• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    luglio: 2017
    L M M G V S D
    « Giu   Ago »
     12
    3456789
    10111213141516
    17181920212223
    24252627282930
    31  
  • Guarda il film online

  • Articoli Recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 410 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



La vita interiore di F. Pollien libro IX

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO IX

IL CONCORSO RISTABILITO

378. La deviazione. – 379. Le conseguenze. – 380. Accettarle. – 381. La contrizione umana. – 382. La detestazione divìna. – 383. La riparazione divina. – 384. Grazie, mio Dio!

378. La deviazione. – Potessi, o mio Maestro, conservarmi in contatto continuo ed in perfetto accordo con voi… Ma, o Signore, quanti errori! Quante volte il movimento o l’inerzia della mia natura mi allontanano da voi! Cesso allora di essere vivificato da voi e cado.

Dopo la colpa che cosa debbo fare? Inquietarmi? No, davvero; sarebbe una nuova stoltezza, un nuovo errore e talora una nuova caduta. Quanto vi è ingiuriosa l’inquietudine, mio Dio! Che farò dunque? Accetterò il più risolutamente ed il più prontamente possibile l’umiliazione della mia colpa, con tutte le sue conseguenze penali. La mia colpa, certo, non è stata voluta da Dio, ma è stata permessa da lui; essa è immediatamente seguita da certe conseguenze vendicative, volute da lui. Spesso Dio permette una colpa, per ricavarne un mezzo di guarigione; vi sono dei mali che non guariscono se non colle cadute. È necessario che avvengano degli scandali (cf. Mt 18, 7).

379. Le conseguenze. – Le conseguenze penali della colpa sono, per esempio, l’umiliazione esterna di fronte agli altri, l’umiliazione interna davanti a me stesso e davanti a Dio, le opere espiatorie, i contraccolpi spesso profondissimi nell’anima, che è scossa, indebolita, intorpidita, le ripercussioni estesissime che una colpa esercita talora sugli avvenimenti esterni ecc. Non so mai fino a quale distanza ed a quale profondità un errore può ripercuotersi. Siffatte conseguenze sono volute da Dio e attestano quanto egli detesti il peccato. Egli non ha voluto la colpa ma ne vuole la punizione. In ciò vi è la sua volontà. La colpa è la mia azione; le conseguenze penali della colpa costituiscono l’azione del beneplacito divino, che vendica subito il disordine avvenuto.

380. Accettarle. – Per correggere le deviazioni della mia azione, non ho che da rientrare in quella di Dio e vi rientro accettandola. Un grazie risoluto, che riconosca l’azione divina, adori la sua volontà, si pieghi gioioso sotto i colpi vendicatori, senza inquietudini, senza calcolare ciò che possono essere, attesta che io non potrei essere più praticamente sottomesso, più sinceramente contrito, più intimamente riconciliato. Qual mezzo potente è un buon grazie di umiliazione, per imparare le vie della giustificazione! (cf. Sal 118, 71).

In questa pratica del grazie energico vi è un pentimento di una forza e di una calma veramente divina. Tutto ciò che potrei dire, chiedere, promettere o fare in certi impeti di dispiacere, non giungerà mai all’altezza di questa semplice accettazione. I miei focosi ardori sono troppo spesso frutto del mio movimento umano e del mio modo di detestare il peccato. E questo modo non è affatto buono, perché io sono più portato a detestare e a dolermi proprio di ciò che dovrei accettare: l’umiliazione. È più difficile aborrire le conseguenze penose del peccato anziché il peccato stesso. La detestazione umana è così fatta, da anteporre sempre la soddisfazione dell’uomo alla gloria di Dio.

381. La contrizione umana. – La pena ch’io provo per le conseguenze del mio peccato, per gli inconvenienti di cui esso è causa, fortificano piuttosto i segreti attaccamenti al mio disordine interno. Ciò vuol dire che in realtà io detesto l’azione vendicatrice di Dio e continuo ad amare la mia azione cattiva. Strana contrizione davvero, che confinerebbe con l’ironia, se non fosse la stoltezza umana a scusare un po’ sì grave abbaglio. Ecco ciò che io chiamo la mia contrizione; essa è purtroppo mia perché non viene affatto da Dio.

Bisogna stupirsi se questa contrizione umana produce così scarsi frutti di conversione divina? In quanti casi questa pretesa contrizione serve di guanciale alla coscienza per dormire nel suo male! Sento in me una certa detestazione, e senza voler troppo esaminare il punto preciso su cui cade, mi tranquillizzo sulle mie disposizioni interne. Rimango così in uno stato d’animo che ha qualche rassomiglianza con quello del ladro che si è lasciato prendere, e che è molto dolente, non di aver rubato, ma di essere stato preso. Dannosa disposizione che, dopo una colpa, tende a rendere sterile la pronta azione di Dio per guarirla.

382. La detestazione divina. – Quando accetto le conseguenze vendicatrici della mia iniquità, allora passa in me la detestazione stessa di Dio per il peccato; se le accetto pienamente, senza riserva, faccio mia tutta la detestazione di Dio per il mio peccato. Lo detesto perciò, non più come posso farlo io stesso, ma come Dio lo detesta, e non semplicemente come Dio aborrisce il peccato in generale, ma come egli detesta ora questa colpa particolare, nella quale sono caduto e nella misura in cui la detesta egli stesso. Dunque, allorquando non ho saputo accettare l’azione di Dio tutte le mie colpe vengono di lì, io non ho che da dire: Grazie, mio Dio, grazie dell’umiliazione. All’istante mi trovo nelle braccia di Dio, unito a lui per la riparazione del disordine che mi ha in un istante separato da lui. Questo atto mette nell’anima tanta tranquillità e forza che si è quasi tentati di cantare con la Chiesa: O felix culpa…

383. La riparazione divina. – Con quest’atto di accettazione, sono unito a Dio, non soltanto per la detestazio­ne della mia colpa ma anche per la riparazione. Il pentimento è divino e lo è pure il buon proposito. Che dico, il buon proposito? Qui non è soltanto il buon proposito di ricostruire in me l’edificio della gloria divina, danneggiato o distrutto dalla mia colpa; ma è effettivamente la costruzione ripresa immediatamente e ristabilita dalla mano di Dio. Egli stesso ripara i danni del peccato, ed allora quale riparazione! Egli conosce il danno avvenuto all’edificio; lo vede, lo misura interamente; nulla sfugge al suo sguardo. Io invece non so mai dove si estendano le rovine, le brecce e le distruzioni. Io lo vedo ancor meno, poiché il primo effetto del peccato è l’accecamento. Dunque, sono incapace di riparare in modo opportuno.

Poiché Dio interviene, non soltanto a punire ma anche a riparare, non ho più né imbarazzo, né inquietudine; devo solo accettare la sua azione, unirmi a lui, seguire il suo lavoro cooperandovi, e subito vedrò rialzarsi l’edificio secondo il vero piano della mia creazione. Prestissimo il male verrà riparato, non solo quello attuale e passeggero del peccato particolare che ho commesso, ma anche il fondo cattivo che l’ha occasionato; poiché Dio sa trarre profitto dagli atti per guarire le abitudini. Egli non si accontenta di intonacare le fessure, ma riprende dalle fondamenta. Non si accontenta, per la sua gloria, di un edificio barcollante, ricoperto di intonaco ingannatore. Ama il solido; ciò che costruisce è fondato sulla roccia, e ciò che è da riparare lo ripara dalle fondamenta… se lo si lascia fare. Mio Dio! quando dunque vi lascerò costruire?… Quando riparare? Quando, con un buon grazie, mi unirò al vostro lavoro di costruzione e di riparazione? Oh, gli effetti veramente riparatori di un buon grazie!

384. Grazie, mio Dio! – Si può forse dire che questa pratica del « grazie », per le conseguenze vendicatrici della mia colpa, comprenda tutta la contrizione, e riassuma tutto ciò che è da farsi per la riparazione dovuta a Dio? No, di certo. Parlando dei mezzi, vedrò nella terza Parte, la necessità del sacramento della penitenza, e la necessità, la natura ed i motivi della costruzione (n. 477). Qui mi preoccupo soltanto di una cosa: ristabilire al più presto possibile la corrispondenza all’azione divina. La colpa l’ha intercettata, ed il grazie, per me, è il proce­dimento più rapido, più semplice e più giusto per ricondurmi al contatto divino.

O grazie, divino grazie! quanto sei grande, fecondo, potente e santo!… Tu contieni tutti i tesori di vita e di forza, di calma e di pace. Tu sei la miniera inesauribile in cui io trovo Dio. Vorrei dirti e spesso ripeterti continuamente, nella gioia e nel dolore, nei miei progressi e nelle mie cadute, sempre e dovunque: grazie… Bonum mihi Domine!… Così, mio Dio, io resterò in voi e voi in me, e porterò finalmente copiosi frutti (cf. Gv 15, 5).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: