• Translate

  • Follow us

  • Memini, volat irreparabile tempus

    settembre: 2017
    L M M G V S D
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    252627282930  
  • Guarda il film online

  • Articoli recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • “La casa alla fine del mondo”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Unisciti ad altri 616 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.


La vita interiore di F. Pollien cap.III

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO III

DIFETTI CONTRARI ALLA VITA

443. Fariseismo. – 444. Formalismo. – 445. Vanità. – 446. Sentimentalismo.

443. Fariseismo. – Gli esercizi non sono che mezzi di vita nei doveri del proprio stato. Hanno perciò valore solo in quanto servono allo sviluppo della vita soprannaturale ed al compimento del dovere, nello stato stabilito dalla Provvidenza. Tale è la pura e completa nozione del loro compito. Nozione fondamentale per guidare nella scelta, e altrettanto importante per guidare nella condotta. Se la perdo di vista, scelgo male e conservo male ciò che ho scelto. Si può dire che tutti i difetti commessi, sia nella scelta che nella custodia di ciò che scelgo, hanno la loro sorgente nella perdita di vista di questo punto fondamentale. Per convincersene, basta esaminare i difetti principali. Gli uni sono più nettamente contrari alla vita, gli altri più visibilmente opposti alla sua unità. Che cosa è innanzitutto il fariseismo, se non la perversione del senso religioso? Esso fu aspramente flagellato dall’indignazione del Salvatore. Dimentico del fine, pone l’apice della sua perfezione nella fedeltà meccanica alle pratiche esteriori, ritiene e considera gli esercizi come base e sostanza della pietà, si imprigiona in un angusto formalismo, filtra il moscerino ed inghiotte il cammello (cf. Mt 23, 24), ha una cura meticolosa di correggere ciò che appare agli occhi degli uomini e trascura ciò che solo Dio può vedere. Sotto l’esteriore impeccabilità nasconde la putredine del sepolcro (cf. Mt 23, 27) e si affida alla vanità delle sue molteplici osservanze (cf. Lc 18, 12). Questa illusione si ripartisce in gradi molto vari; ma, sia essa grave o leggera, è sempre l’esterno che è coltivato a detrimento dell’interno; è il mezzo preso per fine.

444. Formalismo. – A questo fariseismo dell’orgoglio se ne può paragonare un altro, che, come questo, fa consistere la sua pietà nel compimento di vuote formalità. E’ il fariseismo della pigrizia, volgarmente chiamato: formalismo. Noncuranza dell’anima che si abitua al più facile, che non ama la fatica, che teme lo sforzo, e giunge a persuadersi che basta curare l’esterno, che può fermarsi lì, e far uso degli esercizi solo quanto basti ad acquietarsi e ad addormentare la coscienza, nella supposizione che il suo dovere è sufficientemente adempiuto. Il primo è esagerato nella sua pretesa esattezza, quanto questo è rilassato nella fedeltà; sotto forme diverse, ma per una causa identica, ambedue vegetano senza espansione, senz’aria e senza vita.

Se occorre ripetere all’uno che la regolarità è indispensabile, e all’altro che essa non basta da sola, occorre ripetere ad ambedue, che la fedeltà esteriore vale in proporzione al risultato di glorificazione divina, di intima trasformazione e di grazia a cui essa contribuisce; che la sapienza consiste nel saper custodire ciò che è necessario e mutare ciò che non lo è, in modo da adattare tutto alle necessità, ai doveri ed ai progressi dell’anima, come nel pasto si regola l’ordine di preparazione secondo quanto conviene alla salute.

445. Vanità. – Posso però misconoscere la vita anche in un altro modo e, pur senza prendere i mezzi per il fine, assegnare agli esercizi un fine che non è il loro, cercando in essi il nutrimento umano, anziché quello divino; cercando insomma me stesso, pur mostrando di cercarci Dio.

Illusione! Ci vuol così poco a ripiegarsi su se stessi! e quanta fatica, invece, per elevarsi a Dio! Illusione dell’orgoglio che credendo di attingere di là idee, affetti ed energie divine, sviluppa in realtà soltanto le sue vedute personali, i suoi sentimenti e gli allettamenti della natura, e si stabilisce così bene in se stesso, credendo di unirsi a Dio. In questa illusione, l’anima trarrà motivo di vanità dai suoi supposti progressi nella perfezione, si stimerà molto elevata, quasi uguale ai santi di cui ambisce perfino i doni. I lumi e gli ardori della sua vita la seducono così bene, da non rilevare i suoi difetti; e quando qualche mancanza più notevole la costringe a costatare ciò che non vorrebbe, si rassicura attribuendo la cosa alle miserie della natura. E’ la forma più sottile della vanità.

Un’altra forma più volgare è quella di cercare, nelle pratiche pie, la stima degli uomini, la lode o la venerazione, certi privilegi o preferenze. Una terza, ancor più bassa e meno incosciente, è quella di cercare la fedeltà esteriore, solo per salvaguardare le convenienze e le apparenze, e nascondere sistematicamente certi difetti, per non apparire inferiore agli altri.

Di qualsiasi cosa si componga l’umano che essa ricopre, e il mantello con cui lo ricopre, la vanità negli esercizi è uno dei più fatali sconvolgimenti dell’ordine. Vi è orgoglio peggiore di quello che si nutre di alimenti spirituali? Cambiare gli alimenti divini in veleno dell’anima, servirsi di Dio per la ricerca personale, coprirsi di lui per conservare il proprio io: ecco la falsa devozione, molto falsa in verità, poiché è la negazione della devozione.

446. Sentimentalismo. – Non è solo lo spirito ad utilizzare falsamente le pratiche di pietà; la sensibilità causa dei danni ancor più frequenti. La manìa di cercare le consolazioni di Dio anziché il Dio delle consolazioni, secondo il detto di san Francesco di Sales, è una delle più seducenti e tenaci. Il sentimentalismo, aderendo alle dolcezze esterne che adorna dei più brillanti fiori di misticismo, cullandosi negli inquietanti vapori dei sensi, impedisce che l’anima penetri nelle profondità, le cela l’opera che dovrebbe compiere nel suo interno. Là è il lavoro, la lotta; lavoro su se stessa, lotta contro se stessa. Il lavoro è rude e le gioie sembrano rare. Vi sono sì, gioie, più vere, anzi, più piene di prima; i sensi però non le conoscono. Certe anime vedono le spine del cammino, le fatiche della salita, e si spaventano. È così facile illudersi quando, da una parte, s’incontrano senza grandi difficoltà gioie che si credono purissime e, dall’altra, fatiche che non si credono necessarie! Così, i pretesti abbondano, per preferire le dolcezze immediate e facili della superficie alle pene del combattimento. È così piacevole l’essere soddisfatti di Dio… e di sé! E quando si sta così bene su questo Tabor, perché non farvi tre tende? (cf. Mt 17, 4). Sì, ma là non faranno sosta né Cristo, né Mosè, né Elia; al contrario, in compagnia della pietà sensibile, alloggeranno la sensualità e l’orgoglio. Lo scopo degli esercizi di pietà non è certamente quello di preparare ed adornare una dimora per tali ospiti.