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Il segreto della solitudine

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Dal libro “The Spirit of Place” (Lo Spirito del Luogo), una raccolta di sermoni pronunciati dal Padre Priore ai monaci della Certosa di San Hugo a Parkminster. Quella che vi propongo oggi si tratta di un’omelia per la Festa di San Bruno, 1997.

Il SEGRETO DELLA SOLITUDINE
Ai monaci della Certosa di San Hugo,
6 Ottobre, 1997

La solitudine è una delle domande irrevocabili per ogni essere umano. Infine, siamo soli, entriamo e usciamo dalla vita, inconsapevoli e sconosciuti, senza amare e senza essere amati? Questa domanda è legata a quella dello scopo: c’è un senso alla nostra esistenza, uno scopo ed un valore?
La solitudine, come una dimensione importante di uno stile di vita tda noi, espressa, paradossalmente, il desiderio di andare al di là della solitudine come essere da solo e la mancanza di significato.
È impressionante come la cultura moderna mostra preoccupazione con la solitudine. Quanto più l’informazione viene trasmessa e più grande e più veloce è l’accesso a ciò che sta accadendo in tutto il mondo, più la percezione delle persone su se stesse si rivela insignificante e sola. L’universo si estende davanti a noi in tutto il suo splendore. Ma invece di adorazione, questo ci può causare disperazione.
Nel Medioevo, le persone si gettavano al di là di se stesse in un mondo di speculazione religiosa più o meno apocalittica – e un secondo millennio si avvicina a noi – oppure in un mondo culturale d’arte immaginativa come quella di Dante. Oggi la stessa necessità di andare oltre, si esprime più visivamente in libri e film che si sforzano di dimostrare in qualche modo, forse rudimentale, ma con l’innovazione, un mondo oltre il nostro, esseri provenienti da altri pianeti, e anche la realtà cosmica del bene e del male. Siamo soli? Siamo importanti?
Il solitario deve prima dimorare nella sua solitudine. È lì che egli riesce ad entrare nel suo essere più profondo ed a trovare le risposte che può. Ben presto sperimenterà l’estrema difficoltà di toccare l’intoccabile, di conoscere ciò che non è espresso, di raggiungere ciò che è al di là dei parametri della conoscenza scientifica, e si spera, anche se parzialmente, raggiungere un altro livello di essere ad una realtà che va al di là di tutti i formati e le forme e, infine, raggiungere chi è dentro ed attraverso se stesso.
Qualunque sia l’esperienza che egli abbia, sarà sempre soggetto ad un’altra interpretazione: illusione, allucinazione, proiezione immaginaria di paura e desiderio nel subconscio, incapacità di vivere al di fuori del mondo dell’assurdo.
Qualsiasi spiegazione che egli dia, qualsiasi parole che pronunci, non proveranno nulla coloro che non condividono la stessa esperienza. Egli mai otterrà la prova assoluta della certezza della sua esperienza, sia per se stesso o per gli altri. Ma ciò non esclude la convinzione.
I suoi occhi sono gli occhi della fede: la fede nella Realtà che ha preso l’iniziativa di comunicarsi con noi. Noi non siamo soli. Le nostre vite non sono senza uno scopo. Una intelligenza amorevole ci ha desiderati e ci ha chiamati per il nostro nome ad essere persone conosciute e conoscitore, amate e capaci di amare, cui realtà più profonda non scomparirà mai. Le tracce della Sua presenza ci indirizza ad Egli (perché egli è personale, e deve essere, se siamo persone). Non saremo trascinati se apriamo i nostri occhi e ascoltiamo i nostri cuori.
Egli ci parla con parole della nostra esperienza umana. Egli assume in Cristo un volto umano affinché siamo presentati al Suo essere e alla Sua vita. Anche se noi siamo argilla. È così difficile per noi, non per un’ora, un mese o un anno, ma per tutta la vita con le attività periodiche, ci manteniamo in Sua serenità. La carne, la affettività, la mente, continuamente richiedono un alimento che sia più appropriato a esse. Il nostro fragile senso di noi stessi deve essere sostenuto ed espresso in attività, affermazione e realizzazione. Può capitare che proviamo a fuggire da tanta bellezza attraverso una rottura deliberata dell’armonia. Deformiamo la realtà attraverso i nostri bisogni nevrotici o scappiamo da tutto in una negazione psicotica. A volte pecchiamo per mantenerci ad una distanza sicura da Dio. Ma non c’è dove nascondersi. Cristo ha già percorso tutte le nostre vie, anche la via della morte. Egli viene a noi nella sua innocenza, anche nel nostro peccato. Egli può guarire il nostro desiderio di non essere guariti. Il Suo amore non sarà negato. Sicuramente noi non siamo soli. E lo sappiamo, qualunque sia la nostra parola. Speriamo che alla fine, soccombiamo alla luce della verità, accettiamo di essere amati e di amare pienamente. Il nostro silenzio sarà la realizzazione nella pace e nella gioia dell’adorazione.
Penso che sia stato questo che San Bruno volle dire con la sua espressione ‘
O Bonitas’.

 

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