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La vita interiore di F. Pollien cap.III

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO III

CONOSCENZA DEL DOVERE

Obblighi generali

250. Pietà attiva. – 251. Conoscere, amare ed eseguire. – 252. Necessità di conoscere il dovere. – 253. L’ignoranza. – 254. L’illusione.

250. Pietà attiva. – Tale è la volontà di Dio sull’azione dell’uomo. Ad essa corrispondono dei doveri che costituiscono la cosiddetta parte attiva della pietà, poiché determinano ciò che si deve fare e indicano la parte di azione personale che Dio richiede dall’uomo nell’opera della sua gloria.

Infatti, io debbo agire ed esercitare le mie facoltà nell’esecuzione degli ordini e dei desideri di Dio; debbo camminare nella via che mi è tracciata. Ma in che modo? Mediante le tre facoltà che sono in me. Posso conoscere, amare ed eseguire. Ora, quando la mia conoscenza, il mio amore e la mia ricerca sono diretti a Dio, si ha la pietà. La parte di quest’orientamento, che si opera col concorso della mia attività personale, deve dunque chiamarsi pietà attiva, o parte attiva della pietà (n. 89). Essa è, per conseguenza, la parte di azione che debbo sviluppare nella conoscenza, nell’amore e nella ricerca di Dio.

251. Conoscere, amare ed eseguire. – Se debbo conoscere il mio fine e la mia via e se debbo amare la mia meta, debbo anche amare il cammino che ad essa conduce. Se debbo cercare la vetta, debbo anche cercare i sentieri che ad essa conducono. La gloria di Dio è il mio fine; la sua volontà è la mia via. Ora, la gloria di Dio richiede alla mia intelligenza di conoscerla; alla mia volontà, di aderire ad essa; e alla mia azione, di ricercarla. Questo triplice obbligo s’impone in modo identico anche per la volontà di Dio. La mia intelligenza deve conoscerla; la mia volontà rispettarla ed amarla; la mia azione eseguirla. La cognizione, l’amore e la ricerca della gloria di Dio costituiscono l’essenza della pietà; la cognizione, l’amore e l’esecuzione della volontà di Dio ne sono la via.

252. Necessità di conoscere il dovere. – Prima di tutto debbo conoscere la volontà di Dio, se voglio eseguirla senza camminare nelle tenebre (cf. Gv 8, 12) e senza espormi a mancanze di prudenza e di sapienza (cf. Ef 5, 17). La conoscenza è anche qui la prima condizione del bene. Perciò debbo chiedere al Maestro Divino che mi faccia conoscere pienamente la sua volontà con ogni sapienza ed intelligenza spirituale, affinché possa camminare in modo degno di lui, piacergli in tutte le cose, produrre frutti di ogni opera buona e crescere nella conoscenza di Dio (cf. Col 1, 9). Bisogna che « come gli occhi dei servi sono volti alla mano dei loro padroni, come gli occhi della schiava sono volti alla mano della sua padrona, così i nostri occhi sono rivolti al Signore nostro Dio » (Sal 122, 2) per interrogarlo in ogni cosa e conoscere la sua volontà.

253. L’ignoranza. – Due mali sono da temersi: l’ignoranza che non vede e l’illusione che vede male. Anzitutto, l’ignoranza colpevole, che non ha nessuna cura di riformarsi dei sentimenti nuovi, ma che, conformandosi all’umano, non cerca affatto di conoscere quale sia la volontà di Dio, che dal bene conduce al meglio ed al perfetto (cf. Rm 12, 2); inoltre, quell’ignoranza fatta di distrazione e di leggerezza, che non sa riflettere su nulla e lascia che la vita segua il corso delle cose; infine, l’ignoranza involontaria, frutto delle tenebre della nostra povera intelligenza, e contro la quale bisogna lottare tutta la vita, domandando soprattutto a Dio d’infondere la sua luce nella piccola lampada del nostro spirito e di rischiarare le nostre tenebre (cf. Sal 17, 29).

254. L’illusione. – L’illusione è forse il male più comune. Piace tanto pascersi d’illusioni!… Mio Dio! si vive di esse… e soprattutto si muore in esse!… Nutrirsi d’illusioni è il gran bisogno e la costante preoccupazione dell’interesse personale. E, com’è abile nel crearsele!… Ma su nessun punto l’illusione è tanto frequente e funesta quanto su quello della volontà di Dio. Si ha interesse a non conoscerla o a conoscerla appena sufficientemente, per tranquillizzare la coscienza senza troppo aggravarla!…

Come sono abituato a vedere attraverso il prisma dell’interesse personale e ad adattare i miei doveri all’arbitrio delle mie convenienze! Prima della volontà di Dio interrogo il mio interesse: è così vicino e così urgente! La sua voce sa farsi sentire così bene, e il rumore che fa alle mie orecchie altera talmente il suono della voce di Dio, che questa non mi arriva più integra. Esso è sempre il primo oggetto che si presenta ai miei occhi, e mi è difficile sorpassarlo per vedere direttamente la volontà di Dio. Quando i miei occhi scorgono questa divina volontà attraverso il prisma ingannatore della mia sensualità, la mia vista si inganna, gli oggetti non mi appaiono più come sono in realtà ed io cado nell’illusione. E quante volte vi cado!… I miei fianchi sono pieni d’illusioni; i miei fianchi, ossia la mia sensualità. Qual pienezza d’illusione, mio Dio! Quanto ho bisogno, Signore, di cingere i miei fianchi, perché il serbatoio non riversi la sua triste pienezza nell’anima mia, e di aver sempre in mano la lampada accesa che mi aiuti a veder chiaro!… (cf. Lc 12, 35). Signore, ch’io veda! (cf. Lc 18, 41).

 

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