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“O Maria mia regina”

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Dopo aver celebrato in questo mese mariano la Vergine Maria, voglio concluderlo con una splendida preghiera di un certosino, che idealmente ci apre al mese di giugno dedicato al Cuore di Gesù. Apprezziamone insieme il contenuto.

O Maria, mia regina, degnissima Madre di Dio, o più umilmente, la Misericordiosa Vergine delle vergini, gloriosissima Imperatrice degli Angeli, Santissima Regina di tutti i Santi, Tesoro della Santa Trinità, sicuro Rifugio dei peccatori! In unione con l’amore degli Angeli e dei Santi per te, nel mio nome, in quella dei miei amici e di tutti i fedeli, offro a te i miei saluti, attraverso il più delicato Cuore di Gesù Cristo, il Figlio di Dio e tuo figlio. Mi rallegro della tua grandezza, e ti ringrazio con Dio per tutte le grazie che hai ricevuo da Lui, e per tutte quelle che mi distribuisce e mi distribuirà dalle tue mani. Attraverso la tua Immacolata Concezione, attraverso l’ineffabile amore ed i dolori indicibili del tuo cuore puro, attraverso la tua profonda tenerezza materna verso di noi, ricevi noi con gentilezza, riparando le nostre colpe, provvedendo alle nostre omissioni; e se noi eseguiremo qualche buona azione, unirai i nostri meriti a te, mettendoli nel tuo cuore, e quindi li presenterai al Cuore del tuo Figlio.

Amen.

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La vita interiore di F. Pollien cap.I

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO I

NECESSITA’ DEL CONCORSO

334. L’accordo necessario. – 335. È Dio che opera. – 336. Con la sua volontà di beneplacito. – 337. In noi. – 338. E il volere. – 339. E il fare.

334. L’accordo necessario. – Nel libro precedente ho visto soprattutto, quantunque alquanto imperfettamente, l’azione di Dio, la sua venuta, il suo cammino, il suo fine, i suoi modi; ma, da parte mia e per la mia corrispondenza, non ho considerato altro che il modo di tenermi aperto ad essa. Insistendo sulle impressioni di gioia o di pena provate al suo contatto, segnalando le deviazioni della negligenza e dell’agitazione, non ho avuto altro fine che di premunirmi contro ciò che mette in pericolo di chiudere la via. Ho dunque appreso come bisogna aprire e tenere aperto. Se egli vuole agire da solo, basta quest’apertura. Quante operazioni assicura già questo lavoro! … Le più misteriose e le più feconde. Ma là ove debbo andare, ove mi è impossibile andare senza di lui, e dove egli vuole essere con me, non basta più la sola apertura di accettazione; occorre il concorso di operazione. Come stabilire questo indispensabile concorso? Come conservarlo? Lo vedremo ora.

335. È Dio che opera. – Chi voglia penetrare un po’ i misteri della vita interiore deve sempre ritornare a san Paolo, il grande teologo ridisceso dal terzo cielo. Quantunque egli si dichiari incapace di rivelarne i segreti (cf. 2Cor 12, 2-4), tuttavia ogni sua parola sembra risuonare come un’eco delle profondità eterne. È Dio, egli dice, che secondo la sua volontà di beneplacito suscita in voi il volere e il fare (cf. Fil 2, 13). È Dio che opera. Queste parole dell’apostolo hanno una profondità di senso infinita. Egli non dice soltanto: È Dio che ci dà i mezzi per volere e per fare; ma con più energia dice: E’ Dio che opera. San Paolo non considera qui semplicemente la grazia, mezzo posto da Dio a mia disposizione, e che vedrò in seguito (nn. 495ss), ma l’operazione stessa di Dio nella sua sorgente essenziale. È Dio che opera, lui stesso. È lui, dice l’apostolo: Deus. Non vi è nulla di vivente, se non ciò che egli penetra e vivifica.

336. Con la sua volontà di beneplacito. – Come opera Dio? Con la sua volontà di beneplacito, dice l’apostolo. La sua bontà, la volontà di far del bene alle sue creature sono la causa determinante delle operazioni vitali ch’egli vuol compiere in esse. Nell’opera creatrice fece ciò che volle, in cielo e in terra, nel mare ed in tutti gli abissi (cf. Sal 134, 6). Nell’opera di provvidenza, con la quale regge ciò che ha creato, e in quella molto intima di santificazione, con cui vivifica le anime, non prende consiglio che dalla sua volontà (cf. Ef 1, 11). Egli ci ha predestinati all’adozione di suoi figliuoli per mezzo di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà (cf. Ef 1, 5). Le svariate operazioni della santità sono tutte attribuite all’unico e medesimo Spirito di Dio, che ripartisce a ciascuno i suoi doni secondo il suo beneplacito (cf. 1Cor 12,11).

337. In noi. – Dove opera Dio? In noi. Si tratta dunque di un’operazione personale. Ciò che Dio opera in me, lo fa per me e non lo fa che in me e con me. Egli vuole costruire l’edificio della mia vita secondo il piano della mia vocazione tracciato da lui. Questo piano è assolutamente personale, perché ciascuno riceve il proprio dono (n. 269). Dio dirige attentamente in ciascuno le operazioni della costruzione eterna, secondo le esigenze e le proporzioni della vita di ognuno. Quest’operazione è intima. È la vita interiore, la vita divina che Dio cerca di edificare. Egli vuole giungere fino alle più intime potenze dell’anima e far circolare la linfa soprannaturale nelle profondità più recondite del mio essere. Gli strumenti di questa azione possono essere esterni. Ho dimostrato (n. 289) infatti che Dio si serve di tutte le creature, spirituali e materiali, come strumenti delle sue operazioni. Comunque sia il suo strumento, l’operazione divina mira sempre all’interno; là essa giunge quando non è ostacolata.

338. E il volere. – Che cosa opera Dio in noi? Due cose, dice san Paolo; e non sono più i due risultati della purificazione e della santificazione, precedentemente definiti (n. 295), ma sono due cose relative all’azione che dovrà condurre ad altri effetti ben più alti. Dio opera prima il volere e poi il fare. Opera il volere; ecco il primo risultato dell’azione preveniente del beneplacito divino, che determina, vivifica e mette in atto le mie potenze. Ciò che san Paolo chiama il volere, è il primo movimento della mia azione. Esso non sarà un moto di vita soprannaturale, né una vera azione della pietà attiva, se non in quanto avrà ricevuto l’impulso dall’azione del beneplacito. Il punto di partenza della vita divina, la prima sorgente della vita soprannaturale si trova dunque nell’azione preveniente di Dio. I veri frutti della pietà attiva cominciano solo col fermentare della linfa divina. Ciò che si produce senza quest’influsso non può essere che un volere umano, sterile, morto.

339. E il fare. – Inoltre, l’azione di beneplacito opera il fare fino al perfetto compimento. Questo è infatti il senso della parola di san Paolo: Perficere. L’anima, che è la vita del corpo, si trova tutta intera in tutto il corpo e in ciascuna delle sue parti. Così Dio, che con la sua azione vuol essere la vita dell’anima mia, è tutto intero in tutte le mie azioni ed in ciascuna di esse. Come il corpo e ogni singolo membro hanno vita nella proporzione in cui sono vivificati dall’anima, così tutte le mie azioni e ciascuna di esse ricevono la vita divina solo in quanto l’azione di Dio le investe. La mia azione è regolata, in tutta la sua estensione, dall’azione concorrente di Dio ed è sostenuta, condotta, vivificata, mantenuta, perfezionata da essa. La mia vita in generale, come ogni atto particolare, ha quella misura di perfezione e di vitalità soprannaturale che le viene dall’operazione del beneplacito divino. Per conseguenza, io percorro i cinque gradi di ascesa della pietà, in quanto le operazioni di Dio possono agire in me e vivificarmi per condurmi verso le altezze.

Cuore materno di Maria

Cuore materno di Maria

Il cuore di Maria

Una splendida omelia di un Padre priore certosino concepita per la sua comunità, nella quale ci illustra con semplici e vibranti parole, la tenerezza del cuore materno di Maria, madre di tutti.

Maria Santissima ci ama con la tenerezza di Dio, che è lo Spirito Santo. La Sacra Liturgia chiama Maria di vita, dolcezza e speranza nostra. La chiama anche rifugio dei peccatori. Sappiamo che Lei ci contempla con il suo sguardo pieno di tenerezza, con tanto amore quanto bisognosi e miserabili ci vede, realizzando così la sua funzione di Madre, di Mediatrice, di donatrice della vita divina e della misericordia e perdono del Padre celeste. San Bernardo con il suo modo filiale insuperabile, ha detto: “Salì al cielo il nostro avvocato, la Vergine, che, quale madre del Giudice e madre di misericordia, tratterà con efficace preghiera i problemi della nostra salvezza”. Il Concilio Vaticano II dice la stessa cosa, quando proclama Maria Santissima: “Segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in marcia” (Lumen Gentium 68).
È per questo che la devozione a Maria, vissuta bene, è sempre come un respiro fecondo, caldo e dolce che soddisfa l’amore filiale nel cuore e ci conduce a Dio stesso. Tale è, infatti, l’intenzione di Dio: se la Vergine Santissima ci ama così e ci aiuta in modo che nulla da noi e in noi sfugge al suo amore, è solo ed esclusivamente per metterci in modo più pieno di fronte all’amore divino e alle esigenze della nostra vocazione. Anche i benefici materni che attraverso Lei otteniamo nelle piccole cose – come a Cana per esempio – sono incentivi di affetto che ci aiutano a ringraziare e ricambiare a Dio le sue bontà e, prima di tutto, ci aiutano a capire fino a che punto Dio ci ama.
Eccoci nuovamente nel progetto intimo di Dio per Maria Santissima: intravediamo la volontà di Dio per la Madre del suo Figlio, l’intenzione di Dio, quando Egli ci offre a Maria come suoi figli. Il suo cuore materno è l’ultima rivelazione, definitiva e completa del Padre, del suo amore infinito e misericordioso. Non parlo qui della rivelazione del cuore di Gesù, perché Gesù è Dio stesso. La tenerezza divina appare in Maria come tenerezza materna che favorisce, aiuta la nostra risposta filiale. Chi rimane insensibile al cuore di sua Madre?
Si può a ragione affermare, quindi, che l’amore materno della Vergine Santissima è allo stesso tempo dolce, soave ed esigente. Si tratta di condurci a Dio attraverso la croce. Un percorso austero, ma che Maria lo rende, se non soave, almeno più facile da percorrere con Lei e sotto il Suo sguardo materno. Per questo, ogni giorno cantiamo il Salve Regina: “rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi, dolcezza della nostra vita”; e cantiamo l’inno “Iter para tutum”, che significa dire: “Dai forza e sicurezza alla nostra strada”. Con Maria vicina a noi, ci sentiamo come bambini piccoli, ma ravvivati dalla tenerezza della Madre, gioiosi e felici di avere una Madre così buona, vicina alla quale è sempre possibile rialzarsi nuovamente e riprendere il cammino, è sempre tempo di aspettare e di rivolgere il nostro cuore alla Madre che Dio ci ha dato.
In questa meditazione, lo so che non ho detto cose nuove. Ma non era la mia intenzione. Ho solo provato a ravvivare il nostro amore per il cuore di Maria immerso in Dio e maternalmente orientato verso noi. Nel suo cuore immacolato e materno tutto è stato fatto, rimane fatto e continua ad essere fatto in nostro favore.

Dom Joseph il Priore leonino

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Cari amici, nell’articolo di oggi vi offro un video inedito. Esso è tratto da un documentario realizzato, nel 1970, dalla Viba film in occasione del novantesimo compleanno del Padre priore della certosa slovena di Pleterje. Sono immagini eccezionali considerato il periodo ed il luogo, appare infatti ardimentoso entrare oltre le mura di una certosa con una cinepresa, e soprattutto nella ex Jugoslavia in pieno regime totalitarista del maresciallo Tito.

Trattasi però, come dicevo, della celebrazione di Dom Joseph Edgar Leopold (Lavov- Lyon).

Nel filmato scorrono le immagini della certosa slovena con Dom Joseph che si trattiene nei vari ambienti monastici per mostrarli al cineoperatore, il tutto correlato dalla voce del cronista che ci narra in sloveno la biografia del vecchio priore.

Ma chi era Dom Joseph Edgar Leopold?

Egli nacque il 17 gennaio del 1881 a Timisoara in Romania, completati gli studi il 28 ottobre del 1905 fu ordinato sacerdote a Roma, dove ottenne un dottorato in Teologia. Fu attratto dalla vita monastica e decise di entrare nella certosa slovena di Pleterje, laddove fece la professione solenne il 28 ottobre del 1924. Trascorsi appena dieci anni, per i suoi meriti e le sue indubbie qualità, venne nel 1934 eletto Priore, tale carica la mantenne fino al 1967, successivamente ebbe l’incarico di Antiquior fino al 1972. Dom Joseph, morì il 18 maggio del 1977, alla veneranda età di 95 anni!!

Ma voglio ora parlarvi delle tribolazioni di questo certosino durante la seconda guerra mondiale.

La comunità certosina di Pleterje, fu oggetto di rappresaglie da parte dell'”Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia” ovvero un movimento partigiano di resistenza militare che si opponeva agli eserciti dell’Asse. I monaci certosini furono accusati di dare asilo ed ospitalità ai nazisti braccati dai partigiani, a causa di ciò Dom Joseph fu arrestato il 24 ottobre del 1942 reo di essere un collaborazionista. Estirpato dalla quiete monastica il povero certosino fu trasportato inizialmente nel carcere di Maribor, e dopo un mese a Lubiana poi successivamente alla vigilia di Natale fu scarcerato. Le autorità gli vietarono categoricamente di rientrare in certosa ed anzi gli imposero di espatriare, poichè fu considerato non accetto in Jugoslavia. Dom Joseph decise così di recarsi in Italia, dove trovò asilo nella certosa di Vedana, laddove egli ritrovò la quiete desiderata. La sua permanenza in italia durò fino al 3 gennaio del 1944, successivamente nel maggio del 1945 egli potè fare ritorno a Pleterje, che nel frattempo, il 18 ottobre del 1943, aveva subito ingenti danni a causa del violento attacco dei miliziani partigiani che incendiarono brutalmente e distrussero, con bombardamenti, tredici celle del complesso monastico. Ristabilita la pace, a seguito della fine del secondo conflitto mondiale, la certosa di Pleterje potè rinascere ed è riuscita a sopravvivere al regime comunista di Tito, ed ancora oggi in essa è viva l’attività monastica. Le cronache di quei tempi furono descritte da Dom Joseph in un libro pubblicato nel 1979.

libro

Prima di concludere questo articolo voglio soffermarmi su due curiosità legate a Dom Joseph, la prima è che egli fu in gioventù, durante il primo conflitto mondiale, compagno di armi proprio del maresciallo Tito!

La seconda curiosità riguarda l’appellativo di Lavov o Lyon, ovvero “leone” pseudonimo attribuitogli per il coraggio dimostrato durante i tragici fatti che vi ho esposto.

Vi lascio alle immagini del raro documento filmato che ci faranno conoscere le fattezze di Dom Joseph Edgar Leopold Lavov, ormai vecchio ma nel suo sguardo possiamo percepire ancora l’autorevolezza di un indomito leone .

La vita interiore di F. Pollien libro III

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

LIBRO TERZO

CONCORSO DELLE DUE VOLONTA’

333. Sapendo che Dio regola la mia azione mediante le leggi ed i consigli della sua volontà significata, e che io devo compiere i miei atti in conformità ai suoi voleri e desideri; sapendo, inoltre, qual è la sua azione e come io debba sottomettermi ad essa per mezzo dell’accettazione, mi resta da vedere in quale ordine ed in quali condizioni queste due parti, i disegni di Dio e la mia pietà, si debbano unire. Sono anzitutto sicuro che Dio fa incessantemente concordare la parte stabile delle sue determinazioni e la parte sempre mobile delle sue operazioni. Egli è uno e indivisibile. Uno in se stesso e uno in quello che da lui emana. Quanto sarebbe bello contemplare nella loro vivente realtà gli accordi costanti della sua condotta e delle sue leggi! Ma occorrerebbero delle vedute molto estese di applicazione, e io qui debbo limitarmi a meditare solo i principi. Il mio sguardo perciò si accontenterà di ricercare i grandi tratti delle armonie divine. Ma, se Dio è uno, io sono invece composto, per natura e per la corruzione del peccato, e sono costantemente inclinato alla divisione. Il problema di ciò che chiamo: « il concorso delle due volontà » non è dunque da parte di Dio, ma totalmente da parte mia. E poiché le due parti considerate fin qui separatamente, circa la mia corrispondenza verso Dio, sono l’una attiva e l’altra passiva, occorre che io impari a unire indissolubilmente la pietà ttiva e quella passiva allo scopo di comprendere, volere e attuare il cammino della pietà una e totale. Nell’ordine del fine ho visto come l’insubordinazione della mia soddisfazione alla gloria di Dio produca il godimento umano, che dev’essere combattuto e distrutto, e come la sottomissione del mio essere all’Essere di Dio, della mia felicità alla sua, della mia vita alla sua, stabilisca la base della vita cristiana che bisogna edificare. Nell’ordine del lavoro, l’indipendenza della mia azione da quella di Dio produce il movimento umano, che dev’essere anch’esso combattuto e distrutto; la subordinazione invece della mia attività a quella di Dio costituirà il movimento cristiano che bisogna attuare. L’oggetto di questo libro sarà dunque: annientare l’indipendenza e indicare l’accordo.

Sulla pietà

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Eccovi un altra meditazione su un dono dello Spirito Santo, che si aggiunge a quelli già trattati: la pietà

La pietà

Il dono della pietà è quello di comportarsi nei rapporti con Dio come un bambino amorevole si comporta con suo padre, a cui sa che è immensamente amato e caro. Sono meravigliosi gli effetti di questo dono. Nulla può disturbare una persona pia, perché è sicura dell’amore e dell’onnipotenza di suo Padre celeste. Sa che, alla fine, tutto ciò che accade si concluderà a maggior gloria di Dio e in un maggiore beneficio per lei stessa.

Per questo il suo cuore è sempre traboccante di gratitudine. Non cessa di ripetere: “Grazie, caro Padre… Quello che fai è quello che amo e voglio sempre amare… Non la mia volontà, Dio mio, ma la tua…” Questo abbandono è accompagnato da una piena fiducia nel futuro. Perché temere? La persona sa quanto il Padre la ama e quanto Egli è fermo nel mandarle con la prova a cui la sottomette, l’aiuto necessario per accettarla. Quindi non si preoccupa di nient’altro che amare con tutto il suo cuore e con tutte le sue forze nel momento presente.

Lo Spirito Santo vuole concederci molti altri doni, per esempio, la bontà che ci porta al desiderio di voler tutti i tipi di bene agli altri. Facciamo un gran silenzio ed apriamo ampiamente i nostri cuori, per dare oggi l’opportunità allo Spirito Santo di distribuire a ciascuno di noi il dono di cui abbiamo più bisogno! Così la nostra comunità sarà veramente rinnovata e sarà un invito per molti altri giovani a camminare anche alla santità. Per questo, chiediamo ancora la grazia di raggiungere i frutti della pazienza e della longanimità, così necessari per affrontare con coraggio tutte le prove di questa vita.

(Un certosino)

La devozione mariana di Dom Louis-Marie Baudin

 

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Vetrata nel Santuario di Santa Maria nel Bosco (Serra san Bruno)

 

Oggi voglio narrarvi la storia dell’autore di un testo sulla Vergine Maria, di cui egli era particolarmente devoto. Vi parlerò, infatti, di Dom Luis Marie Baudin nato a Éply (Meurthe-et-Moselle) il 31 ottobre 1865, da una famiglia profondamente cristiana, difatti sua madre stava per prendere i voti religiosi, poi a causa dei suoi genitori che si opposero fu malvolentieri persuasa, e si sposò dando alla luce il piccolo Luis. Dopo soli due mesi la donna morì, ed il piccolo fu affidato ad una giovane ragazza che chiese l’intercessione di Maria per poter crescere il bimbo orfano di madre.

Come possiamo notare la Vergine Maria aveva già preso in affidamento Luis!

Egli non aveva nessuna particolare devozione mariana, fino al giorno di una gita scolastica svoltasi a Lourdes. In quel giorno si risvegliarono in lui sia una profonda vocazione monastica che una vocazione mariana. Dopo una novena alla Santa Vergine, egli entrò nei certosini alla certosa di Bosserville, l’8 settembre del 1865 il giorno della Natività della Beata Vergine Maria ricevendo il nome di Louis Marie. Questo nome fu scelto per omaggiare Louis-Marie Grignion de Montfort, del quale Baudin era ovviamente un pio ammiratore. Egli, durante la sua vita monastica non tralasciò ogni sera di fare una lettura mariana, rafforzando la profonda devozione verso Maria. Dal 1897 per nove mesi fu nominato dapprima Vicario, e poi Maestro dei novizi, successivamente, nel 1901 a seguto dell’espulsione dei monaci dalla certosa, egli si trasferì alla casa di rifugio di Saxon les Bains, poi trascorso qualche mese fu nominato Maestro dei novizi nella certosa di Montalegre. Nonostante queste peripezie, egli si dedica con zelo a scrivere testi, fu infatti autore di tre volumi mariani intitolati: “Parole della Santa Vergine”, “Il prete di Maria” ed “Il perfetto devoto di Maria“. Questi suoi testi ebbero grande diffusione gratificando Dom Louis, che intendeva far conoscere, nonostante la sua condizione eremitica, il valore della devozione mariana. Dal 1911 al 1916 ricoprì il ruolo di Vicario e si occupò del noviziato, ma successivamente fu inviato come priore a La Cervara, e poi nominato priore a Vedana, dal 1922 al 1924, per poi far ritorno a La Cervara, laddove chiese misericordia per motivi di salute ed il primo ottobre del 1926 morì, raggiungendo la Santa Vergine che lo aveva protetto e per la quale lui spese l’intera esistenza nel diffonderne la devozione.Il testo che segue fu da lui scritto, ve lo lascio leggere ed apprezzare…


Un anima di bambina
Maria ama le anime semplici, perché riflettono, ai suoi occhi, tanto penetranti e trasparenti, qualcosa della infinita semplicità di Dio e della indicibile bontà di Gesù, il quale volendo fare queste anime somiglianti a Lui li ha preservati e liberati di tutto quello che poteva appesantirli ed offuscarli. E forse non scruta in essi quella virtù che si può riassumere tutta nella sua santità? Maria è stata, senza paragoni, semplice nei suoi pensieri, nei suoi sentimenti e nelle sue azioni, Gesù era tutto per lei. Vederlo, amarlo, seguirlo, era tutta la sua vita, senza mai ripensamenti ed esitazioni. Qualsiasi potessero essere le prove interiori ed esteriori che la Sapienza incarnata le offriva. Ella diceva di si, sempre si, e si abbandonava alla volontà divina.
L’anima di Maria era, nella pienezza del senso evangelico di questa espressione, l’anima di bambina; è per questo è la Regina dei Santi. Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso “(Mc 10,15). ed il principe degli apostoli ci esorta ad imitare questa perfetta semplicità della nostra Madre Divina.Come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza (IP 2,2)
I bambini sentono la necessità di aderire alla propria madre e seguire le sue orme. Camminiamo in questo percorso semplice ed incontreremo al fianco di Maria la santità e l’abbondanza dei favori celestiali.”Io cammino nel sentiero della giustizia … per distribuire tesori a coloro che mi amano e riempire i loro forzieri” (Pr 2,80) Noi siamo così poveri! Coloro che ricorrono a Lei grazie a questa semplicità meritano di essere arricchiti da Maria! Ci meritiamo i doni intimi della Vergine, semplificandoci sempre, soprattutto nei nostri rapporti con lei, vivendo sinceramente con Maria come i bambini che si abbandonano completamente alla propria guida (…) “No non ci facciamo mai adulti con lei …”

(Dom Louis- Marie Baudin)