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La vita interiore di F. Pollien cap.VII

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VII

L’ATTENZIONE A DIO

317. Quanto occorra conoscere l’azione divina. – 318. Evitare la curiosità. – 319. Attenzione e sottomissione. – 320. Il direttore spirituale.

317. Quanto occorra conoscere l’azione divina. – Prima di piantare qualcosa, il giardiniere pensa a preparare il suo terreno mediante una coltura generale, che lo renderà atto a ricevere le varie sementi. Allo stesso modo, nella vita spirituale il terreno dell’anima dev’essere preparato a ricevere la semente che il celeste giardiniere vorrà far fruttificare in esso. Questa preparazione di fondo è compiuta dall’attenzione generale a ricevere ogni azione di Dio, senza la preoccupazione di sapere quale sarà, quali germi voglia spargere, quali mezzi usare, quali modi seguire. Ed effettivamente Dio compie molte delle sue operazioni, senza domandarmi altra cosa fuori di questa disposizione fondamentale di ricezione, che gli lascia libertà e facilità di coltivarmi a suo piacere. Ma la sua azione diviene talvolta più insistente. Certi colpi vibrati sull’anima, ancora poco stabilita nella pietà passiva, corrono il rischio di essere misconosciuti, allontanati, distrutti, per così dire, dalla resistenza, o rivolti alla propria soddisfazione a detrimento della gloria di Dio. È perciò necessario qualche volta conoscere più espressamente alcune particolarità di quest’azione, per imparare almeno a non misconoscerla. Quando ciò è necessario, Dio lo manifesta. Egli sa parlare e, quando parla, sa farsi comprendere. Parli per mezzo di attrattive o di rimorsi, di avvenimenti o di impressioni, con la voce dei superiori o con quella della sofferenza, la sua parola è sempre assai chiara per essere afferrata da un cuore docile agli insegnamenti divini. Dio agisce sempre e la sua azione richiede una semplicissima apertura di sottomissione. Egli parla meno sovente e quando parla, basta, per intenderlo, l’attenzione che produce nell’anima il desiderio del suo avanzamento.

318. Evitare la curiosità. – Per intendere Dio bisogna evitare la curiosità; anzitutto una certa curiosità sospettosa od orgogliosa che pretenderebbe controllare la sua opera; e poi una curiosità vana e sensuale che cerca di pascere ed accontentare se stessa. Dio non si rivela né all’orgoglio né alla sensualità; non ama di essere guardato con sospetto, né permette che i suoi segreti siano abbandonati in pasto alla stoltezza. Del resto, ha le sue ragioni ed i suoi momenti per rivelare i suoi misteri; occorre saper rispettare il suo silenzio ed attendere la sua luce.

Non cercare quello che è al disopra di te, e quello che è al disopra delle tue forze non lo indagare; ma pensa sempre a quello che Dio ti ha comandato e non essere curioso scrutatore delle molteplici opere di lui; perché non è necessario per te vedere coi tuoi occhi le cose astruse. Non ti lambiccare il cervello in cose superflue e non essere curioso scrutatore delle molteplici opere di Dio; perché a te sono state mostrate molte cose che sorpassano l’intelligenza dell’uomo. Molti sono stati tratti in inganno dalle loro opinioni e ritenuti nell’errore dai loro sensi (cf. Sir 3, 22-24).

319. Attenzione e sottomissione. – Mio Dio! mi sembra di avere un sincero desiderio di vivere secondo le esigenze del vostro beneplacito. Fate dunque, vi prego, che il mio desiderio sia conforme al vostro. Fate che io conosca e che mi sottometta quanto lo esige la vostra volontà. Voi volete che io conosca, in una certa misura, la vostra azione e mi sottometta interamente ad essa. Datemi la sincerità dell’attenzione e la semplicità della sottomissione. Sinceramente attento, non ignorerò nulla di ciò che voi desiderate manifestarmi; sottomesso con semplicità, non cercherò nulla di ciò che volete tenermi nascosto. L’attenzione manterrà il mio occhio aperto alla vostra luce; la sottomissione manterrà la mia azione in accordo con la vostra. Mediante l’attenzione acquisterò ciò che tanto mi manca, ossia il senso divino degli avvenimenti. Mediante la sottomissione, arriverò alla tranquilla sicurezza del riposo nella confidenza. La sincerità dell’attenzione mi farà evitare gli sviamenti delle sbadataggini e delle negligenze. La semplicità della sottomissione mi preserverà dalle curiosità indiscrete e dai turbamenti. Mio Dio, fate che vi comprenda e vi segua!

320. Il direttore spirituale. – Per togliere ogni oggetto d’inquietudine e d’illusione, Dio ha stabilito gli interpreti ufficiali della sua parola. Il direttore spirituale ha la missione di riconoscere e d’interpretare le ispirazioni divine. Se non voglio misconoscerne alcuna, non ho che da sorvegliare, con calma diligenza, il mio interno e renderne conto al direttore, il quale mi dirà ciò che dovrò fare. Quando Nostro Signore atterrò Saulo sulla via di Damasco per farne un san Paolo, gli diede un segno straordinario della sua speciale volontà a suo riguardo. Il lupo rapace, atterrato, lo comprese: Signore, che volete ch’io faccia? Va’ a trovare Anania: egli ti dirà quel che devi fare (cf. At 22, 6-10). Dio non gli manifesta direttamente la sua volontà, ma lo invia all’uomo che ha la missione di manifestargliela. Ho già conosciuto l’importanza del ministero della direzione circa i doveri di stato (n. 260). La riconosco anche qui circa i segreti del beneplacito divino. Che v’è di sorprendente in ciò, dato che le due parti della pietà sono indissolubilmente corrispondenti?

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