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La vita interiore di F. Pollien libro VIII

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VIII

LA RISOLUZIONE FONDAMENTALE

373. Una risoluzione madre e maestra. – 374. Quelle che nascono da essa. – 375. Nessuna inquietudine per il presente. -376. Né per l’avvenire. – 377. Preghiera per la confidenza.

373. Una risoluzione madre e maestra. – Poiché cerco ostinatamente l’unità e ho bisogno di progredire in questa via, occorre soprattutto ch’io prenda e mantenga la risoluzione una… madre e maestra… dalla quale debbono nascere… successivamente… a loro tempo… e alla quale debbono appoggiarsi sempre… le risoluzioni particolari… che diventano necessarie secondo l’andamento della vita interiore.

Qual è la risoluzione sempre identica nella sua sostanza, poiché dev’essere unica; anteriore alle altre, poiché dev’essere la madre; superiore, poiché dev’essere la maestra; vivente, poiché deve produrre le altre? La risoluzione unificante, vivificante, da cui tutto dipende nella vita e nel suo svolgersi, è quella di vigilare affinché l’anima si mantenga aperta all’azione divina, corrisponda al suo impulso e sostenga la sua azione mediante l’accettazione. Questa risoluzione appartiene dunque alla pietà passiva e ne è l’espressione pratica.

Le varie risoluzioni che nascono da essa e vivono di essa appartengono alla pietà attiva e ne sono l’applicazione attuale.

La risoluzione principale dà il fondamento di unità e il contatto vitale; le risoluzioni secondarie armonizzano con le divergenze e s’accomodano alle contingenze. L’una riguarda Dio, le altre il creato; l’una si tiene in contatto con l’alto, le altre con il basso. Il loro mutuo accordo assicura l’unione del divino con l’umano ed il collegamento della diversità con l’unità. Così sono sempre in relazione vivente con l’influsso soprannaturale e le realtà naturali.

Ecco come si afferma e si orienta il vero cammino della pietà.

374. Quelle che nascono da essa. – Quando la risoluzione principale mi mantiene in relazione con Dio e dà libero accesso alla sua azione di grazia, si stabilisce in me una corrente di luce, di ardore e di forza in cui io sono spinto a prendere, a tempo e nella misura voluta, le risoluzioni particolari richieste dal dovere. Così, nate da Dio e non da me, appoggiate su Dio e non su di me, queste risoluzioni particolari avranno la sobrietà e la verità che loro conviene (n. 370). Eviterò in tal modo l’eccesso, la molteplicità e l’illusione. Avrò più probabilità di conservare, con l’aiuto di Dio, ciò che avrò intrapreso sotto il suo impulso. Occorre che nelle mie risoluzioni non vi sia nulla di me e per me solo, nulla del mio movimento separato, della mia immaginazione sviata, della mia volontà. Ciò che è dell’uomo non ha consistenza; soltanto ciò che è di Dio è forte e durevole (n. 351).

375. Nessuna inquietudine per il presente. – Ora, per lo stato attuale dell’anima mia, vedrò come debba correggere due difetti che sono due inquietudini: l’inquietu­dine del presente e quella dell’avvenire.

Per il presente, la mia buona volontà si lascia facilmente dominare da una trepida ansietà, la quale tende perfidamente a persuadermi che non potrò arrivare all’altezza del mio dovere. Temo di essere troppo distratto o troppo fiacco o troppo debole. Ah, certamente! distratto, fiacco, debole, da me stesso lo sarò sempre. Giammai sarò troppo diffidente di me, né abbastanza convinto che il dovere è al disopra di me. Ma è forse questo un motivo per essere inquieto? La diffidenza di sé non è l’inquietudine, anzi ne è l’opposto. La diffidenza di sé porta alla confidenza in Dio e questa non dà mai adito all’inquietudine.

Che cosa significa inquietudine? Significa che l’anima, vacillando sulle sue basi, si sente mancare un sufficiente punto d’appoggio. Donde proviene l’inquietudine? Nasce l’incorreggibile smania di confidare più in se stessi che in Dio. Si cerca in se stessi la luce, il movimento e la forza necessaria all’adempimento del dovere e non trovandoli ci si inquieta e si dubita. Quando sarò retto? Quando saprò ricorrere a Dio e confidare in lui?… Si fa sempre abbastanza quando ci si tiene stretti alla mano di Dio… poiché la mano di Dio dà sempre in sovrabbondanza quanto è necessario al dovere presente.

376. Né per l’avvenire. – L’inquietante preoccupazione di guardare in avanti sulla via, di fare supposizioni e prendere ansiose disposizioni è anch’essa mancanza di fede. « Non affannatevi per il domani, dice il Signore, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena » (Mt 6, 34). Il segreto per avere la luce della vita e per non camminare nelle tenebre sta nel seguire il Maestro (cf. Gv 8, 12). Anziché appoggiarti alla tua prudenza, metti tutta la tua fiducia nel Signore; pensa a lui in tutte le tue vie ed egli dirigerà i tuoi passi (Pro 3, 5). Ecco la sola preoccupazione che debbo avere; se questa si può chiamare così, poiché san Paolo mi raccomanda di non averne alcuna (cf. Fil 4, 6). E san Pietro vuole che ogni preoccupazione si abbandoni in Dio (n. 332). Conviene dunque ch’io sia sollecito di stringere la mano che mi conduce e di adempiere così il mio dovere; allora la vita s’illuminerà. Non v’è altro da fare che vivere ciò che si sa, per sapere ciò che si vivrà. « Voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete » (Gv 14, 19), ha detto il Salvatore agli apostoli. Vedete che è la vita che porta a conoscere la vita? L’oggi ben vissuto sarà la luce di domani, mentre l’inquietudine per l’avvenire sarà il turbamento dell’oggi e l’oscurità del domani.

377. Preghiera per la confidenza. – O mio Maestro, datemi la grazia di saper attendere, comprendere e seguire il vostro movimento; di saper restare in voi, al fine di agire per voi e con voi. Datemi la sincerità e la docilità necessarie per corrispondere alla vostra azione. Datemi il riposo della confidenza per avere la sicurezza del lavoro. Concedetemi di vivere di voi, per voi, in voi, e di evitare i due grandi scogli, che consistono nell’agitarmi fuori di voi e nel riposarmi lontano da voi. Oh no, mio Dio! non l’agitazione dell’orgoglio presuntuoso, né il riposo della pigrizia incurante, ma la sincera e viva corrispondenza della mia azione alla vostra. Allontanate da me gli sbalzi costanti del naturalismo e l’indolenza negligente del quietismo e datemi l’unione vitale del cristianesimo genuino.