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La vita interiore di F. Pollien libro VII

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VII

LE RISOLUZIONI CRISTIANE

367. La facilità del cammino cristiano. – 368. Il giogo divino. – 369. La confidenza in Dio. – 370. Sobrietà nelle risoluzioni. – 371. Unità. – 372. A proposito.

367. La facilità del cammino cristiano. – Mio Dio! com’è più facile e più semplice la vera pietà! Il mio giogo è dolce ed il mio peso leggero, dice a tutti il Maestro della pietà. Debbo cominciare con l’accettare l’azione divina, perché la mia sia animata da essa. Debbo procurare di rifiutarmi il meno possibile, nella mia sottomissione, per esser capace di corrispondergli, quanto più è possibile nell’azione; vigilare per lasciarmi sempre prendere e dirigere da lui, per agire per mezzo di lui, con lui e per lui. Com’è semplice e forte questa disposizione! Come si progredisce quando ci si lascia portare sulle braccia di Dio come un bambino! Quale facilità, quale sicurezza, quale energia nei miei piccoli passi della pietà attiva, quando mi stringo alla mano di Dio mediante l’accettazione della pietà passiva! Come è pienamente adempito il dovere della volontà significata, quando vi sono condotto dalla volontà di beneplacito! Com’è viva la mia azione, quando è animata da quella di Dio!

368. Il giogo divino. – È a questa unione e a questa cooperazione che il Salvatore mi invita. O tu, mi dice, che hai tante fatiche e pesi, vieni a me. Perché rimani isolato nella tua agitazione, spossato dagli sforzi di un lavoro che supera le tue forze, schiacciato sotto un peso che eccede le tue possibilità? Vieni a me, non restare in te; unisciti a me, non rimanere solo nella pena e sotto il peso. Lascia il giogo, o meglio, la catena del lavoro che ti imponi da te stesso nella tua presunzione. Quello è duro, ti schianta e ti opprime, perché sei solo a portarlo e non è proporzionato alle tue forze e alla tua vocazione. Prendi su di te il mio giogo, il mio, dico, quello che ho preparato per te, che ho adattato alla tua costituzione, proporzionato alle tue forze ed alla tua vocazione (n. 262).

È un giogo e non una catena; voglio portarlo con te; voglio che ti appoggi costantemente a me e nello stesso tempo a te, ma molto più a me che a te. Voglio essere sempre con te nella pena e non mi sgraverò affatto su di te mentre tu potrai sgravarti su di me. Prendi il mio giogo, lavoreremo insieme e vedrai come questo lavoro in comune è facile e dolce. Quale riposo troverai per la tua anima! Quanto è facile, con questo giogo, sollevare i pesi che io stesso ti ho preparati! Poiché, se tu porti il mio giogo, prenderai anche i miei pesi e cesserai d’importene dei troppo gravosi. Io so ciò che tu puoi e devi fare, e proporziono sempre il lavoro alle tue forze e alle esigenze della tua vocazione. Fanne l’esperienza e sentirai quanto il mio giogo è dolce ed il mio carico leggero (cf. Mt 11, 30).

Mio Dio! sono tutto vostro, siate voi l’autore della mia salvezza! Anima mia, sii dunque finalmente sottomessa a Dio. Egli è il mio Dio e il mio Salvatore. Egli è il mio sostegno ed io non mi allontanerò da lui. In lui è la mia salvezza, la mia gloria, il mio soccorso e la mia speranza (cf. Sal 61, 6-8).

369. La confidenza in Dio. – O mio Maestro, voglio star vicino a voi, appoggiarmi a voi, per ricevere da voi la vita. Voglio contare su voi, aver fede in voi, e la mia confidenza sarà viva e pratica. Non sarà già un sentimento vago, generico, indefinito, senza punto d’appoggio, ma una realtà concreta, un appoggio reale, effettivo della mia vita sulla vostra, della mia azione sulla vostra. Avrò fede nell’abitazione e nell’operazione del vostro Spirito Santo in me, e nell’amore che avete per me, perché lo conoscerò (cf. 1Gv 4, 16); fede in questa carità che vi farà vivere in me ed io in voi.

Con questo punto d’appoggio, quale sicurezza avranno le mie risoluzioni all’inizio, quale fermezza nel loro procedere! Illuminate da questa luce, con quale esattezza risponderanno alle necessità dell’anima mia e con quale precisione si conformeranno al piano divino! Animate da questo movimento, quale slancio nel decidere e quale forza nell’eseguire! Sostenute da questa forza, quale energia nel resistere, quale costanza nel persistere! Comunicando con questa sorgente di vita, quali frutti porteranno di santificazione per il tempo, di glorificazione per l’eternità!

370. Sobrietà nelle risoluzioni. – Ma, in pratica, quali risoluzioni prenderò, dal momento che bisogna prenderne? Senza una risoluzione stabile, il dovere corre grave rischio di restare nell’incerto o nell’oblio. Sono necessarie delle risoluzioni, ma quali? In generale ce ne vogliono poche, e queste poche debbono essere opportune.

Ce ne vogliono poche. Vi sono anime che andranno sempre a Dio con i piccoli particolari successivi, circostanziati, corrispondenti meglio alla portata del loro spirito. Esse non debbono lasciare questa via che per loro è buona. Camminino così semplicemente e arriveranno dolcemente. Non debbono però né sovraccaricarsi, né moltiplicarsi per non esaurirsi. La sobrietà è la madre della salute.

371. Unità. – Altre anime hanno specialmente bisogno di unità. Nella costante varietà dei casi provvidenziali e dei doveri professionali, è loro necessaria un’idea direttiva, sintetica, con l’aiuto della quale si orientino e della quale vivano. I particolari le uccidono, l’unità dà loro vita. Esse non sanno camminare nella foresta; amano invece le vette per spaziar meglio lo sguardo. Hanno bisogno anch’esse di precisare le linee del dovere pratico, nei suoi particolari e nelle sue applicazioni; hanno bisogno di vederlo, di amarlo e di seguirlo nei minimi particolari.

Ma la loro visione si compie mediante l’unità. In questa luce esse vedono; fuori di questa, la loro vista è offuscata e imperfetta. A queste anime si rivolge la presente opera. E’ evidentissimo che le risoluzioni loro debbono arrivare a semplificarsi e ad unificarsi sempre più. Poiché esse non sanno cogliere bene il valore dei particolari, se non contemplandoli nel loro ordine e nel collegamento delle loro funzioni, è necessario si procurino tale unità di veduta. Il capitolo seguente mostrerà, specialmente per queste anime, come si attui il movimento verso l’unità.

372. A proposito. – Sia che si cammini per via di particolari o per via di unità, bisogna che le risoluzioni siano veramente pratiche e corrispondenti a quella parte attualmente necessaria del dovere. Se la mia risoluzione non resta troppo lontana dal dovere, per inerzia, e se non lo oltrepassa, per esagerazione, sarà buona ed efficace. Sia dunque proporzionata, da una parte alle mie forze, e dall’altra ai miei doveri; consideri, ad un tempo, ciò che posso e ciò che debbo fare ora, al presente, delle mie risorse vitali e dei miei impegni di fronte a Dio.

Il modo pratico di prendere, rinnovare o confermare questa risoluzione di circostanza e di applicazione, variabile secondo lo stato dell’anima ed i fatti contingenti, sarà riveduta nella Parte terza (n. 480). Qui occorre trattare soprattutto quello che deve essere invariabile e che deve assicurare la corrispondenza della mia volontà alla volontà divina.

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