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La vita interiore di F. Pollien cap.II

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO II

SUO SCOPO

291. Conoscere il mistero di Dio. – 292. La sua idea. – 293. Il suo desiderio. – 294. La sua azione.

291. Conoscere il mistero di Dio. – Quanto è ignorato questo mistero dell’azione divina, che, ovunque presente ed operante, ci avvolge e ci penetra più che la luce del sole, poiché non conosce tramonto! Certamente, non v’è anima cristiana, che non riconosca l’intervento della Provvidenza, almeno in certi avvenimenti; v’è dunque già qualche cognizione del dono di Dio. Ma questa conoscenza sommaria basta al disegno di Dio sulle anime che vogliono elevarsi? L’esperienza di quelle che si perfezionano testimonia che tutte intuiscono quest’azione misteriosa. Poiché io voglio elevarmi, devo cercare di illuminarmi per salire, e salire per illuminarmi.

Questo mistero ha dapprima il suo lato esteriore nei fatti e nelle cose di cui Dio si serve per operare. Tale lato è essenzialmente vario e transitorio. Esteriormente, la vita è una successione ininterrotta di fatti sempre vari, sempre rinnovati, nei quali si ricrea la sapienza, che pone le sue delizie tra i figli degli uomini (cf. Pro 8, 31). Anche interiormente, certi impulsi hanno la rapidità del baleno e quelli che si prolungano hanno tuttavia un termine.

Mi devo forse adattare e legare ad essi? Adattarmi si, legarmi no. Mi ci devo adattare, poiché questi sono i modi ed i mezzi scelti da Dio per la sua azione. Non occorre forse che l’opera sia alla portata dello strumento? Mi ci devo adattare, poiché la scienza più pratica della vita è quella di saper prendere persone, cose, avvenimenti come sono disposti da Dio ed utilizzarli a vantaggio del dovere.

A questo punto, giustamente vengono a coincidere i precetti ed i consigli della volontà significata con le operazioni della volontà di beneplacito. Vedrò, nel libro seguente, come i precetti ed i consigli diano la regola fissa di questo adattamento mutabile (cf. nn. 356, 357, 373).

Ma io non debbo attaccarmi a questo; ciò che è passeggero deve passare. Se io mi ci debbo adattare, debbo farlo come di passaggio. Presto vedrò in che modo e perché (n. 300).

292. La sua idea. – Sotto il lato temporale si cela il lato eterno. Questa azione di Dio, che nei suoi mezzi passa come il tempo, porta in sé e vuole deporre in me una linfa di vita eterna, elemento della mia crescita nel Cristo. Ecco qui il senso e lo scopo dell’operazione, dei modi e dei mezzi ch’essa sceglie. Lì dunque è anche il segreto del mistero da penetrarsi; lì il punto al quale conviene unicamente e sommamente aderire.

Ora, questo senso e questo scopo corrispondono a un’idea e ad un desiderio di colui che opera tutto in tutte le cose (cf. 1Cor 12, 6). Egli agisce spinto dal desiderio di realizzare un’idea. Non ci si può iniziare al segreto dell’azione, se non si conosce il desiderio che la suscita; né si può conoscere il desiderio, se non si penetra l’idea che l’ispira. L’anima che non sarà iniziata al segreto dell’azione correrà sempre il pericolo di attaccarsi falsamente a qualche forma o mezzo transitorio, anziché aderire alla sostanza dell’azione. Di qui la necessità di una capacità di vedere molto semplice e molto penetrante, che, al di sopra del variabile, tenga l’occhio ed il cuore fissi nell’idea e nel desiderio di Dio.

L’idea è eterna; è quella stessa che ha presieduto alla mia creazione e di cui ho intravisto il disegno, almeno nelle sue linee generali, descritte nella prima Parte. L’idea del mio Dio è ch’io viva per lui, di lui, in lui; che cresca, mi edifichi e fruttifichi sino alla pienezza della cognizione, dell’amore, dell’operazione e dell’essere per cui egli mi ha creato, e secondo cui vuole che lo glorifichi nel corpo degli eletti, e che sia beatificato. Ecco la sua idea piena, invariabile, eterna, che contiene il piano totale della mia vita, dirige la sua azione, coordina gli avvenimenti, ispira la scelta dei mezzi. Dio non se ne allontana mai. Così, per mezzo di essa, io sono costantemente sotto il suo sguardo. Essa è il principio delle sue vie in. me (cf. Pro 8, 22), il principio della mia unità in lui.

293. Il suo desiderio. – Da questa idea eterna nasce il suo desiderio, quello che chiamerei del momento e che corrisponde istante per istante a ciascun passo della mia vita. Qual è questo desiderio? Quello di mettere nell’edificio la pietra adatta al momento, richiesta dal piano secondo lo stato attuale della costruzione. Vedendo il piano nella sua idea eterna, il suo occhio vede bene anche a qual punto sia l’opera di edificazione, sa com’è, quel che manca, ciò che si può e si deve fare. E sente il desiderio, il bisogno, il tormento, dicono i santi, di rendere perfetta l’opera sua; desiderio, dunque, di porvi, in ciascun istante, l’elemento richiesto.

Qual è questo elemento? Quello che richiede lo sviluppo vitale nel corpo o nell’anima. Ciò sarà, ad esempio: nella mente, un’intenzione da creare, da raddrizzare o da completare; nel cuore, un vizio da correggere, da sradicare, una virtù da fortificare o da acquistare; nei sensi, una purificazione o un vigore da realizzare, ecc., ecc. I particolari della costruzione di una vita umana in Dio sono innumerevoli.

294. La sua azione. – Come dall’idea nasce il desiderio, così dal desiderio nasce l’azione. Spinto da questo desiderio, Dio agisce in ogni avvenimento e in ogni momento. Ma, non arrestiamoci né agli avvenimenti né ai momenti, perché sono ancora transitori; vediamo, invece, l’azione stessa nel suo risultato. Il salmista dice: « Manifesta al Signore la tua via, confida in lui: compirà la sua opera » (Sal 36, 5). Compirà: questo verbo assoluto, senza una clausola che ne limiti la portata e ne restringa l’applicazione, definisce molto bene l’estensione di quest’azione. Egli farà, non questo o quello, non in un momento o nell’altro, ma farà tutto e sempre.

Tutto: poiché lui solo ci ha creato; non siamo noi che ci siamo fatti (cf. Sal 99, 3). Noi cooperiamo; lui opera.

Sempre: perché la sua azione non si interrompe mai.

Incominciata all’inizio della mia vita mortale, non cesserà che alle soglie dell’eternità.

Egli compirà dunque la sua opera da sé, quell’opera che non può essere che sua: la vita. La compirà nella sua pienezza; questo almeno è il suo desiderio e la sua idea.

Lui stesso la compirà: Ipse. Lui stesso se ne occuperà; l’ha incominciata, la dirigerà e la terminerà. E’ così grande la sua opera, così alta la sua idea e così insistente il suo desiderio! Gli sta tanto a cuore portarla a termine! E allora, quante operazioni e quanti avanzamenti nelle anime in cui i suoi disegni non trovano opposizione! I santi ne sono una prova.

E in me?… Oh, se fosse sempre libero di agire, e se potesse seguire e compiere tutti i suoi progetti in me! Ma posso confidare; ho motivo di pensare che, colui che ha iniziato in me l’opera di bene, la perfezionerà sino al giorno di Cristo Gesù (Fil 1, 6) se io saprò adattarmi alle sue vie e conformarmi ai suoi voleri.

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