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  • Memini, volat irreparabile tempus

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Novena 2017 IV°giorno

4 Il vescovo Ugo accompagna Bruno ed i suoi amici al massiccio della Chartreuse (Vicente Carducho)

Il vescovo Ugo accompagna Bruno ed i suoi amici al massiccio della Chartreuse (Vicente Carducho)

QUARTO GIORNO

 Umiltà di San Brunone.

Considerate non esser meraviglia che non curi la gloria mondana chi non abbia motivo di pretenderla; ma che la sprezzi, e la fugga chi ne abbia gran merito; e possegga tutta la stima degli uomini, questa si è umiltà segnalata. Non magnum est esse humilem in abiectione magna prorsus, et rara virtus est humilitas honorata (S. Bern.). Tale appunto fu quella del Patriarca San Brunone il quale reputato per uno dei maggiori letterati del suo secolo, e venerato per la sua esemplarità, fuggi gli onori , e gli applausi , anzi si tolse affatto agli occhi del mondo, per vivere oscuro , ed ignoto nella solitudine chiamata da S. Efram, domicilio dell’umiltà. Rinunziò ben due volte amplissimi Arcivescovadi, cioè quello di Reims, e quello di Reggio in Calabria allorché si trovava presso Urbano II. Senza che dette dignità non avrebbe egli potuto conseguire da quel Pontefice, che lo riguardava non solo come suo antico maestro, ma come angelo di consiglio, da cui si vedeva tanto opportunamente assistito nel governo della Chiesa allora travagliata da gravissime persecuzioni. Ma il nostro Santo nulla più amando, che l’abiezione, impiegò tutte le sue preghiere, e lacrime per ottenere congedo, affine di nascondersi di nuovo nel deserto; ove poi sarebbe vissuto occulto, se Iddio glorificatore degli umili non avesse disposto, che vi fosse ritrovato dal piissimo Conte Ruggiero Guiscardo Conte delle Sicilie. Oltre a questi grandi prove di sua umiltà vedovasi ella in tutte le sue azioni, e parole e nel disprezzo, che faceva di se, e desiderava che si facesse dagli altri: della qual cosa finalmente diede quel nobile contrassegno, quando arrivato al suo beato fine pregò istantaneo i suoi religiosi, che lo seppellissero nell’estrema parte del cimitero accanto alla porta, per la quale si entrava nella clausura dell’Eremo. Avete voi simile sollecitudine a sfuggire la stima del mondo, o bramate a comparire, ed essere consideralo per quel che fate, e per quel che vi lusingate di essere? Sapete approfittarvi delle occasioni, che vi si presentano di umiliarvi, o al contrario sentite volentieri le vostre lodi, e parlate di voi per far conoscere che avete del merito, e dell’abilità? Qual’è il vero fine a cui mira ciò, che operate, e dite? Non è forse per compiacere il vostro amor proprio? Finite una volta di persuadervi, che se non mortificherete una siffatta passione, e non vi farete come un fogliolino per umiltà di mente, e di cuore, non entrerete nel regno dei Cieli, e che senza questa virtù vi è impossibile acquistare, o conservare le altre; in quella guisa che non si può fabbricare senza fondamento, o tener ferma la polvere esposta contro al soffio dei venti. Pregate il Signor arrendervi, vero umile ad imitazione dell’umiltà di San Brunone.

Pater, Ave, Gloria.

OFFERTA

Vi saluto mio Santo Padre Brunone vero esempio di penitenza, che lasciando le delizie del mondo sapeste domare l’insolenza della carne, e le passioni ribelli con rigorosi digiuni, e cilici, con aspre discipline, e mortificazioni; vi prego per quella potenza comunicavi dall’Eterno Padre di vincere a voi stesso, d’impetrarmi grazia di morire a me stesso con una totale mortificazione di tutti gli appetiti sensitivi della mia carne per vivere solamente a Dio. Un Gloria Patri all’Eterno Padre, un Pater, ed Ave a San Brunone. Vi saluto mio Santo Padre Brunone, giglio odorifero di virtù, che nella solitudine di un’orrido deserto spargeste odore di sante virtù; vi prego per quella sapienza comunicati dal Divino Figliolo ottenermi lo acquisto di tutte le virtù per essere vostro imitatore, e vero seguace del mio Gesù.

Un Gloria Patri al Figliolo, un Pater, ed ave a San Brunone.

Vi saluto mio S. Padre Serafino di amore , che vivendo fra mortali foste sempre amante di Dio bruciando il vostro cuore d’infuocata carità; vi prego per quell’amore comunicatovi dallo Spirito Santo ottenermi una scintilla del vero amore di Dio per poterlo amare senza mio interesse, essendo degno d’infinito amore , ed aborrire tutto ciò, che non è di Dio.

Un Gloria Patri allo Spirito Santo, un Pater, ed Ave a San Brunone.

RESPONSORIO DEL DETTO SANTO

Adesto te invocantibus ` Bruno pater dulcissime, Perfectionis fulgida Lux, ac eremi gloria. Nobis benigne subveni; Tuas praeces, et offerens, Coram Supremo Numine, Quae postulamus impetra A moribus Sanctissimis Tuis abesse noscimus, Sed immerentes filios. Vultu benigno respice. Nobis ecc. Aufer teporem spiritus, Et corporis pericula Sanctamque nostris aedibus Pacem tuere jugiter.

Ora pro nobis S. Pater noster Bruno. Preghiamo Cristo.

OREMUS

Omnipotens sempiterne Deus, qui renuntiantibus saeculo mansiones paras in Coelo, immensam elementiam tuam humiliter imploramus: ut intercedente Beato Patre nostro Brunone confessore tuo vota quae profitendo fecìmus fideliter implere; et ad ea quae perseverantibus in te dignatus es promittere valeamus salubriter pervenire. Per Christrum Dominum nostrum. Amen.

OREMUS

Sancti Brunonis Confessoris tui, quaesumus Domine, intercessionibus adjuvemur; ut qui majestatem tuam graviter delinquendo offendimus, ejus meritis, et praecibus nostrorum delictorum veniam consequamur, Per Dominum ecc.

Novena 2017 III°giorno

 

Bruno ed i suoi sei compagni si presentano dal vescovo Ugo (Vicente Carducho)

Bruno ed i suoi sei compagni si presentano dal vescovo Ugo (Vicente Carducho)

TERZO GIORNO

 Purità di San Brunone.

Considerate che a fare si aspra penitenza San Brunone non si ridusse per espiare falli, che avesse commessi, perché nel tempo in cui visse nel Secolo, non solo custodi intatta la purità, e l’innocenza, ma attese a renderla più luminosa , e bella con le sante virtù. Fin dai suoi primi anni era ammirato per la gravità dei’ costumi. Nell’adolescenza si tenne lontano dalle vanità, e conversazioni giovanili, non mai interruppe l’applicazione a buoni studi, o diminuì il fervore di sua pietà. Come più cresceva negli anni, faceva sempre maggiori progressi nelle vie di Dio: per modo che S. Annone Arcivescovo di Colonia sua patria, e poi Gervasio Arcivescovo di Reims giustamente credettero dare un grande ornamento alle loro Chiese, provvedendolo in esse di Canonicato , e di Uffizi ecclesiastici. Il suo zelo spiccò assai egregiamente nel ministero della divina parola, a cui essendo maestro di teologia, e di canoni in Reims si affaticò con gran profitto dei prossimi, e si distinse molto più, quando dopo la morte di Gervasio si oppose costantemente agli scandali dell’empio Manasse intruso a quella sede Arcivescovile, da cui soffri con invitta pazienza gravi persecuzioni. Iddio manifestò fin d’allora il merito del nostro Santo, sotto quella figura che la Scrittura appropria ai giusti, i quali con’ Io splendore della loro vita, e dottrina illuminano gli altri. Qui ad iustiam erudiunt multos, fulgebunt quasi stellae in perpetuas aeternitates (Dan. 12) poiché poco innanzi, che egli si presentasse con i suoi sei compagni a S. Ugone Vescovo di Grenoble a chiedergli un luogo per far penitenza, quel Santo Prelato vide in sogno sette stelle, una delle quali, che rappresentava il medesimo San Brunone, era più risplendente delle altre. Quantunque però fosse stato sì illibato, e di sì gran virtù, si diede a menar vita la più austera che prosegui fino alla sua gloriosa morte. Voi che forse faceste infelice scapito della grazia di Dio, e poco, o nulla di bene avete sì poco genio alla penitenza persuadendovi di far molto se vi guardate dei peccati considerevoli e con ciò crediate di avere in pugno il paradiso, come quei che si descrivono dall’Ecclesiastes: qui ita securi sunt, quasi iustorum facta habeant (Eccles 8). Deh se’ non siate in stato di poter imitare San Brunone nella purità, imitatelo almeno nella vera penitenza , e perseverante affinché non vi resta questo sol mezzo per salvarvi. Raccomandatevi al Signore per i meriti di questo Santo.

Pater, Ave, Gloria.

OFFERTA

Vi saluto mio Santo Padre Brunone vero esempio di penitenza, che lasciando le delizie del mondo sapeste domare l’insolenza della carne, e le passioni ribelli con rigorosi digiuni, e cilici, con aspre discipline, e mortificazioni; vi prego per quella potenza comunicavi dall’Eterno Padre di vincere a voi stesso, d’impetrarmi grazia di morire a me stesso con una totale mortificazione di tutti gli appetiti sensitivi della mia carne per vivere solamente a Dio. Un Gloria Patri all’Eterno Padre, un Pater, ed Ave a San Brunone. Vi saluto mio Santo Padre Brunone, giglio odorifero di virtù, che nella solitudine di un’orrido deserto spargeste odore di sante virtù; vi prego per quella sapienza comunicati dal Divino Figliolo ottenermi lo acquisto di tutte le virtù per essere vostro imitatore, e vero seguace del mio Gesù.

Un Gloria Patri al Figliolo, un Pater, ed ave a San Brunone.

Vi saluto mio S. Padre Serafino di amore , che vivendo fra mortali foste sempre amante di Dio bruciando il vostro cuore d’infuocata carità; vi prego per quell’amore comunicatovi dallo Spirito Santo ottenermi una scintilla del vero amore di Dio per poterlo amare senza mio interesse, essendo degno d’infinito amore , ed aborrire tutto ciò, che non è di Dio.

Un Gloria Patri allo Spirito Santo, un Pater, ed Ave a San Brunone.

RESPONSORIO DEL DETTO SANTO

Adesto te invocantibus ` Bruno pater dulcissime, Perfectionis fulgida Lux, ac eremi gloria. Nobis benigne subveni; Tuas praeces, et offerens, Coram Supremo Numine, Quae postulamus impetra A moribus Sanctissimis Tuis abesse noscimus, Sed immerentes filios. Vultu benigno respice. Nobis ecc. Aufer teporem spiritus, Et corporis pericula Sanctamque nostris aedibus Pacem tuere jugiter.

Ora pro nobis S. Pater noster Bruno. Preghiamo Cristo.

OREMUS

Omnipotens sempiterne Deus, qui renuntiantibus saeculo mansiones paras in Coelo, immensam elementiam tuam humiliter imploramus: ut intercedente Beato Patre nostro Brunone confessore tuo vota quae profitendo fecìmus fideliter implere; et ad ea quae perseverantibus in te dignatus es promittere valeamus salubriter pervenire. Per Christrum Dominum nostrum. Amen.

OREMUS

Sancti Brunonis Confessoris tui, quaesumus Domine, intercessionibus adjuvemur; ut qui majestatem tuam graviter delinquendo offendimus, ejus meritis, et praecibus nostrorum delictorum veniam consequamur, Per Dominum ecc.

Novena 2017 II°giorno

Bruno ed i suoi sei compagni decidono di ritirarsi dalla vita attiva (Vicente Carducho))

Bruno ed i suoi sei compagni decidono di ritirarsi dalla vita attiva (Vicente Carducho)

SECONDO GIORNO

Austerità di San Brunone. Considerate, il rigido tenor di vita del nostro Santo dopo aver lasciato il mondo. L’orridezza del sito della Gran Certosa, e dell’eremo di Santa Maria presso la Certosa di S. Stefano, ch’egli illustrò colle sue gloriose penitenze, e molto più le angustissime sue grotte, che ivi si venerano, sono testimoni permanenti, che ci mostrano abbastanza di aver portato le sue austerità all’eccesso. E pure i mentovati luoghi non erano allora frequentati dagli uomini; ma erano foreste inaccessibili, le quali mettevano terrore solamente a vederli. Quivi le astinenze pressoché continue, il vestir fino alle ginocchia aspro cilicio armato di acuti chiodi , le lunghe vigilie in orazione, e salmodia, il dormire brevissimo, e sopra il duro terreno, il flagellarsi ogni giorno a sangue, ed alle volte fino al tramortimento, il passar più ore la volta orando nel cuore dell’inverno dentro il lago agghiacciato, erano a lui esercizi ordinari. Nè tali sue rigidezze durarono poco, o furono moderate per la sua gentile complessione, grave età, e sfinimento di forze, ma furono continue almeno per sei anni nella Gran Certosa, e undici nell’eremo calabrese ove compì il suo mortale pellegrinaggio. Quale rimprovero non sarà alla vostra delicatezza da una vita consumata in tali asprezze? Come potrete scusarvi dal soffrire qualche cosa, mentre San Brunone vestito della medesima carne, avanzato negli anni, e forse assai più debole di voi, trattò tanto austeramente se stesso per sì gran tempo? Per verità la via che conduce al Cielo non è spaziosa, e seminata di fiori, ma stretta, ed intralciata di spine: Arda est via quae ducit ad vitam (Matt. 267); e i Santi, che sappiamo certo esser pervenuti a quel beato regno, passarono per le punture di atroci patimenti. Non vi lusingate adunque di giungervi per la strada della comodità, governando bene il vostro corpo, e con indulgenza; ma se per sventura vi trovate in questa via, rientrate nel buon cammino, intraprendendo di proposito la mortificazione dei sensi, e molto più quella delle passioni: altrimenti non avrete parte con Gesù Cristo , il quale si dichiarò di non riconoscere per suo discepolo, e di non essere degno di lui chi non odia se stesso, e non porta la sua croce. Pregate il Signore a darvi lo spirito di mortificazione a riguardo del nostro Santo.

Pater, Ave, Gloria.

 

OFFERTA

Vi saluto mio Santo Padre Brunone vero esempio di penitenza, che lasciando le delizie del mondo sapeste domare l’insolenza della carne, e le passioni ribelli con rigorosi digiuni, e cilici, con aspre discipline, e mortificazioni; vi prego per quella potenza comunicavi dall’Eterno Padre di vincere a voi stesso, d’impetrarmi grazia di morire a me stesso con una totale mortificazione di tutti gli appetiti sensitivi della mia carne per vivere solamente a Dio. Un Gloria Patri all’Eterno Padre, un Pater, ed Ave a San Brunone. Vi saluto mio Santo Padre Brunone, giglio odorifero di virtù, che nella solitudine di un’orrido deserto spargeste odore di sante virtù; vi prego per quella sapienza comunicati dal Divino Figliolo ottenermi lo acquisto di tutte le virtù per essere vostro imitatore, e vero seguace del mio Gesù.

Un Gloria Patri al Figliolo, un Pater, ed ave a San Brunone.

Vi saluto mio S. Padre Serafino di amore , che vivendo fra mortali foste sempre amante di Dio bruciando il vostro cuore d’infuocata carità; vi prego per quell’amore comunicatovi dallo Spirito Santo ottenermi una scintilla del vero amore di Dio per poterlo amare senza mio interesse, essendo degno d’infinito amore , ed aborrire tutto ciò, che non è di Dio.

Un Gloria Patri allo Spirito Santo, un Pater, ed Ave a San Brunone.

RESPONSORIO DEL DETTO SANTO

Adesto te invocantibus ` Bruno pater dulcissime, Perfectionis fulgida Lux, ac eremi gloria. Nobis benigne subveni; Tuas praeces, et offerens, Coram Supremo Numine, Quae postulamus impetra A moribus Sanctissimis Tuis abesse noscimus, Sed immerentes filios. Vultu benigno respice. Nobis ecc. Aufer teporem spiritus, Et corporis pericula Sanctamque nostris aedibus Pacem tuere jugiter.

Ora pro nobis S. Pater noster Bruno. Preghiamo Cristo.

OREMUS

Omnipotens sempiterne Deus, qui renuntiantibus saeculo mansiones paras in Coelo, immensam elementiam tuam humiliter imploramus: ut intercedente Beato Patre nostro Brunone confessore tuo vota quae profitendo fecìmus fideliter implere; et ad ea quae perseverantibus in te dignatus es promittere valeamus salubriter pervenire. Per Christrum Dominum nostrum. Amen.

OREMUS

Sancti Brunonis Confessoris tui, quaesumus Domine, intercessionibus adjuvemur; ut qui majestatem tuam graviter delinquendo offendimus, ejus meritis, et praecibus nostrorum delictorum veniam consequamur, Per Dominum ecc.

Novena 2017 I°giorno

La conversione di Bruno davanti al cadavere di Raimondo Diocres (Vicente Carducho)

La conversione di Bruno davanti al cadavere di Raimondo Diocres (Vicente Carducho)

INTRODUZIONE

O Signore Iddio, che suscitasse il Patriarca S. Brunone per essere con la sua dottrina la splendida luce della vostra chiesa, ed’ il modello dei solitari nel suo ritiro, fate che io imiti quella profonda umiltà, che lo portò a nascondersi nel deserto per fuggire gli onori del mondo, che io abbia quello spirito di penitenza di, cui fu egli animato, quella unione perfetta con cui egli trattava si intimamente con voi nella santa orazione, e quell’allontanamento dal commercio del mondo da cui egli visse totalmente, e realmente distaccato. E voi, O gran Santo riparatore della solitaria vita, pregate il buon Dio per noi, affinché imitando i vostri esempi, e seguendo le vostre orme con la rettitudine, e giustizia di nostra vita possiamo un giorno entrare a parte di quella eterna ricompensa con cui Dio largo rimuneratore, ha coronato i vostri travagli, e le vostre pene. Cosi sia.

PRIMO GIORNO

Fuga di S. Brunone dal mondo e il suo ritiro nella solitudine.

Considerate la gran risoluzione di San Brunone nell’aver abbandonalo il mondo, e nell’essersi ritirato nell’aspra montagna della Gran Certosa. Era egli fornito di tutte quelle qualità, che possono distinguere l’uomo nella Società. Lo splendore dei suoi natali, l’alto credito in cui era tenuto per la sublimità del suo sapere, il posto di Moderatore, o Capo della famosa Università di Parigi, i benefici ecclesiastici, che possedeva, e le maggiori dignità alle quali poteva giustamente aspirare, erano legami assai tenaci per trattenerlo. Nondimeno avendo pensato quanto mal sicura sia l’innocenza in mezzo del mondo, e penetrato da un salutevole timore dei divini giudizi dall’orribile caso di quell’infelice Canonico Teologo, ch’essendo morto in buona opinione presso gli uomini, nel celebrarsi le sue esequie avvisò la sua eterna dannazione; questo Santo lasciò onori, cariche, rendite, e quanto poteva sperare dal mondo , e fuggi in quell’orrida solitudine per darsi alle maggiori austerità onde assicurare la sua eterna salute. Ben’ egli ravvisò essere difficile il salvarsi nel mondo, ove anche i buoni stanno in pericolo di macchiarsi. 

Necesse est de mondano pulvere etiam religiosa corda sordescere (S. Leo ser. 4 quadr.); e dove la gran parte degli uomini corre al precipizio a cagione de’ diletti, dei cattivi esempi, dei rispetti umani, e delle compagnie perniciose, e tante altre insidie; cosicché che bisogna fuggirlo affatto, o come ci avverte S. Paolo “Qui, utuntur hoc mando iamquam non utuntur (1 Cor. 7) valersene solo quanto richiede la necessità sempre però col cuore distaccato.

Quali diligenze voi praticate per condurre in salvo l’anima vostra? Avete forse abbracciato Io stato più sicuro in cui possiate conseguire l’eterna felicita? Siete lontano almeno col cuore dal mondo nemico di Dio, e vostro; ovvero serbate, ancora della stima per le sue amicizie, grandezze, onori, divertimenti, e per gli altri suoi beni transitori, ed ingannevoli? Se è così troncate tal pericoloso attacco contrario a quella rinunzia, che prometteste a Dio nel santo battesimo, e mettete il vostro affetto a quelle cose, che il mondo disprezza, e tiene in orrore, come sono la mortificazione, la devozione, la umiliazione ecc. per meritarvi l’amicizia divina, e fare acquisto dei beni celesti; Inoltre fissate spesso il pensiero ai rigorosi giudizi di Dio, che han fatto tremare anche i Santi, e ricordatevi ogni giorno di quello che dovrà avvenire nella vostra morte, con apparecchiarvi, e fare tutto ciò, che allora vorreste fare; tanto più che vi è ignoto il giorno in cui vi toccherà comparire a quel tremendo tribunale. Implorate a tal affetto la divina misericordia per l’intercessione di San Brunone.

Pater, Ave, e Gloria.

OFFERTA

Vi saluto mio Santo Padre Brunone vero esempio di penitenza, che lasciando le delizie del mondo sapeste domare l’insolenza della carne, e le passioni ribelli con rigorosi digiuni, e cilici, con aspre discipline, e mortificazioni; vi prego per quella potenza comunicavi dall’Eterno Padre di vincere a voi stesso, d’impetrarmi grazia di morire a me stesso con una totale mortificazione di tutti gli appetiti sensitivi della mia carne per vivere solamente a Dio. Un Gloria Patri all’Eterno Padre, un Pater, ed Ave a San Brunone. Vi saluto mio Santo Padre Brunone, giglio odorifero di virtù, che nella solitudine di un’orrido deserto spargeste odore di sante virtù; vi prego per quella sapienza comunicati dal Divino Figliolo ottenermi lo acquisto di tutte le virtù per essere vostro imitatore, e vero seguace del mio Gesù.

Un Gloria Patri al Figliolo, un Pater, ed ave a San Brunone.

Vi saluto mio S. Padre Serafino di amore , che vivendo fra mortali foste sempre amante di Dio bruciando il vostro cuore d’infuocata carità; vi prego per quell’amore comunicatovi dallo Spirito Santo ottenermi una scintilla del vero amore di Dio per poterlo amare senza mio interesse, essendo degno d’infinito amore , ed aborrire tutto ciò, che non è di Dio.

Un Gloria Patri allo Spirito Santo, un Pater, ed Ave a San Brunone.

RESPONSORIO DEL DETTO SANTO

Adesto te invocantibus ` Bruno pater dulcissime, Perfectionis fulgida Lux, ac eremi gloria. Nobis benigne subveni; Tuas praeces, et offerens, Coram Supremo Numine, Quae postulamus impetra A moribus Sanctissimis Tuis abesse noscimus, Sed immerentes filios. Vultu benigno respice. Nobis ecc. Aufer teporem spiritus, Et corporis pericula Sanctamque nostris aedibus Pacem tuere jugiter.

Ora pro nobis S. Pater noster Bruno. Preghiamo Cristo.

OREMUS

Omnipotens sempiterne Deus, qui renuntiantibus saeculo mansiones paras in Coelo, immensam elementiam tuam humiliter imploramus: ut intercedente Beato Patre nostro Brunone confessore tuo vota quae profitendo fecìmus fideliter implere; et ad ea quae perseverantibus in te dignatus es promittere valeamus salubriter pervenire. Per Christrum Dominum nostrum. Amen.

OREMUS

Sancti Brunonis Confessoris tui, quaesumus Domine, intercessionibus adjuvemur; ut qui majestatem tuam graviter delinquendo offendimus, ejus meritis, et praecibus nostrorum delictorum veniam consequamur, Per Dominum ecc.

Avviso inizio Novena a San Bruno

Avviso:

da domani 27 settembre inizia la

 Novena a san Bruno

Cari amici lettori di Cartusialover, come ormai di consueto, domani avrà inizio dalle pagine di questo blog la Novena a San Bruno, che si reciterà dal 27 settembre al 5 ottobre.

Vi aspetto in tantissimi da domani! Per ora il Prologo.

AL DEVOTO LETTORE

Prologo

Come il glorioso Patriarca S, Brunone sperimentasi tanto beneficiò a chiunque l’invoca, operando continui miracoli, cosi ha più fondamento di promettersi la sua amorevole protezione chi si studia di meritarsela con atti di ossequio, e molto più chi imita per quanto può le sue virtù: essendo ciò il miglior culto, e il mezzo più accertato per ottenere il patrocinio dei Santi, in quella guisa, che tra gli uomini vegliammo essere assai valevole a conciliarsi l’affezione di alcuno l’industriarsi a rassomigliarlo ne’ costumi. Per insinuarvi di prestare tale sorta di ossequio ad esso Santo, vi ho abbozzate le seguenti breve considerazioni, alle quali ho ridotta una parte di quel che ci è noto della sua vita: affine di servirvi per materia di meditazione in una novena da consacrarsi al suo onore. Tuttocchè alcune di queste sembrino sol confacenti a Religiosi solitari, non è però, che non si possono utilmente meditare, e in certo modo praticare da ogni condizione di persone. Se non altro potrei servire di stimolo a darsi davvero all’esercizio della penitenza il ridursi alla mente tante austerità praticate sì lungamente da uno ch’era stato di, vita irreprensibile, per quel fine, che è di somma importanza a ciascuno, cioè di assicurare il gran negozio dell’eterna salute. Sicché, chiunque voi siete, avendo devozione di celebrare la novena ad esso Santo, potrete avvalervene con modificare le riflessioni, e le domande secondo il vostro stato, e bisogno. Oltre all’esercizio, che qui viene proposto, sarà ben fatto aggiungere altre opere di pietà, che siano conformi al vostro spirito col consiglio del prudente Direttore. Soprattutto non lasciate da principio di prepararvi con una fervorosa confessione: indirizzando tali opere a maggior gloria di Dio, e del Santo, e per impetrare con la sua intercessione le grazie, che desiderale, con fiducia, che non solo otterrete queste, qualora siano giovevoli alla vostra anima, ma proverete sempre di gran vantaggio l’avere si potente avvocato appresso Dio, il quale siccome gradisce molto l’essere onorato ne’ suoi Santi, cosi rimunera con abbondanti premi quello, che si fa in loro venerazione.

 

 

La vita interiore di F. Pollien cap. VIII

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VIII

L’OCCHIATA

467. Sua facilità. – 468. Il suo oggetto. – 469. È la sostanza dell’esame. – 470. La chiavetta.

467. Sua facilità. – Come conoscere questo stato, come cogliere ciò che io chiamerò la fisionomia del mio cuore? In un momento qualunque, allorché voglio sapere a che punto mi trovo e qual è lo stato dell’anima mia, basterà che domandi a me stesso: dov’è il mio cuore? Con questo, cerco unicamente di conoscere quale sia la sua disposizione dominante, quella che ispira, dirige e determina l’orientamento cosciente dei miei atti. Quale inesplorabile labirinto è il cuore umano! Quante impressioni, aspirazioni, sentimenti, intenzioni s’avvicendano in esso! Ma bisogna scandagliare tutto con una rapida occhiata? No, bisognerebbe avere una vista da angelo: ma ciò che è possibile all’angelo non è possibile all’uomo. Si tratta unicamente di cogliere la disposizione, che, tenendo il primo posto, domina in quel momento la direzione e il movimento di ogni atto. Per quanto grande sia il numero e la natura delle nostre disposizioni nascoste o sconosciute, praticamente ve n’è sempre una, buona o cattiva, che ha il sopravvento, ed è questa che dà la nota vera del momento. È dunque semplicemente questa che bisogna cogliere, quando si vuole avere la fisionomia del proprio interno e la chiave della propria anima.

Per coglierla io mi faccio questa semplice domanda: dov’è il mio cuore? Istantaneamente mi giunge la risposta dall’interno. Questa domanda, infatti, mi fa gettare una rapida occhiata al centro di me stesso, ove subito scorgo il punto saliente, percepisco la nota dominante. Il procedimento è intuitivo, istantaneo. Non v’è alcun bisogno di ricerche di ragione, di sforzi di volontà, di esercizio di memoria: intendo, vedo; un’occhiata, in ictu oculi, semplice e rapida. Bisognerebbe che un’anima non avesse idea alcuna del suo interno, alcuna abitudine di rientrare in se stessa, per non costatarlo.

468. Il suo oggetto. – Talvolta costaterò, come disposizione dominante, un bisogno di approvazione, un timore di biasimo; talvolta, l’amarezza nata da una contrarietà, da parole o modi offensivi, da un risentimento sorto per un rimprovero; talvolta, l’amarezza prodotta dal sospetto, il disgusto causato da un’avversione; potrà essere ancora la mollezza ispirata dalla sensualità, lo scoraggiamento causato da difficoltà o da insuccesso, la trascuratezza, frutto della noncuranza, la dissipazione, frutto della curiosità e della gioia vana ecc. Oppure, nel bene, potrà essere l’amor di Dio, il bisogno di sacrificio, il fervore illuminato dal tocco della grazia, la piena sottomissione all’azione divina, la gioia dell’umiltà ecc. Buona o cattiva, è la disposizione principale che bisogna controllare. Trattandosi di conoscere lo stato di coscienza, potrò dire d’averlo conosciuto, se non ne verifico il bene ed il male? Andiamo dunque alla grande molla che mette in moto le varie parti dell’orologio.

Può avvenire che questa grande molla abbia origine da una disposizione persistente da lungo tempo, per esempio, da un’amarezza o da un’avversione. Ma non è difficile che un’impressione momentanea imprima, per un tempo notevole, un movimento caratteristico; l’accettazione generosa di una sofferenza, ad esempio, è cosa di un istante e tuttavia mette in cuore qualche cosa che lo farà agire per uno o più giorni.

469. È la sostanza dell’esame. – Costatata la disposizione dominante, buona o cattiva, l’esame di coscienza è sostanzialmente fatto; sono giunto al punto centrale. Questa disposizione, infatti, subordinando a sé gli altri sentimenti, dirige contemporaneamente l’interno ch’essa domina, e l’esterno in cui si manifesta. Non per nulla è dominante. A rigor di termini, potrò dunque limitarmi a quest’occhiata essenziale, e mediante questa condurre il mio gregge al pascolo o al riposo, ricercare ciò che è perduto, richiamare ciò che è smarrito, medicare ciò che è ferito, rafforzare ciò che è debole, custodire quel che è robusto e forte, pascere, infine, con giustizia (cf. Ez 34, 15-16).

Nel corso della giornata, infatti, per controllare il mio stato, per fare cioè l’esame, mi accontento di quest’unica occhiata, che mi spinge al centro: ove sono? Ed è fatto, io vedo; correggo e raddrizzo, se ve n’è bisogno; mi umilio e ringrazio, se tutto va bene. E questo posso farlo in qualunque istante; la cosa è tanto semplice! Un istantaneo ritorno su me stesso, un’occhiata! …

470. La chiavetta. – Questa semplice occhiata ha degli effetti salutari perché mantiene o ristabilisce nell’unica via e dirige all’unico fine la risultante delle mie forze. Nulla le sfugge poiché coglie nel centro. È forse necessario che mi indugi in tante particolarità? Non devo tagliare i rami all’albero, quando esso è abbattuto; né correre dietro ai ruscelli, quando sto alla sorgente.

Non si stimeranno insensati gli sforzi di un uomo che si diverte a turare, l’uno dopo l’altro, i piccoli fori di un getto potente da cui zampillano abbondanti acque, mentre ha sotto una chiavetta che potrebbe arrestare d’un tratto il getto intero? Fermandosi ai piccoli fori, si espone al pericolo di vederseli via via aprire nuovamente. Chi, nell’esame, s’arresta ai particolari ed alle esteriorità perde tempo come chi si ferma a turare i piccoli fori…; l’occhiata interiore chiude la chiavetta. Arrestarsi ai particolari e all’esterno significa fermarsi alla circonferenza e lavorare superficialmente. Vado invece al centro e posseggo la mia anima intera, quando lancio questa profonda occhiata sulla disposizione dominante.

La vita interiore di F. Pollien cap. VII

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VII

L’ESAME DI COSCIENZA

461. Gli esercizi devono essere unificati. – 462. L’esercizio unificatore e direttivo. – 463. Scopo dell’esame. – 464. Testimonianza dei santi. – 465. Gli atti transitori. – 466. Le corde che bisogna far vibrare.

461. Gli esercizi devono essere unificati. – Abbiamo visto i difetti; cerchiamo ora i mezzi di unità. Gli esercizi di pietà essendo, per l’anima, gli strumenti speciali della sua formazione divina, fallirebbero nella loro missione, se non riuscissero a concentrare le potenze di essa nella vista, nell’amore e nella ricerca del suo fine unico, e ad orientarle sicuramente sulla via dei voleri divini. Il loro scopo specifico è dunque di unificare i movimenti dell’anima fino alla consumazione nell’unità, indicatami nella prima Parte, e di mantenerli e dirigerli sulla via che m’è stata chiarita nella seconda Parte.

Ma come potranno formare all’unità se essi stessi non sono uniti? Come potranno correggere la dispersione e distruggere la molteplicità, se essi stessi sono incoerenti e divisi in tante parti? La divisione non potrà creare l’unione, né la divergenza produrre l’unità. È dunque necessario che abbiano tra loro una viva coesione, un legame comune ed un centro unico.

Come riusciranno, poi, a mantenere e a dirigere altri sulla via, se mancano essi stessi di luce e di direzione? Le aberrazioni delle false devozioni testimoniano come ci si può esercitare in pratiche estranee alla via. Di qui la necessità di un esercizio regolatore e direttivo.

462. L’esercizio unificatore e direttivo. – Nella molteplice varietà delle pratiche pie, ve n’è una che presenti i requisiti per espletare, al tempo stesso, la funzione centrale e direttrice? Anzitutto, qual’è l’esercizio centrale, unificatore di tutti, in rapporto al fine? Un carattere distintivo me lo farà indubbiamente riconoscere. Se ve n’è uno in cui non si possa infiltrare il male che allontana dal fine, ossia la ricerca di sé, questo sarà l’esercizio centrale. E lo sarà sicuramente e completamente solo se questo male ne è escluso per la natura stessa dell’esercizio. Se, infatti, in esso penetrasse un poco la ricerca di me stesso, io sarei allontanato dallo scopo, proprio dall’esercizio destinato a condurmici. Ma ve n’è uno in cui non possa nutrire la mia vana soddisfazione? Nella preghiera, nella meditazione, nella messa, nella comunione, ecc., posso facilmente cercare, per interesse umano, le dolcezze e le consolazioni; di conseguenza, nessuno di essi è l’esercizio cercato. Ma quale soddisfazione troverò nell’esame di coscienza?… Ecco dunque l’esercizio centrale.

In rapporto alla via, poi, quale sarà l’esercizio direttivo e regolatore degli altri? Per non uscire dalla via e progredire, la prima condizione è di vedere dove si è, dove si cammina, dove si va, quali ostacoli s’incontrano, quali pericoli si presentano, quali mezzi sono necessari.

Ora, che cosa può chiarire più praticamente e più sicuramente questi diversi punti, se non l’esame? Dunque, esso è pure l’esercizio regolatore e direttivo.

463. Scopo dell’esame. – Vedrò ora in qual modo l’esame sia il mezzo che assicura la direzione e attua l’unità degli esercizi; assicura, per conseguenza, la direzione e attua l’unità della pietà. Qui soprattutto non debbo lasciarmi dominare da un’idea di un metodo speciale e nuovo. Lo scopo di queste riflessioni non è né un metodo, né una particolarità, né una novità, ma la direzione da dare e l’unità da procurare (n. 18).

Quanto all’esame, ch’io segua l’ordine dei comandamenti o quello dei miei doveri verso Dio, verso il prossimo e verso me stesso; ch’io compia questi o quegli atti, sentimenti o riflessioni; che lo inizi o lo termini con tali preghiere, invocazioni o ringraziamenti ecc., sono tutte particolarità di applicazione che trovo assai bene indicate in molti ed eccellenti libri. Tra questi metodi e consigli, sono libero di seguire quelli che veramente rispondono al bisogno ed all’attrattiva dell’anima mia.

Qui considererò soltanto un aspetto più generale dell’esame: il suo influsso sull’unità degli esercizi. Il modo particolare di praticarlo può variare, ma ciò che non deve affatto variare è l’influsso direttivo e unificatore. Mi studierò di vedere il modo di mantenere questo influsso al disopra e in favore dei procedimenti particolari.

464. Testimonianza dei santi. – I santi lo riconoscono che l’esame ha un’importanza capitale di direzione e di concentrazione vitale. Così lo stimò sant’Ignazio, che nella direzione dei suoi compagni adoperò per molto tempo soltanto l’esercizio dell’esame e l’uso frequente dei sacramenti. Nelle costituzioni del suo ordine, l’esame ha un’importanza tale, che nulla può dispensare da ciò. La malattia od altre necessità gravi potranno esentare dall’orazione e dagli altri esercizi, non mai dall’esame. La ragione ne aveva già dimostrato l’importanza a Pitagora, che lo raccomandava ai suoi discepoli come il vero mezzo per acquistare la sapienza. San Giovanni Crisostomo lo stimava tanto da asserire che, se fatto bene, anche per un solo mese, basterebbe per stabilirci in una perfetta abitudine di virtù. San Basilio, nelle sue costituzioni, dice che, per preservarsi dal male e fare qualche progresso nel bene, bisogna mettere questo esercizio come sentinella, all’inizio di tutti i nostri pensieri, affinché col suo occhio li trattenga e li diriga. Gli autori spirituali sono unanimi nell’attribuire all’esame quest’importanza capitale.

465. Gli atti transitori. – È necessario però saperlo fare. Spesso ci si perde nei particolari; si fa molta fatica, per progredire pochissimo. Così, ci si scoraggia facilmente e si arriva a trascurare, o anche ad abbandonare questo esercizio, che è il più importante di tutti. Se voglio giungere a riconoscere la sua vera utilità direttiva ed unificante, debbo ricordare alcuni princìpi teologici.

La teologia, d’accordo con la filosofia, m’insegna che l’atto è di sua natura transitorio, mentre l’abitudine è permanente. L’atto passa, l’abitudine resta. Se si tratta di colpe veniali, so che, nello stato di grazia, vengono cancellate da un atto di virtù soprannaturale che le segue.

Queste colpe non lasciano dunque tracce in un’anima, che, nel corso della giornata, produce necessariamente innumerevoli atti soprannaturalmente buoni, supposto che si trovi in stato di grazia. A che serve allora l’insistere sull’esame di tali colpe di cui non resta nulla? Qual conoscenza della mia anima potrà darmi la rassegna di questi particolari? La Chiesa m’insegna che non sono obbligato a confessarli; perché dunque occuparmene a lungo facendo di essi il centro del mio esame?

Quanto si è detto è da applicarsi agli atti completamente transitori, che non hanno alcun legame intimo ed essenziale con un’abitudine interna. Quanto a quelli che dipendono da un’abitudine, essi non possono essere cancellati se non da un atto che interrompa l’abitudine e intercetti l’influsso da essa esercitato sull’atto. Vedremo ora il modo di esaminare anche questi.

Se si tratta di colpe mortali, l’atto non è più cancellato da una virtù qualsiasi; solo la carità perfetta ha questo potere. Tuttavia, questo peccato cancellato dalla carità, resta soggetto al potere della Chiesa e bisogna perciò esaminarlo. Ma, grazie a Dio, i peccati mortali non abbondano in un’anima che pensa alla perfezione, e la loro traccia è talmente notevole da non offrire alcuna difficoltà per l’esame.

466. Le corde che bisogna far vibrare. – La sola revisione degli atti non potrà mai darmi una profonda conoscenza della mia anima. Soltanto con essa non arriverò mai a fare, nel senso profondo della parola, un vero esame di coscienza. La cognizione degli atti può essere utile; talora è necessaria. Ma bisogna penetrare più addentro. La coscienza è ciò che vi è di più intimo e di più segreto in me; è il santuario del tempio. Per fare veramente l’esame di coscienza, bisogna penetrare in questa segreta intimità e visitare questo santuario. In esso si trovano le abitudini e le disposizioni dell’anima. Dalla conoscenza di queste apprenderò lo stato dell’anima mia e non altrimenti. Chi vuol progredire, deve portare lì le investigazioni del suo esame.

« Bisogna, dice san Francesco di Sales, ridurre l’esame alla ricerca delle nostre passioni; poiché l’esame dei peccati è richiesto per la confessione di coloro che non cercano affatto di progredire. Quali affetti legano il nostro cuore? Quali passioni lo dominano e da che cosa è specialmente turbato? Se si vuole, infatti, conoscere lo stato dell’anima, occorre analizzare una per una le sue passioni. Come un suonatore di liuto, facendo vibrare tutte le corde, cerca di accordare quelle che non lo sono, tendendole o allentandole, così, se dopo aver fatto vibrare la corda dell’odio, dell’amore, del desiderio, del timore, della speranza, della tristezza e della gioia dell’anima nostra, ci accorgiamo che queste passioni sono mal accordate per il motivo che vogliamo suonare, cioè per la gloria di Dio, possiamo allora accordarle mediante la sua grazia ed il soccorso del nostro padre spirituale ».

L’importante è che le corde del mio cuore siano accordate per l’aria che voglio suonare, che è la gloria di Dio. Ora, l’esame ha per fine essenziale di mostrarmi se queste corde suonano bene quest’aria. Le corde del mio cuore sono le mie disposizioni interne. Queste dunque bisogna far vibrare, per sapere che suono diano. Cantano la gloria di Dio oppure la mia soddisfazione? Quando conoscerò il loro suono, allora avrò veramente fatto il mio esame di coscienza.

Una testimonianza vissuta in certosa

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Vi offro una testimonianza di un giovane che ha vissuto l’esperienza di vivere per un periodo in una certosa. Egli ha voluto renderla nota pubblicandone un testo ed alcune foto in rete.

Ciao cari amici e amiche…

È con grande piacere che vi invio queste immagini del mio soggiorno nella Certosa Santa Maria Scala Coeli a Evora.

Sono stati momenti di intensa preghiera, dato che siamo in dialogo costante con Dio.

Questo Ordine religioso si basa sul cammino che Gesù ha percorso nel deserto, le tentazioni a cui è stato soggetto (essendo il silenzio quello che regna all’interno del monastero).

L’area all’interno del chiostro è considerata la più grande del Paese, occupata da un immenso aranceto ed al centro una fontana con l’immagine della Madonna.

Cipressi enormi ed imponenti all’interno del chiostro ed anche all’ingresso, ne dimostrano la sua longevità.

C’è sempre una storia da raccontare nel monastero.

I fratelli ed i padri che lì abitano, hanno un’illuminazione divina che si vede nel loro sguardo. Raramente si spogliano dell’abito religioso ed è con esso che vivono e lavorano tutti i giorni.

Ognuno ha una cella singola (la propria dimora), dove prega, mangia e riposa; ed inoltre, si prende cura del suo giardino e fa la pulizia della sua cella.

I monaci si incontrano tre volte nella Chiesa: Vespri, Mattutino/Lodi e Messa.

Ogni monaco ha un ruolo specifico nel monastero: cucina, cucitura, falegnameria, orticoltura, ecc.

Nel corso del tempo acquistiamo delle abitudini e costumi (riti quotidiani proposti a noi).

Si vive da solo ed allo stesso tempo in comunità; non si rimane completamente isolato dal mondo, ma quasi! E questa è la grande sfida di ciascuno.

Si impara ad essere umile, un totale distacco dalle cose del mondo. San Bruno, è stato il fondatore di questo Ordine, anche se le sue origini sono più antiche.

È curioso dire che nelle celle c’è un riscaldatore (dove si mette il legno), perché gli inverni sono troppo freddi e ognuno si occupa di portare il legno alla sua cella.

Tutto inizia con un’esperienza (circa un mese); e se ti piace, entri come aspirante e poi passa al postulato, fino ad arrivare ad essere un “Fratello” o “Padre”.

Si tratta di un percorso duro e difficile, poiché la famiglia dei monaci solo possono visitarli da due a tre volte all’anno.

Anche se non ci sono più in Certosa, ho contatto con il Priore e ci sono stato per una visita. Nonostante la distanza, qua fuori abbiamo un gruppo chiamato “Amigos da Ordem da Cartuxa”, dove condividiamo foto, commenti e qualcos’altro utile per il gruppo.

Si tratta di un’esperienza per la vita, che ci segnala e ci ilumina!

E qui vi saluto, ma vi darò notizie su ciò che è sacro ed immacolato in ognuno di noi!

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Il silenzio…non solo assenza di rumori

Forza silenzio 6

 

Cari amici lettori, ad ottobre dello scorso anno fui lieto di annunciarvi l’uscita del libro “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore”, del cardinale Robert Sarah. Un testo davvero edificante, che vi ho consigliato di acquistare per leggere e meditare. Ebbene, da oggi per coloro che non lo avessero ancora letto, offrirò qualche stralcio del capitolo quinto, ovvero quello dedicato ai monaci certosini. Intitolato ”Come un grido nel deserto”, questo capitolo contiene una ” preziosa conversazione” con Dom Dysmas de Lassus, il Priore Generale dell’Ordine dei Certosini. Oggi vi propongo una prima interpretazione del concetto di silenzio data da Dom Dysmas.

” Per gli uomini il silenzio consiste semplicemente nell’assenza di rumori e di parole: ma la realtà è molto più complessa.
Il silenzio di una coppia che cena in solitudine può esprimere la profondità di una comunione che non necessita parole; oppure può essere che entrambi siano incapaci di parlarsi. Il primo, è un silenzio di comunione mentre il secondo è un silenzio di rottura. Queste due opposte manifestazioni contengono un messaggio molto chiaro; il primo dice: ti amo, il secondo: il nostro amore si è concluso
Come si trasmette questo messaggio? Attraverso l’osservazione dei gesti e del cuore. Nel primo caso uno sguardo d’amore, nel secondo con lo sguardo abbassato. Uno esprime il desiderio di un incontro più profondo, nell’altro il fallimento del rapporto.
E’ evidente di quello che vogliamo parlare in questo libro è del silenzio di comunione e della ricchezza che comporta.
Nonostante anche all’interno di questo silenzio è ampia la differenza. L’uomo può tacere per ascoltare e per ricevere tutto ciò che contiene il silenzio dell’altro. Può tacere per esprimere in altro modo ciò che non appartiene al linguaggio delle parole, o perchè la realtà che ha difronte è troppo grande per poter essere capace di dire qualcosa.
Non esiste forse un dialogo silenzioso tra una madre ed il bambino che porta in gembo?
A volte lei gli parla, magari gli ha già dato un nome però solitamente si limita a sentirlo. Ricordo che durante la visita anuale della mia famiglia al monastero, mia sorella era incinta; improvvisamente, durante una conversazione, sorrise fragorosamente. Siccome il contenuto della discussione non contemplava il sorridere, le domandai: “Irene, ma perchè sorridi?”. Lei mi rispose: “Si muove!”. Non c’era bisogno di domandarle chi si muoveva.
Mi piace molto questa immagine della donna incinta, perchè esprime molto bene il tema della interiorità. Non c’è bisogno di parole: quel chi sta lì e basta. Quando questo chi è Dio, si tratta della preghiera, perchè l’adorazione ed il silenzio sono fratelli.” (capitolo V pag, 240)

Parole di una profondità unica, espresse con una semplicità imbarazzante. Emozionanti e deliziosi esempi fornitici per poter meditare. Al prossimo estratto….

La vita interiore di F. Pollien cap.VI

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

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CAPITOLO VI

L’INCOSTANZA

457. L’incostanza dei miei capricci. – 458. Del mio comportamento troppo superficiale. – 459. Della mia debolezza. – 460. Rimedio: sincerità e confidenza.

457. L’incostanza dei miei capricci. – Occorre, inoltre, che l’anima non resti suddivisa e sballottata dall’incostanza di cui porto in me tante cause. Non sono troppo facilmente lo zimbello dei miei capricci? Un giorno fedele, perché la tal cosa mi piace; un altro negligente, perché mi annoia. Nella consolazione mi entusiasmo; nell’aridità abbandono ogni cosa, come la banderuola che gira secondo il vento. La scissione del mio spirito fra il dovere ed il piacere mi rende oscillante, e l’uomo oscillante è instabile in tutte le sue azioni (cf. Gc 1, 8). Svolazzo da un esercizio all’altro, sfiorandoli successivamente, senza posarmi su nessuno. Secondo il paragone di san Francesco di Sales, imito le vespe che « si abbandonano a una costante inquietudine e a una inutile frettolosità. Esse svolazzano, succhiano, cercano il cibo finché durano la loro estate e il loro autunno; ma, quando sopravviene l’inverno, si trovano senza rifugio, senza riserva di viveri e senza vita ». Se, al contrario, cerco, nei fiori dei miei esercizi, il vero miele della vera devozione, imito « le api che escono dall’arnia solo per raccogliere il polline, vivono insieme solo per comporre il miele, si danno da fare solo per questo, compiono un lavoro ordinato, e, nelle loro case e monasteri, si occupano solo del lavoro profumato del miele e della cera. Hanno come unico oggetto della vita, dell’odorato e del gusto la bellezza, la soavità e la dolcezza dei fiori adatti al loro scopo, non solo compiono un lavoro molto nobile, ma hanno un rifugio sicuro e amabile, una riserva di cibo delizioso e una vita allegra in mezzo ai frutti del loro lavoro ». Oh, se sapessi riposarmi sui fiori coltivati per me, servendomi unicamente di essi, per preparare il profumato miele della gloria divina e la cera della mia santificazione, avrei anch’io un amabilissimo raccoglimento nell’anima mia, una provigione gradevolissima e una vita assai soddisfacente.

458. Del mio comportamento troppo superficiale. – Allorché, negli esercizi spirituali, mi comporto come le vespe, non cercando in essi il miele della gloria divina, basta pochissimo per interrompere il mio lavoro. Infatti, siccome non mi attengo a questi esercizi se non dal lato esteriore, basta un’interruzione, un’infedeltà, per spezzare la catena e farmi restare senza niente. Così mi scoraggio presto e sono facilmente sviato; la mia vita spirituale è spesso sconcertata. Se, al contrario, miro soprattutto all’interno, l’abitudine contratta in tal modo, non scompare per uno o più atti tralasciati, e malgrado certe negligenze o infedeltà esteriori, sento che mi rimane sempre la trama, che nulla di essenziale è interrotto ed io non mi scoraggio. Ho una stabilità maggiore. Le mie infedeltà possono ritardare il cammino, ma non mi gettano fuori della strada.

459. Della mia debolezza. – Ecco già due cause d’incostanza: i capricci della mia soddisfazione e gli inganni del mio comportamento troppo superficiale. Ve n’è pure una terza: la mia natura. Ho lasciato, purtroppo, che le mie facoltà si deformassero nelle abitudini perverse; in queste deviazioni ho perduto parte della mia forza (n. 398). Le cattive tendenze m’impongono una tirannia assai gravosa, che sento tanto maggiormente quanto più voglio liberarmene.

La mia natura è, d’altronde, debole per se stessa; le rovine del peccato originale hanno indebolito non poco le mie potenze e la loro energia, e hanno deposto in me tanti germi di disgregazione e di morte. È forse necessario aggiungere che gli allettamenti seduttori sono numerosi e incalzanti?

Per tutte queste cause sono debole ed incostante. « Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo » (Rm 7, 18-24).

460. Rimedio: sincerità e confidenza. – La debolezza della mia miseria si fa sentire e produce l’incostanza in tutta la mia vita, specialmente nell’uso degli esercizi di pietà. Come guarirla? Con la fedeltà ai miei esercizi? Sarebbe un supporre fatto ciò che è da fare. Se posso essere fedele ai miei esercizi, posso esserlo anche agli altri miei doveri. Se l’incostanza non assale più i miei esercizi è segno ch’essa è già guarita.

San Paolo indica un solo rimedio: la grazia di Dio per Gesù Cristo. Che cosa vuol dire la grazia di Dio? Vuol dire che debbo aspettare la forza solo da Dio e che debbo attenderla con sincerità e pazienza. Anzitutto con quella piena sincerità di fede che sa contare su Dio senza esitare (cf. Gc 1, 6). Inoltre, con pazienza, poiché come non si passa in un sol giorno dalla debolezza dell’infanzia alla maturità virile, così pure le infermità dell’anima non scompaiono per un momento di sincerità. Ogni opera vitale si compie mediante un lento e proporzionato progresso. Posso essere profondamente sincero con Dio, e tuttavia cadere ancora in gravi debolezze ed essere sballottato da umilianti incostanze. La debolezza non toglie nulla alla sincerità. È necessario che lo ricordi per non scoraggiarmi. Qualunque sia la mia debolezza e la mia incostanza, non ho bisogno che di sincerità, per aprire in me le vie alla grazia, la quale, entrando in me, fortificherà la mia debolezza e correggerà la mia incostanza. Nessuna debolezza, nessuna incostanza deve scoraggiare la sincerità. Ah! se fossi abbastanza umile da mantenermi nella sincerità della vera contrizione, non avrei a gemere così a lungo sulla mia incostanza. La potenza di una regolarità saggia, sobria, ferma, viva si rafforzerebbe e si manifesterebbe, non solo nei miei esercizi di pietà, ma anche nella mia vita intera.