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La vita interiore di F. Pollien cap.VI

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VI

ADEMPIMENTO DEL DOVERE

265. Fedeltà. – 266. Nelle piccole cose. – 267. Larghezza nella fedeltà.

265. Fedeltà. – L’amore, infine, deve indurre alla fedeltà nell’azione. Ispirata da esso, la fedeltà sarà lieta e serena a intraprendere, generosa a darsi e a dimenticarsi, forte a sopportare, costante a perseverare, esatta a confermarsi nella misura, tempo e modo determinati. Sarà semplice e retta; non farà distinzioni diverse da quelle fatte dal suo Maestro e da coloro che ne sono il portavoce. Essa mi farà adoperare tutto ciò che ho a mia disposizione e mi farà compiere ciò che devo. Il servo è chiamato buono e fedele, quando i frutti del suo lavoro corrispondono ai talenti ricevuti (cf. Mt 25, 15).

La fedeltà ha così un duplice compito: espletare la sostanza e salvaguardare la forma. Essa è tanto vigilante a conservare la forma, quanto a coltivare la sostanza, poiché sa bene che non bisogna separare ciò che Dio ha unito; e sa ancora che le frutterebbe poco ciò che le è affidato, se non seguisse la via che le è tracciata.

266. Nelle piccole cose. – Essa si rende in tal modo attenta alle piccole cose, vedendo in queste, non le piccole cose, proprie delle anime piccole, ma quella gran cosa che è la volontà di Dio e che essa rispetta grandemente nelle piccole cose. Sant’Agostino dice: « Le piccole cose sono piccole cose, ma essere fedeli in esse è una gran cosa ».

Così, nei particolari, talora pedanti, di disciplina o di rubrica, il sacerdote riconosce, ama e rispetta quella nobile e santa cosa che è la volontà di Dio. Nelle prescrizioni assai minuziose della sua regola, il religioso sa vedere e rispettare questa volontà sempre grande, sempre infinita, fino nei minimi particolari. Nostro Signore non è tutto intero, augusto, vivo, adorabile, in una piccola ostia come in una grande, in una piccola particella come nell’ostia intera? Così è della volontà di Dio. La più umile parte del dovere la contiene tutta intera, ed io l’abbraccio con la stessa devozione che userei nelle più importanti prescrizioni, senza lasciare che alcuna particella di questo bene sacro vada a male.

267. Larghezza nella fedeltà. – Come nella comunione, per piccola che sia l’ostia, io m’ingrandisco per il contatto con Nostro Signore, così nella fedeltà al dovere, per quanto piccole siano le osservanze alle quali mi assoggetto, mi sento ingrandire e dilatare per il mio contatto con Dio. Quanto è grande unirsi a Dio!… Nella fedeltà alle piccole cose, cerco unicamente di stabilire fra lui e me un contatto più adeguato, più assoluto, tale da far scomparire ogni minima deviazione? Essere fedeli alla prescrizione o alla pratica per se stessa, è cosa ben misera; ma esservi fedeli per attuare il contatto divino, questo è infinito. Quale larghezza, alacrità e libertà nell’anima dei santi! Come sono fedeli e liberi in tutto! e come la loro anima è distaccata da tutto ciò che non è Dio! Sono esatti in tutto, ma di quell’esattezza viva, docile, larga, che si piega ad ogni necessità. Essi ignorano la rigidezza farisaica, le meschinità scrupolose e le inquietudini meticolose. Quando comprenderò, come loro, che il mio fine non è di adattarmi al precetto, ma di unirmi a Dio per mezzo di esso, troverò anch’io questa larghezza nell’esattezza, questa libertà nella fedeltà, questa grandezza nella piccolezza. Non mi sentirò più imprigionare ma liberare, non soffocare ma dilatare anche nell’osservanza delle minime regole. Come si corre per la via dei comandamenti quando il cuore è dilatato in Dio e da Dio! (cf. Sal 118, 32).

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