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Collaborazione nell’opera divina (1)

monache

Ancora una nuova meditazione di un certosino, riguardante la: “Collaborazione nell’opera divina”. Essendo essa molto lunga, ho optato di proporvela dividendola in due articoli. Un grazioso e dolce invito a collaborare…

Sulla volontà e la perseveranza

Parte prima

La cosa più necessaria alle anime desiderose di servire Dio è la perseveranza. Si inizia al mattino con un entusiasmo che diminuisce lentamente, in modo che a mezzogiorno le risoluzioni del mattino sono abbandonate del tutto. Spesso la causa è il peso del corpo che opprime lo spirito. Ed il rimedio per questo è abituarsi a riprendere il contatto con Dio durante la giornata, il senso della sua presenza. Che una fervente invocazione la rinnovi: «Gesù, mio Dio, io credo e spero in Te; Ti amo e quello che sto facendo in questo momento, lo faccio per amore di te». Nulla può essere perso: tutte le occasioni possono essere approfittate per alimentare questa vita interiore e divina. Dio ci chiede solo ciò che Egli stesso ci ha dato – la grazia di poter dare. Quello che Egli vuole è un cuore umile e un’ardente preghiera che implori il suo aiuto con sincerità. Egli provvede tutto ai nostri bisogni, con grazie sufficienti ed anche sovrabbondanti, in modo che nessun ostacolo potrà spaventarci: non c’è niente che abbia potere contro la bontà. «Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla» (l Cor 10,13).

Dobbiamo collaborare come se tutto dipendesse da noi. Prima di tutto, dobbiamo evitare di asservirci alle nostre tendenze e ai nostri gusti, perché la vita spirituale non è una ricerca di un piacere sensibile, ma una paziente sottomissione del sensibile allo spirituale. Dio ci ha dato il cuore e il sentimento affinché li mettiamo al servizio del vero amore. Ciò che non oltrepassa il sensibile ha poca nobiltà, non è degno del Dio della verità. È necessario che il cuore manifesti la sua sincerità attraverso le opere e sia provato nel fuoco del sacrificio. Il vero amore è radicato nella volontà: è dalla volontà che l’amore guida tutte le persone ragionevoli e ne determina la sua azione. Quando il nostro desiderio si sottomette perfettamente a Dio e corrisponde a Lui, tutto il nostro essere si pone in armonia con la sua idea eterna. Da qui l’insistente esortazione del Signore: «Avete solo bisogno di costanza, perché dopo aver fatto la volontà di Dio possiate raggiungere la promessa» (Eb 10,36).

È un pericolo per tutte le anime che desiderano il progresso, la cui intenzione è ancora imperfetta, perdersi nei dettagli della vita quotidiana, fermarsi in questa contabilità morale, che è ingannevole quando ci soddisfa e, spesso, quando ci lascia insoddisfatti. Al contrario, per volare a Dio in un impulso libero e diretto, non basta una forte volontà: è necessario che la grazia ci liberi dalla cura di noi stessi e che lo Spirito ci porti al di là del rispetto umano. «Obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, con semplicità di spirito, come a Cristo, e non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, compiendo la volontà di Dio di cuore, prestando servizio di buona voglia come al Signore e non come a uomini» (Ef 6, 5-7).

La nostra ferma volontà di collaborare con Dio, di fare fruttificare i Suoi migliori doni, è tuttavia indispensabile: Egli non vuole santificarci senza di noi. Noi dobbiamo fruttificare al cento per cento il talento che ci è stato affidato. Non è senza una lotta che saremo fedeli alla grazia, né senza sforzo che noi verremo a vivere alla presenza di Dio. Solo il servo fedele dà la prova del suo amore. «Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mat 25, 22-23).

Se vogliamo vivere in modo soprannaturale, non dobbiamo accordarci con qualsiasi tirchieria: solo si può servire Dio con tutto il cuore, solo uno spirito aperto è in grado di riflettere la Sua luce. Mentre la pusillanimità accompagna la fede, è un segno che questa è ancora legata agli elementi della natura; e quando la vita interiore è profonda, non cessa di creare nell’anima un’audacia equilibrata, la libertà di guardare e l’ampiezza dello spirito, senza le quali non si può concepire una fioritura di forze nella grazia. «Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore» (Sl 119, 32).

Questo è il motivo per cui le anime fedeli hanno una carità comprensiva e delicata, si sentono a loro agio ovunque e si soddisfanno di tutto. Nessun sacrificio è troppo grande per loro e nessun servizio da fornire è troppo piccolo: non c’è legno da cui non facciano produrre la fiamma luminosa dell’amore. «Nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama…Afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto» (II Cor 6, 8.10).

Che tristezza, invece, vedere alcune anime pie fermate alla minima difficoltà, si direbbe che preoccupate a fare una montagna da ogni piccola collina, costantemente preoccupate con se stesse e sempre pronte a giudicare che fanno del male a loro! C’è bisogno di una scossa di coraggio per rimuoverle, finalmente, da questa miseria. Che loro guardino Gesù e sua Madre nelle sue sofferenze indicibili, e così le loro piccole difficoltà si dissolveranno come gocce d’acqua nell’oceano! La grazia di Dio cambia il segnale a tutte le cose: solo essa ha il potere di dare un valore positivo per il male che noi supportiamo ed il potere di farci accettarlo con amore. «Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia…Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo» (Eb 12, 1-3).

Continua….nel prossimo articolo

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