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Omelia per il Santo Natale

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Natività (Biagio Bellotti – Certosa di Garegnano)

Eccoci giunti al giorno del Santo Natale, auguri a tutti voi miei cari amici lettori di Cartusialover. In questo giorno di festa, voglio offrirvi una deliziosa omelia di un Priore certosino, un testo immensamente profondo pur nella sua semplicità. Nonostante sia stato scritto diversi decenni fa, il suo contenuto risulta essere di una attualità impressionante. Augurandovi una buona lettura, il mio auspicio e che la nascita di Gesù Cristo Nostro Signore, possa illuminarci il cuore arrecandoci pace, gioia e serenità per una profonda rinascita interiore. Buon Natale!

Cari fratelli,

Tutti i misteri della vita di Gesù sono pieni di amore, ma nella nascita del Figlio Unigenito di Dio nella povertà e nella notte di Betlemme, c’è qualcosa che dovrebbe emozionarci, perché siamo davanti ad una delle più grandi meraviglie dell’amore divino. Un amore che riduce l’onnipotenza in una estrema impotenza e povertà, in una semplicità ammirevole che diventa grande.

Dio si umilia affinché possiamo avvicinarci a Lui e convincerci di come e quanto ci ama. Dio viene a noi, sconosciuto a tutti. L’evento più sublime nella storia dell’umanità si realizza con una estrema semplicità e in totale ignoranza. Siamo abituati ad apprezzare le novità che provocano uno spettacolo e che hanno luminosità, ma dobbiamo concentrare profondamente la nostra mente ed il nostro cuore per catturare, con umiltà, lo splendore che illumina ancora i nostri giorni e le nostre vite dopo 2.000 anni. Di generazione in generazione, le promesse di Dio hanno alimentato la speranza del suo popolo. E quando arriva il tempo in cui la misericordia divina deve compiere queste promesse, tempo che San Paolo chiama “la pienezza del tempo” (Gal 4,4), nasce un bambino sconosciuto che assolutamente non corrisponde alle aspettative. Egli sarà considerato un pericolo per la religione stabilita ed anche per il suo popolo che aspettava qualcosa di diverso. Così Dio agisce, destabilizza le nostre certezze e sicurezze, umilia il nostro orgoglio e offre un messaggio silenzioso, difficile da accettare. Quante volte, durante l’Avvento ed anche durante tutto l’anno liturgico, noi cantiamo: “Mostraci il tuo volto e noi saremo salvi”. Ed il profeta ci risponde: “La mia gloria splenderà su Gerusalemme e ogni creatura la contemplerà”. Il risultato di questa preghiera e di questa promessa è la banalità di un neonato privo di tutto ed ignorato.

Oggi brilla su di noi la luce dell’amore che inverte la scala dei valori umani. Di fronte alla luce di Betlemme, chi non si chiede circa la necessità di uno sforzo di semplicità interiore che ci diventi come un bambino, così come Gesù lo vuole? Quante volte complichiamo la nostra vita e cerchiamo comodità e facilità, cerchiamo i beni superficiali e sensibili che ci allontanano dalla imitazione di Gesù e Maria! Alla luce di Betlemme, che è luce d’amore, chiediamoci se abbiamo ancora oggi un vero amore per la povertà in cui contempliamo il Figlio di Dio. Chi di noi si preoccupa con il confine tra il necessario ed il superfluo? Tutti i difetti che offendono Dio nel mistero del Suo amore incarnato nella povertà di Betlemme, offuscano nel nostro cuore la luce del Natale e, con essa, anche la serenità e la gioia spirituale. Sempre nuove e ingannevoli esigenze di possedere, di godere, di approffitare, portano il cuore alla disillusione ed al disagio spirituale.

Gesù oggi ci chiama anche a riconsiderare, alla sua luce, l’obbedienza che abbiamo promesso e che ci rende figli piccoli ed umili come Egli. Siamo, quindi, prudenti, perché la nostra naturale tendenza all’orgoglio e all’egoismo non muore facilmente. Il Padre celeste ci chiede di mettere in moto la nostra fede quando obbediamo, perché la sua volontà non si manifesta con un’apparecchiatura rumorosa. Contemplando oggi Gesù, Maria e Giuseppe nella sua umiltà e nel suo silenzio, dovremmo renderci conto che Dio si manifesta in una strada dove noi non lo aspettavamo. La gloria del Signore oggi, nel Santo Natale, si manifesta nella contraddizione e nel sacrificio di tutto ciò che la natura richiede; e lo splendore divino si rivela in uno spettacolo umiliante per la ragione umana e per il nostro orgoglio, ma che commuove il cuore. Perché Dio è amore e vuole parlare al cuore (Os 2, 14). Spetta a noi il silenzio interiore e l’umiltà. La paternità divina si rivela al cuore di chi accetta e ama la sua condizione di essere bambino piccolo.

Cari fratelli, rafforziamo, allora, il nostro sguardo sul presepe per assaporare tutta la ricchezza divina offerta alla nostra fede. Ed apriamo i nostri cuori! È a lui che Dio vuole parlare; e parlare del suo amore. La manifestazione di così grande amore divino ci chiama a corrispondere con il nostro amore, perché la nostra libertà si arrenda, non tanto alla vista del suo potere umiliato, ma davanti alla meraviglia del suo amore rivestito, non di gloria e splendore, ma di semplicità, umiltà e obbedienza filiale nella povertà.

E cercando così di scoprire la pienezza del mistero del Santo Natale, riceveremo la conferma che niente di meglio può onorarlo, che il nostro silenzio, la nostra adorazione e la nostra fiducia in questo bambino nato per noi, al fine di rivelarci come e quanto il Padre ci ama.

Cari fratelli, che lo Spirito Santo di Dio, per l’intercessione della Beata Vergine ed il suo sposo San Giuseppe, ci illumini per consentirci di percepire, con un cuore semplice, la ricchezza e la bellezza di questa proclamazione silenziosa del Figlio dell”Altissimo incarnato per noi; la ricchezza, la bellezza ed il fascino di una proclamazione silenziosa e commovente, che attesta: “È stato così che Dio ha amato il mondo” (Jo 3,16). “L’amore che trascende ogni conoscenza” (Ef 3,19).

Amen.

Come di consueto voglio offrirvi un piccolo dono, che spero vi piaccia, un calendario da scegliere tra tre tipi,  e che potrete scaricare (in formato PDF) e stampare.

  1. Calendario_2017_Silenzio
  2. Calendario_2017_Monache certosine
  3. Calendario  2017   San Bruno (F.Balbi)
  4. Calendario-2017  San Bruno (locandina film)

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Una Risposta

  1. Carissimo,

    a te ed a tutti i Certosini del mondo il mio augurio di un buon anno di preghiera.

    Ti prego: continua a mandarmi le tue e-mail. Sono per me fonte di profonda riflessione.

    franco

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