• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    aprile: 2017
    L M M G V S D
    « Mar   Mag »
     12
    3456789
    10111213141516
    17181920212223
    24252627282930
  • Guarda il film online

  • Articoli Recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 375 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



  • Teads - Top dei blog - Religione e spiritualità

La vita interiore di F. Pollien cap.V

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO V

LA PIETA’ PASSIVA

306. Tenere aperto. – 307. Accettare. – 308. Riconoscere, accogliere, subire. – 309. Semplice accettazione. – 310. Con pace e tranquillità. – 311. Il riposo in Dio. – 312. Definizione della pietà passiva.

306. Tenere aperto. – Che cosa si deve fare per corrispondere alle operazioni del divin beneplacito? La corrispondenza diretta e immediata non consiste qui nell’azione, ma nell’accettazione. Alla volontà significata devo corrispondere direttamente e formalmente facendo i piccoli passi della pietà attiva. La volontà di beneplacito richiede, come corrispondenza propria e speciale, ch’io mi lasci portare nelle braccia di Dio. « Esponi al Signore il tuo stato, spera in lui: Egli provvederà » (n. 294). Affinché l’azione divina possa agire nell’anima, è necessario che entri in essa e che l’anima si apra a tale azione. E poiché questa azione è di tutti gli istanti, richiede un’apertura costante. Come assicurarle questa costante apertura? Come tenerle la via aperta? Col fare quel che Dio mi domanda per mezzo della sua volontà significata; coll’apportare questa parte d’azione che egli attende da me; col fare con lui i piccoli passi che costituiscono la pietà attiva. È chiaro che, se non faccio quanto Dio mi domanda, mi chiudo alla sua azione, poiché sono in lotta contro di lui. Al contrario, è evidente che nei momenti in cui eseguisco la sua volontà significata, la corrispondenza tra la mia anima e lui è stabilita. Di conseguenza, uno dei risultati della pietà attiva, il suo effetto più santificante è di tener l’anima accessibile alle influenze divine, di dare libero ingresso ai movimenti ispiratori e vivificatori della grazia. Ma questa apertura è già il seguito di un movimento divino:

307. Accettare. – Come, infine, sarà a lungo spiegato nel libro seguente, la mia azione non può precedere quella di Dio. La prima e principale apertura non è dunque eseguita dalla mia azione, ma dalla mia accettazione. Accettare il beneplacito divino, sottomettermi a ciò che Dio compie in me e per me, è il modo con cui, prima di tutto e soprattutto, apro la via a Dio, e dò libero corso alle sue operazioni. Il mio compito qui è dunque passivo; si limita ad accettare, a lasciar fare, a lasciarmi portare, ad adorare e ringraziare. Dio mi porta fra le sue braccia ed io mi ci abbandono. Lasciar libera la via a Dio, accettare la sua azione, non rifiutargli nulla è ciò che chiamo pietà passiva o parte passiva della pietà. La disposizione unica, essenziale, qui, è la sottomissione amorosa, senza riserva, senza inquietudine, senza curiosità, senza mormorazione, all’azione di Dio, alla sua volontà di beneplacito.

308. Riconoscere, accogliere, subire. – Ma come avviene questa accettazione? In che cosa consiste questa sottomissione? In questo: che la mente riconosca, il cuore accolga, i sensi subiscano in ogni avvenimento di beneplacito, l’operazione di Dio. Avvenimento, operazione: sono le due parti dell’azione divina, precedentemente distinte (n. 291). Occorre riconoscere, accogliere, subire l’uno e l’altra; ma l’uno in modo diverso dall’altra; l’uno a causa dell’altra; l’avvenimento, in vista dell’operazione, adattandosi e passando oltre; l’operazione, per se stessa, unendovisi in modo da custodirne gli effetti.

Quanto è importante non fare confusioni! Il capitolo precedente mi ha dimostrato come l’aderire o l’arrestarsi al mezzo divengano ostacolo all’azione (n. 305). Ricevere, ad esempio, la consolazione per la consolazione, significa indebolirmi nel trastullo; subire la prova per la prova, significa condannarmi ad uno schiacciamento. Ma accettare la consolazione o la prova quali operazioni divine, o piuttosto, accettare nella consolazione e nella prova l’operazione divina, significa ricevere la libertà e lo slancio del mio progresso. La sapienza dell’accettazione consiste, dunque, nell’adattarsi al fatto provvidenziale e nell’unirsi in tutti gli avvenimenti all’azione divina; riconoscere, accettare, subire gli avvenimenti come operazioni divine. Felice l’anima, che, senza più arrestarsi alle sue impressioni naturali di gioia o di dolore, incomincia a sentire, a gustare ed a comprendere il bisogno che Dio ha di operare in essa! A mano a mano che si diventa meno sensibili all’umano, ci si rende più sensibili al divino. Quando lo spirito impara ad uscire dal creato, giunge a vedere o ad intravedere, nei suoi incontri quotidiani, l’idea del suo Creatore. Il cuore che vuole allontanarsi dagli affetti naturali giunge a gustare, negli avvenimenti il desiderio del suo Dio. I sensi stessi, allorché diventano indifferenti alla gioia e al dolore, si sentono inondare dall’operazione purificatrice e vivificatrice. Oh, i grandi segreti della vita! Quanto è bella l’esistenza, vista, gustata e sentita in questo irraggiamento celeste!

309. Semplice accettazione. – Non mi è però necessario, né sempre possibile, avere la chiara percezione delle intenzioni di Dio e rendermi conto dei suoi modi di agire (n. 290). Talvolta egli preferirà svelarmele, ma agirà anche senza dire i suoi motivi. A me allora basterà sapere che agisce secondo il suo desiderio e la sua idea, basterà che mi pieghi puramente e semplicemente alla sua azione in quanto tale, per conformarmi al suo desiderio e realizzare la sua idea. Faccia pure quel che a lui piace; sia egli libero di modificare il suo lavoro su di me, secondo il suo desiderio attuale e la sua idea eterna, senza che la mia adesione a tale gioia, o la mia ripulsione per tale pena vengano ad ostacolarlo. Devo adorare sempre i suoi disegni, aderire alla sua intenzione, baciare la sua mano e ricevere ogni sua azione, unicamente perché viene da lui e a lui conduce. Qui è la vera e perfetta accettazione.

310. Con pace e tranquillità. – Ma ecco una questione importante: Dio agisce costantemente; occorre dunque ch’io ripeta continuamente atti di accettazione? No. Sarebbe anzitutto impossibile perché, se volessi rispondere positivamente, con atto di sottomissione, a ciascun particolare dell’azione del divin beneplacito, non basterebbe ogni mio respiro. Non bisogna qui, a causa dell’accettazione, ricadere nell’agitazione umana in cui non v’è Dio (cf. 1Re- 19, 11). Il luogo dell’azione divina è la pace; qui essa si compie; qui, di conseguenza, si riceve, si attinge, si gusta. Quest’azione giungerà all’anima solo nella misura in cui l’intelligenza e il cuore saranno custoditi in Cristo Gesù, mediante la pace che è elevata, che eleva al disopra di tutto ciò che è sensibile (cf. Fil 4, 7).

In questa pace, in questa unità, l’anima s’addormenta e si riposa nella confidenza assoluta nella quale è confermata dal Signore (cf. Sal 4, 9). Ma questa dolce confidenza è uno dei segreti che l’uomo difficilmente sa trovare, poiché egli è sempre incline ad agitarsi. Nel tempo stesso in cui gli si domanda la tranquillità egli fa degli sforzi per riuscire ad averla. Il solo mezzo sicuro per riposarsi è quello di incominciare a non agitarsi. Il bimbo che è portato sul seno materno ha bisogno di dimenarsi, per restare sulle braccia che lo sostengono? È precisamente ciò che richiede l’accettazione: riposarsi, addormentarsi nel divino beneplacito, allontanando ogni inquietudine e agitazione esteriore e interiore. Ecco il significato di questo riposo e di questo sonno. Oh! il riposo nella volontà di Dio! il sonno misterioso della confidenza in cui si ritempra la vita (n. 347), la serena tranquillità della pace al disopra dei turbini creati, la beatitudine dell’unità in cui l’anima è tutta stabilita in Dio!

311. Il riposo in Dio. – Questo è il riposo in Dio, nell’azione di Dio, nella vita di Dio. Non è il riposo incurante, pigro, egoista, gaudente, il riposo in me stesso e nel creato, quel riposo che ha bisogno di non far nulla, che ha in orrore l’attività, che è disordine (n. 115) ed è la seconda forma della malattia umana. Questo non è riposo, ma la perdita della vita; mentre il riposo in Dio è la prima condizione della vita, che è composta essenzialmente di riposo e di movimento. Quando infatti l’anima si apre a Dio, si fida di lui, egli la invade, la penetra, la vivifica col suo soffio, la riempie della sua vita, le mette in azione tutte le energie, la conduce, la sostiene, le fa compiere veri atti di santità.

Chi rimane in Gesù Cristo deve comportarsi come lui (cf. 1Gv 2, 6). Se so rimanere in lui, nel riposo della vera accettazione, egli resterà in me colla sua azione e mi farà produrre molti frutti (cf. Gv 15, 5). Quando comprendo e pratico il vero riposo in Dio, la mia anima è come la locomotiva la cui chiavetta è totalmente aperta; il vapore può entrare, circolare e mettere tutto in movimento. Ma quando mi agito e mi riposo fuori di Dio, la chiavetta è chiusa. Dio resta alla porta dell’anima mia, la sua azione non mi penetra, il suo desiderio e la sua idea non si attuano.

312. Definizione della pietà passiva. – L’apertura d’anima con Dio è la prima condizione della vita; e tale apertura si chiama pietà passiva. Essa è il lato recettivo, la parte passiva della pietà cristiana. Cos’è la pietà passiva? È una disposizione recettiva dell’anima che si mantiene accessibile alle influenze divine, per essere animata e condotta dalle operazioni del divin beneplacito alle opere proprie della vita soprannaturale. Vedrò più per esteso, nel libro seguente, come questa passività conduca alla vera attività, e come l’una e l’altra formino una sola pietà.

Ma posso fin d’ora intravedere come l’apertura di recettività, mantenuta nell’anima da un’attitudine fedele di pietà passiva, tenga l’anima in condizione di riposo davanti a Dio e in contatto vitale con lui. Posso pure intravedere come l’azione di Dio, potendo entrare ininterrottamente dal punto di contatto sempre aperto, comunichi incessantemente il movimento di vita divina alle mie potenze, per l’esecuzione soprannaturale del dovere. Cosicché, l’anima, stabile in questo stato di accettazione, è nel medesimo tempo mutata in proporzione alla sua stabilità in Dio e compie le sue opere con un’intensità proporzionata a questa stabilità. Essa è contemporaneamente passiva ed attiva; ed è tanto più attiva quanto più è passiva; più riceve e più agisce; se non ricevesse nulla, non farebbe nulla.