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«Oh Vergine, fra tutte unica e dolce»

statua della Vergine diBenifassa

Statua della Vergine di Benifaca

Eco per voi una splendida omelia di un certosino dedicata alla Vergine su cui poter meditare.

È così che Maria è chiamata in un inno che recitiamo ogni giorno. Vorrei meditare per un momento l’esempio della sua mitezza.

Il Vangelo ci dice che i miti possiedono la terra, ma dice anche che i violenti conquistano il cielo. Il paradosso scompare se comprendiamo che l’uomo spirituale fa regnare la mitezza in tutte le sue azioni verso gli altri e la violenza nella prontezza e chiarezza con cui egli obbedisce alle chiamate dell’amore. È esattamente il contrario di ciò che l’uomo carnale fa, esteriormente egli è brutale verso gli altri e interamente imperfetto per quanto riguarda la giustizia e la passione per la verità.

La violenza degli uomini spirituali è inseparabile dalla loro dolcezza, e rapidamente se ne va se non si sa rinunciare decisamente alla menzogna che si nasconde in ogni scusa o debolezza personale. Tagliare la discussione interiore con un sì o un no: questa sincerità senza moderazione con noi stessi, alla quale il Signore ci invita, si tratta di una condizione da soddisfare prima di tutto, affinché l’anima sia liberata e conquisti il meraviglioso privilegio della mitezza.

Questa virtù che distingue la Vergine Santa da tutte le altre donne, è essenziale. Notiamo, in primo luogo, che la mitezza di Maria è come una replica della mitezza di Dio. La Vergine è uno specchio chiaro così libero da ogni forma di se stessa, che l’essenza divina si riflette in essa, senza alcuna macchia. Gli attributi dell’essenza sono riuniti in Maria, riflessi nella sua umiltà. Ecco perché la Vergine Immacolata è oggetto di contemplazione: la sua purezza corrisponde all’atto puro ed è Lei che lo rivela a noi.

La mitezza è in realtà un atteggiamento puramente divino. La violenza è l’atto di un’autorità che si sente troppo debole. Dio non ha bisogno di schiacciare gli esseri per imporsi. La mitezza di Dio non è altro che la sua onnipotenza; la mitezza di Maria, che è obbedienza piena , si mescola in certo senso con quella di Dio. Abbandonare senza lotta le richieste dell’amore di sé, acconsentire pacificamente a ciò che Egli ci chiede, è ciò che ci rende come la Vergine Maria ed eredi dei suoi fascini ed i suoi poteri. Perché Dio non rifiuta nulla, nulla può negare a chi gli ha consegnato tutto il cuore.

La mitezza verso le creature è fatta di pazienza e rispetto per loro. Qualcuno ha detto che la mitezza è la corona delle virtù cristiane, ed è un po’ più di una virtù. Si tratta infatti di una grazia singolare che penetra tutta la persona, tutta la sua vita, che si estende anche agli esseri inferiori all’uomo, alle cose inanimate. Una persona mite non apre una porta o non muove un mobile dello stesso modo che un’altra priva di mitezza. La saggezza è mite, l’intelligenza è mite, perché è necessario rispettare l’oggetto per comprenderlo. E la mitezza, è intelligente perché penetra nell’intimo degli esseri che si avrebbero chiuso alla violenza e alla brutalità. La mitezza è verginale, la mitezza è materna, e senza di essa nessuna azione sulle anime può essere profonda o efficace.

Abbiamo detto che è fatta di pazienza e rispetto. Ma prima di pazienza. Un’anima, infatti, non conserverà l’attraente mitezza, se non è determinata ad abbandonare spesso il suo diritto, a soffrire ogni giorno e, talvolta, crudelmente. Ma è anche vero che la mitezza disarma tutti gli avversari e toglie l’amarezza del dolore. Le nostre sofferenze sono fatte in gran parte di rivolte, di mancanza di delicatezza e di abbandono.

È vero che abbiamo bisogno di esercitare violenza su noi stessi e, se vogliamo, spogliarci di ogni violenza, ma in modo più generale e più profondo. Il rispetto e la pazienza che, all’esempio di Maria e Dio, dobbiamo mantenere nelle nostre relazioni con le creature, ci manca in relazione a noi stessi. Ci vuole grande pazienza con la nostra anima, per non parlare del corpo. L’aumento di scarico di energia naturale non potrebbe aggiungere un pollice alla nostra altezza, l’ha detto il Signore; e trasforma poco il carattere, sempre piuttosto basso, di cui siamo dotati per nascita o per istruzione.

Ma colui che riconosce francamente quello che è – e quindi perde la tentazione di criticare gli altri, nonostante la necessità di ricominciare ogni giorno i suoi sforzi, senza guardare il risultato, solo perseverando per Dio e basandosi sulla Sua bontà – può più di essere perfezionato. Riesce ad abbandonarsi, a consegnarsi a Dio, al quale l’umiltà nell’amore dà più gloria di tutte le vittorie. Ognuno deve rispettare la sua anima, figlia e sposa di Dio; deve accogliere l’azione dello Spirito Santo come meglio piace a Lui. L’anima è così delicata che solo Dio può toccarla.

Chiediamo alla Vergine Maria di comunicarci la sua mitezza: è lei che ci riserva a Dio e ci rende casti nel senso più alto, cioè, liberati da ogni resistenza e pronti per la venuta dello Sposo.

Virgo singularis

Inter omnes mitis

Nos culpis solutos

Mites fac et castos.

Amen.

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