• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    luglio: 2017
    L M M G V S D
    « Giu    
     12
    3456789
    10111213141516
    17181920212223
    24252627282930
    31  
  • Guarda il film online

  • Articoli Recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 394 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



Dio è una serena evidenza (parte prima)

Dom Marcellin Theeuwes

Nell’articolo odierno, vi propongo la prima parte di una recente intervista rilasciata lo scorso marzo da Dom Marcellin Theeuwes, già Priore Generale dell’Ordine certosino ( 2005-20012) alla rivista francese “Prier”.

Dio è una serena evidenza”

parte prima

L’esistenza dei monaci certosini intriga molti. Qual è il centro della vostra vocazione?

– Diffidiamo del carattere “misterioso” dei certosini. Si tratta, per diversi aspetti, di una vocazione semplice e simile a molte altre. Si tratta di andare, umilmente, all’incontro di Dio. Ciò che può sorprendere, è il carattere un po’ estremo della via che prendiamo e che ci immerge in silenzio e solitudine. Il nostro scopo è quello di provare a vivere la nostra esistenza davanti alla faccia di Dio, tanto quanto la nostra condizione umana lo permette, senza trascurare i nostri limiti, che sono quelli di tutti gli uomini.

 Quando il futuro San Bruno nel 1084 si addentra nella foresta dove fonda il primo monastero certosino, lui cosa cerca?

– Cerca un modo abbastanza profondo di ritirarsi dal mondo, in modo che nulla e nessuno potesse distrarlo dalla sua ricerca di Dio. In una lettera al suo amico Raul le Verd, egli esprime il suo desiderio: “Ho sete di Dio forte e vivente. (…) Spero nella preghiera che la misericordia di Dio guarisca la mia debolezza interiore e la colmi dei suoi beni, come lo desiderio.” Egli persegue un unico oggettivo: rendere il suo cuore disponibile all’incontro con Dio. Bruno non viene con un progetto di una fondazione stabile, un’organizzazione pensata, una regola di vita…Ha solo l’intuizione che l’internamento nella solitudine e nel silenzio, in compagnia di alcuni fratelli, sarà fecondo. Si tratta di mantenersi davanti al volto di Dio, ma sempre con i compagni animati dallo stesso desiderio esclusivo.

I certosini vivono allo stesso tempo una vita eremitica e comunitaria?

– Noi percorriamo insieme un cammino di solitudine. Nonostante il grande silenzio che tesse la nostra giornata, viviamo una forte vita in comunità. Ci appoggiamo gli uni agli altri per vivere allo stesso tempo una vita “da soli” e “insieme”.

Come sei stato attratto da questa vita?

– Avevo 25 anni quando, colpito da questa vocazione particolare, sono entrato in Chartreuse. Prima avevo vissuto in un’abbazia cistercense in Olanda, il mio Paese d’origine. Ho sempre saputo che volevo vivere in un chiostro. Fin dall’età di 6 anni pensavo alla vita monastica, senza sapere bene da dove proveniva questo desiderio precoce.

Perché hai lasciato i cistercensi per unirti ai certosini?

– Nel 1960 il rinnovamento conciliare è stato uno slancio formidabile. Le dimensioni di impegno sociale e la lotta per la giustizia erano evidenziate. C’era bisogno di agire in nome del Vangelo per trasformare il mondo. Se io avessi aderito a questi orientamenti, penso che le dimensioni della preghiera e della contemplazione le avrei dimenticate. Volevo impegnarmi ancora più radicalmente in una vita di preghiera, convinto che questa era la prima fonte di trasformazione del mondo e conversione degli uomini.

Come sapere se la chiamata proviene da Dio? Come assicurarsi che non proiettiamo su di Lui, i desideri che non sono altro che i nostri?

– Dio chiama, questo è un’evidenza! La Bibbia è piena di racconti da cui Dio invia i segni agli uomini: Abramo, Mosè, Giovanni Battista, i discepoli di Gesù…tutti hanno inteso che Dio li invita a seguirLo. Si tratta di sapere in quali scelte concrete di vita Egli ci invita a rispondere alla Sua chiamata. Certamente, possiamo negare il nostro desiderio di Dio. Ma penso che, più spesso, abbiamo paura di fidarci dei nostri desideri e riconoscere in essi, il desiderio di Dio.

E Dio ci parla attraverso i nostri desideri?

– Il desiderio più profondo che lavora nel nostro cuore è il desiderio di Dio stesso in noi. La vocazione emerge dall’intimo del nostro essere. Una voce che è in me, non è me, ma non può esistere senza di me. Ho bisogno senza cessare di esercitarmi ad ascoltare. Se dopo un tempo di discernimento, essendo accompagnato da un altro più esperto, io credo che questa o quella vita cristiana corrisponde al mio desiderio profondo e potrà costituire per me un cammino di realizzazione, arriva il momento in cui si deve lasciare l’esitazione e prendere il rischio della scelta. E non guardare indietro. Non credere troppo in fretta che si è sbagliato, avere il coraggio, la perseveranza, nonostante i dubbi che non fermeranno di attaccarci. Perché impegnarsi in una vocazione è anche impegnarsi in una battaglia: che consiste nel darsi e farsi prendere.

Guigo, il Certosino (1083-1136), evoca la vita certosina come un progetto di “abbandonare tutte le realtà mutevoli” per consacrarsi unicamente alla ricerca di Dio. Una vita rivolta solamente a Dio è sostenibile?

– Diventiamo monaci per combattere quello che Pascal chiamava “divertimenti”. Cerchiamo un modo di vita che offre le condizioni favorevoli per orientarci verso Dio. Questo non significa che il monaco non fa altro che pensare a Dio. Rimane l’uomo con i suoi limiti. Il suo spirito è catturato da preoccupazioni materiali: preparare il cibo, fare le pulizie, dedicarsi ai compiti della vita comunitaria. Non ci consegniamo a Cristo solo durante i momenti di preghiera e di celebrazione; lo facciamo anche nelle attività più banali della vita quotidiana. Tutto può, allora, diventare preghiera.

La seconda parte dell’intervista segue nel prossimo articolo.

Annunci

Una Risposta

  1. Merci pour cette entrevue avec dom Marcellin qui me rejoint de façon particulière puisque moi aussi j’ai vécu dans un monastère cistercien au Canada et moi aussi j’ai déploré la tendance dans les années 60 à délaisser le silence et la séparation du monde pour évoluer vers un mode de vie très différent de celui que j’avais embrassé en 1955.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: