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La vita interiore di F. Pollien cap.VII

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VII

PIETA’ SACERDOTALE

268. Le vocazioni. – 269. La forma delle vocazioni. – 270. Forma della pietà sacerdotale. – 271. Il buon sacerdote. – 272. Lo spirito liturgico e canonico.

268. Le vocazioni. – Nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, vi sono molteplici funzioni da esercitare, secondo le varie necessità del corpo. Come nel nostro corpo si trovano svariati organi per sopperire alle varie esigenze della vita, così nella Chiesa vi sono diverse vocazioni, che assegnano a ciascuno la parte speciale di azione che gli è dovuta per l’utilità generale del corpo.

Ciascuno, dunque, ha la sua vocazione ed è chiamato, nella sua vita, a un fine speciale, fine utile per il tutto. Dio non creò gli uomini a caso. Nel tempo e nello spazio vi è un meraviglioso concatenamento fra le anime e le vocazioni. Secondo quanto si è visto prima (n. 246), nel capitolo secondo, le vocazioni si dividono in tre classi generali. La prima è formata da coloro che hanno la comune vocazione, da esplicare nella cerchia familiare; ed è la più numerosa. Le occupazioni sono in essa molto varie, ma, in generale, la cura degli interessi umani ne è l’oggetto universale.

La seconda è composta da coloro che hanno la vocazione al sacerdozio. I suoi membri diventano i rappresentanti degli interessi divini. La terza è formata dai religiosi, i quali sono come i profeti dell’unione di Dio con l’uomo.

269. La forma delle vocazioni. – Ad ogni vocazione deve corrispondere una forma speciale. Non ogni strumento è atto a qualsiasi lavoro. L’anima deve perciò ricevere una formazione adeguata alla sua missione. Ora, le leggi proprie di ciascuno stato dànno questa formazione. Esse, non solo insegnano ciò che bisogna praticare nella vita per Dio, ma adattano l’anima a questo lavoro. Se mi è caro non sbagliar strada e non rendere inutile la mia esistenza, non ho che da seguire le leggi del mio stato, come ho già visto (n. 259). Esse mi formeranno e mi adatteranno a tutte le esigenze della mia vocazione. Che cos’è dunque la vocazione? – E’ la forma speciale nella quale Dio vuole che ognuno si sviluppi e lavori per glorificarlo nel corpo degli eletti. Ognuno ha la propria fisionomia e tutti sono uniti.

270. Forma della pietà sacerdotale. – Il sacerdote veramente pio prova una grande gioia nel conoscere e approfondire le leggi del proprio stato. Le leggi liturgiche e disciplinari, non sono forse tutto per lui? (n. 247). Ricerca di Dio, oblio di sé: ecco tutta la pietà. La ricerca di Dio non è forse per lui mirabilmente regolata dalle leggi liturgiche? E l’oblio di sé, dalle leggi disciplinari? Qui dunque si trova la forma della sua pietà. Ciò ch’egli cerca fuori di questo è falso e ingannevole. Ogni altra forma di pietà non è la sacerdotale. Si chiamerà pietà mondana, o con altro epiteto più triste, atto a profanare questo bel nome, ma che non sarà mai abbastanza energico per frustare la triste mania di cercare la pietà dov’essa non è. La pietà sacerdotale è costituita dall’osservanza delle leggi liturgiche e disciplinari.

271. Il buon sacerdote. – Egli sa qual tesoro contengono per lui queste mirabili leggi della Chiesa sua madre, perciò ne fa l’oggetto preferito delle sue meditazioni, delle sue letture, dei suoi studi silenziosi, attingendovi forza e lumi fecondi. I libri della Chiesa sono quelli da lui preferiti e costituiscono l’alimento della sua intelligenza. Dove troverebbe qualcosa di più bello e di più sano? Ma, soprattutto, dove troverebbe meglio espressa la voce del suo Dio e la sua volontà?

Com’è bella, grande e forte la pietà sacerdotale! … E di quanto sorpassa la « pietà tisica » di coloro che vanno elemosinando le loro ispirazioni dai mille libercoli del giorno, tanto vuoti quanto brillanti! O sacerdoti, voi avete la sorgente della vita; bevete dunque a larghi sorsi! … Perché abbandonare la fontana d’acqua viva, per scavare cisterne screpolate, incapaci di contenere le acque? (cf. Ger 2, 13). Ah! se la vostra vita fosse conformata alle leggi ecclesiastiche! Se non permetteste ad alcuna idea o abitudine estranea di deformarla, quale sarebbe la vostra grandezza! Trascurare le leggi del vostro stato è la vostra più grande debolezza e il vostro più terribile castigo. Tutto ciò che non è secondo le suddette leggi, non è alla vostra altezza e v’impicciolisce.

272. Lo spirito liturgico e canonico. – Il sacerdote deve talmente far penetrare la liturgia nelle sue relazioni divine e il diritto canonico nelle sue relazioni umane, da arrivare a contrarne lo spirito. È lo spirito che vivifica, poiché la lettera è morta. La liturgia e il diritto canonico non sono forme solo esteriori e aride. Sotto questa scorza, circola una potente linfa. Quale consolazione per il presente e quale speranza per l’avvenire, vedere i sacerdoti, e soprattutto le associazioni sacerdotali, applicarsi a far rivivere in se stessi l’integrità di questa scorza e la fecondità di questa linfa! La liturgia e il diritto canonico, osservati nella loro lettera e nel loro spirito, costituiscono la vita sacerdotale nella pienezza delle sue forme e pongono il sacerdote al disopra dell’uomo e vicino a Dio; fantio uscire il ministro delle cose sante dalla condizione inferiore dell’umanità, e lo costituiscono nella regione delle cose divine (cf. Eb 5, l); in una parola, stabiliscono il sacerdote nella piena verità e nella onnipotenza della sua vocazione.

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Una Risposta

  1. Vorrei sapere se questo libro si trova in vendita e dove. Grazie sempre per questo spazio che apre “all’oltre”.

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