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La vita interiore di F. Pollien cap.IX

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO IX

L’ESAME DEI PARTICOLARI

471. L’esame delle disposizioni secondarie. – 472. I procedimenti della fruttificazione. – 473. L’esame segue e favorisce i progressi dell’anima. – 474. Non è una statistica. – 475. La corsa attraverso i particolari.

471. L’esame delle disposizioni secondarie. – La preoccupazione esclusiva di questa disposizione predominante non mi farà forse perdere di vista le altre, che cresceranno così all’ombra senza ch’io me ne avveda? E dove dovrebbero passare se la chiavetta è chiusa? Quando, per mezzo dell’esame, la disposizione principale si trova rivolta verso Dio, lo saranno certamente anche tutte le disposizioni secondarie. Ma può sorgere una nuova disposizione principale. Sì, ed ho già notato (n. 467) che la disposizione dominante è lungi dall’essere sempre la medesima. I difetti si fanno strada e vengono a galla secondo le circostanze, e appena arrivano a dominare con una colpa qualunque, l’esame li colpisce e li reprime.

D’altra parte, man mano che i difetti diminuiscono e scompaiono sotto l’influsso dell’esame, come il ghiaccio sotto i raggi del sole, quelli che in principio restavano inosservati nelle profondità, ricoperti com’erano dagli strati superiori dei difetti più notevoli, affiorano ora alla superficie. Vi sono, infatti, nell’anima, come degli strati sovrapposti di disposizioni che diventano ognor più sottili a misura che si discende nelle profondità. Di questi strati, il mio occhio non percepisce, come in tutte le cose, se non ciò che affiora alla superficie; bisogna che sappia contentarmi di questo sguardo.

472. I procedimenti della fruttificazione. – La natura non incomincia mai dai particolari, ma va sempre dal semplice al composto. Essa prende un seme e concentra la sua azione sul principio vitale, nascosto nell’unità e semplicità di questo primo elemento. Gli inizi di questa azione sono abbastanza informi, spesso appaiono semplici abbozzi grossolani. Ma per la espansione del principio vitale, ben presto i contorni si delineano, le forme si perfezionano, le diverse parti si completano, e il processo naturale del lavoro raggiunge infine la perfetta finitezza di ciascun particolare, la proporzione armonica delle parti e l’unità vivente dell’insieme: è il lavoro della natura. Chi ha mai visto un albero cominciare dall’estremità delle foglie?

La grazia non segue un procedimento diverso. Essa è deposta in me come un seme. « Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa » (Mt 13, 31). Questo seme inizia il suo lavoro mediante abbozzi elementari che sono i principi della vita spirituale: la lotta contro il peccato e i difetti gravi. A misura che l’azione continua, il lavoro si perfeziona, le virtù crescono, la vita raggiunge i particolari fino al momento in cui tutto si compie e si eleva nella perfezione consumata.

473. L’esame segue e favorisce i progressi dell’anima. – Il mio esame deve necessariamente seguire questo processo, poiché il suo scopo è di costatane e di assecondare al tempo stesso tale lavoro. Orbene, io seguo questo processo, se il mio esame tende prima di tutto a conoscere la disposizione dominante dell’anima.

Infatti, che cosa mi indica questa disposizione, se non lo stato attuale del lavoro della grazia in me? Costatandola, saprò a che punto sia realmente la fruttificazione soprannaturale e lo stato reale ed attuale della mia pietà. E poiché l’inizio di questo lavoro è rudimentale e si manifesta solo con grandi linee, potrò costatane, nel mio esame, i più marcati lineamenti delle mie disposizioni, i soli che appaiono in tale momento. Quando il germe elabora il suo primo stelo, vado forse io a cercarvi la perfezione delle foglie e dei fiori?

Ma, a misura che il lavoro prosegue, il mio sguardo segue le operazioni e ne percepisce i particolari man mano che appaiono, penetro più addentro nelle mie disposizioni interne secondo il progresso del lavoro della grazia. E’ in tal modo che il santo giunge a percepire, fin nelle più delicate sfumature, i movimenti più intimi del suo cuore. Il santo lo può, poiché in lui l’elaborazione purificante è arrivata a questo punto. Lo scopo dell’esame è quello di costatare lo stato del lavoro della grazia e di seguirlo.

Ma il suo scopo è anche di assecondarlo. Infatti, voglio vedere, per facilitare il cammino della grazia, per rimuovere gli ostacoli e per impedire gli sviamenti. La semplice costatazione non sarebbe che una sterile curiosità, se non avesse per scopo di assicurare lo sviluppo del principio vitale di cui vigilo i movimenti. Questo duplice risultato, di costatazione e di facilitazione, è mirabilmente raggiunto dall’occhiata dell’esame interiore.

474. Non è una statistica. – Questo risultato sarebbe raggiunto anche col solo esame dei particolari? In nessuno modo. Supponiamo, ad esempio, che nel mio esame io sia arrivato a contare esattamente il numero delle mie distrazioni; se m’accontento semplicemente di registrarle, rimuoverò per ciò stesso la causa del male? E se non la rimuovo, a che cosa mi gioveranno le cifre? Se, invece, spingendo per un istante lo sguardo nelle profondità, scopro la vera sorgente del male, che m’importa sapere se le mancanze esterne siano dieci o venti? Questo ha un’importanza capitale per i peccati mortali, dei quali debbo conoscere il numero preciso, per accusarli. Ma in ciò che è veniale, la questione del numero è sempre cosa accessoria. Sebbene accessoria, io non posso tuttavia trascurarla del tutto, fino a non curarmi in alcun modo dei fatti esterni, poiché spesso sono essi che rivelano una situazione interna. Il loro numero dunque può anche essere rivelatore, e lo è di fatto. Ma, senza trascurare la questione del numero, io non debbo fare di ciò una questione fondamentale e troppo esclusiva dell’esame.

Se, nell’ordine del bene, io mi applico a moltiplicare ed a contare, invece, piccole mortificazioni, orazioni, giaculatorie ecc. tanto utili e raccomandabili, posso star sicuro che l’aumento del loro numero rivela la misura dei miei progressi? Le manie contratte da troppe persone devote attestano abbastanza come la preoccupazione dominante di una cifra troppo meccanica sia fonte d’illusioni (n. 492). Non bisogna fermarsi all’esterno e credere che l’aumento delle cifre indichi per sé un aumento di linfa. È lo stato e la direzione della linfa che bisogna favorire. E’ la disposizione del cuore che bisogna conoscere assai più che il numero degli atti. Si tratta di una situazione da verificare e non di una statistica da compilare.

475. La corsa attraverso i particolari. – Non sarò mai abbastanza persuaso della necessità, della semplicità e dell’efficacia di quest’occhiata interna che costituisce l’essenza dell’esame. Mio Dio! Che cos’è che tante volte mi ha scoraggiato in questo esercizio e mi ha determinato ad abbandonarlo? Che cosa, se non la fatica e l’inutilità della mia corsa attraverso i particolari? Oh, la corsa attraverso i particolari! … è lunga, è penosa, è sterile; non ci vuole molto per rimanerne disgustati.

Come incoraggia invece questo semplice sguardo! Senza dubbio, esso suppone una volontà efficace, un desiderio sincero di conoscere me stesso e di progredire. Suppone una tendenza profondamente retta dell’anima, una schiettezza senza raggiri con Dio e con me stesso, una risoluzione imperturbabile di vedere ciò che è, e non quello che avrei interesse di vedere. Bisogna dunque rinunciare alla menzogna e ai piccoli calcoli.

Se, per l’attaccamento istintivo dell’anima a un difetto che non vuole abbandonare, io distolgo gli sguardi per timore di veder troppo; se voglio crearmi dei pretesti e delle scuse; se ascolto la viltà e cerco degli accomodamenti non farò mai l’esame. E tuttavia questa paura di veder troppo, questi istinti di vedere da un lato, non sono in certo qual modo un esame forzato? Non è forse già una specie di occhiata involontaria, la cui sgradevole importunità è per me sorgente di disgusti e di rimorsi di coscienza? Quando si teme di veder troppo si vede già troppo, per la falsa tranquillità. Oh, è davvero più penoso subire questo esame spiacevole che non il determinarsi a lanciare nell’interno la vera e sincera occhiata scrutatrice e purificatrice!