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La storia di un aspirante e Dom Lanspergio (Seconda parte)

nel chiostro

 

Come annunciatovi segue in questo articolo il racconto di Dom Maccabe.

Ma dove eravamo rimasti?

Abbiamo lasciato il giovane aspirante a colloquio con Dom Lanspergio e Fratello Gaspare che si reca dai due per avvisare che il pranzo preparato per Pietro è pronto.

Dom Giovanni concesse al giovane di recarsi in foresteria per consumare il pasto, e visibilmente turbato si avviò pensieroso nel chiostro. Pietro con vorace appettito, proprio della sua giovinezza, si avventò sul cibo, fiero e sicuro di aver convinto il suo interlocutore che non lo aveva ancora risposto.

Difatti Dom Lanspergio, pur essendo stato profondamente colpito dalla ardente devozione ed amore verso Dio mostrata ed espressa da Pietro, era combattuto di dovergli negare l’ingresso in certosa rimandandolo almeno di un anno. Si, ma come dirglielo, dove trovare le giuste parole per non smarrire quella docile pecorella?

Il testo degli statuti, al riguardo, era chiarissimo: “Pueros sive adolescentulos non recipimus … spiritualia et corporalía pericula formidantes sed viros”. “Noi non ammettiamo bambini o adolescenti, temiamo pericoli spirituali e corporei, ma ammettiamo gli uomini adulti”. Attanagliato da questi dilemmi, nell’angolo del chiostro scorse il suo unico rifugio in tali emergenze. In una nicchia nel muro vi era una immagine lignea policroma raffigurante la Madonna, con i fiori freschi ed una lampada votiva accesa. Dom Giovanni non esitò ad inginocchiarsi e raccogliersi in preghiera “Beata viscera Mariae Virginis”, recitò, spinto dalla dolce immagine davanti a lui – et beata ubera quae lactaverunt Christum Dominum “(Lc 11, 27). Abbandonatosi nella preghiera e trovatosi al cospetto della Vergine, improvvisamente i suoi pensieri e dubbi angosciosi si trasformarono in una grande fiducia affinchè tutto si sviluppi per il meglio. “Sicut lilum inter spinas”, si ritrovò a dire, quando le parole tornarono a lui – sic amicus i miei inter-affine “(Ct 2,2) aggiunse, pensando a Pietro. Cosa succederà se i brufoli crescoeranno più velocemente del giglio, lasciandolo asciugato e asciutto?

La Madre gloriosa si inchinò alla sua richiesta, già concessa prima che della richiesta. In tutta la città religiosa di Colonia sarebbe stato difficile trovare un migliore servitore di Maria, più tenero e fedele di Dom Giovanni Giusto Lanspergio. Ma quella mattina, la Madre di Dio aveva sentito un supplicante ancora più insistente di lui, non era altro che Pietro. Dal suo trono stellato, aveva visto il giovane lasciare la sua mansarda che un gentile gentiluomo caritatevole gli aveva prestato per vivere a Colonia Conosceva la sua decisione di non passare, nemmeno un altro giorno in quella la grande e turbolenta città che rappresentava una Babilonia, per la sua anima pura. Perché si poteva aspettare tutto: una devozione ardente, un grande sforzo, un atto di incredibile coraggio, da parte di un diciassettenne, ma non una virtù così dimostrata. Cosa succede se metti fuori un ramo fiorito in un freddo polare? Oppure quando si espone un albero giovane ad un uragano? Lo aveva visto nella chiesa ai piedi del confessore e sull’altare della sua comunione con l’Agnello di Dio Poi aveva sentito la sua promessa – un giorno vorrei prendere i voti – dimostrava forti legami, a quella comunità di monaci vestiti di bianco Così, con l’astuzia di una madre, aveva cominciato a lavorare per rivelare la malvagità dei cuori induriti dagli uomini, disprezzando, in nome del figlio di diciassette anni, tutte le regole.

Dom Giovanni si alzo risollevato da quell’intimo colloquio, e, sorridendo con gratitudine a quella immagine, si allontanò. Si recò nella cella del Padre Priore per discutere sulla richiesta del giovane Pietro. Appena entrato il Priore disse: Suppongo che tu sia venuto a dirmi che Pedro dovrebbe rimanere”, e senza aspettare una risposta, aggiunse: “Ma naturalmente è impossibile, no?”

Ascoltato ciò Dom Giovanni intravidi non una negazione totale, ma uno spiraglio per tentare di esternare la sua volontà. Forte della carica datagli dalla Madonna, convinse il Priore ad accettare la permanenza del giovane Pietro sotto forma di ritiro di salvezza della durata di un anno fino a poterlo accogliere come postulante al compimento del diciottesimo anno d’età. Convennero che il giovane era troppo prezioso per perderlo.

Terminato positivamente quel colloquio, Dom Giovanni si recò nella Foresteria per comunicare la lieta notizia a Pietro. Il giovane stava consumando l’ultimo pezzo di pane dopo aver divorato il pasto fino a lustrarne i piatti, con sguardo fiducioso ed apprensivo guardò il volto del Maestro dei novizi che rivelava una espressione gioiosa. Alzandosi dal tavolo egli si fece il segno della croce ed a gran voce si espresse con un Deo Gratias per il favore che gli era stato concesso.

A questo punto Dom Giovanni lo istruì sul comportamento da dover tenere in questo anno di attesa, e Pietro si mostrò disponibilissimo pur di non ritornare fuori le mura della certosa.

Gli fu affidata una cella, e gli furono ricordati i divieti di entrare nel coro, nel capitolo, nel refettorio, e di non camminare nel chiostro. Dom Giovanni si curò poi di affiggere nella cella le sue caratteristiche “piccole note”, che era solito impartire ai novizi.

“Figlio caro, tu mi hai chiesto una regolamentazione per quando vivi nella cella, ti terrai disponibile al monastero trascrivendo libri, fino al giorno in cui ti abbraccerai con noi la nostra regola. Questo ti permetterà di chiamarti monaco cartusiano per nome e in realtà. Data la tua giovanissima età e la tua situazione attuale, devi osservare quanto segue.

Prima di tutto, quando alzatoti presto la mattina, la tua prima preoccupazione è di dirigere tutto il tuo essere a Dio. La prima parola, il primo desiderio, la tua prima attività del giorno deve essere orientata verso Dio orientato o comunque qualcosa legato al servizio a Dio. Che il tuo cuore non desideri niente, la tua lingua non prenda nulla, la tua mano non cominci a fare alcun lavoro o muovere il piede, senza prima aver consacrato tutto a Cristo. Prima di intraprendere qualsiasi cosa, prima di uscire dal cubicolo, appena si esce dal letto, prostrarsi a terra, adorare Dio e raccomandare umilmente alla protezione della Madre di Gesù, che è anche tua. Scegli un posto per te stesso ai tuoi piedi. Allo stesso modo, offrite voi stessi e ordinatevi al Cuore di Gesù. Dopo aver letto alcune preghiere, in cui ti senti uno stimolo alla pietà e alla devozione, come quelli di Santa Brigida, inizia a copiare manoscritti. Quando ascolti i sacri misteri di Cristo, che noi chiamiamo le masse pregate, corri il più presto possibile per svolgere il ministero dell’altare con il sacerdote; Esternando il grande onore che Dio ti dà chiamando a essere ministro e servitore di un simile sacrificio. Durante la celebrazione, intreccia una corona di cinquanta graziosi saluti alla Madre di Dio, intrecciando la commemorazione della Passione di suo Figlio e altre aspirazioni ardenti.

Quando torni alla cella e ogni volta che entri, fermati per un attimo davanti all’immagine della beata Maria, che guarda come custode della tua cella e dici:

“Salve dulcis et formosa, Mater Dei glorioso, mi adotta in filium”
(Saluta dolce e giusta, gloriosa Madre di Dio, Adottami come figlio).

Se sei in fretta, puoi dirlo quando metti la chiave nel blocco mentre apri la porta. Dopo aver pregato, leggere uno o due capitoli di un libro che incoraggia la pietà. Quindi fare il letto e se c’è qualcosa da pulire o fare nella cella, farlo. Se non c’è niente da ordinare, puoi fare un po ‘di lavoro manuale nell’officina. Poi, aspettando il pranzo, copia manoscritti.

Prima del pranzo, dovresti mettervi nell’oratorio e ricordare le gioie della Madonna, così come la morte di Cristo sulla croce e, in suo onore, dire la preghiera domenicale. O quella preghiera che spiega le condizioni della morte di Gesù e che inizia a dire “Precor te amantissime Domine Gesu Christe” (ti chiedo molto caro Gesù Cristo). Quando prendi il cibo al tavolo, pregate per tutti coloro che con la loro elemosina e la loro generosità, il loro lavoro e la loro cura forniti e preparati per voi. Quando iniziate il secondo piatto, pregate per noi, un nostro padre, per tutti i tentati, i poveri e tutti gli afflitti. Prega quindi per l’anima più bisognosa del purgatorio. Infine, rendi grazie a Dio, infinitamente buono, per il tuo pasto e per tutti i benefici che ricevi.

Poi, dedicati al lavoro manuale, ma non allontanarti completamente da Dio. Durante il lavoro, ricrea il tuo spirito con inni, sequenze, antifoni e altre canzoni spirituali dello stesso genere. Li canta con voce bassa. Ferma il tuo lavoro con frequenti aspirazioni, con brevi e ferventi preghiere, desideri infiammati e conversazioni dirette, mentali o vocali a Dio.

Dividi il tempo dal pranzo ai vespri con il lavoro manuale, la copia e la lettura. Dopo le quattro, astenersi da tutti i lavori esterni e fare rumore. Mentre prendi il tuo pasto, o durante i tempi di digiuno, durante la colazione, hai un libro davanti ai tuoi occhi per leggere mentre si mangia. Poi puoi copiare fino alla sera. Da lì, confortato da una leggera lettura spirituale, entra nell’oratorio e esamina la coscienza: cosa hai fatto in questo giorno contro la legge di Dio? In che cosa hai fallito contro il tuo stato santo? Chiedi a Dio il perdono per i tuoi difetti e rinnova le tue buone intenzioni. Prega a Dio per guidarti e mantenerli. Prega per la tua Madre, Beata Maria. Per non superare un’ora, riposa in un sogno pacifico. Arrivederci!”

Un piccolo programma emozionante, certo. Questo è il suo grande merito, perché ciò che questo giovane senza bisogno di formazione era più che un’esortazione, un orientamento tranquillo per formare le sue abitudini di ordine e regolarità. Da abituare, fin dall’inizio, al “trotto” della vita contemplativa.
Il lettore può notare che Lanspérgio insiste soprattutto su quello che si chiama “la pratica della presenza di Dio”. Questo “Signore, tu mi vedi”, viene a servire come briglia e spore, come lo richiede così. Solo allora arriva l’occupazione, il lavoro. E per annullare la mancanza di interesse o monotonia, spesso cambia da una forma di lavoro all’altro. Le semplici devozioni, per questo aspirante, prendono il posto dell’ufficio divino.E lui stesso è spinto a vivere sotto lo sguardo della sua Madre celeste. Quindi i cambiamenti sono ritmici per la campana, la preghiera, l’opera e il resto. Come il giovane Pietro ha vissuto questo programma e se perseverava, è una storia che deve essere raccontata l’altro giorno.