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La vita interiore di F. Pollien cap.IV

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO IV

CONOSCENZA DEL DOVERE

Obblighi speciali

255. Conoscere i comandamenti. – 256. Lo spirito dei comandamenti. – 257. Conoscere i precetti della Chiesa. – 258. Conoscere i consigli. – 259. Conoscere i doveri del proprio stato. – 260. Necessità della direzione.

255. Conoscere i comandamenti. – Debbo conoscere il mio dovere e, per conseguenza, tutto ciò che me lo determina. Poiché la volontà del Signore si manifesta nei comandamenti di Dio e della Chiesa e nei consigli, debbo applicarmi ad avere una conoscenza, almeno sufficiente, per non dir perfetta, dei doveri e dei consigli che mi riguardano. E poiché precetti e consigli si concretizzano, per me, nei doveri del mio stato, debbo soprattutto applicarmi alla loro conoscenza netta, luminosa, esatta.Sarò più o meno illuminato sul mio dovere in proporzione ai lumi che avrò su questi quattro punti.Debbo perciò conoscere i comandamenti di Dio, la legge divina, gli obblighi ch’essa impone; conoscerne la sostanza più che gli accessori. Se sarò bene istruito sui miei doveri, avrò una pietà illuminata; se invece non avrò di essi che un’idea vaga, la mia pietà brancolerà nelle tenebre. La vera pietà ama la luce, poiché colui che opera secondo la verità si accosta alla luce (cf. Gv 3, 21).

256. Lo spirito dei comandamenti. – Ma, per arrivare alla sostanza, è necessario conoscere lo spirito dei comandamenti più che la lettera. Sarebbe una grave deficienza conoscere solo l’esteriorità della legge, vedere il lato materiale della prescrizione, senza rendersi conto del motivo che la ispira e del fine al quale tende. Conosciuta solo in questo modo, non dà vita all’anima, e 1’osservanza di essa è meccanica e farisaica. So che il fine della legge non cade sotto la legge, ma se mi attacco soltanto a ciò che cade sotto, vi cado io stesso. Può uno cadendo elevarsi? La legge non è dunque fatta per elevare? Io so che la legge non è fatta per il giusto ma per gli ingiusti (cf. 1Tm 1, 9). Se dunque non mi sottometto che materialmente, convinco me stesso di non essere giusto. Ma se sono condotto dallo spirito, allora non cado sotto la legge (cf. Gal 5, 18). Sappiamo che la « legge è buona, se uno ne usa legalmente » (1Tm 1, 8), secondo il suo spirito. Se infatti mi sottometto per necessità, e come per una costrizione di volontà, all’obbligo esterno, divento schiavo della minuzia che mi lega, vittima della lettera che mi uccide (cf. 2Cor 3, 6). Se la lettera mi uccide, qual vita può restare ancora in me?… Soltanto lo spirito dà la vita.

257. Conoscere i precetti della Chiesa. – La pietà veramente retta, cerca di conoscere, per quanto può, le leggi ecclesiastiche, si compiace di studiarle, sapendo che la Chiesa, assistita dallo Spirito di Dio, ha il compito di illuminare, secondo i tempi e la necessità, la via che i cristiani debbono seguire.

La voce della Chiesa è quella del pastore. Le pecore lo seguono perché « riconoscono la voce del pastore ». Non seguono il mercenario perché non conoscono la voce degli estranei (cf. Gv 10, 4). Questa predilezione per la voce della Chiesa, questo bisogno di ascoltarla, questa ripugnanza per ogni altra voce, è uno dei segni più caratteristici della vera pietà. Esso non inganna mai e vi è da temere allorché manca.

258. Conoscere i consigli. – Se io non avessi altra cura che quella di conoscere i precetti, ne saprei abbastanza per evitare il peccato, ma non per elevarmi alle altezze della virtù. Arriverei forse a offendere di meno Dio, ma ignorerei i grandi segreti di piacergli. Preserverei forse la mia anima dalla malattia e dalla morte, ma non saprei condurla alle sorgenti della vita. Conoscerei il primo abbozzo del disegno di Dio su di me, ma l’altezza delle sue idee, la grandezza dei suoi desideri mi sarebbero celate. Se voglio conoscere, con i santi, quale sia la carità di Cristo, che supera ogni scienza, in modo da essere ripieno di tutta la pienezza della vita di Dio (cf. Ef 3, 19), dovrei meditare i consigli per comprenderne il senso divino e la portata infinita.

In questa manifestazione dei suoi desideri, Dio ha rivelato bellezze, grandezze, ricchezze tali da rapire l’occhio dei santi. Oh! come sono ignorati questi segreti di Dio! L’occhio umano non è abbastanza assuefatto a questa luce. Se sapessi meditare il Vangelo e le Lettere di san Paolo! Se sapessi familiarizzarmi con gli scritti dei grandi dottori della santità, che hanno detto cose mirabili intorno a questi consigli che hanno vissuto! Quante cose si apprendono, per esempio, alla scuola di san Fracesco di Sales, di san Giovanni della Croce, di santa Teresa d’Avila, di santa Caterina da Siena e di santa Caterina da Genova!

259. Conoscere i doveri del proprio stato. – È questa la conoscenza pratica per eccellenza, nella quale si determinano e si applicano le cognizioni precedenti. Poveri doveri di stato! … come sono spesso ignorati!… mal compresi!… falsati dalle illusioni dell’interesse personale!… Quante volte si creano doveri speciali, per nulla legittimi, mentre non si bada a quelli reali! Ah! se conoscessi molto bene i doveri del mio stato, non avrei altra occupazione da crearmi, né obbligo da impormi, poiché essi mi tracciano quanto mi è necessario per soddisfare le aspirazioni della mia anima.

I doveri di stato, come ho già detto (n. 244), mi specificano il modo proprio con cui debbo personalmente osservare i comandamenti e i consigli evangelici. Oltre a ciò, che cosa debbo cercare? La volontà di Dio non vi è racchiusa per intero? Fuori di lì cosa vado a cercare se non la mia volontà, trascurando quella di Dio? Sarebbe davvero un bel guadagno sostituire la mia volontà a quella di Dio! Ecco la perfidia del demonio e la stoltezza del mio orgoglio. Col pretesto di un maggior bene, sono portato a fare la mia volontà, perdendo di vista la regola somma ed unica che è la volontà di Dio.

260. Necessità della direzione. – A proposito dei doveri di stato, la direzione è una sorgente di luce spesso indispensabile. Non essendo nostro intento trattare questa materia, rimandiamo i nostri lettori a ciò che dissero san Francesco di Sales e i maestri di vita spirituale, sulla necessità di un direttore, sulla sua scelta, sul modo di trattare con lui, ecc.Bisogna dire e ripetere che l’unica via è la volontà di Dio. Soltanto essa traccia interamente la mia azione. Tutto ciò che non è nella volontà di Dio è fuori strada.

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