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Il reportage di Franz Liszt sulla Grande Chartreuse

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Nell’articolo odierno, voglio proporvi una lettera scritta da una delle personalità più brillanti tra i compositori di musica classica: Franz Liszt.

Egli oltre ad essere un compositore, pianista, direttore d’orchestra e organista ungherese. fu anche un brillante intellettuale ed un viaggiatore cosmopolita.

Durante uno dei suoi viaggi, si recò nel 1837 alla Grande Chartreuse ed a testimonianza di ciò Liszt invio una missiva al suo amico Louis de Ronchaud, quasi una sorta di appunto di viaggio. Vi lascio alla lettura di questo testo significativo.

«La Grande Chartreuse! Quel nome desolatamente misterioso, non riassume tutto il pensiero oscuro ed indeterminato sul mondo che l’ascetismo cristiano ha generato per più di dieci secoli? La follia sacra, l’inclinazione al flagello, i martiri sconosciuti, l’inflessibile negazione di sé stesso, tutto il silenzio, le scure insurrezioni, la mistica avversione al potere carnale – non sembrano evocare i fantasmi pallidi di quegli uomini solitari che, noti solo a Dio, hanno trascorso la vita con gli occhi fissi sulla tomba, inclinando i loro desideri ad una legge dura e completamente assorbiti nel desiderio impetuoso e selvaggio per un mondo incomprensibile?

Il rifugio di San Bruno era di solito accessibile solamente da un sentiero stretto e roccioso. I piedi del pellegrino erano lacerati dalle pietre, come per preparare il suo cuore per le afflizioni della penitenza. La civiltà di oggi, trionfando ovunque, ha ammorbidito il sentiero sacro; una strada ha sostituito il ripido sentiero, ed entro un anno sarà possibile arrivare alla Grande Chartreuse in carrozza.

Abbiamo salito una pendenza piuttosto bassa accanto ad un ruscello in montagna, all’ombra degli abeti, faggi e castagni. Quanto più entriamo nella valle, più stretta e buia diventa. Il mormorio del fiume è sostituito dal silenzio. La vegetazione di crescente bellezza, sembra voler attrarre l’uomo alla pace del Signore e tenerlo lì. Ho già scalato le Alpi molte volte, ma non ho mai visto tale continuità. […] Un tappeto di foglie verdi è sempre sotto i nostri piedi, una cupola di foglie sopra le nostre teste e dovunque una voce nascosta che dice Venite ad me omnes qui laboratis (Venite a me uomini che lavorano). È la Festa dell’Assunta. Dopo una salita di quattro ore, le campane annunciano che ci stiamo avvicinando al monastero. Entro nella cappella, dove si celebra il trionfo della Madre di Dio. Mi siedo accanto alla stessa colonna dove ho sentito i canti funebri della Messa da Requiem dieci mesi prima. Per un attimo mi è venuto a credere che io non fossi mai uscito dal mio posto, così piccola che era la differenza tra gli inni di gioia e i canti di dolore. Entrambi erano monotoni, con una salmodia con lo stesso ritmo. Un mormorio carvenoso di voci di anziani ha rotto la mia astrazione; era più un mormorio misterioso che, in realtà, una musica; suoni che si somigliavano al petto da cui emanavano, che non avevano più nulla di vita o umano. Mi sono affrettato a tornare verso l’aria aperta e sono rimasto a lungo sul prato di fronte alla certosa, allungandomi, riflettendo su un gruppo di bambini che giocavano a schioccare le dita e guardando due mucche imponenti al pascolo, fiduciose e indifferenti nel fogliame aromatico. Ripide vette coperte di alberi frondosi sorgevano intorno a me ed un uccello, un singolo uccello riempiva l’aria con il suo pigolio ripetitivo.

Che contrasto, amico mio! Che simboli di vita! Che anacronismo un monastero come la Grande Chartreuse nel XIX secolo!”

(Franz Liszt, lettera a Louis de Ronchaud, Settembre 1837- Gesammelte Schriften, vol. 2, Leipzig, 1882, pp,159-171)

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Una Risposta

  1. Intéressant mais … plutôt déprimant avec l’accent mis sur les pénitences, flagellation, etc. Un romantique du 19e siècle qui semble ne pas avoir compris la raison du silence cartusien, et encore moins la paix intérieure du moine.

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