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La vita interiore di F. Pollien cap.III

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO III

LA MORTIFICAZIONE

Regole generali

405. L’amore distruttore e l’odio conservatore. – 406. Non molle sentimentalità. – 407. L’agente liberatore. – 408. Non crudeltà dannosa. – 409. La crudeltà necessaria. – 410. Il rimedio. – 411. Volere la guarigione.

 

405. L’amore distruttore e l’odio conservatore. – Io non posso legittimamente consentire a nessun danno della mia vita. Ora, io posso recarmi danno, sia per eccesso di severità, come per eccesso di sensualità. Né in un senso né nell’altro gli eccessi mi sono permessi. Per conseguenza, nell’uso delle mortificazioni, debbo tenermi a uguale distanza dalla sentimentalità snervata e dalla crudeltà dannosa. « Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita, in questo mondo, la conserverà per la vita eterna » (Gv 12, 25). Vi è, dunque, come ci attesta il Salvatore, un amore che demolisce ed un odio che conserva la vita. L’amore distruttore è la mollezza sensuale; l’odio conservatore è la saggia e prudente austerità. Perciò: non l’amore snervante, né l’odio crudele. Se avrò il sentimento della giustizia, saprò energicamente superare il timore della pena, avrò l’istinto della misericordia e saprò evitare i colpi devastatori.

406. Non molle sentimentalità. – La ribellione dei sensi contro lo spirito esige che essi siano ridotti all’obbedienza col trattamento degli schiavi. « Pane, castigo e lavoro per lo schiavo, dice il Siracide. Per lo schiavo cattivo torture e castighi… Se hai uno schiavo, sia come te stesso, trattalo come fratello » (Sir 33, 25-31). Sobrietà di cibo, austerità di disciplina, continuità di lavoro, castigo per le infedeltà, affetto sano e premuroso nelle fedeltà, è il miglior modo di conservare i sensi, di renderli forti e resistenti, sani e vigorosi, pieghevoli e vigili. L’esperienza quotidiana non dimostra forse come la vita si sciupa nel disordine delle passioni o si squilibra negli acciacchi e nelle malattie, quando l’eccessivo alimento accumula gli umori, quando la mollezza del regime suscita gli snervamenti e il lavoro cessa di assorbire le energie vitali? L’uomo è sempre punito dal suo stesso peccato. Le mollezze frivole sono la sorgente dei più grandi flagelli corporali, mentre le prudenti austerità sono la garanzia del vigore solido e del vero benessere.

407. L’agente liberatore. – La mortificazione non solo è un rimedio per rendere o conservare il vigore, ma è anche un agente liberatore. Restituendo o conservando la sobrietà dei gusti, diminuisce i bisogni, e con essi la schiavitù. Se saprò praticarla in modo opportuno riuscirò a non soccombere a nessun bisogno fittizio, a non crearmene dei nuovi, a diminuire, per quanto è possibile, quelli ai quali sono soggetto. Saprò, allora come san Paolo, contentarmi di ciò che avrò; saprò vivere nella povertà e nell’abbondanza. Come uomo che è pronto a tutto, saprò affrontare la sazietà come la fame, la ricchezza come la privazione (cf. Fil 4, 11-12). Per orientarmi nell’uso serio e moderato delle mortificazioni, debbo, inoltre, mirare a non essere schiavo né di ciò che prendo, né di ciò che lascio; a non lasciarmi indebolire né dal piacere né dalla pena; a saper usare della gioia e sopportare la privazione; ed infine, ad essere libero, quanto più è possibile, nell’uso di tutte le cose.

408. Non crudeltà dannosa. – Tutte le volte che il meccanismo interno ha bisogno dell’olio della gioia per camminare meglio, bisogna darglielo (n. 61). Qual profondo significato contengono queste parole essenzialmente cristiane di ricreazione, refezione, riposo!… ricreare, rifare, rimettere a posto!… questo è, infatti, lo scopo per cui si deve prendere il sollievo, il nutrimento, il sonno, ecc… La vita ha bisogno di essere rinnovata, perché gli organi si logorano nell’esercizio della loro attività; per questo debbo prendere i mezzi per rinnovarla. Ecco perché, nelle vie ordinarie, sono tenuto a prendere i mezzi riparatori, nella misura in cui sono necessari al buon funzionamento dei miei organi. Il divertimento come il sonno, il nutrimento come le medicine, rivestono allora la gravità, la dignità e il valore degli elementi costruttori della vita. Tutto è bello quando sappiamo conformarci all’idea di Dio. Ciò che sembra solo perdita di tempo, e di fatto lo è per la maggioranza, è invece per le anime serie un aumento di vita. Là dove gli insensati demoliscono, i saggi costruiscono. Quanto giova la nozione delle vie della vita! (cf. Sal 15, 11).

409. La crudeltà necessaria. – L’odio di sé deve essere il custode della vita; tale è lo spirito del Salvatore. Non commetterò dunque mai imprudenze spiacevoli né indiscrezioni nocive. Se, tuttavia, il mio occhio, la mia mano o il mio piede mi sono di scandalo, ossia sono di ostacolo alla mia vita, saprò, secondo il precetto del divin Maestro, tagliarli e gettarli lungi da me (cf. Mt 5, 29). Si sacrifica un membro, per salvare gli altri; si sacrifica la vita del corpo, per salvare quella dell’anima; si sacrifica la merce, per salvare la nave. E’ una crudeltà, ma saggia, mentre la paura e la negligenza in questi sacrifici necessari sarebbero una terribile crudeltà. Ogni crudeltà è legittima ed è lodata dal Salvatore, quando serve a custo­dire la vita.

410. Il rimedio. – La mortificazione è un rimedio e, come tale, dev’essere dosata, misurata secondo la specie del male da guarire e secondo la capacità dell’anima e del corpo al quale dev’essere applicata. Non ogni mortificazione conviene ad ogni persona, come non ogni rimedio si applica a tutte le malattie; ci vuole discrezione nell’uso. Leggendo le vite dei santi, è un errore credere di potere e doverli imitare in tutte le loro penitenze (n. 191). Se Dio mi concedesse di seguirli nella via regia della croce, sarebbe per me certamente una grazia insigne. Ma io non sono affatto capace a sopportare l’energia dei rimedi, così salutari a queste grandi anime.

E poiché non ho la capacità, che debbo fare? E’ necessario che mi abitui a sopportare, poco per volta, l’amarezza; che cominci dalle mortificazioni necessarie; che cerchi di superare il mio orrore per la sofferenza; che mi ingegni di conservare un po’ di gioia nelle piccole pene che mi s’impongono; e che, infine, acquisti la generosità nei sacrifici che mi sono richiesti, soprattutto dalle esigenze del dovere e dalle circostanze provvidenziali. In tal modo si forma ordinariamente lo spirito di penitenza e si ritrova il vigore. Poco per volta, i sensi, per la libertà che loro è resa, si agitano meno nel timore del dolore, s’induriscono, si fortificano, si agguerriscono. Lo Spirito di Dio potrà allora dominare l’istinto della carne, ed io, nel mio piccolo, potrò seguire da lontano l’esempio dei santi.

411. Volere la guarigione. – Nulla sprona maggiormente a prendere i rimedi necessari, quanto l’avere a cuore la guarigione. Chi si preoccupa più di evitare la sofferenza che di ottenere la salute, non amerà se non i rimedi insignificanti e i narcotici. Se voglio veramente, energicamente, unicamente la liberazione dal male, non debbo aver troppa ripugnanza per le pozioni amare. Il punto capitale è anche qui la sincerità. Bisogna che io sappia ciò che voglio: se intendo trastullarmi o se voglio vivere; se voglio godere per me o se voglio lavorare per Dio; se la mia legge è il piacere o il dovere. Ah, quando si possiede il senso della vita, come si è più forti per sottrarsi alle piccole gioie e per affrontare le pene e le privazioni benefiche! Come si è più intelligenti nell’evitare gli eccessi imprudenti! Mio Dio! datemi la grazia di saper camminare nella via regia della croce e di andare alla vita per il sentiero della prova. Quanto desidero non amare la vita in modo da perderla, ma odiarla al fine di salvarla!

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