché la Vergine solo aspetta per la nostra buona volontà e per il gesto di abbandono assoluto e veramente filiale, per lavarci nella sua innocenza. Il nostro compito è abbandonarci al suo sguardo, che è simile ad un lago – oculi tui sicut piscinae in Hesebon – come è stato scritto nei Cantici, ad un’acqua completamente cristallina, in cui noi siamo purificati e poi inondati con la vita divina.
Sotto il regime della grazia – la grazia di cui Maria è piena e che distribuisce nella misura del suo amore materno – la ricompensa è data prima del merito, la ricchezza e la felicità sono prodigate prima di ogni prova. Si tratta di metodi di un nuovo mondo, metodi specificamente divini.
Gli uomini sono incapaci di questa liberalità perché non sono fonti di bene, ma sono solo il suo depositario, cauti e impauriti. Nella educazione dei nostri figli, nel commercio e nella giustizia, in primo luogo stabiliamo le condizioni e le minacce di punizione. Gli uomini solo si concedono premi dopo aver ottenuto lo sforzo in cambio di servizi o garanzie. Ma con Dio è diverso. Dal momento che il peccatore appella a Lui, riceve immediatamente ed esattamente ciò che non ha prezzo, l’eredità del sangue divino e il marchio di figlio di Dio. Il suo cuore è stato liberato dalla vittoria di Cristo ed è pieno di questo puro trionfo precedentemente armato di nobiltà e di gioia, ed è invitato a combattere ed a sostenere i lavori ed i sacrifici nella misura delle sue forze.
È così il governo del Regno di Dio, la prudenza di Maria, l’economia della Casa d’Oro. Le vie di Dio sono diverse dalle nostre vie, anche se spesso non le capiamo. Non abbiamo nemmeno il coraggio di credere nella dignità, nella libertà che ci viene offerta; quasi diffidiamo della generosità di Dio. Ignoriamo i suoi regali essenziali, proprio quando abusiamo dei beni inferiori. La mancanza di fede e di fiducia ci paralizza. Non abbiamo il coraggio nei percorsi clandestini dove cerchiamo di camminare, perché la timidezza e l’angoscia soffocano ciò che è meglio nell’uomo. Apriamo, quindi, gli occhi ed il cuore in perfetta solitudine con Dio, raccogliamoci nel nostro interiore e diventiamo consapevoli di ciò che Egli ci dona, di ciò che Egli è per noi. Il nostro coraggio e la nostra pazienza possono essere solidi, solo se provengono da una felicità intima.
Sembra che a volte abbiamo paura di riconoscere la santità, come se si trattasse di beni materiali di cui un uomo è privato perché un altro li ha. Ma questo sentimento è possibile solo per l’ignoranza della realtà in questione. Ciò che è dato ai santi e, in primo luogo a Maria, è anche dato a ciascuno di noi. E succede necessariamente così con i beni spirituali, perché la loro fonte è infinita e immediata, e realizza il suo vero significato nella carità; abbiamo solo il compito di non trattenerli e trasmetterli senza alcuna riserva.
Inebriamoci dei privilegi di cui ci offre pienezza Maria: Venite et comedite, amici, inebriamini, carissimi. Inebriamoci di Dio, con Maria, nostra madre e nostra sorella.

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