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La vita interiore di F. Pollien cap.XI

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO XI

I DIVERSI ESAMI

482. L’esame abituale. – 483. L’esame generale. – 484. Le due questioni fondamentali. – 485. Esame particolare. – 486. L’esame preventivo. – 487. Facilità soprattutto per la confessione.

482. L’esame abituale. – È tempo di parlare delle diverse specie di esame, se pure ve ne sono. Comunemente si distinguono: l’esame generale, l’esame particolare e l’esame preventivo. Innanzitutto, bisognerebbe ricordare ciò che chiamerò esame abituale. Esso consiste nella semplice rapida occhiata, che nella semplicità di un solo movimento riassume i tre atti consecutivi dell’esame di coscienza. Mi sembra di averne trattato abbastanza la natura e la pratica, per non insistere sulla sua necessità. Se voglio fare qualche progresso nella pietà, dovrò abituarmi a ripeterlo spesso. Quanto più ne contrarrò la facilità, tanto più la mia pietà avanzerà verso il pieno splendore del suo meriggio. Nel santo che raggiunge la cima, questo atto diventa il movimento unico della sua vita; l’atto si confonde con l’abitudine; non si sa più se sia un atto abituale o un’abitudine attuale. Egli si avvicina a Dio, che è atto puro. Mio Dio! Quando vi rassomiglierò?

483. L’esame generale. – Per l’esame di un giorno, di un mese, di un anno, di tutta la vita, conviene, secondo il consiglio di san Francesco di Sales, far vibrare le corde una ad una (n. 466); ed ecco in che modo l’occhiata può procedere in questo. Occorre anzitutto verificare il punto fondamentale, il fatto più rilevante della vita, quello che deve manifestarsi sempre uguale in tutto, quello della risoluzione madre e maestra (n. 373). Come mi sono conservato rispetto all’azione di Dio?… Aperto o chiuso?… Ciò, in generale, è presto costatato. Poi: aperto o chiuso, perché?… Questo è il punto immediatamente pratico della disposizione particolare, attualmente predominante, e che forma l’oggetto speciale dell’occhiata (n. 468). Per una giornata, è ancora prontamente costatato, anche con le variazioni che la disposizione predominante ha potuto subire. Per un mese, un anno, una vita intera, la rassegna è necessariamente più lunga, molto meno tuttavia per un’anima abituata a controllare le sue azioni. Ma tali rassegne si fanno generalmente nel ritiro; il tempo, la luce e la calma dànno facilità di procedere con ordine e semplicità. Appena riconosciuta la causa o le cause di corrispondenza o di deviazione, lo stato della pietà passiva è controllato, ed è il punto più importante, poiché da esso proviene la vita.

In conseguenza della situazione della mia anima, qual è stata, circa il dovere, la mia condotta dinanzi all’azione di Dio? la questione della pietà attiva: questa deriva da quella. Che ho fatto?… in bene o in male?… interno od esterno?… E qui si devono esaminare gli avvenimenti principali dei movimenti interni, delle parole e delle azioni compiute nello spazio di tempo sottoposto all’esame. Dopo che l’occhiata ha richiamato l’anima al suo centro, facendole riconoscere la sua situazione di fronte a Dio, ha più facilità e prontezza nell’abbracciare, in uno sguardo quasi simultaneo, questi avvenimenti vari che sono come i punti di una circonferenza che attorniano il, centro; li comprende meglio nella loro specie, nella loro unione e nel loro insieme. Se si tratta di una giornata, ne ho il preciso controllo ad ogni istante, ne conosco soprattutto la viva fisionomia, poiché ne percepisco il concatenamenti vitale. Per un mese, per un anno, per la vita intera, l’occhiata dovrà prolungarsi secondo che dovrà spingersi più o meno lontano. Ma sempre, allorché parte dal centro, come più viva si proietta la luce, più netta si opera l’analisi, più istruttiva appare la sintesi, più semplice diventa il dovere, più fecondo s’afferma il risultato!

484. Le due questioni fondamentali. – Le due questioni circa la pietà passiva e la pietà attiva sono fondamentali e tali devono restare. Di esse devo cercar di riconoscere solo i tratti più salienti, principali, spiccatamente indicatori, perché è necessario che non ci si perda nei particolari, ma ci si arresti soltanto a ciò che è caratteristico nello stato dell’anima e negli avvenimenti della sua condotta. È cento volte meglio non raccogliere tutte le piante, anziché perdersi nella foresta. Così concepita, la risposta alle due questioni non è eccessivamente lunga, né difficile. Trattandosi di una semplice giornata, la cosa è tanto chiara. Nell’esame più complesso, di periodi più lunghi, l’esperienza proverà assai presto, da quante torture e inquietudini ci si liberi, partendo da principi basilari, per seguire le varie ramificazioni. Allora le rassegne della coscienza, anziché essere un angoscioso supplizio nelle tenebre, diverranno una visione luminosa nel giorno del Signore. Per quanto nere siano le ombre del nostro male o della nostra morte, noi vediamo brillare, al di sopra, i raggi trionfanti della divina misericordia, perché tutto vediamo in questa luce: il bene e il male. Oh, quanto si sa, quando si vuol vedere!… Il difficile non sta nel vedere, ma nel saper rivolgere lo sguardo dal lato buono. Oh, se sapessi, se volessi vedere! … Mio Dio, concedetemi di saperlo e di volerlo!

485. Esame particolare. – Il suo scopo è di atterrare Golia, il difetto predominante. Ottengo questo, ogni qualvolta faccio l’esame nel modo indicato. Appena ho gettato la mia occhiata nell’interno, domandandomi a che punto sono, colpisco il vero Golia, la disposizione che predomina, che mi impedisce di vedere, di amare e di ricercare Dio solo in ogni cosa… Ho dinanzi a me il nemico vivente che agisce, che io vedo, che afferro e abbatto.

Questo nemico principale, questa disposizione predominante di cui ho già trattato (nn. 467, 471), può variare da un giorno all’altro, anzi, nello stesso giorno. Ma queste stesse variazioni e oscillazioni m’insegneranno a penetrare certe realtà a cui non potrei giungere diversamente, e mi faranno intravedere, in profondità remote, certe cause segrete, la cui azione si può cogliere soltanto mediante le fluttuazioni ch’essa produce. Queste cause si richiameranno abitualmente all’una o all’altra di quelle tendenze umane che sono più vive in me e più opposte al dominio del divino. Ogni volta che ne ritroverò le manifestazioni, rinnoverò, in un modo speciale, la risoluzione di estirpare in me questo difetto che risalta maggiormente. È utile, dice san Francesco di Sales, che ognuno scelga un esercizio particolare di qualche virtù, ma non al punto da tralasciare gli altri. Lo sforzo di perfezionarmi su un punto, non sarà dunque esclusivo, non mi isolerà in un angolo dell’anima, non mi farà perder di vista l’orientamento di tutto il mio essere verso Dio. Non mi affaticherò a stabilire statistiche, che, per alcune anime soprattutto, sono spesso ingannatrici e inutili; non mi fermerò a esaminarmi soltanto su di un punto unico, a rischio di dimenticare il principale per l’accessorio, il fine per il mezzo; ma, analizzando sveltamente il mio cuore, così come si presenta, vivente, con i suoi battiti, le sue alternative di sanità e di malattia, coglierò sul fatto la mia disposizione dominante, per raddrizzarla, e il mio difetto principale per combatterlo. Niente può essere più efficace per giungere alla vera conoscenza e alla distruzione del vero Golia. In conclusione, l’esame particolare non è altro che l’occhiata che costituisce il centro di tutto l’esame. 486. L’esame preventivo. – Esso deve servire, all’inizio della giornata, per assicurarne la buona direzione e per farmi evitare i falli ai quali sono più esposto. Se, in tale momento, getto questo sguardo profondo del vero esame, in modo da mettere il mio cuore di fronte a Dio e da stabilirlo saldamente nella ricerca del fine supremo, il successo della mia giornata sarà garantito; il circuito elettrico è aperto. Prima di prevedere i particolari, il che ha indubbiamente la sua utilità, è importante stabilirmi nella ricerca di Dio e nell’oblio di me stesso; due cose che abbracciano tutto. La previsione delle circostanze in cui dovrò mantenere questa disposizione verrà in seguito; essa non è essenziale. Anche qui, come sempre, l’essenziale consiste nel regolare il centro.

487. Facilità soprattutto per la confessione. – L’essenza stessa dell’esame di coscienza mi mostra che, in sostanza, esso è uno e non molteplice. In ogni occasione va nell’intimo, vi penetra sempre nel medesimo modo, e con questo rapido e profondo sguardo mi rivela immediatamente a che punto mi trovo. Quindi, grande semplicità.

Inoltre, grande facilità. Non giri e rigiri; ma rapidità di occhiata sull’insieme dello stato dell’anima. All’inizio, il più grande ostacolo, anzi, l’unico ostacolo, è quello di volere sempre guardare più lontano del necessario, cercare, come dice il proverbio, il pelo nell’uovo e perdersi nei particolari. Con un po’ di buona volontà e con l’aumento di luce, che emana da tale esercizio, si arriva presto a correggersi di questo difetto. Grande efficacia; poiché, in tal modo, io vedo veramente la mia coscienza, vado alla sorgente, scopro le radici. Quale utilità per una confessione! Alla fine di una settimana, in cui mi sono così reso conto del mio stato interno, vado dal mio confessore e gli dico: Ecco quali sono state le mie disposizioni interne e gli atti principali che ne derivano; ecco le cause e gli effetti. In poche parole, ho messo il quadro dell’anima mia davanti ai suoi occhi. Egli vi legge come in un libro aperto, vede il mio stato, segue il movimento, scopre la molla, sorprende per così dire le pulsazioni della vita, e può, in poche parole anche lui, darmi dei consigli molto appropriati ai miei bisogni.

Al contrario, accumulando solo dei particolari, che farò? Una confessione molto lunga, ben poco chiara, sempre superficiale e insignificante, come tutte le confessioni comuni. E il confessore, che dalle mie parole non può sufficientemente comprendere il mio stato interno, è condannato a darmi avvisi applicabili più o meno a tutti.